Los asesinatos de mujeres en Ciudad Juárez, Chihuahua, continúan. El clima de violencia e impunidad sigue creciendo sin que hasta el momento se hayan tomado acciones concretas para terminar con este feminicidio.
Vallanzasca...un "Fiore del Male"...libero alla prima del suo film!
La copertina del Settimanale OGGI del 19.02.1977 - I colleghi Luigi D'Andrea e Renato Barborini trucidati da Renato Vallanzasca -
Volevo fare una approfondita ricerca, sulle imprese sciagurate e assassine di quello che lo sfavillante universo cinematografico sta per incoronare come il nuovo Robin Hood, il bandito galantuomo, il rapinatore affascinante e ammaliante, insomma il pluriomicida e pluriergastolano pluricondannato renato vallanzasca.
Dicevo, volevo fare una approfondita ricerca per elencare la lunghissima serie, quasi infinta, di reati compiuti da questo essere, che faticosamente si può definire umano, ma poi c’è stato qualcosa che mi ha fatto cambiare improvvisamente idea.
Basta parole, siamo o non siamo nell’epoca delle immagini ?
Le immagini del telefonino delle videocamere amatoriali, insomma tutti sempre pronti ad inchiodare lo “sbirro violento” ( e invece frettolosamente a dileguarsi quando a menar le mani è il “bullo” di turno, non si sa mai ci venisse a cercare a casa ! ) e allora perché non adeguarmi ?
Approfitto della foto in cui mi sono imbattuto, una foto di una giornale di più di 30 anni fa.
Nella mia carriera ho purtroppo visto immagini ben peggiori e molto più raccapriccianti, ma faccio una grande fatica a guardare questa foto, lo faccio con il rispetto, il timore e l’amore quasi che fosse una immagine sacra.
Non può non farci rabbrividire, chiedo scusa se ho urtato la sensibilità di qualcuno, ma non è colpa mia se un pazzo scatenato e assassino nel percorrere la strada della propria sciagurata vita non ha fatto altro che seminare morte e dolore, lo stesso pazzo scatenato e assassino che bellamente ha chiesto al Giudice di Sorveglianza di andare alla “prima del suo film” …..del suo film, mi si rivolta lo stomaco e tutte le interiora solo a scriverlo.
Ma si ho ascoltato tutte le voci possibili, “…ha fatto trent’anni di galera oramai ha pagato il suo debito!!”…”..altri come lui sono già fuori…!!” .
Ho riflettuto molto su quanto ho letto di lui, anzi su quanto con molto sacrificio e sforzo sono riuscito a leggere di lui.
Molti non sanno che il pluriergastolano non ha fatto trent’anni di galera perché più volte è evaso, più volte non è tornato dai permessi premio, che non ha esitato a fare le cose più terribili per riuscire a scappare per tornare a quella vita sciagurata e piena di morte che non ha mai rinnegato e di cui non si è mai pentito, nemmeno dopo trent’anni.
Altri come lui sono già fuori, può darsi, perlomeno non fanno film sulla pelle della gente che hanno ammazzato, forse hanno quel rimasuglio di amor proprio che li ha spinti all’oblio e al silenzio, lontano da ciak cinematografici e interviste voltastomaco.
Comprendo benissimo cosa sia il perdono ma non esiste perdono senza pentimento e senza oblio, lo stesso oblio che il nostro ineffabile pluriergastolano assassino ha regalato a molte persone a suon di colpi di pistola, un oblio indesiderato e senza fine.
Nella foto che vedete, ci sono i corpi di due valorosi Uomini della Polizia di Stato, non avranno interviste a Venezia per il prossimo festival del Cinema, così come non avranno il permesso di recarvisi per assistere alla prima proiezione del film scritto e girato in collaborazione con il loro assassino.
Non saranno loro gli attori principali ma dovranno lasciare spazio a colui che senza esitare, li ha privati della vita.
A colui che mai si è pentito e mai ha rinnegato la sua malaugurata e maledetta esistenza.
Non lo ha mai fatto perché non è mai cambiato, niente era prima e niente è adesso, la differenza sta solo che adesso non ha una pistola in mano.
Ecco, a questo mi oppongo con tutte le mie forze, per questo sto qui a scrivere e pensare e soffrire , l’assassino tornerà libero di sparare, non avrà la pistola ma avrà l’ottusità di un mondo in cerca solo di falsi e facili eroi, svogliato e incapace di vedere i tanti Uomini e Donne capaci di sacrificare se stessi in nome di valori assoluti e imprescindibili . Dimenticando la Storia e gli Uomini e Donne che hanno concorso ad essa, con il proprio sacrificio.
Alla prima del film non ci saranno i nostri morti, non ci saranno tutti i morti che il nostro “ladro gentiluomo…” (e poi perchè ladro se è un assassino ?) ci ha regalato nella sua inutile e deleteria esistenza. Non ci saranno non perché un Giudice di Sorveglianza non li autorizzerà ma perché una specie di uomo ha negato loro l’abbraccio di un figlio, il bacio di una moglie la carezza di una madre, aprendo voragini infinite di dolore e disperazione che come nella foto, trent’anni non hanno scalfito.
...la smania di redenzione ...semplicemente svuota!
Professionisti si nasce o si diventa ?
La domanda è tutt’altro che scontata sentendo le notizie di cronaca che imperversano su tutte le pagine dei giornali ormai da diverso tempo.
Inefficienze, situazioni di “mala-qualcosa”, incapacità dei sistemi a rispondere alle esigenze della collettività sembrano essere scenari a cui, quasi ipocritamente, non vogliamo in nessun modo abituarci e la Polizia, da questi scandali, non è certo immune.
La notizia che arriva da Messina dove due medici, che per le loro puerili ostilità, pare abbiano inefficacemente lavorato su una partoriente, sono solo l’ultimo dei casi di mala-sanità che il nostro paese è costretto a subire.
Ogni settore lavorativo, pubblico e privato, possiede delle criticità, punti di debolezza che possono avere varia natura a partire dall’incapacità professionale e caratteriale dei singoli a finire con la cronica carenza di risorse che, specie nel pubblico, rende sempre più difficile l’ordinaria gestione del lavoro quotidiano.
Il caso dei medici di Messina è forse l’ultimo di un mare di inefficienze nei servizi al cittadino che spesso vedono la luce solo quando, alla fine, si è riusciti a creare imbarazzo all’istituzione coinvolta scatenando una reazione inconsulta di inverosimili eventi che fanno sorgere il dubbio: ma se a seguito di quell’evento si coinvolgono nella bufera tutti, e dico tutti gli attori in campo, com’è stato possibile arrivare a tutto questo ?
Di chi è la colpa ?
Chi non ha controllato prima ?
Appare strano, tanto per parlare ancora dei medici di Messina, che solo dopo quella lite la procura inquirente abbia inviato una pioggia di avvisi di garanzia: possibile che se era tutto marcio si dovesse arrivare al punto di rovinare per sempre delle vite ?
E’ interessante osservare “l’insolita” smania di redenzione delle istituzioni coinvolte in certi scandali all’indomani di taluni tragici eventi.
Com’è possibile che, se il cancro c’era, si sia arrivati a colpire solo al momento in cui il male era già in metastasi ?
Quante volte, nell’ambito del nostro lavoro, a seguito di certe indagini che vedono coinvolti colleghi a vario titolo (molti in realtà successivamente risulteranno poi innocenti), abbiamo sentito pronunciare frasi di un ipocrisia stucchevole del tipo ”(….) perchè la nostra istituzione ha gli anticorpi per curare ed estirpare certi mali”…..io preferisco la sana e buona prevenzione francamente!!!!!
Questa pioggia di avvisi di garanzia, che hanno tanto il sapore di una purga post bellica, da dare in pasto ai media, sono, a mio avviso, solo la dichiarazione di un fallimento e non la fase di una certa e sana rinascita.
Chi sarà quindi il colpevole di certi scempi ?
Di chi gestisce l’informazione , forse ?
Coloro che solitamente amplificano malumori e cavalcano l’onda mediatica del momento o che, parlando bene dell’uno o dell’altro, spianano la strada a certe carriere ?
E’ colpa forse della formazione, dell’incapacità del sistema di selezionare manager in grado davvero di fare la differenza e di reggere le fila di talune grandi istituzioni ?
E’ colpa forse delle baronie ancora esistenti che mettono al posto giusto le persone sbagliate ?
E’ colpa forse dell’incapacità del sistema “Lavoro Statale” di valorizzare l’operato di migliaia di professionisti appiattendoli tutti sulle stesse posizioni, come accade anche al nostro interno, dove persone preparatissime in taluni settori, per elevate passioni personali, sono costrette a vivere realtà professionali a loro assolutamente incompatibili ?
Dichiarare che esistono gli “anticorpi per curare se stessi” è un modo come un altro per ammettere che non si è in grado di ben gestire e osservare il personale dipendente, che non esiste modo di agire preventivamente, che non esiste modo di tutelare chi fa bene il proprio lavoro se non dopo che il danno è stato fatto….da altri…distruggendo tutto!
Si parla tanto di questione morale, nella politica, ma credo che il problema sia soprattutto nella comunità civile e non solo all’interno delle istituzioni che, appare evidente, sono tutte in netta crisi.
Di una maggiore consapevolezza di ciò che è morale o amorale abbiamo tutti bisogno.
Nella nostra quotidiana attività lavorativa abbiamo la necessità di non girarci dall’altra parte nei confronti del nostro dovere, di non sostenere chi non è in “grado” di reggere la professione o la professionalità che gli è stata affidata.
Fare tutti un esame di coscienza, cercare di lavorare al meglio, non cedere mai alla volontà di appiattimento che il sistema ci costringe a subire.
Salvaguardare il nostro amor proprio ritenendo il nostro lavoro quotidiano una professione fatta di professionisti quanto più seri possibile….perchè noi stessi vogliamo e dobbiamo essere tali.
Può non essere sempre semplice dare al 100% quando molte sono le gratuite critiche che piovono sul nostro operato ma, a questo punto, dove non arriva la salvaguardia dell’ istituzione nei confronti dei singoli, deve arrivare l’individuale voglia di essere quanto più professionisti possibile per evitare fatti e situazioni che mettano in dubbio il nostro buon lavoro quotidiano
Questo non significa girarci dall’altra parte, sia chiaro, bensì ponderare sempre e al meglio ogni singolo gesto, situazione… arresto.
L’errore capita a tutti, e quando capita, solitamente, veniamo sempre scaricati da quei capi che non sono in grado di gestire l’imbarazzo generato.
Quando accade l’errore bisognerebbe però chiedere al sistema e ai media di non accanirsi perché la smania di redenzione che si genera solitamente non pulisce l’istituzione, come vogliono farci credere, ma la svuota completamente di tutto ciò che di buono quell’organismo comunque certamente possiede….e che deve far pagare le giuste ed eque conseguenze a chi ha sbagliato.
Leggiamo quindi le notizie con spirito critico senza lasciarci prendere anche noi, troppo, dalla voglia di redenzione.
Se ne parla da mesi e mesi e pare che ormai si sia alla resa dei conti, il campionato di calcio 2010-2011 vedrà la nascita operativa della “Tessera del Tifoso” che tra polemiche e violenza sta caratterizzando la cronaca di questa fine estate.
Qualche giorno fa ad Alzano Lombardo un nutrito gruppo di ultras è intervenuto alla festa della Lega Nord per contestare, durante l’intervento alla manifestazione del Ministro Maroni, l’adozione della discussa tessera.
Chi ne ha deciso l’attuazione e studiato i termini di utilizzazione la dipinge come la panacea di tutti i mali, gli Ultras, invece, non solo la demonizzano ma la dipingono lesiva delle libertà costituzionali.
Qualche tempo fa, un amico, mi fece vedere questa specie di badge, impreziosito, all’atto dell’acquisto, da un cofanetto degno di un gioiello.
Apro la confezione e vedo, ne più ne meno, una sorta di carta di credito con una foto e qualche dato anagrafico, la foto, tra le altre cose, nemmeno di ottima qualità – sarà stata colpa del soggetto non particolarmente fotogenico ? –
Mi informo da questo tesseratissimo e sfegatato tifoso sui reali vantaggi di questo “documento”: praticamente come fosse la tessera dell’”Esselunga”.
Quando leggo cronache come quelle che provengono da Alzano Lombardo dove addirittura si sono bruciate vetture appartenenti alle forze dell’ordine mi chiedo, per ignoranza(??), cosa porta gruppi di tifosi a devastare un luogo di riunione e festa in maniera così dura.
In verità, da quel che ho potuto leggere in giro, il problema è che la “Tessera del Tifoso”, a lungo andare, metterà discutibilmente fuori gioco gli “Ultras” e tutte le persone che nelle frange della tifoseria più estrema li sostengono.
Infatti secondo la legge Amato (41/2007) coloro che sono “DASPATI” o condannati per reati da Stadio non potranno in alcun modo ottenere la tessera del tifoso soggetta a nulla osta da parte della Questura.
Il DASPO, il provvedimento che vieta di partecipare a manifestazioni sportive, ha una pena da 1 a 5 anni a discrezione del Questore ma, in base alla legge 41/2007, chi ha scontato il DASPO comunque non potrà accedere a vita alle manifestazioni sportive, stessa cosa dicasi per coloro che sono stati condannati per reati da stadio.
Questo in sintesi ciò che probabilmente fa più paura alle frange estreme degli ultras ossia quella di non vedersi mai più riconosciuto il diritto di seguire la propria squadra del cuore.
Motivazione questa che probabilmente sfugge ai più perché è chiaro che tale restrizione servirebbe in maniera importante a evitare la violenza settimanale che si respira spesso nei nostri stadi.
La maggioranza degli Ultras, a leggere in giro, vedono solo l’ennesima repressione degna di uno stato totalitario, la negazione dei propri diritti, una schedatura di massa atta semplicemente a ghettizzare il tifoso svuotandolo, probabilmente, della propria libertà e della possibilità di non sentirsi un criminale.
Mi pare quindi di capire che vi sia non solo un difetto di comunicazione ma anche un gioco all’equivoco dove, probabilmente, si innesca quel principio dove è necessario individuare sempre un nemico…. perché senza contrapposizioni non esiste potere….perlomeno in Italia!
Sul piano del diritto, probabilmente, la legge 41/2007 necessità di una revisione o comunque un regolamento attuativo che dia più margine ai “daspati” perché non ritengo giusto negare totalmente per tutta la vita il diritto di manifestazione tranne che per gravi casi e/o reiterati.
Credo che su questa tessera del tifoso ci sia pochissima onestà intellettuale da parte di chi detiene un certo tipo di informazione facendosi anche forti del fatto che solitamente non ci si informa seriamente ma tante volte si protesta per “sentito dire”.
La fidelizzazione del tifoso, come la definiscono in molti, è un modo serio (vedremo) per evitare il dispendio di energie e risorse economiche all’esterno degli stadi, questa tessera se davvero, come all’estero, sarà in grado di evitare dei morti come quella del compianto Filippo Raciti a Palermo, non può che essere positiva per tutto il circo che si muove intorno al grande campionato di calcio italiano.
In ultimo, se mi posso rivolgere agli ultras, mi chiedo se non sia necessario, a questo punto, farci tutti un esame di coscienza al riguardo di quanto sia davvero necessaria la violenza per contrastare l’attuazione di questo provvedimento.
Io credo che tutti vogliano stadi sicuri dove i bambini possano uscire festanti a fine partita, non voglio credere che i facinorosi siano la maggioranza degli spettatori degli stadi: violenza genera violenza e gli ultras non sono tutti violenti!
E’ chiaro che in molti diranno che è colpa nostra, di Polizia e Carabinieri, se accade tutto questo, che siamo noi che dobbiamo dare il buon esempio e che noi per primi dovremmo annichilire i nostri colleghi violenti.
Sono d’accordo, non mi sottraggo all’autocritica, ma per lo Stato è impossibile eliminare i “Violenti con la divisa”, coloro che hanno sbagliato mestiere: sono lavoratori e hanno diritti sindacali come tutti i lavoratori ed è quindi difficile farli fuori in tempi brevi.
Ciò premesso è necessario prima agire sulle masse, disinnescare i violenti, quelli veri, e solo dopo, purtroppo, purgare i colleghi dal manganello facile perché più agevole sarà individuarli e spedirli, nella migliore delle ipotesi, a contare i calzini in qualche magazzino.
A chi quindi usa la violenza come mezzo di protesta il mio invito è quello di finirla, se si vogliono cambiare le cose è necessario disertare gli stadi, togliere reddito ai club, solo così si potrà avere una revisione vera e seria su quella che sono le modalità di rilascio della tessera del tifoso.
Senza soldi il circo si ferma e nessuno in Italia, nemmeno la politica, si può permettere di fermare quel carrozzone.
Quello che sta dimostrando la tifoseria più radicale è che dello sport, probabilmente, non interessa a nessuno di loro.
L'ipocrisia di un problema....e un'inutile "deportazione"
Li vedi ai semafori con cartelli in mano o come improbabili lavavetri o lava fari, nelle corsie dei supermercati aggirarsi sempre con dei fagotti di pochi mesi in grembo dove, non di rado, occultano le merci arraffate poco prima; per strada, in mezzo alla folla, con queste gonnellone immense dove non è difficile rinvenire tutto il necessaire dello scassinatore ideale.
Sono donne e uomini, tanti bambini, sporchi e non proprio profumati, moltissimi vengono dalla Romania, una volta erano più dispregiativamente zingari oggi è più politically correct definirli semplicemente “ROM”.
Io non posso essere ipocrita, quando vedo un ROM con lo stuolo di figli al seguito, non posso non guardarlo con l’occhio attento di chi fa il Poliziotto, so benissimo di cosa vive quell’etnia e non credo che nessuno mai, della gente comune, si permetterebbe di dirmi che sto abusando della mia funzione, che è solo povera gente , che il mio modo di approcciare a queste persone, lavorativamente parlando, è solo l’ennesimo abuso del mio “potere” o più semplicemente un modo per sfogare il mio più intimo desiderio di vedere la città popolata solo dalla razza “ariana”.
Cosa fanno i ROM ?
Giornalisticamente parlando vengono definiti “Pluripregiudicati per reati contro il patrimonio” ma ultimamente, almeno nella mia realtà, non è difficile vedere batterie di donne ROM, ripulite dal degrado dei campi in cui vivono, alla ricerca degli anziani soli e con problemi di demenza senile da truffare; le truffe agli anziani uno dei reati più odiosi e più diffusi soprattutto quando le città si svuotano nel periodo estivo.
Lo so, qualcuno potrà pensare che sono il solito razzista, sbirro di destra, incapace di valutare le difficoltà in cui queste persone vivono, che non è colpa loro se sono costrette a gestire la loro vita in questa maniera.
Io non credo, sinceramente, almeno in Italia, che queste persone un alternativa non l’abbiano mai potuta avere, a moltissimi ROM è stata data l’opportunità di uscire da quella realtà, alcuni zingari, diventati Italiani, hanno ottenuto anche case popolari dove stare con le loro numerosissime famiglie ma, nonostante questo, molto pochi hanno rinunciato a un certo tipo di vita.
Nella mia esperienza qualcuno che ha detto basta e si è rimboccato le maniche, a onor del vero, l’ho conosciuto ma è troppo facile delinquere in questo paese e per chi nasce con la cultura del “predone” ne varrà sempre la pena.
Nei loro campi sono spesso parcheggiati caravan degni delle migliori famiglie circensi, con tutti i confort (che spesso molti di loro non usano altrimenti non sarebbero così sporchi), per non parlare delle vetture da mercedes a Bmw, ultimo modello….e per il fisco sono formalmente disoccupati.
Ipocrisie su ipocrisie… poveracci allo stremo o gente che, più semplicemente, capace di insinuarsi nelle storture del sistema ?
Certamente vi sono realtà di vero degrado e di vera povertà ma moltissime altre di enorme ricchezza illecita a cui nessuno vuole porre reale rimedio.
Perché guardare in faccia alle cose in maniera pragmatica appare impossibile come impossibile appare tante volte arrestare questi predoni da appartamento che, con in grembo le loro spesso gracili creature, si intrufolano nelle nostre case e, una volta colte sul fatto, devono essere immediatamente rilasciate: “vorrà mica mettere in galera una donna con la responsabilità di un bambino di appena un mese ? “ – Risponde il magistrato ai poliziotti che l’hanno bloccata.
Incapaci, almeno qui in Italia, di porre un vero freno a queste degradate realtà, incapaci di sottrarre a un destino da delinquenti quei frugoli che cominciano la loro carriera criminale già in fasce, inutili gli sforzi di chi opera sul territorio per arginare il problema se, per loro cultura, fare figli assicura di fatto l’impunità carceraria.
Polemiche e ipocrisia si levano anche sul fronte europeo dopo la decisione della Francia di rispedire in Romania molti ROM.
Bucarest non si è fatta certamente attendere denunciando di essere vittima di un abuso verso i suoi cittadini perché certi provvedimenti negano il diritto di libertà di circolazione dei cittadini europei.
Bucarest probabilmente ha ragione come ha ragione verosimilmente il governo francese.
Essere ROM, e non solo, non significa essere necessariamente rozzi, sporchi e delinquenti, essere ROM però è un problema perché i ROM predatori che approfittano della debolezza di alcune leggi a tutela dei minori rendono i paesi che li ospitano più insicuri, meno vivibili, con meno diritti per la cittadinanza autoctona.
Con ipocrisia si è parlato di deportazioni ma senza mai davvero guardare in faccia alla questione: uno stato di diritto deve essere duro con chi delinque e garantista dei diritti verso chi le leggi le rispetta. Se un governo è sempre debole con tutti non risolverà mai nulla dando solo inutili segnali politici di cui la gente ormai si è stufata: I ROM torneranno in Francia tra poco tempo e tutta questa bella inutile operazione sarà servita solo a prendere in giro i francesi oltre a essere costata milioni di euro tra sussidi elargiti ai “deportati” e l’ organizzazione della “deportazione” stessa.
Inutili e ipocriti vogliono essere, evidentemente, tutti i politici europei…consoliamoci siamo in buona compagnia.
L’estate sta finendo, un anno sta passando e nulla sta cambiando.
Vi è un modo di dire che nel nostro ambiente si è soliti usare”Stiamo parlando di nulla!” .
Con l’approssimarsi del ferragosto, il giro di boa più importante di questa estate 2-0-1-0, è impossibile non pensare che sia sempre più “Nulla” e sempre più “Vuoto” ciò che circonda questo nostro lavoro.
Parlare di nulla è allora, forse, ciò che è bene fare tanto per rendere l’idea, tanto per non essere da meno al sistema.
Un quotidiano della mia città titolava qualche giorno fa:”Emergenza carta in questura, anche fare un fotocopia è diventato un problema!!”: che novità!?!?
“Parliamo di Nulla!”: sono 12 anni che faccio questo lavoro e la carta è sempre stata un problema, negli ultimi anni, addirittura, per sopperire alle enormi carenze che ogni anno andavano via via sempre più ad accentuarsi, si è cominciato a dare fondo a delle risme di carta prestampata dalla zecca di stato che, per la sua leggerezza, facevano risparmiare sulle forniture della famosa “Extra Strong” adatta alle stampanti di moderna generazione.
Un rispamio stupido purtroppo perché quel tipo di carta assolutamente inadatta con le moderne stampanti facevano di gran lunga lievitare le fatture dei tecnici delle fotocopiatrici&affini che, con l’uso di quella “Carta di Recupero” si ritrovavano ogni 15 giorni a dover intervenire sui gravissimi inceppamenti che quella tipologia di carta provocava.
Per non parlare poi della vestizione estiva o invernale, anche qui “Parlare di Nulla!” è un evento naturale come il sole che sorge!!!
Dopo anni di usura, ripetuti interventi, ecco arrivare i tanti agognati pantaloni estivi:”Collega quale misura vuoi ?” - “La 48 ???? Nooooo, è finita!!! in tutto la fornitura di quella misura è stata solo di 50 pezzi quest’anno” …..o siamo tutti panzoni, come dice Brunetta, o come al solito parliamo di niente!
Vogliamo parlare dei distintivi di qualifica ?
Quasi un’umiliazione!
Passare di grado oggi serve ad ingrassare le casse dei negozi di “Militaria”, nemmeno la soddisfazione di poter indossare con orgoglio il nuovo “Grado” che il solito collega (quello della taglia 48) ti risponde – “Gradi ? vuoi scherzare ? sono anni che non ne mandano, ho finito quelli “Riciclati” dai pensionati proprio ieri!! Tocca che te li vai a comprare se li vuoi subito! “
E le medaglie ?
Vogliamo “Parlare di Nulla” anche qui ?
Lo sapevate che dopo alcuni anni di servizio il Ministero degli Interni “Consegna a Domanda”(chissà perché poi devo chiederla!?!?) delle “Medaglie al merito di Servizio” per riconoscere al dipendente lo sforzo per aver ben operato, senza demeriti, negli anni passati in polizia?
Lo sapete che queste medaglie le deve acquistare “premiato” di tasca propria ? (poco male se funzionasse bene tutto il resto!)
Ma a voler “Parlare di Nulla” possiamo andare avanti una vita e le cose da raccontare sarebbero le più disparate ma nell’approssimarsi del 15 Agosto forse di qualcosa di serio è bene parlare.
In questi giorni di vacanza, nonostante le mille umiliazioni, carenze, deficienze, ci sono uomini e donne di ogni ordine, grado e qualifica, che passano la gran parte della giornata a svolgere un lavoro al servizio dei cittadini e della collettività.
Se le strade sono sempre meno un “far west” è anche grazie alla loro disponibilità, alla capacità di sopportazione, allo spirito di sacrificio che impiegano anche quando, a fine mese, le tante ore di straordinario vengono pagate solo parzialmente.
Io credo che in molti cittadini non si rendano conto dell’importanza di un sistema di sicurezza/emergenza efficiente, da questo apparato dipende l’incolumità di noi tutti, la sicurezza delle nostre case e delle nostre famiglie.
La carta, un pantalone, una camicia o una medaglia non sono certamente cose importanti, “Parliamo di Nulla” infatti, ma la sicurezza delle nostre città e l’incolumità di cittadini-operatori della sicurezza non può essere continuamente messa in discussione dall’incapacità del sistema di autoregolarsi perché se siamo arrivati al punto che non possiamo più stampare le denunce ai cittadini, che è forse la cosa più stupida di tutte, pensate al resto!
Pensate a quante vetture sono ferme nei piazzali per il costo troppo elevato delle riparazioni, pensate ai nostri computer, ai sistemi informatici, spesso fermi o semi funzionanti, che possono essere utilizzati grazie solo agli enormi sforzi di pochi singoli; pensate ai nostri addestramenti sempre meno frequenti, che ci espongono all’essere sempre meno professionisti e sempre più “operai generici”.
Un sistema che ormai sta fagocitando se stesso da anni per cui nessuno sembra voler davvero trovare una soluzione per eliminare gli sprechi…e quanti ce ne sono!!!!
L’estate sta finendo, un anno se ne và, il solito rituale….lo sai che non mi và….quella passerella di politici e gente delle istituzioni che passa per le sale operative il 15 agosto ignare di ciò che davvero significa essere efficienti, preparati, competenti: POLIZIOTTI!
Quando li vedrete nei TG pavoneggiarsi davanti a quei monitor, a quei telefoni, a quei computer pensate che tutto ciò è frutto di estremo sacrificio di pochi e “Interessi di molti” senza dimenticare che in questa estate 2010 per la sicurezza di tutti il 12 Agosto scorso è morto, travolto durante un controllo di Polizia a Tivoli, l’Assistente della Polizia Stradale Calabrese Massimo; un altro angelo in “Giacca Blu” che si unisce a tutti coloro che per la nostra sicurezza hanno dato la vita per questa spesso ingrata società.
Non si potrà “Parlare di Nulla” per sempre… questo noi lo speriamo davvero: Buon Ferragosto a tutti.
“ The Day After”, il “Giorno dopo” il momento dove davvero si percepiscono la gravità delle tragedie, i lutti, i dolori, il sangue ma anche l’impotenza, quelle ore dove sembra impossibile possa esistere la voglia di ricominciare.
I giorni successivi al 19 Luglio 1992, giorno dell’assassinio del magistrato Paolo Borsellino e dei suoi “Angeli”, a nemmeno tre mesi dalla morte di Giovanni Falcone, furono forse i giorni più lividi e vivi della sana sicilianità di un popolo che sentiva sempre più forte la voglia di dire basta.
Perdere siciliani del calibro di Falcone e Borsellino significava far naufragare definitivamente i sogni di un intera isola che in loro vedeva l’unico vero baluardo di salvezza da un sistema, quello mafioso, che inesorabilmente li vedeva, e forse ancora li vede, schiacciati in un realtà dove l’illogico diventa logico, il surreale diventa reale, dove il diritto è un privilegio di pochi e i soprusi sono l’unico modo per esercitare, in certi ambiti, le normali dinamiche di “Civile Convivenza”.
Oggi 20 Luglio 2010 è un “Day After” assai diverso, i proclami di svolta e verità ipocritamente si susseguono rapidi sulle agenzie di stampa, le polemiche infuriano perché, a quanto pare, i siciliani del 20. Luglio 1992 non ci sono più.
La manifestazione organizzata a memoria del Dott. Borsellino è stata praticamente disertata, i palermitani si sono fatti abbattere dal caldo (così si dice almeno) e solo un centinaio di persone hanno partecipato, come fossero dei reduci, alle cerimonie di commemorazione di un personaggio che della sicilianità e della lotta al cancro mafioso ne aveva fatto una missione, uno stile di vita.
Cosa accade quindi ? Dove sono finiti quei giovani cittadini, quei siciliani infervorati verso una “società politico/mafiosa” a loro ostile ? Possiamo davvero credere che gente abituata a temperature desertiche possa avere ceduto all’afa ?
Io credo, francamente, che ci si ritrovi di fronte più semplicemente all’italica abitudine di dimenticare anche perché è difficile alimentare l’immaginario collettivo di certi valori quando la levatura umana e sociale di quei due grandi magistrati rimane semplicemente lì, confinata alle pagine della storia siciliana.
Chi ha ereditato la tenacia di Falcone ? Chi la cultura, la capacità espositiva, la voglia di vedere una Sicilia libera dalle mafie e dalle logiche mafiose come quella che aveva il dott. Borsellino ?
Dal 1992 a oggi, perdonatemi, ma io di persone come loro non ne ho più viste né in politica né tanto meno nella magistratura, entrambe impegnate a farsi la guerra e a capire, forse, chi dei due poteri è più importante o potente al posto di collaborare per farci diventare, come Falcone e Borsellino avrebbero voluto non solo per la Sicilia, un paese migliore.
A distanza di 18 anni, forse, possiamo dire che il loro sacrificio è stato inutile ?
Vogliamo veramente accettare che la mafia, e lo “Stato-Mafia” ha vinto sulla cultura di un popolo che in quei due uomini aveva riversato tutta la loro voglia di rinascita e di riscatto ?
Guardando su You Tube ho trovato un video, che inserirò in allegato a questo scritto, dove viene congelata davanti alle telecamere la vera natura dei siciliani, viene evidenziato quanto quei uomini e quelle donne avessero percepito che l’ultimo attacco alla loro dignità, alla loro capacità di essere un popolo sano, era stata pesantemente colpita con l’abbattimento fisico dei due magistrati.
Non voglio quindi credere che i figli di quei padri che vediamo scagliarsi fisicamente contro l’altra faccia di una certa mafia abbia definitivamente consegnato le armi, abbia preferito rimanere nell’illogico sopruso e abbia deciso che, in fondo, l’amore per una certa “Sicilia Libera” non abbia più ragion d’essere dopo solamente 18 anni.
Ci sono uomini che per la parte buona di quello Stato hanno dato tutto quello che avevano, ci sono persone che a quel tricolore hanno prestato sincera fedeltà e giurato con il sangue di servire fedelmente le sane istituzioni democratiche, ci sono uomini che camminano ancora pur non essendoci più, con le loro idee e con le loro opere; perché la mafia è destinata a finire come qualsiasi tipo di umana attività, dobbiamo solo crederci e portare avanti quei principi, l’onore e il sacrificio macchiato col sangue di quei uomini.
Esistono parole che mi piacerebbe definire profetiche che Paolo Borsellino scrisse in una sua ultima lettera incompiuta a una professoressa di Padova che l’aveva invitato a una conferenza in un Liceo, manifestazione a cui il magistrato non partecipò e per questo il dott. Paolo di pugno rispose ad alcune domande:
“Sono diventato giudice perchè nutrivo grandissima passione per il diritto civile ed entrai in magistratura con l'idea di diventare un civilista, dedito alle ricerche giuridiche e sollevato dalle necessità di inseguire i compensi dei clienti.
La magistratura mi appariva la carriera per me più percorribile per dar sfogo al mio desiderio di ricerca giuridica, non appagabile con la carriera universitaria per la quale occorrevano tempo e santi in paradiso.(…)
Il 4 maggio 1980 uccisero il Capitano Emanuele Basile ed il Comm. Chinnici volle che mi occupassi io dell'istruzione del relativo procedimento. Nel mio stesso ufficio frattanto era approdato, provenendo anche egli dal civile, il mio amico di infanzia Giovani Falcone e sin dall'ora capii che il mio lavoro doveva essere un altro.
(…)Avevo scelto di rimanere in Sicilia ed a questa scelta dovevo dare un senso. I nostri problemi erano quelli dei quali avevo preso ad occuparmi quasi casualmente, ma se amavo questa terra di essi dovevo esclusivamente occuparmi.
Non ho più lasciato questo lavoro e da quel giorno mi occupo pressocchè esclusivamente di criminalità mafiosa. E sono ottimista perchè vedo che verso di essa i giovani, siciliani e non, hanno oggi una attenzione ben diversa da quella colpevole indifferenza che io mantenni sino ai quarantanni.
Quando questi giovani saranno adulti avranno più forza di reagire di quanto io e la mia generazione ne abbiamo avuta”. (…)
(Paolo Borsellino - 18 Luglio 1992).
Oggi quei giovani sono più che adulti, oggi quelle persone sono manager, uomini d’affari, politici, magistrati, poliziotti, operari….dove sono??
Possibile che il Dotto Borsellino si sia sbagliato?
Che si faccia in modo che queste parole non rimangano semplicemente tali.
Il Video tratto da "You Tube"
da "cadutipolizia.it - Michele Rinelli - Poliziotto 20/07/2010
"Se ne siete capaci conservate un posto per loro nel vostro cuore mentre andate in luoghi dove loro non possono più andare. Non abbiate paura di dire che li avete amati anche se non è sempre stato del tutto vero. Prendete ciò che vi hanno insegnato con la loro morte e conservatelo dentro di voi…"
(Michael O’Donnel, ucciso in Vietnam nel 1970, una poesia dedicata ai Caduti)