Tutto come previsto, purtroppo. L’avevamo scritto da tempo, e del resto non è che bisogna essere dei geni per capire come vanno queste cose.


28 luglio 2001

Tutto come previsto, purtroppo. L’avevamo scritto da tempo, e del resto non è che bisogna essere dei geni per capire come vanno queste cose.

Una guerra prima dichiarata e poi annunciata, pubblicizzata con la complicità di alcuni mezzi d’informazione, propagandata, esaltata, preparata e attuata.

Un morto, centinaia di feriti, arresti, polemiche, accuse, e ancora minacce, questa volta, “fortunatamente” solo di denunce; contro la Polizia, naturalmente, e contro i Carabinieri, colpevoli di avere infiltrato loro uomini tra i delinquenti del “black bloc”, anzi, di averlo fatto con la loro complicità.

Come dire che gli autori delle devastazioni di Genova (e ancor prima di Seattle, Davos, Goteborg) altro non sono che una creatura loro e, naturalmente, dei Servizi immancabilmente “deviati”.

Manca qualcosa, però; qualcosa che pochissimi hanno notato, ma che non può essere tenuta nascosta.

Sono mancate le Tute Bianche, nel senso di abbigliamento, perché, stranamente, proprio quelli che fino a pochi giorni prima del G8 erano stati i protagonisti della scena, improvvisamente decidono e annunciano pubblicamente che non le indosseranno, perché non vogliono, come dire, oscurare la presenza degli altri gruppi presenti alla manifestazione.

Strano, no ? Quasi due mesi a spiegarci in tutti i modi e in ogni dove che la tuta bianca è un segno di “visibilità” al quale non avrebbero mai rinunciato, e di colpo, in un impeto di “democraticità mediatica”, rinunciano a essere “visibili”.

Finisce che gli unici a essere riconoscibili tra coloro che hanno devastato la città sono solo i famigerati del “Black Bloc”, quelli che, come detto, avrebbero agito in sintonia con Polizia e Carabinieri e coi loro infiltrati.

Polizia colpevole di averli “lasciati fare” e di essersi invece accanita contro i manifestanti inermi e pacifici.

Insomma, Casarini, Agnoletto e altri, compresi “autorevoli” esponenti di alcuni partiti, dopo avere tanto estremizzato sull’imponente presenza di forze dell’ordine, dopo averla additata come massima espressione del potere repressivo, accusano la Polizia di non avere protetto il corteo del GSF dalle violenze degli “anarchicoinsurrezionalisti” (altra bella definizione per distinguerli e distinguersi ma senza prendere troppo le distanze, perché, si sa, “loro hanno un loro percorso che non condividiamo ma che rispettiamo”).

Insomma, siamo tutti uguali, ugualmente importanti, e ugualmente impegnati a lottare a favore dei poveri e dei più deboli, questo sembraa essere il messaggio, e questo è, sicuramente.

Infatti, dalle immagini trasmesse, sembrano non essere poi così numerosi quelli vestiti di nero; si, ci sono, certo, ma non sono gli unici e, soprattutto, non sono i più, semplicemente sono una parte dei tanti, ma chissà perché, ad esempio, il TG3 in maniera particolare, ma non solo, si affanna per tutto il pomeriggio di sabato 21 luglio, con i suoi inviati e le sue inviate presenti sul posto, a precisare in maniera quasi ossessiva che i violenti sono una ristrettissima minoranza e, soprattutto, appartengono all’ormai abusato “black bloc” degli “anarchicoinsurrezionalisti”.

Non solo, ma si affanna anche, l’inviata che è vicina allo schieramento di polizia, a precisare che, in fondo, i poliziotti e i carabinieri sono “ragazzi come tutti gli altri”, che hanno paura anche loro, che sono in tensione per la gravità della situazione e per tutto quello che è successo il giorno prima e che si sta ripetendo in quel momento, e che non sono nemici dei manifestanti, anzi, magari condividono le stesse idee.

Un tentativo patetico e grottesco di accattivarsi la simpatia di coloro che, precedentemente, sono stati accusati di inettitudine, di impreparazione, di non essere all’altezza della situazione dal Direttore dell’Unità durante una lunga intervista dallo studio (venga, Direttore, venga in piazza coi poliziotti, con la divisa indosso, provi anche lei a starci, magari capirà meglio cosa significa, se vuole).

Per la brava giornalista, i “celerini pagati dallo Stato per fare gli assassini” degli slogan di molti manifestanti, e non solo dei violenti, diventano improvvisamente i “ragazzi” della Celere (nessuno gli ha ancora detto che da anni la Celere non esiste più, e che quelli sono poliziotti dei Reparti Mobili), o anche “i ragazzi della Polizia e dei Carabinieri”.

Quando si dice l’eufemismo, eh !?

E’ lontana dalla prima linea, ma riesce a contare in non più di centocinquanta quelli che “tengono in scacco” un corteo di centomila persone e la Polizia stessa, circostanza alquanto insolita, dicono al TG3.

Già, come possono centocinquanta persone tenere testa a migliaia di poliziotti e carabinieri ?

Glielo spieghiamo noi, ammesso che ce ne sia bisogno, cosa della quale dubitiamo.

1) I delinquenti sono lontani; sono violenti, mica scemi, e nemmeno il centometrista più veloce del mondo riuscirebbe mai a raggiungerli con una carica.

2) Una carica, in quelle condizioni tattiche, produrrebbe quale unico effetto quello di creare ulteriore panico a tutto il corteo dei manifestanti senza la benchè minima probabilità di riuscire a individuare e fermare la prima linea dei violenti i quali, non appena intuiscono che la carica sta per partire, si rifugiano all’interno del corteo, in mezzo alla gente che non può e non deve pagare per loro, ma anche in mezzo a coloro che li accolgono e li proteggono.

3) Disperdere le forze dietro a manipoli di dieci quindici persone sparsi in altre zone della città (come ci sono arrivati ? come si spostavano ?), o anche nei dintorni, è cosa da evitare accuratamente, come è stato fatto, per non cadere nella trappola di scoprire la zona più importante, che è il vero obiettivo degli attaccanti, ovvio, no ! A quei gruppetti provvedevano verosimilmente altri reparti.

4) Considerato ciò che, purtroppo, era successo il giorno prima, la tensione era altissima da entrambe le parti e di ciò non si poteva e non si doveva non tenere conto, pertanto era preferibile e sicuramente più opportuno, nell’economia generale del servizio, contrapporre un’azione di contenimento e di respingimento progressivo.

5) La durata dell’azione di respingimento degli attaccanti è stata fortemente compromessa e resa più difficile e complessa dalla possibilità che essi avevano di entrare e uscire repentinamente dall’interno del corteo. Un tempo la chiamavano “mordi e fuggi”, e funziona ancora così.

6) L’azione di contenimento non può avvenire senza tenere presente che si rischia un arretramento improvviso del grosso del corteo, a scapito di tutti quelli, la stragrande maggioranza, che non si rendevano nemmeno conto di quello che stava accadendo in testa al corteo stesso.

Potremmo enunciarne altri, molti altri, ma questi riteniamo siano sufficienti, soprattutto se aggiungiamo, non per ultimo, che gli “anarchicoinsurrezionalisti” (poi, un giorno, magari si capirà se di anarchici si trattava veramente, e se solo di anarchici) non erano affatto centocinquanta, ma più di mille, molti di più, ben organizzati, ben addestrati, tatticamente e strategicamente preparati, ottimamente supportati sul piano logistico, con una conoscenza della città che dovrebbe porre degli interrogativi anche a chi si occupa di informazione.

Ancora, il filmato che testimonia come e quando è avvenuto il rifornimento dell’armamentario da parte di certi manifestanti spiega anche che tutto era già preparato, preordinato, pianificato, e che persino le persone che avrebbero preso parte all’attacco erano già state scelte, altro che violenze improvvise di pochi delinquenti.

Guerra era stata annunciata e guerra è stata, e chi su questo fuoco ha soffiato da tempo per alimentarlo, e continua ancora oggi a farlo per nascondere le proprie gravi responsabilità anche di carattere morale, dovrebbe sentire il bisogno di tacere, almeno per pudore, se non per coscienza.

Per non deviare la verità

S.Baiocchi