G8 un anno dopo. Festival dell’ipocrisia


G8 un anno dopo. Festival dell’ipocrisia

Il G8, un anno dopo. Film, documentari, libri bianchi e non, indagini giudiziarie e processi sommari, inchieste giornalistiche col pretesto dell’informazione, poliziotti sindacalisti che si vergognano dei loro colleghi e mai, neanche un pò, di se stessi, integralisti dell’autocritica che sfocia nell’autolesionismo pur di compiacere se stessi e, soprattutto, i loro referenti politici e sindacali esterni. Proclami, slogan, accuse e, soprattutto, giudizi; tanti, troppi, anche da parte di chi non sarebbe legittimato a farlo se vigesse quella legge non scritta che si chiama buonsenso e ragionevolezza.
Professori molti, pronti a insegnare e a spiegare qual’è la verità, la loro però, ideologicamente precostituita. Nostalgici di tempi che furono che ritrovano l’entusiasmo di quando in piazza ci stavano si, con la molotov in mano e la spranga. O con la pistola, come quel giorno del maggio 1978 a Milano, dove un destino maledettamente beffardo ha deciso che il ViceBrigadiere dell’allora Corpo delle Guardie di P.S. Antonino Custrà doveva morire proprio nella via intitolata a Edmondo De Amicis, colpito alla fronte dal proiettile calibro 7,65 sparato da un “manifestante”.
Tranquilli, un fascista in meno. Un poliziotto cileno in meno. Un odiatissimo celerino in meno. Un uomo in meno, ma fa niente, tanto era uno di quelli con addosso una divisa, non un'”armatura da tenero cavaliere medievale” (la storia dice che però i cavalieri nel medioevo non erano affatto teneri).
In questa eterna e assurda contrapposizione tra poliziotti (fascisti per definizione) e manifestanti (inermi e pacifici sempre e comunque), l’unica logica che prevale è quella della follia che scaturisce da un meccanismo perverso creato ad arte. La violenza fascista e cilena della Polizia è coperchio buono per una pentola dentro alla quale bolle ben altro, ma che non deve assolutamente essere oggetto nemmeno di discussione, è un tabù. Figuriamoci se poi a farlo dovessero essere dei poliziotti. (continua)
L’obbedienza non è più un valore, lo dicono in molti.
Non sono d’accordo, ma giuro che considererò seriamente l’opportunità di disobbedire, la possibilità di sperimentare il valore della disobbedienza se la proposta presentata ieri da alcuni parlamentari sul “codice etico” per le forze di polizia dovesse diventare legge.
Mi rifiuterò di riconoscerla. No, grazie ! Onorevoli Folena e firmatari vari di quella proposta, non da voi né da altri. Per l’ennesima volta la vostra “tempestività” non coincide con le esigenze reali, effettive dei poliziotti, tranne quelli che condividono la vostra logica strumentale.
A quella che Lei definisce “una stella polare” preferisco la cometa.
No, non quella di Halley, ma quella che ha preannunciato la nascita di Gesù Cristo, venuto per abolire la legge e crocifisso dal perbenismo di maniera e dall’ipocrisia dei farisei.
Disobbedirò, se mi dovessero imporre per legge l’educazione della mia coscienza, e lo farò ancor più convinto dopo aver assistito alle indecenti performance di molti di voi nelle aule del Parlamento, dove nessuno rischia l’incolumità personale né deve proteggere quella di altri, tantomeno la vita propria o altrui, ma dove le aggressioni e le risse, non solo verbali, non si contano.
Segno evidente che in tutta la galassia una buona stella ancora non l’avete trovata, forse nemmeno cercata.
E come pensate, allora, di poterne offrire una ad altri ? Si condannino, ma non prima di averli processati, coloro che si sono resi responsabili di violazioni della legge; lo si faccia nel pieno rispetto di quel diritto che viene invocato a gran voce e da ogni dove, spesso con espressioni colme di ipocrisia e intrise di demagogia. A responsabilità individuate e accertate si proceda secondo la legge, come la legge vuole. Ma la dignità no. Quella non si tocca.
State spingendo l’opinione pubblica, specialmente quella più facilmente influenzabile dei giovani a ritenere che noi poliziotti italiani siamo “una massa bruta”. La legittima preoccupazione espressa in tal senso dal poliziotto De Matteis, sindacalista del Siulp, è perfettamente condivisibile. Le sue perplessità sono sacrosante e, le garantisco, sono le stesse di moltissimi poliziotti.
Lo erano ancor prima del G8 di Genova e del GlobalForum di Napoli, sono fortemente cresciute dopo che dalle vostre comode poltrone vi siete letteralmente scagliati con accuse e giudizi irripetibili per cui anche i muri del Parlamento hanno provato orrore.
Qui non ci sono masse da educare, ma uomini e donne da rispettare e dei quali non ci si deve ricordare solo quando le carenze della politica e i giochi di potere li costringono nell’angolo a sbrigarsela da soli, alla meno peggio.
Stare in piazza consapevoli che nove volte su dieci devi sopportare, subire e tacere è cosa ben diversa che teorizzare e ipotizzare la democratizzazione della Polizia.
Solo chi non vive il quotidiano non si rende conto di quanto i poliziotti siano da tempo “un agente di coesione sociale e non solo di repressione”.
Genova non è una ferita aperta come molti sostengono, ma un’offesa degli uomini all’intelligenza e alla ragione, perciò al senso della loro stessa vita, e ciò che è successo non può e non deve essere usato per provocare altre lacerazioni, né alimentare nuove campagne di odio, che altrimenti sarebbe diabolico.
Genova non può essere un pretesto per “processare” migliaia e migliaia di uomini che fanno parte di questa Istituzione e prima di tutto della società, o peggio per delegittimare l’Istituzione stessa mistificando e strumentalizzando i fatti come è avvenuto finora.
E’ quantomeno inopportuno e illogico, e persino strano, che solo dopo un anno e in coincidenza con le manifestazioni previste, con la tensione che ritorna e si rinnova, si scopra la necessità di una “battaglia” per la “democratizzazione del Corpo di Polizia”.
Anzi, diciamola tutta. Non è affatto illogico nè inopportuno, tantomeno strano.
E’ tutto perfettamente “normale”. Risponde tutto a una logica “normalmente” distorta. In due parole: “sciacallaggio politico”. Gravissimo e irresponsabile, fatto sulla pelle degli uomini. Vergogna !
4 marzo 2003 S. Baiocchi