Il Manifesto dubbio…


Il Manifesto dubbio…

Indagati, non condannati. E nemmeno rinviati a giudizio ancora, poi si vedrà. Cominciamo col spiegarglielo ai signori de “Il Manifesto” che nell’articolo pubblicato il 23 maggio scorso, dando per scontato che quanto a loro riferito in un’intervista da uno degli accusatori dei poliziotti di Bologna sia verità sacrosanta, dalle pagine del loro giornale hanno già emesso il verdetto che ovviamente per quanto li riguarda, non può che essere di condanna.
Invece, gli undici poliziotti di Bologna che per la legge italiana sono “solo” (almeno per ora, e speriamo che tali rimangano) indagati, cioè persone sul conto delle quali la magistratura ha aperto un’indagine in seguito ad una denuncia, niente di più e niente di meno di quello che è comunemente noto con un termine molto in voga, talvolta persino abusato, un “atto dovuto” in osservanza del principio di obbligatorietà della legge penale, per i “giudici” del quotidiano comunista sono certamente colpevoli, senza dubbio alcuno, tant’è che l’intervista viene introdotta così:

“Uno degli stranieri massacrati nel cpt di Bologna racconta il pestaggio del 2 marzo. Denunciati 11 agenti di ps, un carabiniere e il responsabile della croce rossa. «Volevano dimostrare che il centro non appartiene all’Italia ma alla polizia».”

E, per non smentire, anzi rafforzare la loro tesi rincarano la dose e aggiungono:

“Macchie di sangue sui muri, lividi e teste spaccate. Le deputate Titti De Simone (Prc) e Katia Zanotti (Ds) si sono trovate davanti un gran brutto spettacolo quando hanno visitato il centro di permanenza temporanea per stranieri (cpt) di via Mattei a Bologna, 48 ore dopo il pestaggio della notte del 2 marzo. Così, per una volta, le violenze contro gli immigrati non sono annegate nel silenzio. Rischiano grosso i tredici «giustizieri», undici poliziotti, un carabiniere e il responsabile della croce rossa, dirigente della struttura. La procura della repubblica ha aperto un’indagine che fa tremare la questura. In attesa degli accertamenti, uno dei nordafricani pestati ci ha raccontato quell’orribile notte. Ne conosciamo nome e cognome ma lo chiameremo M.N., rischia già abbastanza per aver denunciato i poliziotti.”

Che dire ? di questo passo, a forza di rincarare, finiranno in overdose; l’assuefazione è una brutta cosa, soprattutto perchè impedisce di prendere coscienza di tale condizione e, quindi, di tentare la disintossicazione; e non stiamo parlando di niente di più che di una delle peggiori droghe che l’uomo abbia mai inventato, trafficato, spacciato al dettaglio e assunto, certamente la più devastante, che di massacri veri, storicamente (e non solo) accertati ne ha causati numerosissimi: l’ideologismo.
Che “Il Manifesto” sia un quotidiano che non faccia dell’obiettività la sua arma migliore non è una novità, e in questo non c’è niente di male, almeno lo fa in maniera chiara e trasparente, senza infingimenti, e nemmeno è una novità che quando si tratta di “informare” su fatti che vedono coinvolti uomini in divisa blu i loro dubbi, ammesso che si concedano il lusso di averne, spariscono in un attimo, per cui se una qualunque persona, ma meglio un immigrato, fa più ideologico, denuncia, anche solo nel senso che racconta una vicenda tutta da chiarire, di avere subìto percosse da parte di qualche poliziotto, loro non hanno dubbi: si tratta di un “pestaggio” attuato scientificamente da “giustizieri”.
E’ la solita chiave di lettura, irrinunciabile per i fondamentalisti della lotta di classe, ai quali piace immaginare scenari di tale portata per darsi un alibi e per legittimare ai loro stessi occhi la giustezza delle loro “ragioni”.
E così ci raccontano che grazie all’intervento provvidenziale di due deputati, guarda caso una di Rifondazione Comunista e l’altra dei Ds, che hanno “tempestivamente” visitato il luogo del massacro (strano che stavolta abbiano dimenticato di usare il termine “lager” che tanto gli piace, mai che parlino di “gulag”) “per una volta, le violenze contro gli immigrati non sono annegate nel silenzio”.
Che dire, ci sembra uno di quei casi in cui la noncuranza non è affatto il peggior disprezzo, e francamente non ci va di disprezzare nessuno, piuttosto di rispondere argomentando.
Cominciamo col dire che a loro i poliziotti in quanto tali proprio non piacciono, preferirebbero di gran lunga dei miliziani di partito, comunista ovviamente, magari come quelli di Pol Pot, tanto per parlare di massacri veri e per rimanere su un piano puramente provocatorio.
A noi, invece, i miliziani non piacciono affatto, e la nostra esperienza professionale e di vita all’interno delle istituzioni ci permette di garantire che grazie al cielo sono moltissimi i poliziotti che la pensano come noi e non si lasciano irretire né subiscono gli effetti della fascinazione di partiti o movimenti politici di qualsivoglia natura, da destra come dicono loro, ma anche e molto da sinistra aggiungiamo noi, vorrebbe allungare le proprie mani sulla Polizia di Stato e in parte l’hanno anche fatto.
Non c’è dubbio alcuno, quando ci sono di mezzo gli uomini in divisa blu, per certa sinistra la ragione non può stare che da una parte: l’altra, quella opposta.
Per loro non è minimamente immaginabile che le cose possano stare diversamente tanto da rendere superfluo anche l’esito delle indagini della Procura, che se dovessero accertare che le cose stanno anche solo minimamente in modo diverso si tratterebbe, appunto, di “annegamento nel silenzio”.
Di conseguenza, la sentenza va pronunciata, scritta e pubblicata prima possibile.
Loro sentono il dovere etico, morale e civile, oltre che “istituzionale”, di dare il loro apporto affinché le indagini stesse chiariscano l’unica verità possibile, e cioè che, in questo caso, i poliziotti hanno “massacrato” dei poveri e indifesi immigrati.
Da notare come non parlino di uomini, ma di “immigrati”, abituati come sono a ragionare per schemi e a classificare per categorie sociali gli appartenenti alla razza umana; gli immigrati, i lavoratori, i manifestanti, gli elettori, i pensionati, gli operai, i disoccupati, i ceti medi, il proletariato, la borghesia, e via dicendo.
In questo non si differenziano gli onorevoli Zanotti e De Simone, strenui difensori dei diritti degli immigrati e così indifferenti per quel che riguarda quelli dei poliziotti.
Sono i limiti degli esseri umani, ce li hanno anche loro, ci si può indignare, ma non sorprendere per questo, che tutto è comunque e sempre relativo.
Ovvio, perchè in questo modo si può strumentalizzare e tentare di accreditare ogni accadimento come prova tutta politica che non di eccessi stupidi, e comunque contestualizzati, eventualmente, si tratta, legati a situazioni contingenti difficili e molto particolari, ma di ben altro, di qualcosa che nasce invece da una visione pregiudiziale ideologica di stampo razzista, fascista, nazista e xenofoba che sarebbe il minimo comune denominatore di tutti o quasi i poliziotti italiani.
Questo è ciò che vogliono far passare perchè questo gli serve, e in questo vogliono credere perchè è la visione del mondo che si sono scelti; tutto deve avere una valenza politica, e tutto deve essere inquadrato in questa ottica (distorta) dalla quale proprio non sanno e non vogliono uscire; se non fosse così, tanta “tempestività” e tanta “sensibilità” la troveremmo anche a parti invertite, cioè quando, come accaduto a Palermo in questi ultimi giorni, un poliziotto viene accoltellato e altri finiscono all’ospedale per lesioni di vario tipo durante gli scontri a margine di una manifestazione di “disoccupati”.
Invece, chi li vede mai ? chi mai li ha visti ? qualcuno ha forse notizia della visita di qualche parlamentare, che so, in una Questura o in un Reparto Mobile dopo un incontro di calcio mentre si contano i feriti ? se sì, è stato solo per protestare con il Questore di turno per le violenze della polizia; ecco fatto. Un’intervista a qualche poliziotto aggredito e malmenato ? non se ne parla nemmeno, non fa allo scopo, non è utile alla causa.
E che dire del disinteresse più totale sul (mancato) rispetto delle norme relative al nostro contratto di lavoro ?
Una testimonianza a favore dei poliziotti bersagliati da quattro bombe durante un servizio di ordine pubblico nel quartiere Primavalle a Roma ?? una visita in ospedale dove sono stati ricoverati in seguito alle gravi ferite riportate ??? ma nemmeno per sogno, siamo servi dei servi dei servi, mica uomini come gli altri.
A loro non interessa capire le vere ragioni dei frequenti tentativi di fuga e di aggressione nei confronti dei poliziotti che, in quanto uomini, hanno il diritto di difendersi e di tutelare la propria incolumità prima ancora che il dovere istituzionale di intervenire per imporre, anche con l’uso della forza se necessario, l’osservanza delle leggi.
A loro non interessa capire perchè, quando si verificano degli scontri, il rischio di eccessi è sempre, purtroppo, oggettivamente presente, dall’una e dall’altra parte, soprattutto in quei contesti dove la tensione è alta a causa delle situazioni di disagio e di difficoltà che da ambo le parti vi sono.
A loro, cronisti de “Il Manifesto” e onorevoli testimoni del giorno dopo, anzi, di due giorni dopo, che pure quei centri li hanno “inventati”, non interessa sapere in quali condizioni i poliziotti sono costretti a prestare servizio; non hanno idea di cosa significa essere soggetti continuamente e sistematicamente a pressioni e provocazioni di ogni tipo.
Loro sono abituati a esercitarle le pressioni, con tutto il potere di cui dispongono che non è affatto poco.
E’ come se la cosa non li riguardasse. Errore, onorevoli, vi riguarda e come, visto che siete deputati del Parlamento italiano e che, fino a prova contraria, dovreste vigilare non solo sulle malefatte vere o presunte dei poliziotti italiani ma anche e soprattutto, se volete che quelle vere non accadano, occuparvi delle nostre condizioni di lavoro complessive.
Troppo facile, e comodo, istituire i centri di accoglienza temporanea dove poi la gente finisce per rimanere mesi e mesi in attesa che la burocrazia si esaurisca, e lasciare tutto e tutti al loro destino, siano essi uomini delle forze di polizia, operatori del settore o “ospiti” in “permanenza temporanea” (già la definizione è un bel paradosso).
Noi non siamo qui a difendere o a giustificare chi, eventualmente, si rende responsabile di atti di violenza gratuita, stupida, inutile e becera come sempre la violenza è, ma a spiegarvi, perchè dimostrate una volta di più di averne bisogno e ammesso che abbiate voglia di starci a sentire, cosa della quale dubitiamo fortemente, che le cose non stanno sempre come a voi fa comodo e piace credere per interessi strumentali piuttosto che per amore della verità.
A voi diciamo che se veramente siete mossi da un impeto di passione civile e di umanità, sollecitati dal senso di solidarietà, quindi di fratellanza e di uguaglianza tra gli uomini, dovreste innanzitutto prendere atto del fallimento sul piano umano, sociale e politico che quei centri costituiscono, dal momento che favoriscono il processo di degenerazione dei rapporti umani e che sono una delle cause delle situazioni conflittuali che si vengono a creare.
Se è vero che siete in buona fede, cosa della quale abbiamo ottime ragioni di dubitare pur essendo pronti a ricrederci, non potete far finta di non sapere che tra le persone che affollano i “vostri” centri temporanei di permanenza istituiti con la legge 40 del 1998, non ci sono vittime a priori di una insensata violenza cieca ma spesso e volentieri pluripregiudicati che solo una serie di normative da voi emanate in materia di immigrazione gli hanno consentito di sfuggire, nel tempo, ad una identificazione certa che avrebbe condotto magari al loro arresto.
Personaggi che non hanno niente da perdere nel vero senso della parola, ai quali la permanenza nel territorio italiano gli consentirebbe una “tranquilla” e prospera carriera criminale e lauti guadagni nei campi più svariati, dal traffico di droga a quello di esseri umani, di minori, allo sfruttamento della prostituzione, alla riduzione in schiavitù di donne giovanissime, rapine nelle abitazioni, estorsioni anche in danno dei propri connazionali che nel loro paese di origine gli avrebbero procurato condanne ben più dure di quelle che la legislazione italiana prevede e con la certezza di doverle scontare.
Vi sorge mai il dubbio che magari, qualche volta, gli scontri vengono provocati apposta per garantire ad alcuni una via di fuga ? e in questo caso, credete veramente che i protagonisti siano persone docili e tranquille che semplicemente si ribellano ad una ingiustizia ?
Alla cronista de “Il Manifesto” che ha raccolto, o più verosimilmente sollecitato, l’intervista, a chi ha posto sopra quello “splendido” cappello di affermazioni e considerazioni sui poliziotti, al direttore dello stesso quotidiano che ha la responsabilità di quello che viene pubblicato e come, invece, vorremmo semplicemente ricordare che le sentenze, di norma, sono emesse dai tribunali al termine di un regolare processo, atto conclusivo di un procedimento dal quale siamo ancora ben lontani visto che la fase delle indagini preliminari è appena iniziata e potrebbe anche concludersi con un’archiviazione richiesta dallo stesso PM o disposta dal G.I.P., per cui se proprio non possono fare a meno di emettere la loro, provino a fare uno sforzo per liberarla almeno dalle scorie di “ideologia impoverita”.
Immaginiamo che sia difficile che questo possa accadere. non fosse altro per non rischiare di impoverire anche il numero, peraltro già esiguo, di copie vendute, ma ci speriamo lo stesso, avendo noi molta più fiducia in loro di quanta disistima loro abbiano per noi.
Vorremmo esortarli a non preoccuparsi per la sorte dell’immigrato M.N. del quale non rivelano nome e cognome perchè “rischia già abbastanza per aver denunciato i poliziotti”.
A questo proposito, ci sentiamo in dovere di darvi una notizia che forse non vi farà piacere, e alla quale siamo certi non darete alcuna importanza perchè rischierebbe di provocare una seria crisi alla vostra identità politica e, chissà, forse anche la vostra coscienza, sempre politica naturalmente; perchè anche voi ne avete una, vero ?!?
Vi offriamo uno scoop in un piatto d’argento, approfittatene. Annunciamo ufficialmente che: non siamo nell’Argentina o nel Cile di non lontana e tristissima, tragica memoria, e nemmeno nell’odierna Cuba, in Cina o Corea del Nord, e nemmeno nel Chiapas di qualche anno fa dove gli indios venivano uccisi, massacrati davvero. Rifletteteci, per favore, se ne avete voglia. Ve ne saremmo molto grati.
Infine, gentilissima Sara Menafra, una preghiera che vorrà senz’altro accogliere: esibisca le prove del rischio che a suo dire correrebbe la persona da lei intervistata per aver denunciato quei poliziotti, perchè le sue affermazioni sono di una gravità tale che non possono rimanere su un piano strettamente “giornalistico”.
Faccia come gli onorevoli Zanotti e De Simone, chieda di essere sentita come persona informata sui fatti dalla Procura di Bologna e produca gli elementi di riscontro dei quali è in possesso e dai quali ha tratto la certezza che riferisce, a meno che non voglia farci pensare che si è trattato solo di malafede e disonestà intellettuale; perchè non è così, vero ???

Salvatore BAIOCCHI
(Coordinatore di “Poliziotti.it)
14 luglio 2003