L’ora del “tagliando”


L’ora del “tagliando”

E’ arrivata l’ora del “tagliando” anche per i poliziotti. Il Capo della Polizia ha emesso un decreto che prevede la verifica dei requisiti psicoattitudinali a cadenza regolare per gli appartenenti alla Polizia di Stato, in special modo per coloro i quali sono impegnati in attività di servizio che comportano fattori di stress rilevanti come gli addetti alle Volanti, all’Antiterrorismo, all’Antimafia.
Le reazioni dei sindacati non si sono fatte attendere e i segretari nazionali di Siulp, Sap, Fsp, Coisp, Siap, SilpCgil-Uilps hanno commentato duramente il provvedimento contestandone il merito.
Chissà cosa ne pensano i singoli poliziotti, quelli che ogni giorno, da anni, devono “combattere” con i problemi all’interno del proprio ambiente di lavoro prima di andare a svolgere il proprio servizio.
E’ presto detto. La stragrande maggioranza, pur non essendo contraria in via di principio, esprime amarezza, delusione e rabbia e si chiede perché questa decisione non è stata preceduta per tempo da una politica tesa a favorire maggiore armonia negli ambienti di lavoro e con l’istituzione di una struttura di sostegno psicologico sull’impronta di quelle da tempo esistenti in altre polizie europee e occidentali.
Uomini e donne della Polizia di Stato temono l’uso di questo strumento, di per sé legittimo e apprezzabile, in funzione “punitiva” perché si presta ad un utilizzo strumentale per “sanare” situazioni di contrasto o attrito legate alla quotidianità e che sono mal sopportate da una parte della classe dirigente a tutti i livelli che non sempre manifesta attenzione verso le problematiche interne e mal sopporta i “ribelli”, i non allineati, vuoi per ragioni personali, vuoi per motivi legati al tipo di servizio al quale si viene destinati, o addirittura per motivi di appartenenza sindacale (inutile negarlo, il problema esiste).
Certo è che messo così dà molto l’idea di un modo di affrontare il problema alla radice senza prima aver sfrondato l’albero per dargli modi di rigenerare i suoi rami corrosi dallo smog e dalla mancanza di aria pulita, oltre che dall’indifferenza di un giardiniere “distratto”.
Insomma, a parte l’Anfp (Associazione Nazionale Funzionari della Polizia) che ha manifestato il proprio plauso, ennesima dimostrazione di scarsa delicatezza e considerazione verso i problemi “altrui” come se poi non riguardassero anche loro e soprattutto loro visto che tra le loro responsabilità vi è quella del buon funzionamento dell’ufficio, che non si misura solo con le statistiche degli arresti o delle pratiche evase, perdendo una buona occasione per far cadere la diffidenza che accompagna la sua politica, tutti sono d’accordo nel considerare l’azione del Capo della Polizia come un approccio sbagliato alla questione.
E l’Anfp, è bene precisarlo, non rappresenta l’intera categoria dei funzionari, per fortuna si potrebbe dire ma sarebbe sleale, inopportuno e ingiusto.
Molti lamentano ad esempio la latitanza dell’Amministrazione per quel che concerne il mobbing, attività che contrariamente a quel che dicono le fredde statistiche è in voga nelle varie Questure, Reparti, Nuclei e Uffici vari, contestano l’uso sistematico magari anche inconsapevole di quel meccanismo perverso che porta ad isolare coloro i quali, per un motivo o per un altro, a ragione o a torto, risultano sgraditi al più o meno diretto superiore gerarchico, sia esso un Sovrintendente, un Ispettore o un ViceQuestore Aggiunto non fa differenza.
E cosa c’è di peggio in un ambiente di lavoro particolare come il nostro di questa pratica subdola che causa disagi psicologici e altera gli stati d’animo in misura più o meno significativa ?
Come si può pensare di porre fine alle conseguenze senza aver prima fatto tutto il possibile per rimuovere le cause ? Così si rischia di infliggere ulteriori sofferenze a chi magari ha già subito discriminazioni anche pesanti che sono causa di malessere e calo di serenità nelle persone, uomini e donne di età più diverse, ognuno con la sua storia e la sua vita personale e professionale.
Questo provvedimento adottato dal Capo della Polizia ha il sapore di una atroce beffa per i poliziotti, uomini e donne, che ancora una volta si vedono costretti con le spalle al muro dalla propria Istituzione.
Giusto per fare un esempio: sono anni che i sindacati chiedono a gran voce la riforma del regolamento di disciplina attuale, anacronistico, per niente equo perché privo di qualsiasi garanzia minima per chi è sottoposto a procedimento, troppo spesso usato con intenti chiaramente vessatori e con una discrezionalità che lascia veramente interdetti, talvolta al limite dell’abuso vero e proprio.
Cosa si è fatto in tutti questi anni ? La risposta è: NIENTE. E’ certo, o almeno auspicabile, che il Capo della Polizia vorrà tenerne conto e riconsiderare la decisione assunta. O almeno, lo speriamo.

16 gennaio 2005 S .Baiocchi