Terroristi ? Macché. Guerriglieri.


Terroristi ? Macché. Guerriglieri.
Fino a bomba contraria.
Che dire, se sono innocenti sono innocenti e basta. Le sentenze vanno rispettate, come si usa dire (farlo, poi, č un altro discorso). Perō si possono criticare, ci mancherebbe. Il che non toglie certo la loro legittimitā (figuriamoci se bastasse la critica di una persona qualunque che lo fa dalle pagine di questo modesto sito web, sarebbe il colmo).
Cominciamo intanto col bacchettare, anzi, manganellare (idealmente, ovvio, ché non debba servire a pretesto per dire che i poliziotti sono fascisti) la pessima abitudine che da qualche vede i media spiegare che le indagini vengono condotte “dalla Procura” o dal tale Pm.
Fino a prova contraria, l’attivitā di indagine in senso stretto viene svolta dagli organi di polizia giudiziaria per mezzo dei suoi agenti ed ufficiali mentre al Pm spetta la responsabilitā di legittimarne gli atti e la titolaritā dell’azione penale che č cosa assai diversa dalle investigazioni.
E’ pur vero che ormai da tempo il ruolo della polizia giudiziaria č stato schiacciato e compresso, talvolta persino ridotto a funzioni di mera esecuzione delle direttive (leggi “ordini”) delle Procure, ma ancora le intercettazioni, i pedinamenti, gli appostamenti, l’analisi di tabulati telefonici, gli accertamenti di vario genere e quant’altro vengono svolti da agenti e ufficiali di polizia giudiziaria.
Fatta questa doverosa precisazione senza pretendere che qualcuno ne voglia prendere atto e magari correggere l’impostazione delle cronache dando a Cesare ciō che č di Cesare, vorrei esprimere un breve ma sentito commento sulla sentenza che ha mandato assolti i tre presunti terroristi, sperando di non urtare la sensibilitā e la suscettibilitā di nessuno. Se cosė fosse, mi scuso in anticipo, sinceramente.
Mi fa piacere che gli imputati assolti abbiano potuto dichiarare che questa sentenza fa onore all’Italia, ma per la veritā io non mi sento affatto onorato di un Paese che (giustamente) vieta l’arruolamento dei propri cittadini per conto di uno Stato straniero ma ritiene non costituisca reato il fatto che cittadini di un Paese straniero ospiti nel territorio della Repubblica e terzi rispetto al conflitto irakeno possano finanziare attivitā di “guerriglia” di gruppi armati anch’essi terzi rispetto alle parti in conflitto, tanto pių se tale attivitā viene svolta per conto di una organizzazione che č internazionalmente riconosciuta come affiliata a quella sorta di centrale del terrorismo islamista che č Al Qaeda.
Non capisco proprio il senso di questa sentenza che, al di lā di ogni disquisizione di carattere puramente tecnico e giurisprudenziale, ha finito a mio avviso per cadere laddove voleva evitare, cioč in una implicita “ingiustificata presa di posizione per una delle forze in campo”.
E siccome faccio il poliziotto, ho un minimo di esperienza e cultura investigativa, so bene che non sempre ciō che sembra č ciō che é. E qui sembra tutto molto “confuso” ma in realtā é ben chiaro: manca una legge che riconosca inequivocabilmente come reato ciō che oggi č suscettibile di interpretazioni estensive a favore dell’assoluzione di questi criminali; una legge che non lasci spazio a dubbi tanto che il giudice che č chiamato ad esprimersi (compito comunque sempre arduo) possa non cadere nell’equivoco ed esprimersi con un margine di errore ridotto al minimo, considerato che quando lo fa č nel nome del popolo italiano.
E siccome siamo un Paese libero, come hanno giustamente sottolineato gli imputati assolti, dovremmo fare in modo di rimanerlo a lungo e non rischiare di consegnarlo nelle mani di chi come loro, approfittando di questa libertā di cui altrove (vedi Paesi d’origine) non puō godere (e che rifiuta), si adopera per rinchiuderla in dogmi pseudoreligiosi assolutamente intollerabili.
Per ora l’unica cosa certa č che questa sentenza ha vanificato il lavoro di anni per questioni che hanno a che fare pių con la teoria che con la pratica. Un lavoro di enorme valore sul piano della prevenzione. Forse č il caso di aprire gli occhi, finalmente.

(S. Baiocchi, Ideatore e Coordinatore di “Poliziotti.it” 10 febbraio 2005