29 luglio 2005. Venti anni in giacca blu


29 luglio 2005. Venti anni in giacca blu

 

Il giorno prima che iniziasse la mia avventura nella Polizia di Stato a Palermo fu assassinato il Commissario Beppe Montana, dirigente della Sezione Catturandi della Squadra Mobile di Palermo. Era il 28 luglio 1985. Gli spararono in faccia davanti alla sua fidanzata, mentre parlava con un amico. Il giorno dopo, 29 luglio 1985, entravo per la prima volta nella Scuola Allievi Agenti di Alessandria per frequentare il 94° Corso, che pochi giorni dopo verrà intitolato a Roberto Antiochia, poliziotto assassinato insieme al Commissario Ninni Cassarà, anch’egli funzionario della Squadra Mobile, sotto l’abitazione di quest’ultimo. Roberto Antiochia era tornato a Palermo interrompendo le ferie subito dopo l’uccisione di Montana per stare vicino ai colleghi della Mobile e partecipare alle indagini. Un anno dopo sarà ucciso Natale Mondo, l’unico che era scampato all’agguato a Cassarà. Fu un bagno di sangue quell’estate, di rabbia e indignazione, e di dolore anche per chi come me non aveva ancora nemmeno la minima idea di cosa significava fare questo lavoro, figuriamoci far parte di strutture investigative antimafia o antiterrorismo, oppure l’ordine pubblico al Reparto o il servizio alla Squadra Volanti.

Il 94° Corso “Roberto Antiochia”, come tutti gli altri che ebbero inizio in quel periodo in altri Istituti di Istruzione, era il primo dopo la legge di riforma della Polizia, la 121/81, quella che riconosceva il diritto alla tutela sindacale per i poliziotti. E fu anche l’ultimo con le assunzioni per arruolamento (ci fu un bando straordinario nell’82, fummo chiamati tre anni dopo), poi sarebbero iniziati i concorsi, quelli che adesso sono riservati ai volontari in ferma breve delle forze armate. Non sapevo ancora e nemmeno potevo immaginare che negli anni a venire avrei “vissuto” come poliziotto altre stragi di mafia (Capaci, via D’Amelio, le stragi del ’93 a Roma, Firenze e Milano), avrei conosciuto momenti simili in molte altre circostanze, come il 14 febbraio 1987 quando le BR assaltarono un furgone postale e uccisero Rolando Lanari e Giuseppe Scravaglieri in via Prati di Papa a Roma, come quando partecipai ai funerali di Vincenzo Bencivenga e Ulderico Biondani, poliziotti della Squadra Mobile di Verona uccisi esattamente cinque anni dopo, sempre il giorno di San Valentino.

Non potevo immaginare che avrei conosciuto Stefano Biondi, poliziotto della Stradale, pochi mesi prima che in un servizio analogo venisse ucciso a Reggio Emilia mentre tentava di fermare due trafficanti di cocaina inseguiti da altre pattuglie. Non potevo nemmeno immaginare che avrei dovuto assistere, impotente come tutti, alla tragedia del Moby Prince in cui 140 persone rimasero bruciate in un rogo impressionante che aveva avvolto la nave appena fuori dal porto di Livorno. Centoquaranta corpi quasi tutti carbonizzati, uno spettacolo indescrivibile, pazzesco. Guardavamo la nave appena rimorchiata in darsena la mattina successiva con ancora le lamiere incandescenti.

Ricordo il dolore e il dramma dei familiari radunati alla stazione marittima di Livorno, la loro rabbia, le loro lacrime e persino qualche nota stonata di qualcuno che già pensava al risarcimento che reclamava urlando a gran voce, evidentemente per esorcizzare e razionalizzare la sofferenza lacerante. Questure, Commissariati, Uffici Interforze, Istituti d’Istruzione, come avrei potuto pensare quel 29 luglio del 1985 che avrei girato in lungo e in largo l’Italia per i motivi e i servizi più disparati ? Che avrei incontrato e conosciuto tanta gente, non solo poliziotti o colleghi di altre forze di polizia, ma anche e soprattutto persone come noi che nella loro  vita quotidiana non indossano alcuna divisa o uniforme.

Come avrei potuto immaginare che un giorno avrei avuto la “malsana” idea di dare vita ad un sito internet e che avrei deciso di chiamarlo “Poliziotti.it” e che intorno ad esso si sarebbero ritrovati colleghi e non a leggere, a discutere sul forum, a scriverci via email per rievocare, raccontare, parlare, confrontarci, lamentarci, criticare, polemizzare, sorridere e ridere e anche condividere amarezze e dispiaceri per questo o quell’accadimento come la recente uccisione, ancora a Verona, di Giuseppe Cimarrusti e Davide Turazza, poliziotti delle Volanti di quella città ? Sarà perché in questa giacca blu mi sento stretto ? Chè questi panni non mi gratificano abbastanza come sostiene qualche collega con cui condivido le (dis)avventure del servizio ogni giorno ? No, affatto. E’ proprio perché in questo servizio ci credo, credo nella sua utilità sociale, proprio perché di questa “atlantica” vado orgoglioso e fiero per i valori che rappresenta a dispetto di chi talvolta sembra fare di tutto per infangarla che ho sentito il bisogno e la voglia di provarci. E per questi motivi non pensato minimamente di mollare tutto quando qualche anonimo (di nome e di fatto) personaggio mi ha voluto regalare tanta “pubblicità” con una “denuncia” anonima alle autorità di mezza Italia. Anche perché non mi piacciono certi personaggi ho sentito il desiderio di intraprendere questa avventura ben sapendo che ciò sarebbe equivalso ad espormi in prima persona e ad attirarmi, inevitabilmente, le ire, l’antipatia e, perché no, non vorrei apparire presuntuoso ma nemmeno falsamente modesto, qualche invidia con tutto ciò che ne consegue. Venti anni in giacca blu, mica uno scherzo, con alti e bassi come uomo e come poliziotto, come è normale che sia, come per tutti, poliziotti e non, con soddisfazioni e delusioni, gioie ed amarezze nella vita privata e nel lavoro, le une a volte intrecciate o sovrapposte alle altre. Questa è vita, signori. Altro che chiacchiere. Me la godo finché posso, finché il mio Dio mi dà la possibilità e mi protegge, non chiedo altro. Anche se oggi c’è chi il suo Dio lo usa come pretesto per arrecare sofferenze e spargere sangue e morte. Come avrei potuto immaginare che c’è ancora tanto da fare ??? Ebbene, andiamo avanti. Un passo alla volta e senza inutili clamori. Ma con coscienza e serietà, con la consapevolezza che è uno “sporco” lavoro ma qualcuno lo deve pur fare. Grazie per l’attenzione e scusate per essermi concesso questo lusso. Soprattutto, grazie ai colleghi coi quali ho condiviso via via tutti questi primi venti anni e coi quali continuo a condividere ogni momento, bello e meno bello. Il bilancio è certamente positivo e non potrà che migliorare, fidiamoci.

Salvatore BAIOCCHI (Ideatore e Coordinatore di “Poliziotti.it”)