Ho voltato le spalle al Papa. Dedicato a Giovanni Paolo II


Ho voltato le spalle al Papa. Dedicato a Giovanni Paolo II

 

Quanti, di noi poliziotti, sono stati coinvolti, almeno una volta in quella colossale macchina che si muove prima, durante e dopo i viaggi del Papa? Molti, credo. Moltissimi dato che sono state 144 le Sue uscite in Italia.
Per quanti giorni abbiamo raggiunto città lontane già affollatissime, dove i posti per dormire o mangiare distavano ore di pullman, dove i servizi del giorno dopo li conoscevamo a notte fonda, dove la fine del servizio sfumava in una eterea ipotesi di un possibile rientro ?
Quanto tempo siamo stati su incroci, strade, transenne, tetti, automobili, e quanti di noi hanno svolto tutto il servizio senza nemmeno vederlo da lontano ? Alla fine, a strade svuotate e telecamere spente, col cappello un po’ all’indietro e la cravatta allentata, eravamo consci di aver partecipato a qualche cosa di speciale e dimenticavamo stanchezza e tutto il resto.
Ricordo Milano, nel 1983. Io, poliziotto magro e impacciato al primo servizio di Ordine Pubblico. Era forse la prima uscita ufficiale del Pontefice dopo l’attentato, e ricordo il nervosismo e anche un po’ la paura di molti di noi, anche più anziani ed esperti, mentre guardavamo le migliaia di persone che si stringevano per assistere al passaggio del Santo Padre.
Perché noi, che facciamo questo lavoro, quando il momento arriva siamo girati di spalle, rivolti verso la gente, attenti a possibili minacce e così, della gente, quasi indelicatamente assimiliamo gli sguardi, le espressioni, le voci, perfino gli odori,
Accade per ogni evento, vuoi una manifestazione, una partita o un concerto, e sebbene spesso le persone siano in fondo le stesse, quanto sono uniche le espressioni che cogliamo in occasione del passaggio del Papa.

Come paragonare le rivelazioni di speranza, di gioia, di fede, le lacrime vere e spontanee dei fedeli, le canzoni, le preghiere, di quando passava Giovanni Paolo II ? Come è potente e mansueta la immane forza sprigionata da migliaia di persone assiepate dietro un transenna metallica, con l’unico scopo di vedere, farsi vedere, magari toccare o solo esserci.
Questi sono i ricordi di un Poliziotto, modesto omaggio per un uomo grande.
Lo devo ringraziare per avermi permesso di vedere da un posto privilegiato il volto vero della fede, e chissà, forse mi perdonerà per le volte che Gli ho girato le spalle.

(Sergio Paoli, Poliziotto)

Arrivederci, Padre. E Grazie. Ci mancherai