Lettera al Signor Ministro Roberto Maroni


Lettera al Signor Ministro Roberto Maroni

Maroni: “Fuori i poliziotti dagli uffici”
ROMA – Le risorse a disposizione delle forze di polizia “sono scarse, ma non insufficienti”. Parole forti quelle del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, intervenuto al convegno dell’Abi sulla sicurezza in banca. “Ad esempio non sono insufficienti le risorse umane – ha spiegato Maroni – ci sono troppi poliziotti in ufficio con compiti burocratici e stiamo intervenendo affinchè i poliziotti facciano i poliziotti”. Quanto al problema dei mezzi Maroni ha confermato che mancano auto; “ma – ha detto – con una norma di legge faremo in modo che le auto sequestrate alla criminalità possano essere immediatamente utilizzate dalle forze dell’ordine”. Il titolare del Viminale ha poi ribadito che “le ingentissime risorse finanziarie” sequestrate e confiscate alla mafia (oltre 2,9 miliardi) debbano essere incamerate nel patrimonio dello Stato. Maroni ha chiesto esplicitamente alle banche di trasferire quei fondi e ha ottenuto dall’Abi la piena disponibilità. Il ministro ha ricordato che nella Finanziaria è stato stanziato un fondo di cento milioni per la sicurezza urbana “che verrà utilizzato per realizzare i sistemi di videosoverglianza nelle città” e che sono già a disposizione, “spendibili da subito per la sicurezza” un miliardo e 250 milioni per Campania, Calabria, Sicilia e Puglia. 

fonti:http://www.lasicilia.it/index.php?id=14173&template=lasiciliait

Gentile Ministro
Da questo luogo vorrei permettermi il lusso di risponderLe pacatamente alle dichiarazioni apparse sugli organi di stampa qui sopra riportate. Sono felice che Lei e il signor Capo della Polizia Prefetto Manganelli abbiate la medesima opinione riguardo alla gestione del personale all’interno dell’amministrazione della Pubblica Sicurezza però, al contrario del nostro Capo, sono certo che Lei non conosce le reali motivazioni che ci hanno portato a questo stato di cose e del perché esistono talune discrepanze. Prima di aggiungere qualsiasi cosa mi preme sottolineare che di principio sono perfettamente in accordo con Lei ma….ci sono diversi ma prima di potermi dire totalmente in accordo con le sue dichiarazioni.
Potremmo partire dal principio, quasi dalla notte dei tempi, quando nelle forze dell’ordine entravano principalmente i figli della cultura contadina che trovavano nell’amministrazione della Pubblica Sicurezza (Polizia, Carabinieri, Finanzieri) una risorsa economica sicura, un lavoro stabile, una certezza tale da rendere quel lavoro un felice sbocco professionale tant’è che era così semplice da bastare, a tutt’oggi, la sola scuola dell’obbligo. Non andiamo così lontano, però, quelli erano tempi di vacche grasse dove il carrozzone poteva permettersi davvero di tutto, anche un aliquota di personale adibito all’appartato burocratico decisamente al di sopra delle reali necessità: sappiamo bene che ruolo ricoprissero le forze armate nei momenti in cui era necessario, per il benessere collettivo, diminuire le percentuali di disoccupazione del paese ma, come detto, erano altri tempi dove tutto, forse, costava molto molto molto meno.
Passano gli anni, nella metà degli anni ’90 la situazione non è così grigia. Certo c’è crisi, i fondi non sono lontanamente paragonabili al decennio precedente ma tra ricambio rapido del personale, tra il collaudato senso del dovere degli appartenenti alle varie forze di polizia che di tasca loro sopperiscono in parte a certe mancanze, il carrozzone prosegue senza grossi scossoni, anzi a metà degli anni ’90 arriva il più grosso scempio che lo stato potesse fare ai suoi danni: “La riforma delle Carriere”.
Non starò qui a parlarLe di quello che fu veramente, credo sia attorniato da ben validi collaboratori che potranno ottimamente illustrarLe cosa effettivamente fu fatto, Le volevo però rappresentare il risultato: dalla mattina alla sera alcuni elementi della “base” si ritrovarono ad essere degli “intermedi” con un aumento stipendiale ragguardevole pur non avendo cambiato alcun tipo di mansione: personale addetto ai magazzini dei materiali pagati alla pari dei responsabili e responsabili pagati di più pur non aumentando veramente il loro grado di responsabilità. Personale che approdava al ruolo superiore e che l’indomani del corso di qualificazione riprendeva di diritto la medesima poltrona per cui era necessaria la figura professionale del ruolo inferiore, tutto grazie “solamente” ad una legge dello Stato.
Negli anni la situazione peggiorò ulteriormente perché nessuno riuscì davvero a riequilibrare la situazione ritrovandoci dei “Settimo Livello Stipendiale” a fare semplicemente le fotocopie senza alcuna responsabilità vera: operai quindi pagati come personale da adibire al coordinamento. Arriviamo poi ad oggi, la crisi è nera, la PA vuole porre un freno a questa emorragia finanziaria ingiustificabile, giustamente, gli indici di produttività del personale del privato sono nettamente inferiori nel pubblico a parità di personale: come mai???
Semplice perché abbiamo troppo personale negli uffici, pagato sin troppo profumatamente, il quale ha avuto accesso al grado superiore solo ed esclusivamente per lo stipendio e non per svolgere effettivamente lavoro con responsabilità superiore; assunzioni che non ci sono più da quasi un decennio che non consento un ricambio sulla strada, ragazzini giovani che vengono utilizzati come impiegati e i sindacati che levano gli scudi in maniera prepotente appena si parla di ristrutturare il personale in maniera equa: i giovani in strada, i “vecchi” a passare le carte.
Ci sono decine di colleghi che non riescono ad andare a fare burocrazia dopo decenni di turni in volante e ragazzini che non hanno visto un giorno di servizio per strada e che hanno la pistola ad ammuffire nelle cellette di sicurezza all’interno delle nostre caserme.
In conclusione, signor Ministro, ha ragione ma non sono troppi i poliziotti negli uffici, troppi sono i poliziotti iper-stipendiati per fare un lavoro che dovrebbero fare i poliziotti della base – gli agenti – e non gli ispettori; bisogna revisionare le Questure, bisogna rivalutare chi dentro e chi fuori con criteri diversi e non diminuire gli organici, la burocrazia, la logistica, l’amministrazione, gli archivi sono una cosa seria a cui i “civili” non porrebbero vero rimedio. Dobbiamo rivedere gli indici di produttività in relazione ai costi???
Bene, mi trova d’accordo ma ci sono tantissime strade da percorrere, il “più poliziotti per le strade” ormai è rimasto solo propaganda, uno slogan fine a se stesso, sono anni che lo si sente ma nessuno davvero è mai intervenuto veramente per porre rimedio a quella paralisi nell’organizzazione della nostra struttura che ha radici lontane: troppi sono gli interessi in gioco per fare un lavoro serio e i sindacati, ovviamente, farebbero ostruzionismo pesante, dato che la maggioranza dei loro iscritti sono proprio negli uffici alle volte pieni di personale verosimilmente mal impiegato.
Mi rendo conto che affrontare la situazione in questi termini potrebbe risultare estremamente impopolare ma personalmente risolvere le questioni in maniera qualunquistica, come sembra questa classe politica voglia fare, non appare, a mio avviso, la strada migliore: prima dei tagli esiste la razzionalizzazione delle risorse che in questi ultimi anni ha avuto come unico sinonimo tagli, tagli, chiusure e tagli: questo è inconcepibile e troppo semplice questo sistema per una classe politico/dirigenziale di qualità come sulla carta dovrebbe essere quella del nostro paese.

AugurandoLe Buon Lavoro le invio i miei migliori auguri per le prossime festività natalizie Cordiali Saluti

Michele Rinelli – Poliziotto – 5/12/2008