Lettera Aperta al Prefetto Manganelli


Lettera Aperta al Prefetto Manganelli

 

Sicurezza/ Organici polizia, Manganelli: sono tempi di vacche magre
In futuro difficile che organici polizia e carabinieri invariati
Roma, 27 nov. (Apcom)
– Saranno tempi di “vacche magre” dopo l’epoca “delle vacche grasse” degli ultimi 40 anni. Il Capo della Polizia, prefetto Antonio Manganelli, ha dipinto così lo scenario per i prossimi anni. Sarà molto difficile, ha detto Manganelli, intervenuto a un convegno organizzato dal Siulp, pensare di poter colmare nei prossimi anni tutte le carenze di organico delle forze di polizia, dati i vincoli di bilancio imposti anche dalla crisi finanziaria. “Nel 2017 – ha osservato Manganelli – avremo circa 5 mila poliziotti e 5 mila carabinieri che andranno in pensione. Dal 2012 al 2017 il ritmo degli operatori in procinto di andare in pensione è di circa 3 mila unità l’anno. Tutto ciò è dietro l’angolo”. Per questo, ha sottolineato Manganelli, è necessario razionalizzare l’impiego delle risorse a partire,ad esempio, dalla destinazione degli incarichi di ufficio (“che sono di supporto o strumentali alla attività di polizia”) agli impiegati civili. ” Cedesi archivio – ha detto con un esempio Manganelli – chiavi in mano e completamente. Sia chiaro, non solo la direzione dell’ufficio con il poliziotto che continua a cercare i fascicoli…”. Sul coordinamento tra le forze di Polizia Manganelli ha detto che miglioramenti sono possibili e poi ha aggiunto: “Non so quale sia l’ideale”. Miglioramenti, comunque utili e necessari potrebbero essere apprezzati – ha concluso Manganelli – nei prossimi anni dal Paese quando potrebbe essere ancora più difficile gestire con efficienza due eserciti (carabinieri e polizia) di 100 mila uomini ciascuno. 

Pregiatissimo Sig. Prefetto Manganelli
Approfitto di questa vetrina multimediale, in bilico tra “Sacro e Profano”, per rivolgerle un’umile risposta alla sua ultima dichiarazione qui sopra riportata, senza ambizioni di replica da parte Sua, sia chiaro, ne con eccessiva volontà polemica ma solo per esprimere un opinione il più pulita possibile e senza scadere troppo in qualunquismi e facili proclami.
E’ sotto gli occhi di tutti, Politici, Dirigenti, Cittadini, Colleghi che negli ultimi anni il sistema sicurezza versa quasi in uno stato di indigenza, mancano tantissime cose: uomini, mezzi, strutture, uniformi, professionalità, munizioni, vengono decurtati straordinari, si impongono riposi forzati pur di riuscire a far quadrare i difficilissimi conti del nostro Ministero di cui lei è parte importante e basilare.
La razionalizzazione impone delle scelte, scelte difficili, spesso dolorose, lei è “Stato” Poliziotto e nel suo animo sono certo lo è ancora e sa perfettamente quante volte sia necessario ricorrere di propria tasca alle carenze sempre esistite per mala gestione e che oggi, dati i tempi, sono ancora più evidenti.
Passare la palla ai “Civili” come li chiamiamo quasi impropriamente all’interno delle nostre caserme può essere una soluzione palliativa, un beneficio relativo nel medio periodo ma che nel lungo, specie a livello di gestione, potrebbe rivelarsi un boomerang senza ritorno che potrebbe minare l’efficienza delle nostre strutture, apparati investigativi e molto altro di più: in tempi di “scioperi selvaggi” come faremo a gestire certi importanti archivi che stanno alla base del proseguo urgente di alcune indagini ? Non certamente solo con gli arcivi elettronici.
Non sarà forse il caso, Signor Prefetto di porre la situazione in altri termini ? Non forse il caso di valutare quanto il nostro paese stia rischiando la paralisi sul piano della sicurezza per colpa dell’eccessiva duplicazione dei ruoli, degli archivi e delle strutture?? Perché non lavorare, magari in quei bellissimi uffici e corridoi del Viminale, per evitare ulteriori frammentazioni di competenze che aumenterebbero ancora di più gli sprechi del già costosissimo sistema?
Polizia e Carabinieri come da lei giustamente detto saranno sempre più difficili da gestire con queste carenze e lei Sig. Prefetto lo sa perfettamente per quale motivo: due strutture uguali e parallele hanno costi elevatissimi che non possiamo più permetterci e che ci ingessano a vecchi stereotipi culturali che, a mio avviso, non hanno più senso di esistere. L’ultima riforma, poi, che ha reso l’Arma Benemerita quarta forza armata, non ha certamente ridotto i costi della stessa, anzi, ha creato solo l’opportunità di aumentare il numero di Generali e Colonnelli che, per assurdo, riescono a gestire “se stessi” e le loro finanze, con stipendi faraonici, senza un reale ritorno di efficienza: non assumendo più nessuno e con una continua diminuzione degli organici questi alti ufficiali chi/cosa dirigono??? Nell’ultimo decennio ho visto accorpamenti di uffici, soppressioni di altri, pur di non far davvero scomparire mostri sacri della nostra Polizia: uno per tutti la Polizia Stradale; ma se accorpamento deve essere, se i costi sono davvero così insostenibili allora perché al posto di diventare tutti Poliziotti di Stato o Carabinieri della Repubblica all’interno di un’unica grande struttura cerchiamo ancora i duplicati “Partenariandoci” – neologismo da lei utilizzato qualche tempo addietro – con quelle Polizie Municipali che tanto aspirano ad essere la Sesta forza di Polizia ? (già che ne abbiamo poche!)
L’Italia, come altri paesi, è piena di controsensi, esportare modelli americani al nostro sistema è inopportuno e pericoloso per le nostre casse e per la nostra fragile cultura che troppo spesso mal tollera le istituzioni in divisa e che in questi tempi non ha certamente bisogno di svendere la sicurezza pubblica ai comuni i quali farebbero scempio di ciò che la SUA / NOSTRA Polizia ha imparato in oltre 150 di storia Italiana.
Le cronache recenti stanno evidenziando come le velleità di alcuni amministratori locali ci porterebbero irrimediabilmente indietro di 30 anni, e credo che nessuna persona veramente assennata vorrebbe questo – la vicenda di Parma a mio avviso è un esempio su cui riflettere attentamente – Scelte importanti, difficili, dolorose, rinunciare a istituzioni che fanno parte dell’essenza vera dell’Italia è come perdere un pezzo di se stessi, della propria cultura e delle proprie radici ma credo che certe tematiche vadano affrontate con parole chiare e soluzioni reali e non con mezze parole e soluzioni fittizie per quella naturale inclinazione tutta italiana di gestire tutto in emergenza senza mai davvero arrivare alla risoluzione definitiva delle questioni.

RingraziandoLa per la cortese attenzione porgo i miei più cordiali saluti e sinceri auguri in occasione delle prossime festività Natalizie

Michele Rinelli – Poliziotto – 28/11/2008