Lontani da quel mondo che “NON C’E’”!!


Lontani da quel mondo che “NON C’E’”!!

 

Nel nostro lavoro numerose sono le situazioni dove assistiamo quasi impotenti al declino della società, in particolare alla disfatta della vita umana in tutte le sue più crude sfaccettature: da chi si intossica con le sostanze più assurde, chi decide di togliersi volontariamente la vita, chi invece la perde pur volendola mantenere ma, suo malgrado, se l’è vista togliere in qualche maniera a causa di un incidente, una mano assassina, un malore forte ed improvviso non adeguatamente affrontato dalla nostra sempre e comunque discussa sanità pubblica.
Nelle pieghe del degrado quotidiano gli operatori su strada palpano ogni giorno il mutare dei tempi, il declino di certi valori e l’avanzata di altri che, per assurdo, pur essendo certamente di elevazione morale inferiore rispetto ai primi riescono in qualche modo a soppiantarli
– strana società la nostra !!- .
Le città moderne sempre più “individualiste” spesso ci chiamano a contrastare il cosiddetto degrado urbano: venditori ambulanti abusivi, tossico dipendenti intenti a drogarsi in qualche angolo di strada, ubriachi molesti e danneggiamenti vari sempre ad opera di persone che verosimilmente vivono ai margini. Spesse volte spetta l’ingrato compito di “sgomberare” da un portone, una cantina, una scalinata persone che , specie se sono solo sulla pubblica via, non fanno nulla di più che cercare rifugio dalle intemperie e alle temperature sempre più in picchiata a causa della stagione fredda.
Il cittadino vuole pulizia, il cittadino non vuole vedere certi disadattati, certo se invadono una proprietà privata è chiaro che devono gioco forza abbandonarla ma appare assurdo che diversi cittadini li vogliano proprio eliminare dalla loro vista nonostante questi, memori delle loro esperienze pluriennali di clochard, cerchino il più possibile riparo lontano da passaggi e luoghi troppo frequentati.
Noi poliziotti il più delle volte interrompiamo un sonno ristoratore, un frugale pasto, un viaggio in posti lontani grazie a chissà quali sostane psicotrope, cerchiamo di far comprendere loro il disagio della popolazione circostante nel vederli in quella situazione così disperata ma dopo averli allontanati rimane sempre l’amarezza di non poter comunque fare nulla di più per loro aspettando la volta successiva e il prossimo portone da liberare dalla loro presenza. Qualcuno di noi riesce anche ad instaurare un rapporto di reciproco rispetto, magari tramite una sigaretta, un cappuccino o qualche paio di scarpe seminuove vittime del consumismo e della moda imperante che, ai piedi di quella persona in evidente difficoltà, potranno egregiamente continuare a fare il loro umile lavoro.
Poi ascolti il telegiornale e senti le notizie e non puoi non rimanere colpito dalla storia di Andrea, un clochard di Rimini che timidamente e con estremo rispetto del decoro urbano occupava una panchina cercando riparo dall’umidità che in questi giorni attanaglia la pianura padana: Andrea lotta tra la vita e la morte in un ospedale di Rimini poiché è stato arso vivo da un gruppo di persone che, forse, hanno portato all’eccesso quel sentimento di intolleranza verso i senza tetto che molto spesso permea tra le parole di chi pretende un intervento del 113 per ripristinare una situazione di degrado che, probabilmente, non verrà mai veramente risolta con l’allontanamento da quei luoghi di persone disperate come Andrea.
Andrea dagli organi di stampa viene dipinto come una persona pacata, mai offensiva, talmente tanto conscia del suo stato di emarginato che pur di non dar noia a un supermercato vicino a quella panchina eletta quale sua abituale dimora chiedeva sempre con estrema cortesia a chi passava se poteva comprargli qualcosa da mangiare all’interno del market proprio per non suscitare nella clientela quel senso di ribrezzo tipico delle persone che preferiscono vivere non solo nelle loro case ma completamente lontane dal vero mondo che gira intorno a loro. Purtroppo le istituzioni non riusciranno mai a fare abbastanza per tutti quelli come Andrea, tanti sono i disperati come lui e in un momento di crisi economica come questo non escludo che possano aumentare purtroppo. Per tutto questo e per altre situazioni che potrebbero venire a crearsi sulla scia di questa violenza mi auguro solo che i colleghi della Questura di Rimini, che indagano su questa terribile vicenda, possano dare un volto agli autori di questo criminale gesto e che i cittadini cerchino, anche collaborando alle indagini – come già stanno facendo fortunatamente -, di avvicinarsi idealmente un po’ di più a queste situazioni perché non è possibile che si possa arrivare a voler eliminare il “brutto” in maniera così vile e disumana, il degrado và sconfitto con altre armi non certamente attraverso la negazione della vita stessa e delle problematiche ad essa connesse, non è con lo sterminio che si porterà più decoro e ricchezza ai nostri agglomerati urbani.

Michele Rinelli – Poliziotto