Loris Giazzon e Maurizio Cesarotto. Poliziotti


Loris Giazzon e Maurizio Cesarotto. Poliziotti

di Francesca Astegno, studentessa

Il 20 aprile 1993, a Olmo di Creazzo (VI), Loris Giazzon, poliziotto, rimane ucciso dai colpi sparati dalle armi di alcuni rapinatori. Maurizio Cesarotto, l’altro poliziotto che era con lui, rimane ferito gravemente e oggi vive costretto su una sedia a rotelle. Francesca Astegno all’epoca era una bambina e fu testimone quasi diretta di quel tragico episodio. Ecco come lo ricorda. Una testimonianza di un valore inestimabile.

Era un martedì come tutti gli altri, la mattina a scuola e il pomeriggio a ripetizione d’italiano. Erano le 15.30 circa quando finalmente arrivai a casa per giocare. Ero contenta di aver finito con i libri. Così cominciai ad aspettare impaziente l’arrivo degli amici. Nel frattempo, mentre gironzolavo per casa per passare il tempo, improvvisamente, ho sentito scoppiare dei petardi. Mi erano sembrati scoppi più forti e più “secchi” del solito, ma non ci ho fatto caso più di tanto, di scoppi se ne sentivano tanti. Per un istante mi pareva di aver sentito anche una sirena. Ma ho pensato di essermi confusa visto che era stato un suono brevissimo. Poi altri petardi.

Improvvisamente la porta del nostro appartamento si è aperta ed è entrato mio zio tutto agitato con il fiatone dicendo: “C’è stata una rapina, hanno sparato all’impazzata, è morto un poliziotto”. Poi è uscito di corsa e io sono rimasta lì impietrita. Ricordo di aver subito pensato “No, non possono aver ucciso un poliziotto, i poliziotti sono brave persone. Nessuno può voler uccidere uno di loro”.

Sono scesa in strada per guardare da lontano, vedevo tanta gente che si muoveva di corsa, altri seduti per terra, altri che osservavano. Mi si è avvicinato un altro zio che mi ha chiesto se volevo andare con lui a vedere. Gli ho risposto di no. Avevo capito cosa era successo, avevano ucciso un poliziotto. Anzi, forse due. C’era tanta confusione, ma stavo vivendo uno di quei momenti in cui i rumori non li senti più, tutto va a rallentatore, uno di quei momenti in cui cerchi il “perché” e non trovi la risposta. Fino a quel momento ero una bambina di dieci anni che sognava di diventare poliziotto, come quelli dei film, eroi immortali e imbattibili. Ma in un attimo tutto è cambiato, il sogno si è scontrato con la realtà, avevo scoperto che un poliziotto può morire.

Mi sono fatta coraggio, mi sono avvicinata da sola e ho spiato tra le persone per cercare di vedere qualcosa. L’unica cosa che ho visto è stato un’auto azzurra, una di quelle auto azzurre che quando mi passavano vicino attiravano la mia più totale attenzione. Non ricordo in che momento preciso io l’abbia visto ma è stato un attimo, un millesimo di secondo, un millesimo di secondo che ha cambiato la mia vita, quel corpo coperto da un telo bianco macchiato di sangue. Da quel momento ricordo ben poco, ricordo di essere tornata a casa di corsa, di essere andata sulla terrazza e di aver cominciato a piangere. Da lassù non guardavo più l’andirivieni di gente che c’era per strada, guardavo il cielo perché sapevo che ora Loris era lì. Piangevo perché i cattivi avevano vinto, piangevo perché era morto uno dei miei supereroi preferiti anche se ormai avevo capito che i poliziotti non sono supereroi, sono uomini comuni capaci di gesti straordinari. Il resto della giornata l’ho passato con i miei amici, giocando, ma con una sofferenza interiore pazzesca. La sera sono andata a letto tranquilla senza fare capricci.

Il giorno dopo a scuola in classe abbiamo parlato di quello che era accaduto il giorno prima. Ricordo benissimo la domanda dell’insegnante, la domanda delle domande: “Vuoi ancora fare la poliziotta?”, e la mia risposta è stata “Sì !”. E’ stata una sensazione forte, stupenda,  perché per la prima volta era un “si” vero, senza utopie, senza maschere, un sì più consapevole.

Di tempo ne è passato, sono cresciuta e maturata, la mia visione del poliziotto è sicuramente più realistica. Ormai so che il poliziotto non è un uomo perfetto ma semplicemente una persona che ha scelto una professione e cerca di svolgerla nel migliore dei modi. Ho scoperto che anche un poliziotto può prendere una cattiva strada e questo fa male perché sono estremamente convinta che fare il poliziotto è una cosa importante. Si vive perennemente sotto lo sguardo della gente che si aspetta da te la cosa giusta al momento giusto. Può capitare a volte che la vita delle persone è nelle tue mani. Non è una professione facile ma credo che se fosse facile tanti uomini e donne questo lavoro non lo farebbero. Forse è anche per questo che fare il poliziotto è il sogno della mia vita.

Non so cosa succederà nel mio futuro, so solo che non voglio sprecare la mia vita perché tanti uomini e donne, come Loris, l’hanno donata perché questo mondo fosse migliore e io voglio onorarli come il mio cuore mi consiglia, servendo la giustizia e la libertà, speriamo con la divisa blu addosso. La stessa divisa dell’agente scelto della Polizia di Stato Giazzon Loris caduto nell’adempimento del proprio dovere il 20 aprile 1993.