Poliziotti in Gabbia, un preoccupante segnale


Poliziotti in Gabbia, un preoccupante segnale

 

Non si può titolare in altra maniera questo che vuole essere dapprima uno sfogo, ma anche e soprattutto uno spunto di riflessione. La cronaca giudiziaria degli ultimi giorni traccia un quadro a dir poco preoccupante di quello che sta capitando nella nostra “Famiglia”. Tre “colleghi” della Polfer arrestati a Napoli per avere sottratto denaro ad un passeggero sostituendolo con soldi falsi, un altro indagato a Reggio per omissione in atti d’ufficio, corruzione e falso, un altro ancora sottoposto a fermo a Sassari per tentata estorsione…. Cosa succede tra le “giubbe blu”?
E’ inevitabile porsi una domanda del genere quando ormai è chiaro per tutti che non si tratta più di isolate “mele marce” che necessariamente albergano in ogni grande famiglia. Perchè se è vero che fa più rumore un albero che cade rispetto ad una foresta che cresce, beh, qui di alberi che stanno cadendo cominciano ad essercene un po’ troppi. E il loro rumore diventa così assordante da vanificare gli sforzi con cui quotidianamente ciascuno di noi Poliziotti ONESTI cerca di riconquistare la fiducia del cittadino.
E’ troppo facile ricordare “poliziotti” corrotti, ladri, falsi ed estorsori; è altrettanto difficile farlo per i Poliziotti che aiutano, rischiano, difendono e tutelano anche a rischio della loro vita. Fateci caso: quando accompagnamo in ufficio un fermato siamo ridotti a compilare più verbali di censimento e riconsegna degli effetti personali che non i veri e propri atti di p.g. del caso.
Se poi il fermato dispone di denaro, apriti cielo! Bisogna farglielo contare a lui, imbustarlo, sigillarlo…. e all’atto della riconsegna capita a tutti di pensare: “Ecco, adesso chi gli impedisce di andare a raccontare in giro che glie ne abbiamo restituito meno?” anche se la cosa ovviamente non è vera…
Tutto farebbe pensare ad uno svilimento del nostro lavoro che ci sta facendo perdere progressivamente identità, rispetto e decoro. Ma mentre per la perdita di identità non possiamo farci niente perchè non dipende da noi, il rispetto e il decoro ce lo dobbiamo conservare con le unghie e con i denti. E questa manica di farabutti che approfitta di un’Uniforme per delinquere va sbattuta fuori dai piedi subito, una volta acclarata la loro responsabilità. Con buona pace di tutta quell’insulsa pletora di sindacalisti che insistono con il voler tutelare “senza se e senza ma” anche questi esseri perchè tanto una tessera è sempre una tessera…
Tanto, se sei delinquente lo continuerai ad essere sempre, anche senza un’Uniforme addosso: allora tanto vale che ce ne sbarazziamo subito. Un’efficace applicazione di un più rigoroso regolamento di disciplina sortirebbe due effetti: eliminare i farabutti che ancora albergano tra noi e assurgere da deterrente per quelli che sono tentati da un guadagno facile… “licenziarne uno per educarne cento”…. E questa deleteria forma mentis che vede solidarietà incondizionata agli indagati trova indegni seguaci in tantissimi di noi, Poliziotti ONESTI, che però si fanno impietosire dal “collega” in gabbia, licenziato, sospeso, indagato….
A questo punto resta una sola via percorribile per riguadagnare agli occhi del Cittadino perbene la nostra immagine: NESSUNA PIETA’! Una volta dimostrata la colpevolezza del soggetto, esso deve essere RADIATO dal Corpo con la più ampia pubblicità mediatica possibile, una pubblicità che faccia ancora più rumore di quello fatto dal delinquente con le sue malefatte. Perchè non è solo una questione di immagine: è anche e soprattutto una questione di sincerità verso chi crede in noi nonostante tutto. In questo modo gli si dice:”Vedi, Cittadino, qual’è la vera Polizia?” Nella mia sede di servizio sono stato spesso tacciato di estremismo disciplinare: quando si è trattato di aderire all’oscena processione di “madri addolorate” che andarono a trovare un “collega” ingabbiato per gravi reati, fummo in pochi a non aderire: perchè la solidarietà te la guadagni quando fai onestamente il tuo lavoro e ti capita di sbagliare, non certo quando vieni pescato con le mani nella marmellata come un ladro che viene di notte per derubarmi.
Ed è forse questo che non riesco a far capire a tanti: il “collega” che delinque fa male a tutti, non solo ai diretti interessati. Perchè deruba tutti noi della nostra credibilità, del nostro rispetto, della nostra autorità, della fiducia che ci viene depredata e che per riacquistarla necessiterà di sforzi sovrumani mai interamente ripagati. Il “collega” che sbaglia è giusto che paghi: la solidarietà se la può meritare solo in caso di evidente “abbaglio” giudiziario, sempre possibile ma ahimè altamente improbabile.
Facciamola sentire questa foresta che cresce, Ragazzi!! Urliamola ogni giorno con il nostro lavoro onesto. E se a qualcuno di noi venisse la tentazione di svicolare dalla strada maestra, troppe volte lunga, assolata, in salita e difficile da percorrere… che si ricordi almeno di tutti quei Ragazzi e Ragazze che con quella stessa Giubba Blu ci sono morti. Perchè quella strada maestra lunga, assolata, in salita e difficile da percorrere non ammette scorciatoie. Di nessun tipo.

Gianmarco Calore – Poliziotto – 18/12/2008