Quando l’abito non fa il monaco


Quando l’abito non fa il monaco

Ci siamo. Abbiamo raggiunto il fondo del barile, punto da cui per definizione non si dovrebbe più scendere. Ormai da anni noi Poliziotti stiamo assistendo ad una progressiva mistificazione del nostro lavoro. Piccole cose, per carità. Ma sono proprio le piccole cose, sommate tra loro, a fare i cambiamenti più radicali, più definitivi. E spesso, più dannosi. Perchè i piccoli cambiamenti sono subdoli: essi vengono fatti passare attraverso poche righe di una legge, spesso magari attraverso la mutazione di una singola parola che si perde nella distrazione dettata dalla frenesia della vita quotidiana. Salvo poi evidenziare i suoi effetti quando ormai è troppo tardi. Abbiamo cominciato nel 1981, con una riforma della Polizia di Stato che le fece perdere il suo “status” militare per farle acquisire un nuovo “smalto” democratico. Una riforma ritenuta all’epoca giustamente necessaria per adeguare la Polizia alle nuove realtà sociali, svincolandola da un regolamento di servizio ormai anacronistico e portandola ad adeguarsi agli standard europei delle altre polizie. Smilitarizzazione e sindacalizzazione che hanno portato immensi benefici sotto il profilo economico e qualitativo della vita poliziesca, ma che nel corso del tempo hanno gettato una confusione interpretativa sul nostro lavoro. Sono bastate anche in questo caso poche parole: “corpo civile a ordinamento speciale”. Dopo 12 anni di servizio in Polizia e 4 corsi di specializzazione, devo ancora capire cosa significhino davvero quelle parole. O forse l’ho capito, ma troppo tardi: significa che non siamo più né carne né pesce. E siamo arrivati nel terzo millennio con un’amministrazione paralizzata nei suoi gangli vitali da una confusione interpretativa delle varie norme del nostro ordinamento che rasenta in taluni casi perfino l’anarchia. Un esempio? La disciplina. Nessuno punisce più nessuno, salvo i casi più gravi. Abbiamo perso tutte le nostre caratteristiche di marzialità: non vedo più un saluto alla visiera, un corretto uso dell’Uniforme di servizio, quel minimo di timor reverentialis che si nutriva verso un superiore gerarchico… Oggi la parola di un Ispettore equivale a quella di un Agente…
E’ stata svilita la nostra Uniforme attraverso un’insulsa politica di razionamento delle vestizioni, uno dei pochi diritti reali di ogni Poliziotto. Risultato? Un “esercito di Franceschiello” in cui sta diventando impossibile trovare due colleghi vestiti uguali e in cui, solo per poter lavorare in sicurezza, ognuno di noi è costretto a ricorrere al “fai da te”, acquistando di tasca propria ciò che dovrebbe essere la nostra Amministrazione a passarci. Anche in questo caso, una piccolezza per molti insignificante, per i più addirittura ignorata: hanno nuovamente cambiato il nostro stemma araldico, eliminando da sotto il fregio le foglie di alloro. Una stupidaggine, vero? Eppure in araldica – in cui tutto ha un significato – le foglie di alloro rappresentano una bazzecola: L’ONORE. Ci hanno tolto anche questo…. L’evoluzione politica attuale parla sempre con più insistenza di federalismo. Non sto qui a scendere nel merito della faccenda, non è questo l’importante. Essenziale è invece notare come dietro questa parola si nasconda un ulteriore tentativo di sminuire le nostre peculiarità in tema di sicurezza, con l’arrembaggio delle varie polizie “locali” alle quali vengono demandati compiti sempre più ampi e responsabilità sempre più grandi. Salvo poi rendersi conto su strada che questi “signorotti locali” non hanno né la preparazione né tanto meno i mezzi per affrontare, gestire e risolvere interventi e situazioni particolarmente impegnativi. Anche qui, confusione dei ruoli, quando era molto più semplice lasciar fare polizia giudiziaria e ordine pubblico a chi realmente è stato preparato per questo scopo. Anche qui, una violazione della nostra identità. Avete mai sentito apostrofare un Carabiniere “signor vigile”? Non credo. Si può dire la stessa cosa per un Poliziotto? Parimenti, non credo…. E’ stato eliminato il servizio militare di leva. Anche qui non mi addentro in giudizi su tale scelta. Risultato concreto? Perdita degli Agenti Ausiliari, vera linfa di un Corpo che in loro assenza sta invecchiando paurosamente. Ci hanno tolto ragazzini ventenni da plasmare e fare crescere secondo quella che era la vera Polizia, facendo assorbire loro un “imprinting” unico che avrebbe continuato a generare ottimi poliziotti e hanno contemporaneamente bloccato le assunzioni tramite concorsi pubblici esterni. Ma il gigante ha partorito il topolino: per entrare in Polizia oggi bisogna avere fatto almeno tre anni come militare in V.F.B.. Un dettaglio? Non credo. In aperto anacronismo con il dettato della Legge di riforma n° 121/81, stiamo assistendo ad una militarizzazione strisciante proprio di quel Corpo che con così tanto accanimento si è voluto smilitarizzare 27 anni fa con il risultato di arruolare neo-poliziotti già avanti con gli anni e con un “imprinting” totalmente diverso – se non addirittura in controtendenza – da quello necessario per il nostro lavoro. Ulteriore confusione al proposito è stato il riconoscimento dell’anzianità di servizio fatto nelle Forze Armate, con il risultato che oggi ci troviamo con Assistenti che hanno solo 8 anni di servizio e che si trovano a fare da capo pattuglia con Agenti Scelti che però di anni di servizio ne hanno 12 e stanno attendendo l’ormai consueto cronico ritardo dell’adeguamento di qualifica… Provaci tu, Poliziotto, a transitare anche con 15 anni di servizio nelle Forze Armate: riparti da soldato semplice! Anche qui, mistificazione dei ruoli all’interno di una più generale mistificazione delle competenze.
Da ultimo, l’impiego dell’esercito con compiti di Polizia Giudiziaria per aumentare la percezione di sicurezza dei cittadini. Pura schizofrenia politica da parte di un governo che aveva insistentemente – ma almeno coerentemente – voluto la figura del Poliziotto di Quartiere appena sei anni prima. Schizofrenia politica accompagnata da una preoccupante cecità storica, dal momento che l’impiego dell’esercito con simili funzioni anche in tempi passati non ha sortito alcun effetto apprezzabile, ma ha contribuito ad inasprire in taluni casi i rapporti con la cittadinanza medesima. E questa è solo l’ultima delle mistificazioni cui la Polizia di Stato viene sottoposta, con il placet silenzioso dei nostri sindacati. Almeno i Carabinieri, quando c’è stata aria di smilitarizzazione, hanno avuto il buon senso di costituirsi quarta Forza Armata dello Stato, mettendosi definitivamente al riparo da becere speculazioni politiche che con la sicurezza non hanno nulla a che vedere. Noi cosa ci costituiamo?
Allora anche io, come Poliziotto, voglio andare a guidare un carro armato nell’esercito, pilotare un aereo in aeronautica o condurre un cacciatorpediniere in marina vedendomi riconoscere i miei 12 anni di servizio ed entrando quindi direttamente come sergente! Perchè se mistificazione dei ruoli ci deve essere, questa deve avvenire a doppio senso e a tutti i livelli, non solo nei confronti di un Corpo glorioso, nobile e pieno di onore come quello della Polizia di Stato.
Abbiamo raggiunto il fondo del barile. Teoricamente da qui si dovrebbe risalire, magari con un orgoglioso “colpo di reni”. Ma ho l’impressione che invece si comincerà a scavare sul fondo perchè al peggio non c’è mai limite.>

Vogliono azzoppare la Polizia, appiattendone i ruoli e le competenze? No, non lo permetteremo!

Poliziotti, svegliamoci!! Altrimenti domani ci troveremo a fare le multe alle auto in sosta. Si intende, accompagnati da un ausiliario del traffico….

Gianmarco Calore, Poliziotto (orgoglioso di esserlo)