La “Prima Linea”…dell’Emarginazione


La “Prima Linea”…dell’Emarginazione

– Stefano Cucchi –

Non è di solo scandalo che questa nostra nazione deve poter vivere, certamente la nostra società non è immune dalle influenze e dalle dinamiche che le culture occidentali, attualmente a noi affini, attuano e vivono quotidianamente.
Molti di noi credo che siano decisamente stufi: scandalizzarsi per nulla imparare è davvero inutile e frustrante per chi vorrebbe trarre da certe vicende quel umano insegnamento per cui determinati fatti non abbiano più a ripetersi.
Ma se errare è umano perseverare nell’errore è diabolico.
In questi anni di ricerche insieme ai colleghi del sito “cadutipolizia.it” ci siamo spesso imbattuti nelle cronache e nei fatti torbidi dell’Italia post bellica e con enorme delusione ci siamo accorti che, fondamentalmente, in Italia l’humus culturale e politico è avanzato davvero molto, molto poco.
Di cultura e di strumenti è forse seriamente il momento di parlare e dotarsi perché se le pagine si riempiono di scandali umani di bassissima levatura dove fiumi di inchiostro servono solo a farci scandalizzare ma nulla insegnare troppo poco si parla della vita vera, dei problemi reali, delle persone ai margini, di tutti coloro che, in questa particolare professione, vengono a contatto quotidianamente con noi e con il nostro essere, ancor prima di Poliziotti, Uomini.
Perché la fame, la miseria, la povertà – non solo materiale ma anche spirituale – sono problemi che ogni giorno le nostre volanti palpano, il più delle volte, con estrema umanità e professionalità.
Umanità e professionalità che spesso non bastano, che non risolvono un problema, che di rado forniscono vere e chiare risposte al bisognoso cittadino che, se andiamo avanti così, a brevissimo comincerà a cercare la giustizia “Fai da Te” tanto pericolosa per le nostre piccole e grandi comunità.
Di solitudine, in questo lavoro, ne mastichiamo tanta, la mastichiamo dal primo giorno “sulla prima linea”, appena usciti dalla caserma: soli con le nostre paure, con i nostri pochi mezzi, con la professionalità acquisita sul capo, senza protocolli e procedure perché tanto, se qualcosa và storto, deve essere solo e sempre colpa tua.
Vi è però un’altra solitudine, quella delle persone che vorresti aiutare, quelle che al 113 ti urlano disperate mentre il marito, davanti al loro figlio in fasce, le sta massacrando di botte; o quando le vedi, su intervento di “Furto Consumato”, disperate perché depredate di tutto quello che avevano guadagnato con un lavoro umile, difficile, con negli occhi la disperazione di come potranno pagare l’affitto ma soprattutto di come sfamare la propria prole.
Storie vere, storie di difficoltà quotidiana, quelle che non leggi sul giornale perché non hai arrestato nessuno….e anche l’avessi fatto, probabilmente, sarebbe stato comunque inutile.
Solitudine, povertà, emarginazione, aspetti che la gente vuole tenere lontano dalle proprie case, dai propri portoni, perché uscire di casa la mattina e vedere il “Barbone” accampato vicino al proprio uscio e sta freddolosamente dormendo è brutto, è un offesa, che va immediatamente lavata…con l’arrivo del 113 che darà la sveglia a quel esempio di fallimento e di emarginazione che la società è stata in grado, per le mille dinamiche che vi sono alla base, prodotto.
Quando parliamo di mezzi, strumenti, di protezione sociale, sembra ancora di parlare di utopie, di elementi impossibili da reperire specie oggi – fosse solo da oggi (??) – che tutto è colpa della crisi ..ma anche prima quando ci dicevano che si stava “bene” non era tanto meglio.
Da questa mancanza di mezzi, colpevolmente provocata da un Italica cultura poco incline veramente a crescere, spesso accadono le tragedie; tragedie che si intrecciano non solo con le piaghe sociali di questa società come gli stupefacenti e gli alcolici ma anche e soprattutto con la mancanza di mezzi, di cultura e di umana comprensione.
Droga, alcol, due facce di una stessa medaglia, tante volte due elementi di aggregazione sociale, che se non adeguatamente controllati, rischiano di far naufragare tutto quello che di buono sembrava averci regalato la contemporaneità di questi tempi, epoca questa che fino all’altro ieri, e in parte ancora riesce, ci consente quasi di “potere tutto”.
La Droga e gli alcolici, veri e propri detonatori del malessere sociale, se non esistessero molti meno sarebbero i nostri interventi quotidiani.
Un bollettino di guerra appare grazie a “loro” la rassegna stampa nazionale, capaci di generare devastanti forze tali da rendere molto spesso gravissime situazioni che sarebbero certamente difficili…ma nemmeno troppo, alle volte.
Piaghe inarrestabili sembrano quindi essere queste “Compagne di Vita”, spesso associate, in un mix troppe volte devastante e micidiale.
Di queste vittime, forse, si parla troppo poco nell’ordinario, troppa indifferenza assale le masse e la società che preferisce di sicuro le bellissime curve di Belen Rodriguez a bordo di una fiammante auto sportiva che ti fa credere che tutto puoi avere…. basta volerlo!
Una cronaca attenta e strumentalmente controllata come la nostra non si può permettere di parlare delle emarginazioni senza uno scandalo, un corollario di notizie associate che diano spunto per gettare discredito verso chi, con enormi difficoltà, è chiamato a fare da cuscinetto tra la società civile e quella civiltà “Civilmente Emarginata”.
Come non pensare quindi al povero Stefano Cucchi, 40 Kg di uomo, vittima della droga, della solitudine, della “Civile emarginazione” che quotidianamente tutti, compreso chi scrive, mette in atto, girandosi spesso dall’altra parte, nascondendosi dietro a un ipocrita ” Non è un problema mio”.
La droga è solitudine, è sofferenza, è disagio, è emarginazione, è morte, la droga “Ti distrugge la vita” e non è solo uno spot “Pubblicità Progresso” ma una realtà che ogni giorno, sulla strada, le nostre Volanti palpano con mano.
Stefano non doveva morire, non doveva morire ne di botte ne di superficialità medica, Stefano non doveva essere abbandonato da questa società che troppo poco davvero fa per ridurre il numero degli emarginati, persone che tante volte è vero che non vogliono essere aiutate ma tante altre non trovano il modo “facile” per uscirne davvero.
E di strumenti quindi che necessita questo sistema, strumenti sociali ma soprattutto strumenti culturali ma anche di presidi e di strumenti tecnico pratici.
Non si può giustificare una violenza nei confronti di un individuo ai margini della società perché sedicente affetto da HIV; non si può avere paura della sua saliva perché non ci vengono fornite idonee mascherine….e non solo.
Queste problematiche ci pongono davanti alla consapevolezza che troppo poco viene insegnato e fornito a chi svolge questo difficile mestiere per evitare non solo i contagi ma anche la gestione della paura, del timore e dell’aggressività….che tutti gli uomini, anche gli appartenenti alle Forze dell’Ordine, hanno.
Perché è facile criticare la paura degli uomini ma ancor più facile è lasciare quegli stessi uomini soli, quei uomini che per passione convinzione o anche solo per necessità hanno messo la loro vita, la loro salute, la loro serenità personale e familiare a disposizione dei cittadini e della Repubblica Italiana.
Si rifletta quindi sul perché di certe ingiustificabili reazioni e vi si ponga al più presto il giusto rimedio.

Michele Rinelli – Poliziotto 29/11/2009