Quei Sogni che fanno la “Differenza”


Quei Sogni che fanno la “Differenza”

La vita è fatta di sogni, speranze, utopie alla ricerca di continui stimoli per migliorare se stessi, il proprio stile di vita, per uno stato di cose che comunque non sarà mai perfetto, né mai completamente soddisfacente: la perfezione, fortunatamente, la lasciamo a Dio.
Ed è di sogni che, alle volte, si parla, disquisendo sul lavoro del Poliziotto, di cosa effettivamente è il suo ruolo all’interno della società, di quel mondo che troppe volte viene visto romanticamente rappresentato nei romanzi o nelle fiction che poco purtroppo attengono veramente al nostro quotidiano mestiere.
Rimasi colpito qualche tempo addietro da una frase di un mio vecchio amico, un pò insoddisfatto del suo ruolo di operario all’interno di una piccola azienda del nord Italia che, commentando il mio e il suo lavoro mi disse una frase che suonava più o meno così : ”Tu ogni giorno vai a lavorare con la consapevolezza che in talune circostanze potrai fare la differenza, io ogni giorno vado al lavoro sapendo che non vi saranno differenze da quello precedente”.
Una frase che, in un certo senso, mi lasciò colpito anche perché dopo diversi anni di lavoro non ho mai avuto la percezione di aver mai fatto davvero la differenza in qualcosa, sarà che viviamo il nostro lavoro nell’ordinarietà e tutto quello che ci passa davanti rappresenta “Lavoro” quindi “La Norma” è vero anche però che molti sono gli episodi in cui il provvidenziale intervento di una divisa è diventato davvero l’unica e concreta speranza di salvezza.
Lo sanno bene tutte le persone che nel tempo e negli anni sono state salvate in extremis dall’arrivo delle “Divise”: stupri, violenze, annegamenti e disastri di cui le nostre cronache sono piene e che rimarranno indelebilmente nella memoria e nella riconoscenza delle persone salvate.
Ma se da un lato la straordinarietà di questo lavoro è fonte di stimolo, prestigio, voglia di fare e migliorare dall’altro non è semplice dare un favorevole giudizio a chi si affaccia oggi al mondo del lavoro in relazione alle soddisfazioni ordinarie che questo mestiere può dare nell’immediato.
Di recente un caro amico, che è anni che prova a entrare a far parte di questa “Grande” famiglia, decisamente in crisi, non è riuscito, nemmeno questa volta, a coronare un suo sogno.
Abbiamo più e più volte parlato di questo lavoro, delle sue peculiarità, carenze, incongruenze, aberrazioni, più volte ci siamo soffermati sull’incapacità di, al contrario dell’altro amico, di fare la differenza, di sentirsi davvero parte di un sistema capace, di dare vere e concrete risposte alle necessità del cittadino.
Carenze, queste, che svuotano il nostro ruolo, mortificano il nostro operare dato che la differenza, nell’ordinarietà, non è quella della vita salvata, dell’atto eroico ma dello scippatore arrestato e reso inerte per molto tempo, dallo stupratore che, una volta preso, dovrà subire anni e anni di dura carcerazione e giusta riabilitazione, del pedofilo che, prima di tornare a vita normale, dovrà scontare severi anni di gelida cella e relativa terapia psicologica o della moglie picchiata davanti ai propri figli liberata davvero e per sempre dalle angherie di certi “uomini”.
Sappiamo bene tutti che il sistema non consente tutto questo e che spesso le condanne sono inferiori agli anni di indagine impiegati per scoprire i colpevoli.
Quando una giovane leva si accosta a questo mondo e chiede com’è, come ci si sente, come si fa è difficile non far trasparire l’amarezza, il senso di impotenza, la delusione che talune circostanze provocano; è impossibile non far trasparire la delusione nell’aver toccato più volte con mano che, come ci avevano insegnato da bambini, basta impegnarsi, è certamente vero in molti altri ambiti ma non in questo mestiere.
E’ singolare però quanto, taluni aspiranti, pur essendo consapevoli di questo stato di cose insistano nel dire che, nonostante tutto, vogliono entrarci, ne vogliano fare parte, la vogliono vivere questa sgangherata situazione perché, in fondo, ancora si può fare “la differenza”.
Non importa a loro quanto possa essere schifoso, quanto possa essere lenta, quanto questa struttura sia ancorata a sistemi del tutto superati e per certi versi privi di attualità, a loro non importa se il mondo “Lì fuori” gira alla velocità della luce e noi a quelli delle lumache: i sogni vanno realizzati e chi se ne importa dei soldi – che sono pochi in tutti i sensi – e della realtà, per quanto dura, secondo loro, varrà comunque la pena di essere vissuta.
Ed è grazie a loro, a tutti coloro che credono nei loro sogni, nelle loro speranze, nel loro “Senso del Dovere” che questa Polizia, e non solo, va avanti.
Senza di loro, senza la loro voglia di viverla questa esperienza, arrivando persino a negare la cruda realtà, non potremmo, con i mezzi messi a disposizione, fare quello che facciamo e arrivare dove arriviamo..
Dobbiamo quindi un grazie a tutti coloro, aspiranti o in servizio, che con i loro sogni riescono ancora ogni giorno a fare comunque la differenza e anche se non ci riescono del tutto, pazienza, la vita è fatta di sogni, sogni per i quali è necessario spendere quanto più energie possibili per realizzarli.

Michele Rinelli – Poliziotto 20/10/2009