Sotto il sole d’Agosto…”24 Ore”


Sotto il sole d’Agosto…”24 Ore”

Sotto il sole d’agosto c’è un sole che ogni anno oscura sempre i sogni vacanzieri dell’estate di taluni “Poliziotti”, in particolare “Questori e Prefetti”, questo Sole che ogni giorno dell’anno illumina le menti di milioni di interessati esperti di economia si cimenta ogni agosto, abbagliato forse dalle temperature torride delle caldi estate, nello sviscerare numeri che forse di economia non hanno nulla a che vedere: questo sole è l’importantissimo quotidiano finanziario chiamato “Il Sole 24 Ore”.
Una testata questa che nel mese vacanziero per eccellenza, forse proprio perché in agosto l’economia Italiana ha pochi argomenti di cui trattare, si prodiga in una conta, un profilo, un opinione “numerica”, che non può essere trattata come il trend di un titolo di borsa o un indice finanziario, la statistica è una scienza esatta fino a quando i numeri trattati vengono considerati nella totalità delle loro variabili e non nella semplice conta aritmetica di dati che, a quel punto, diventano espressione di una semplice addizione.
Il “Sole 24 Ore” che personalmente non leggo perché di economia non mi interesso ne per lavoro ne per passione ne tanto meno per diletto dovrebbe forse fare altrettanto al riguardo di certe statistiche perché nulla come la Sicurezza Pubblica in Italia ha delle variabili così variegate e disomogenee tra di loro tanto che, la pura conta così come sembra essere fatta dall’importante testata giornalistica, assume i contorni di puro esercizio ferragostano di qualche bravissimo giornalista che, purtroppo di questi tempi, non sa di cosa parlare.
Di questa conta numerica che ogni anno il “Sole” ci propina nessuno ci spiega gli indici che vengono considerati, quali rapporti ad esempio vengono fatti tra popolazione residente di un determinato luogo e quella effettivamente dimorante sul territorio stesso, nessuna specifica sulla propensione culturale di un determinato contesto sociale partendo sempre dall’assunto che tutti, lungo tutto lo stivale, percepiscono la commissione di un reato come atteggiamento così deprecabile e amorale da dover essere necessariamente denunciato e, di conseguenza, sanzionato.
Per questo quindi vorrei chiedere alla bravissima redazione della testata giornalistica economica nazionale quali criteri e quali variabili statistiche vengono utilizzate per stilare una classifica che ha tutta l’aria di essere una di quelle bufale da spiaggia utile solo per parlare di qualcosa sotto l’ombrellone, un po come il “Sei” al superenalotto o dell’ultima scappatella del bellone di Hollywood.
Le peggiori città quindi, in ordine, pare siano Bologna e Rimini, due località dell’Emilia con un enorme vocazione, storicamente riconosciuta e più volte rappresentata: la prima universitaria la seconda turistica.
Rimini, stazione balneare già nota e frequentatissima sin dagli anni ’20, ha una capacità turistico ricettiva tale da muovere, nei soli quattro mesi estivi, movimenti di denaro e di persone degni di una grandissima metropoli concentrando, ovviamente in pochissimo tempo, tutto quello che una normale grande città riesce a produrre in termini di ordine pubblico e commissione di reati in tutto l’arco dell’anno.
Se però questi reati vengono rapportati alla popolazione residente in maniera stanziale nella provincia di Rimini è chiaro che la stessa diventi la più malfamata d’Italia rendendo di fatto la statistica riportata dall’importante quotidiano puro esercizio matematico.
Senza contare il fatto che Rimini accentra su di se la movida vacanziera, viene anche definita il “Divertimentificio d’Italia”, che tra eccessi e sballi la rende più incline a far svolgere in maniera più incisiva il lavoro alle forze dell’ordine; anche il solo essere colti alla guida sotto l’influenza dell’alcol costituisce illecito penale da inserire all’interno di quella conta che, come sappiamo bene, sulla riviera romagnola, l’attenzione verso certi illeciti diventano imperativi e imprescindibili.
Stessa cosa dicesi per Bologna, città da me ben conosciuta, realtà che certamente soffre di enormi problematiche ma che di fatto non ha certamente più problemi di Milano o Torino che, per antonomasia, sono metropoli ad altissima densità criminale ma che non hanno come Bologna una vocazione universitaria tale da renderla, utilizzando la pura conta matematica del “Sole”, città dai connotati paragonabili a qualche malfamato sobborgo Newyorkese.
Anche Bologna come Rimini accentra su di se gli aspetti tipici della movida giovanile, per nove mesi all’anno, e che ancora attira moltissimi giovani i quali scelgono Bologna come sede universitaria proprio per le caratteristiche di libertà e possibilità che l’immaginario collettivo, e non solo purtroppo, hanno conferito alla città stessa.
Questi giovani poi arrivano e scelgono quali abituale dimora case in affitto senza peraltro essere effettivamente residenti nella città.
Un modello sociale e culturale, quello bolognese, dagli altissimi costi di gestione in termini di sicurezza e ordine pubblico che mai potranno essere risolti senza un duro intervento repressivo; intervento impossibile da attuare per chiare ed evidenti ragioni storico politiche e culturali….per questo quindi destinata a rimanere fanalino di coda in termini di sicurezza percepita.
E nella querelle dei numeri si è cimentato, in questi giorni, anche il Viminale che di recente ha candidamente affermato che i reati sono in calo, che questo successo è dovuto alle possibilità dei Super-Sindaci di poter emanare ordinanze tali da diminuire il degrado e il senso di insicurezza dei cittadini.
Il Sig. Ministro Maroni avrà le sue buone ragioni per affermare questo, non intendo contraddire le sue parole, ma non credo che il non poter circolare con gli zoccoli nel centro di “Belvederemarino” o non potersi baciare sulle panchine di “Roccamarmellata”, o non sostare con l’autovettura lungo le vie della prostituzione, giusto per dare alcuni “Stupidi” esempi, possa aver contribuito alla sicurezza dei cittadini.
Si dovrebbe forse parlare di una sfiducia della popolazione nel nostro operato, un evidente rassegnazione che pervade tutti gli strati sociali che, di fatto, non avvertono nemmeno più le autorità di Polizia della commissione di un reato, alle volte di reati anche cruenti ed importanti.
Se i reati calano, di conseguenza, la Polizia chiude, chiudono distaccamenti, commissariati, reparti in ogni dove e questi dati, purtroppo, non aiutano la nostra istituzione a rimanere sul territorio, ad avere dei presidi, numeri che così come vengono Ministerialmente enunciati favoriscono il fai da te, le ronde e gli “estemporanei” militari…che tanto bastano e tanto ci tolgono in termini di dignità, rispetto e prestigio nello svolgere il nostro lavoro.
Senza una riforma seria della giustizia e senza più posti nelle carceri non si potrà mai avere reale e sostanziale calo dei reati, questa è la realtà purtroppo.
..…e a pensare al nuovo Pacchetto Sicurezza che poco aggiunge e migliora all’attuale situazione mi viene in mente che forse ci troviamo di fronte a un ”Pacco, ControPacco e Contropaccotto”….chiudiamo presidi, deleghiamo ai sindaci, puntiamo sulle Polizie Locali… cambiamo tutto per non cambiare mai davvero nulla!!
W L’Italia!!

Michele Rinelli – Poliziotto 09/08/2009