La Rabbia e l’Orgoglio…


La Rabbia e l’Orgoglio…

….sentimenti e oltraggi…anche alle vittime del dovere

Salvatore Farinaro

Credo non sia giusto porsi troppe domande quando si tratta di lavoro, in particolar modo se il tuo lavoro è “FARE IL POLIZIOTTO”, vi sono logiche alla base di questo mestiere che non sempre sono comprensibili, non sempre hanno una spiegazione, non sempre possiamo dire con certezza” si doveva fare così”.
Vi è un’ opinabilità assoluta nell’affrontare certe questioni, chi crede che il nostro mestiere sia una sorta di tanti bei protocolli messi in fila uno dietro l’altro vede probabilmente troppi films americani.
A parte le eccellenze della nostra Polizia, tra cui la Scientifica, tutti gli altri soffrono di vistosissime carenze di cui nessuno avrà mai il coraggio, specie nelle ALTE SFERE, di parlarne a viso aperto.
Tante volte è allo sbaraglio che si opera, tante volte si agisce, per amore, per senso di responsabilità, per esperienza pregressa perché quando quella radio gracchia o giunge una chiamata urgente te ne freghi se le tue tecniche operative sono state rinfrescate la settimana prima o quando ti sei arruolato; vai perché devi, vai perché è il tuo ruolo, vai perché anche se non ci credi più non ti manca certo il senso di responsabilità.
Perché con rabbia ed orgoglio tante volte si scende in campo, l’orgoglio di chi quotidianamente cerca di fare andare le cose un po’ meglio, la rabbia, invece, di chi sa che nove volte su dieci non potrà fornire vere e adeguate risposte al cittadino.
Chi di noi, quando torna a casa, ragionando a mente fredda su ciò che è stato il suo ultimo servizio, non ha seriamente valutato che, in fondo, non ne vale la pena ?
Recentemente mi è capitato molte volte non solo per la poca professionalità che mi consentono di acquisire e, di conseguenza, di poter esprimere ma anche perché troppe volte ti rendi conto che la tua vita, al servizio del cittadino, non vale nulla più che un necrologio e qualche pagina in cronaca.
Succede anche che leggendo la cronaca ti inorgoglisci degli atti eroici dei tuoi colleghi, anche di chi ha messo la vita nella mani della morte per onorare il proprio ruolo e difendere il bene comune.
Con rabbia ed orgoglio penso quindi a Salvatore Farinaro.
Chi è Salvatore ?
Salvatore aveva solo 28 anni il 24 febbraio 2010, quel giorno libero dal servizio ricevette una telefonata al cellulare dalla propria fidanzata, barista in un bar di Rho (Mi), la quale era in difficoltà perché oggetto di pesanti apprezzamenti da parte di alcuni avventori.
Salvatore, cittadino, poliziotto, fidanzato si precipita da lei per verificare cosa stesse accadendo.
Salvatore, qualificatosi, viene ucciso da uno dei clienti del locale con un fendente.
Chi era Salvatore ?
Non lo so, non lo conoscevo, però era un poliziotto, un collega che come tutti i colleghi non dismettono mai davvero l’uniforme nemmeno nei luoghi e nei posti più ameni del territorio dello stato e questo non lo dico io, lo dice la legge.
Salvatore muore da poliziotto difendendo la sua ragazza, una cittadina di questo paese che come tale andava difesa e tutelata.
Salvatore è quindi caduto per lo stato, caduto nei ranghi della Polizia di Stato….invece no!
Salvatore non è stato riconosciuto vittima del dovere, Salvatore non può essere ufficialmente annoverato tra coloro che hanno donato la loro vita per la salvaguardia del bene comune primario: la sicurezza.
Non so perché Salvatore non sia tra quei nomi, non sono riuscito a trovare nulla al riguardo, ma con rabbia, tanta rabbia mi chiedo quanto davvero vale la nostra vita da Poliziotti.
Non basta più l’orgoglio, non basta più l’amore, la passione, la voglia di fare comunque bene, non basta più perché….probabilmente sono finiti i soldi anche per avere dei caduti e riconoscere di conseguenza ai familiari il giusto sussidio e il giusto conforto anche economico.
Non so sinceramente il “SUPERIORE” Ministero, e i suoi livelli inferiori, cosa si siano “inventati” per non annoverare con orgoglio il collega Salvatore tra le vittime del dovere ma tale politica svuota ancora di più il senso e la voglia di fare al meglio questo mestiere.
Con rabbia ed orgoglio ripenso a quel pregiudicato, Michele D’Ambrosio, che si è macchiato della morte del collega Stefano Biondi; con orgoglio perché soddisfatto di avergli stretto le manette ai polsi dopo una rapina da “semilibero”, con rabbia perché la pistola che portava al seguito poteva essere l’ennesimo strumento di morte da scagliare contro l’ennesima giacca blu.
La Rabbia e L’Orgoglio, parafrasando il titolo di un libro della grandissima Oriana Fallaci, sono questi i sentimenti di chi nonostante tutto un contributo ancora lo vuole dare a questa ingrata società.
Si vergognino coloro che con la carta bollata hanno oltraggiato l’onore di Salvatore Farinaro e di tutti quei colleghi che come lui non avrebbero esitato a intervenire in difesa di qualsiasi cittadino italiano aldilà dell’orario di servizio e del legame sentimentale.
La Rabbia e L’orgoglio….

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Michele Rinelli – Poliziotto 29/11/2010