La “Sindrome di Peter”


La “Sindrome di Peter”

-…perchè sarebbe naturale avere “L’uomo giusto al posto giusto” –

In un libro edito qualche anno fa dal titolo “Vincere” scritto dall’ ex CEO della “General Eletrics Company”, una delle maggiori factory industries americane, Jack Welch, spiegava modelli di management agli studenti americani radunati nell’aula magna di una delle più prestigiose università statunitensi: Harward.
Già amministratore delegato di diverse aziende americane e “Chief Executive Officer”, Welch attraverso alcuni punti, mostra nel libro come deve essere un perfetto manager o capo per poter meglio gestire una qualsiasi attività. L’argomento non è nuovo, già prima di lui Napoleone Bonaparte aveva scritto “il Manuale del Capo” e prima ancora Giulio Cesare nel “de bello Gallico” illustrava alcune tattiche di gestione del personale.
Cosa c’entra questo con la Polizia di stato direte voi? Certo ad una prima analisi non “ch’azzecca” nulla – per usare un termine caro alla satira politica – ma la gestione del personale è una prerogativa non secondaria nell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza che differentemente da quanto elaborato da Welch sembra invece essere tratta dal “principio di Peter o promozione casuale”.
Tale principio fu enunciato nel 1969 dallo psicologo Laurence Peter e si racchiude in una frase: “L’incompetenza nelle alte sfere è spesso inevitabile”. Questa enunciazione è quanto mai attuale, pur se formulata nel 1969 e durante uno degli anni più tristi che la nostra storia ricordi. La teoria, sviluppando alcune osservazioni sul campo, permise di accertare che man mano che un dipendente sale nelle gerarchie di un organismo, perde la sua capacità lavorativa quasi a regredire invece di migliorare.
Salendo di livello, quindi, il lavoro diventa più difficile le capacità personali sono limitate perche dipendono più che altro dalla loro intelligenza, energia e conoscenza. Questi elementi sono importanti e se non sono ben sviluppati, portano ogni lavoratore “promosso casualmente”, a svolgere mansioni superiori e raggiungere il “il proprio grado di incompetenza”. E lì resta!
Tutto questo in un organismo come la Polizia di Stato è quanto di più devastante ci possa essere. Soprattutto in virtù di certe “promozioni” elargite come scambi politico-elettorali o riformismi assurdi che non solo hanno permesso gratuitamente a quanti non avevano competenze specifiche di avanzare, ma di farli restare fermi nello stesso posto, di fatto bloccando ogni possibile sviluppo dell’attività lavorativa verso un miglioramento.
Ora chi conosce i meccanismi interni alla Polizia di Stato sa perfettamente che non tutti sono stati “promossi casualmente” , “riformandoli” , ma una buona parte è purtroppo “vittima” di questo scempio… questo è il danno più grave! Danno che non solo ha prodotto invidie e rancori al nostro interno – male minore se l’intelligenza di ognuno di noi ci assistesse un po’ di più – ma veri e propri danni verso quei cittadini che, non coinvolti da riforme a loro del tutto estranee, si sono ritrovati a interloquire con soggetti che il giorno prima della “promozione casuale” svolgevano mansioni diverse troppo spesso diametralmente opposte. Un attività di public relations,ad esempio, non può essere svolta da chi stava sul campo di battaglia e viceversa. Non applicare questa formula ha scaturito quindi un’immagine complessiva della Polizia falsata se non completamente distorta in chi, suo malgrado – come dice Laurence Peter – si è ritrovato promosso casualmente.
La teoria non è stata sviluppata solo su chiacchiere, sia ben chiaro, ma ha un fondo matematico scientifico, se volete approfondire l’argomento basta recuperare dal sito www.newscientist.com l’articolo a firma Mark Buchanan.
Per tornare al nostro CEO della General Eletric e la sua gestione del personale, egli espone un giochino molto semplice che secondo me oltre ad aver fatto tutti da bambini, potrebbe essere una soluzione anche per alcune problematiche della Polizia di Stato. Welch suggerisce alla sua platea di futuri manager di ricordarsi quando da bambini si giocava a calcio per le strade – di per se già un fatto strano per un americano quindi da seguire attentamente visto che non sapevano cosa fosse il calcio fino a dieci anni fa – cioè quando tutti noi al momento di fare le squadre ci sceglievamo il miglior portiere, il miglior difensore con la conta del pari e dispari. Bene in ogni Ufficio di Polizia secondo la mia modesta opinione, ogni capo – sempre che sia stato scelto con il medesimo criterio – o responsabile di sezione che dir si voglia, deve scegliersi i migliori facilitando così chi ha spiccate attitudini per determinate mansioni. Ogni Poliziotto ha capacità,energie,conoscenze diverse e quindi per poter anche stimolarlo nel lavoro deve poter sviluppare al meglio queste sue caratteristiche che sono poi il vero senso della parola “Risorsa Umana”.
Se invece si continua a fare del clientelismo, del favoritismo, dell’appartenenza a questo o quel “colore” allora non ci muoveremo mai dal posto in cui siamo e come nelle peggiori scelte strategico militari, saremo sempre più vulnerabili ed attaccabili da ogni fronte arrivi l’attacco, facendo poi scrivere che la storia non ci ha insegnato nulla, o peggio ancora, favorendo chi ancora scrive su muri di ogni città quella ignobile frase. “Sbirri di…”. Dobbiamo avere il coraggio di cambiare e farli cambiare, uniti e con nuova linfa possiamo farli arrivare a scrivere sui muri POLIZIA (..e basta!).

Salvatore Rugiada – Poliziotto 20/04/2010