Liberi…ma senza imbarazzo


Liberi…ma senza imbarazzo

La libertà di espressione e la forza del “Regolamento”

Liberta di espressione e democrazia sono concetti con cui quotidianamente ci confrontiamo e, spesso e volentieri, specie le nuove generazioni, compresa quella di chi scrive, non sempre riescono ad apprezzarne i tratti, il valore, la conquista che, in Italia, risale a non tantissimi anni fa.
Avere un “Blog”, un profilo “Facebook”, partecipare alle discussioni sui forum tematici dedicati ai più svariati argomenti non è solo una conquista della “WEB 2.0” e della diffusione di internet ma è soprattutto un bene che paesi come la Cina, ad esempio, faticano enormemente a mantenere, gestire e a tollerare sempre vigili nell’applicare censure che, nei paesi del blocco occidentale, sarebbero, appunto, veri e propri attacchi alle libertà democratiche.
Nell’era del “WEB 2.0” come si pongono le istituzioni democratiche italiane verso chi, titolare di una divisa, decide come me di passare il suo tempo a descrivere, spesso anche aspramente, le storture di un “Sistema Sicurezza” che ogni giorno sempre di più necessiterebbe di veri e profondi cambiamenti ?
In questi termini devo dire che sino ad oggi, e non sono due giorni che mi presento qui al vostro interesse, mai nessuno si è “lamentato”, qualche grattacapo in verità ci fu ma a quei tempi Poliziotti.it era una realtà di cui io nemmeno ero a conoscenza; un piccolo esposto che si risolse con qualche relazione di servizio ben argomentata ma nulla di più.
Da quei grattacapi è passato quasi un decennio, all’epoca non esisteva la diffusione di internet come esiste oggi e forse, proprio oggi, questi luoghi virtuali, qualche fastidio in più lo possono dare.
“Facebook”, il re dei social network, pare sia seriamente monitorato (e ci mancherebbe pure che non lo fosse) tanto che qualche voce ben informata sostiene che l’esibizione delle divise nei vari profili non sia proprio cosa gradita alle altissime gerarchie, specie quelle militari….ma come si può rinunciare a fare colpo sulla platea femminile senza un mezzo di seduzione così potente come l’uniforme ?
Gli imbarazzi, si sa, non li vuole nessuno e tutta questa libera esibizione di uniformi, berretti, mostrine per qualcuno è un pericolo specie per chi de “Usi Obbedir Tacendo e Tacendo Morir” ne ha fatto uno stile non solo professionale ma soprattutto di vita.
Anche per chi, come noi, gode di libertà sindacali, pare che la strada sia irta di “Disciplinari Pericoli” tanto che ho notizia che in una questura del centro Italia siano stati avviati procedimenti sanzionatori nei confronti di alcuni colleghi per aver cercato, tramite “Facebook”, di migliorare la situazione di alcuni colleghi a quattro zampe che un nucleo cinofilo della Polizia di Stato non riusciva a ben gestire a causa di quelle che sono ormai da anni le carenze croniche di risorse del nostro “Sistema Sicurezza”.
In fondo l’arte dell’arrangiarsi è un arte che sembra essere di italica origine; noi italiani pare che rispetto ad altri popoli europei siamo quelli che riusciamo a sopportare più di tutti le storture alla base del nostro sistema politico e quindi capaci anche di trovare le soluzioni più geniali per riuscire a superare l’immobilismo di chi è stato delegato, attraverso il voto politico, per essere certamente più rapido e dinamico.
Come biasimare quindi quei colleghi cinofili che tramite un potentissimo mezzo come un social network hanno cercato di dare, a modo loro, una dignità maggiore ai loro compagni di avventure, di fatto colleghi, a quattro zampe ?
Cosa pensare del funzionario, dirigente, questore che ha avviato quel procedimento disciplinare ?
Chissà quale scandalo o nocumento all’istituzione hanno creato tanto da dover avviare un procedimento disciplinare nei loro confronti ?(ammesso che la notizia sia vera)
Cosa pensare delle libertà democratiche conquistate con le armi e con il sangue dei nostri padri alla luce anche dell’ormai evidente incapacità delle sigle sindacali di imporre serie spinte di rinnovamento per evitare situazioni dove ciascuno di noi debba mettere mano al portafogli e alla propria inventiva per preservare il quotidiano lavoro che si svolge a favore della collettività tutta ?
Qualcuno potrà dire che per creare “imbarazzi” basta il lavoro dei sindacalisti pagati e tutelati dalle leggi e dai regolamenti per fare proprio quello che magari, in veste personale, potrebbe fare una persona come me attraverso queste pagine; un appunto legittimo che si scontra però con le mille tematiche che spesso i sindacati non sono in grado di risolvere perché, comunque, anch’essi troppo spesso inascoltati.
E per quale motivo chi come me, che non si ritrova in nessuna sigla dell’attuale sistema sindacale, non può con prudenza e garbo, comunque dire quello che pensa e come stanno le cose ?
Sorrido a pensare agli imbarazzi, al nocumento, come se le cronache locali e nazionali non fossero periodicamente piene di articoli denuncia tanto che , oramai, la gente nemmeno ci fa più caso e che, anzi, forse apprezzano che chi gestisce certi uffici si adoperi in prima persona, senza passare dai lunghissimi e sempre in ritardo canali ufficiali, per risolvere importanti situazioni come possono essere quelle relative alla dignità e al buon mantenimento degli animali (tanto per fare un esempio e quanti ne potremmo fare).
A questo punto se dovesse aprirsi una stagione censoria nei confronti delle divise dovremmo riconoscere che questa società al posto di avanzare regredisce perché criticare, denunciare disservizi e rendere partecipe la pubblica opinione di ciò che accade non è semplicemente “Arrecare nocumento”, ammesso che nocumento sia, ma semplicemente informare tutte le parti coinvolte, quindi anche i cittadini che pagano le tasse, che c’è gente che ha ancora voglia di far bene la propria missione quotidiana e che non vuole che il sistema per incapacità, inefficienza o semplicemente eccessiva burocratizzazione, gli impedisca di farlo.
Perchè criticare, chiedere, urlare, specie oggi, non è solo un modo per creare imbarazzo in chi ha la responsabilità istituzionale di risolvere certi problemi ma è soprattutto un modo, specie se originato da “disorganizzate” iniziative non ufficiali, per fare il proprio lavoro meglio, uno stimolo, un modo per riavvicinarsi al proprio mestiere, alla propria professione e per chi ci crede fermamente, nella propria missione….un mestiere questo che tra le nostre fila soffre di enormi disaffezioni.
Spero che questo mondo voglia andare avanti, senza troppe censure e con tanta, tantissima serietà ad ogni livello.

Michele Rinelli – Poliziotto 30/06/2010