Quel “Suicida”…dello “Spirito di Corpo”


Quel “Suicida”…dello “Spirito di Corpo”

Sarà forse una guerra subdola e viscida quella che negli ultimi anni si sta consumando all’interno delle nostre caserme, un germe malato che pare non avere cura ne possibilità di contenimento, la piaga dei suicidi sta investendo le forze dell’ordine, in particolare la Polizia di Stato, in maniera importante.
Non è purtroppo un caso se dall’inizio dell’anno, e non è nemmeno finito Gennaio, siamo già a quota due.
14 Gennaio 2010 – Siena, Stradale di Montepulciano, L’ispettore Luciano Contemori 49 anni si toglie la vita con un colpo di pistola alla tempia, lo troveranno esanime gli stessi colleghi allarmati dalla sua mancata presentazione in servizio; il giorno prima aveva subito una perquisizione per fatti di giustizia inerenti al proprio servizio.
26 Gennaio 2010 – Commissariato di Orvieto (TR), l’Assistene Capo Sergio Bernardini viene rinvenuto cadavere dai suoi stessi colleghi, stessa modalità stesso scenario consumato dall’Ispettore Contemori per Sergio, però, nemmeno una parola, una pseudomotivazione un non nulla per poter anche solo poter capire, immaginare; sereno, composto, sempre al lavoro, nulla che potesse far presagire a qualcuno una così grave “malattia dell’anima”.
I dati relativi ai suicidi non sono affatto confortanti, nel 2008 nella sola Polizia di Stato i numeri ufficiali parlano di ben 8 colleghi che volontariamente hanno deciso di farla finita e se il 2010 ne vede già due solo nel primo mese non c’è da gioire.
Le organizzazioni sindacali, in maniera forse un po demagogica, hanno cercato di attirare l’attenzione sul fenomeno senza peraltro sortire alcun effetto su chi in qualche modo dovrebbe tutelare l’integrità mentale di chi veste un uniforme e svolge un servizio, anche armato, al servizio della collettività.
Le ragioni che stanno alla base dei suicidi sono varie e variegate, quasi tutte non sono spiegabili con naturale logica e molto spesso le cause non sono da ricercarsi solo nell’ambito lavorativo ma soprattutto in quel mix esplosivo che vede protagonisti non solo la vita in uniforme ma anche e soprattutto quella al di fuori della caserma.
Lamentarsi che il datore di lavoro fa poco o nulla può essere giusto ma anche fuorviante perché nessuno studio ci può davvero dire quali siano state la cause psicologiche che hanno portato una persona a dire definitivamente basta….non tutti hanno un diario dove esprimere il proprio disagio da cui poter trarre importanti motivazioni.
Sarebbe giusto pretendere però un adeguato supporto dal datore di lavoro che oltre a farci fare spesso, sul campo, un lavoro emotivamente e fisicamente usurante, quasi nulla fa per aiutarci a lasciare fuori dalla porta di casa anche quelle ansie che una professione come la nostra può necessariamente caricarti.
Pochi sono ancora gli psicologi ufficialmente assunti per iniziare un serio lavoro di supporto al personale, poche sono le Questure che hanno lo psicologo presente all’Ufficio Sanitario purtroppo.
Su un turno di 4 giorni assistere a più rilievi di un incidenti stradali cruenti e mortali non è una cosa banale, il carico da scrollarsi alla fine del servizio è importante se consideriamo che a casa possiamo avere una famiglia con problemi economici, un mutuo da pagare, un figlio non troppo in salute, una moglie insoddisfatta e stufa della vita e degli orari che questo mestiere comporta.
Stress su stress che la Polizia di Stato dovrebbe cercare di prevenire, dovrebbe in qualche modo riuscire a organizzare in brevi tempi vere e propri consultori di ascolto all’interno delle Questure per tutelare la salute mentale di chi non si può permettere derive interiori di un certo tipo….la gente dice che siamo Poliziotti, noi non “possiamo”, noi “dobbiamo”….beati loro che ci credono “RoboCop”.
Chi davvero decide di farla finita avrà sempre una ragione, magari estremamente personale, magari più volte espressa ma mai adeguatamente ascoltata….così ignorata che l’avvicinarsi a un ponte o al grilletto della pistola di ordinanza può apparire l’unica e vera via di salvezza.
Non siamo certamente qui, però, per parlare di soluzioni, siamo qui, forse, per cercare di capirci qualcosa in più perché i cittadini devono pretendere che chi li tutela dalla delinquenza, chi li soccorre in circostanze tragiche, chi spessissimo assiste a drammi umani di una certa importanza non debba farsene sempre carico e in autonomia cerchi di scaricarlo perché, il cosiddetto “Burn Out”, è dietro l’angolo sempre pronto a farci apparire freddi, distaccati, cinici perché stanchi e sovraccarichi di troppa umana difficoltà che non sappiamo più dove mettere….che solo un bravo “Psicologo di Servizio” e per il nostro servizio specializzato potrebbe aiutarci a catalizzare….e questo vale per tutti coloro che svolgono professioni legate all’emergenza non solo per i Poliziotti.
Di tutto questo discorso non si può non trattare, a mio avviso, l’elemento più importante: la Solitudine.
Essere o sentirsi soli credo sia il principale detonatore dei suicidi, nelle nostre caserme troppe volte credo ci si senta soli, abbandonati a se stessi, pur evidenziando e gridando aiuto in troppo pochi, spesso, recepiscono quel grido e provano in qualche modo ad aiutare il collega.
Conosco storie diverse in questi termini, di colleghi aiutati e fortemente allontanati da certe tentazioni, fortunatamente, ma troppo pochi sono quelli, evidentemente, che riescono a tenerli davvero lontani dal “precipizio” o dalla “balaustra di un ponte”.
Credo che molto dipenda da noi, dalla vicinanza che riusciamo ad avere verso il nostro vicino di scrivania, gregario della pattuglia, “sottoposto” del Corpo di Guardia, credo che prima di un buon psicologo debba necessariamente venire l’umana comprensione e vicinanza quella che, un giorno, si poteva sentire viva in quell’importante valore che, forse, ora non c’è più: lo “Spirito di Corpo”.
Siamo esseri umani con debolezze, problemi, difficoltà e limitazioni, tante volte; non siamo automi ne macchine senza un cuore o un vissuto umano e personale da portarsi appresso…e qualcuno, più di qualcuno, anche tra i cittadini, dovrebbe capirlo.

Michele Rinelli – Poliziotto 27/01/2010