Tra Polemiche e Violenza….è solo una Tessera


Tra Polemiche e Violenza….è solo una Tessera

…quella del TIFOSO!

Se ne parla da mesi e mesi e pare che ormai si sia alla resa dei conti, il campionato di calcio 2010-2011 vedrà la nascita operativa della “Tessera del Tifoso” che tra polemiche e violenza sta caratterizzando la cronaca di questa fine estate.
Qualche giorno fa ad Alzano Lombardo un nutrito gruppo di ultras è intervenuto alla festa della Lega Nord per contestare, durante l’intervento alla manifestazione del Ministro Maroni, l’adozione della discussa tessera.
Chi ne ha deciso l’attuazione e studiato i termini di utilizzazione la dipinge come la panacea di tutti i mali, gli Ultras, invece, non solo la demonizzano ma la dipingono lesiva delle libertà costituzionali.
Qualche tempo fa, un amico, mi fece vedere questa specie di badge, impreziosito, all’atto dell’acquisto, da un cofanetto degno di un gioiello.
Apro la confezione e vedo, ne più ne meno, una sorta di carta di credito con una foto e qualche dato anagrafico, la foto, tra le altre cose, nemmeno di ottima qualità – sarà stata colpa del soggetto non particolarmente fotogenico ? –
Mi informo da questo tesseratissimo e sfegatato tifoso sui reali vantaggi di questo “documento”: praticamente come fosse la tessera dell’”Esselunga”.
Quando leggo cronache come quelle che provengono da Alzano Lombardo dove addirittura si sono bruciate vetture appartenenti alle forze dell’ordine mi chiedo, per ignoranza(??), cosa porta gruppi di tifosi a devastare un luogo di riunione e festa in maniera così dura.
In verità, da quel che ho potuto leggere in giro, il problema è che la “Tessera del Tifoso”, a lungo andare, metterà discutibilmente fuori gioco gli “Ultras” e tutte le persone che nelle frange della tifoseria più estrema li sostengono.
Infatti secondo la legge Amato (41/2007) coloro che sono “DASPATI” o condannati per reati da Stadio non potranno in alcun modo ottenere la tessera del tifoso soggetta a nulla osta da parte della Questura.
Il DASPO, il provvedimento che vieta di partecipare a manifestazioni sportive, ha una pena da 1 a 5 anni a discrezione del Questore ma, in base alla legge 41/2007, chi ha scontato il DASPO comunque non potrà accedere a vita alle manifestazioni sportive, stessa cosa dicasi per coloro che sono stati condannati per reati da stadio.
Questo in sintesi ciò che probabilmente fa più paura alle frange estreme degli ultras ossia quella di non vedersi mai più riconosciuto il diritto di seguire la propria squadra del cuore.
Motivazione questa che probabilmente sfugge ai più perché è chiaro che tale restrizione servirebbe in maniera importante a evitare la violenza settimanale che si respira spesso nei nostri stadi.
La maggioranza degli Ultras, a leggere in giro, vedono solo l’ennesima repressione degna di uno stato totalitario, la negazione dei propri diritti, una schedatura di massa atta semplicemente a ghettizzare il tifoso svuotandolo, probabilmente, della propria libertà e della possibilità di non sentirsi un criminale.
Mi pare quindi di capire che vi sia non solo un difetto di comunicazione ma anche un gioco all’equivoco dove, probabilmente, si innesca quel principio dove è necessario individuare sempre un nemico…. perché senza contrapposizioni non esiste potere….perlomeno in Italia!
Sul piano del diritto, probabilmente, la legge 41/2007 necessità di una revisione o comunque un regolamento attuativo che dia più margine ai “daspati” perché non ritengo giusto negare totalmente per tutta la vita il diritto di manifestazione tranne che per gravi casi e/o reiterati.
Credo che su questa tessera del tifoso ci sia pochissima onestà intellettuale da parte di chi detiene un certo tipo di informazione facendosi anche forti del fatto che solitamente non ci si informa seriamente ma tante volte si protesta per “sentito dire”.
La fidelizzazione del tifoso, come la definiscono in molti, è un modo serio (vedremo) per evitare il dispendio di energie e risorse economiche all’esterno degli stadi, questa tessera se davvero, come all’estero, sarà in grado di evitare dei morti come quella del compianto Filippo Raciti a Palermo, non può che essere positiva per tutto il circo che si muove intorno al grande campionato di calcio italiano.
In ultimo, se mi posso rivolgere agli ultras, mi chiedo se non sia necessario, a questo punto, farci tutti un esame di coscienza al riguardo di quanto sia davvero necessaria la violenza per contrastare l’attuazione di questo provvedimento.
Io credo che tutti vogliano stadi sicuri dove i bambini possano uscire festanti a fine partita, non voglio credere che i facinorosi siano la maggioranza degli spettatori degli stadi: violenza genera violenza e gli ultras non sono tutti violenti!
E’ chiaro che in molti diranno che è colpa nostra, di Polizia e Carabinieri, se accade tutto questo, che siamo noi che dobbiamo dare il buon esempio e che noi per primi dovremmo annichilire i nostri colleghi violenti.
Sono d’accordo, non mi sottraggo all’autocritica, ma per lo Stato è impossibile eliminare i “Violenti con la divisa”, coloro che hanno sbagliato mestiere: sono lavoratori e hanno diritti sindacali come tutti i lavoratori ed è quindi difficile farli fuori in tempi brevi.
Ciò premesso è necessario prima agire sulle masse, disinnescare i violenti, quelli veri, e solo dopo, purtroppo, purgare i colleghi dal manganello facile perché più agevole sarà individuarli e spedirli, nella migliore delle ipotesi, a contare i calzini in qualche magazzino.
A chi quindi usa la violenza come mezzo di protesta il mio invito è quello di finirla, se si vogliono cambiare le cose è necessario disertare gli stadi, togliere reddito ai club, solo così si potrà avere una revisione vera e seria su quella che sono le modalità di rilascio della tessera del tifoso.
Senza soldi il circo si ferma e nessuno in Italia, nemmeno la politica, si può permettere di fermare quel carrozzone.
Quello che sta dimostrando la tifoseria più radicale è che dello sport, probabilmente, non interessa a nessuno di loro.

Michele Rinelli – Poliziotto 26/08/2010