Lo Spirito del Natale


Lo Spirito del Natale

Come ogni anno, da oggi, 8 dicembre, Festa dell’Immacolata, entriamo nel mese di feste che, tutte quante, l’Epifania si porterà via. Confidando nella provvidenziale, momentanea ed illusoria “ricchezza” della maggior liquidità della 13^, progettiamo spese, acquisti, regali, viaggi e perfino il saldo di tanti debiti accumulati durante l’anno. Con la stessa predisposizione d’animo di chi, annaspando tra i flutti, riesce a far emergere la testa per prendere una boccata d’ossigeno! Li sogniamo da mesi: nuova TV, nuovo cellulare, nuova lavastoviglie, ultimo gioiello tecnologico, già ce li sbattono in faccia ovunque, con sconti strepitosi e possibilità di pagamento rateale. Ora arrivano, puntualissime, anche le “offerte” natalizie, occasioni d’oro! La boccata d’ossigeno più grossa la prendono centri commerciali, negozi, botteghe e bancarelle, che aspettano con ansia questo periodo per guadagnare e, in molti casi, scongiurare o, almeno, allontanare il tracollo, sempre in agguato. C’è da pensare al cenone e al pranzo, tutti i parenti riuniti a… già, quest’anno si va dai miei o dai tuoi? L’albero, le strenne, i regali (in teoria) utili: una borsa, un golfino, dei guanti, un libro… Ma il primo pensiero corre agli irrinunciabili doni che, sotto l’albero, riempiranno di gioia gli occhi innocenti dei bambini, figli, nipoti o cuginetti che siano. Consolle, ipod, videogiochi, basta trenini, pattini, biciclette: oggi si gioca seduti! Molti devono pensare anche alle ferie: i nonni hanno il diritto di vedere i nipotini, due volte l’anno e abitano tanto lontano, nel paese che abbiamo lasciato anni fa, perché lì lavoro, pane e dignità proprio non ce n’erano. Insomma, è Natale, bisogna dimenticare problemi, pensieri, preoccupazioni e predisporre lo spirito al periodo più bello dell’anno, in cui possiamo (anzi, DOBBIAMO) mettere da parte angosce e tristezze e far finta di essere allegri, spensierati, sereni e, soprattutto, facoltosi, grazie a quei sospirati e lungamente attesi quattro soldi che finalmente arrivano in tasca. Natale è la festa di TUTTI: ci sentiamo tutti più buoni, più generosi, più protesi verso il prossimo. Non è solo un discorso di potere d’acquisto e di beni materiali, è proprio una mutazione d’animo, uno sconvolgimento nei sentimenti, che ci spinge ad immedesimarci negli altri, ad essere più ricettivi e disponibili, ad aiutare chi ha bisogno e non ha la nostra fortuna: salute, famiglia, lavoro, un tetto, un buon pranzo… Sì, forse è proprio questo lo Spirito del Natale, che ci porta a condividere la nostra gioia con gli altri, a regalarne un po’ a chi la parola “gioia” non l’ha mai conosciuta o se l’è dimenticata o, almeno, ad ascoltare, ad aprire il cuore. Però… il fatto stesso che esistano “altri”, un “prossimo tuo”, che da festeggiare abbia ben poco, già ci suggerisce che la festa non è di TUTTI! Di poveri, soli e malati ce ne stanno da quando l’Uomo è comparso sulla Terra, è fisiologico. Che festa può fare chi, da sempre o da poco, lotta tutti i giorni per sopravvivere, trovare da mangiare e da vestire, addirittura un tetto e un letto? O chi combatte una guerra impari con un tumore, chi rimugina quotidianamente sulla propria solitudine e sulle crudeli vicissitudini affrontate e mai superate, sapendo che è ormai fuori tempo massimo? Che prospettive e speranze nutre? Quali incubi gli impediscono di abbandonarsi alla gioia e all’ottimismo? Eppure queste persone, a Natale, sono incessantemente bombardate dalle immagini di famiglie felici e sorridenti, accanto ad alberi sommersi da doni, attorno a tavole imbandite, con l’immancabile e squisito pandoro o panettone (vabbè, residui di altre lavorazioni, uova e latte in polvere e additivi chimici da alta industrializzazione, ma questa è un’altra storia). Non basta essere sfigati, devono anche ricordartelo col martellamento mediatico che ti sbatte in faccia il confronto impietoso! Ma anche fra noi persone “normali”, invidiabili non-poveri, non-soli e non-malati, si trovano delle palpabili differenze: a Natale molti, moltissimi, faranno festa: impiegati, operai, professionisti, commercianti, politici, amministratori locali, attori, calciatori, banchieri e faccendieri… Tantissimi altri no: medici e personale degli ospedali; forze dell’ordine; tecnici di centrali elettriche, idriche, informatiche; ferrovieri, marittimi, personale di volo, tranvieri, taxisti, autisti e migliaia e migliaia di altri addetti ai servizi pubblici che, 365 giorni all’anno, 24 ore su 24, devono comunque funzionare. Loro, alla faccia della festa, devono lavorare anche a Natale, per permettere ad altri di far festa e di trascorrere una giornata normale: mica il mondo si ferma, a Natale. Anzi, quei pochi sfigati, comandati di turno o di reperibilità, devono fronteggiare, a ranghi ridotti e con minimo supporto logistico, carichi di lavoro enormi e inusuali: proprio nei periodi di festa, le normali esigenze si moltiplicano: mobilità, traffico, reati, liti, incidenti, malori ecc. registrano un’impennata, è risaputo. Quindi una giornata di festa di TUTTI non può esistere, è un’illusione, una presa per i fondelli. Natale (come ogni altra festa comandata) è festa di molti, ma certo non di TUTTI. Ma andiamo avanti. Anche fra chi “festeggia”, nel senso che non va al lavoro, ci sono migliaia di persone che di far festa non hanno proprio nessuna voglia o, più semplicemente, non possono. Ogni giorno, mi dicono, capita che qualcuno muoia, si ammali, si aggravi, abbia un incidente o una disavventura di qualche tipo. Ogni giorno migliaia di famiglie piangono la perdita di un congiunto, dopo una malattia o d’improvviso. O vengono devastate da notizie terribili: una diagnosi clinica, un incidente stradale, un suicidio, una tragedia familiare, un decreto ingiuntivo, un fallimento, un arresto, una condanna giudiziaria, qualsiasi altra disgrazia, fino a quelle meno drammatiche ed irreversibili, ma pur sempre scioccanti e capaci di far sparire qualsiasi atmosfera natalizia e ogni desiderio o, addirittura, la possibilità materiale di festeggiare. Che festa può fare chi, da tanto o da poco, sta assistendo un genitore o un figlio in fin di vita; chi è stato colpito da un lutto; chi ha capito che il suo matrimonio è naufragato; chi ha visto sfumare l’unica speranza che gli restava per risolvere un grave problema; chi ha ricevuto uno sfratto esecutivo o una cartella esattoriale da suicidio; chi vede davanti a sé incertezza, difficoltà, tracolli, malattia, miseria? Eh, no, amico! I guai ce li abbiamo tutti, è la vita. Oggi BISOGNA farsi forza, dimenticarli, nasconderli sotto il tappeto, mettersi una maschera e sorridere, se non altro per non rovinare la festa ai bambini, ipnotizzati da luci e “magia natalizia”, lobotomizzati da musichette idiote e spot che li preparano a diventare i consumatori compulsivi di domani. Come ogni anno, ci dicono che “dobbiamo recuperare lo Spirito del Natale”. Mi sa che non ne abbiamo affatto bisogno: lo spirito del Natale aleggia costantemente attorno a noi, ogni anno, da metà novembre a metà gennaio, scandito da spot, cartelloni, opuscoli, offerte, richieste di soldi, sms, versamenti, altri generosi atti di bontà e carità, sui quali qualcuno guadagnerà bene. Lo spirito del Natale è vivo e si aggira nel mondo, ci plasma, ci appartiene, ce lo portiamo dentro. Spirito si dice anche spettro, vero?

Francesco Scinia