“Male non fare, paura non avere!”


“Male non fare, paura non avere!”

Test antidroga per tutti ma…c’è chi dice NO!

Quando si scorge un uniforme ci sono tanti elementi che si danno per scontati.
C’è chi alzando gli occhi al cielo spera sempre di non essere fermato, c’è chi invece al contrario plaude e si sente rassicurato di quella improvvisa presenza, c’è chi invece ne è affascinato per le virtù che tante volte,a torto o a ragione, quel drappo conferisce alla persona che lo indossa.
Vi sono quindi delle virtù che dovrebbero essere scontate per chi ogni giorno indossa l’onere e l’onore di un uniforme, virtù che purtroppo tutto sono tranne che scontate.
I cittadini si aspettano correttezza, sani principi, rigore morale nelle azioni, puntualità e competenza delle risposte in relazione alla propria professione ma anche relativamente alla propria vita privata. In un bar, in un condomino, nella cerchia anche di persone molto intime spesso sei prima un poliziotto, nel nostro caso, e poi tutto quello che concerne essere l’appellativo di persona.
Ci sono questioni, evidentemente, che non possono, o meglio non potrebbero, far parte della vita di chi svolge un servizio per la collettività proprio perché talune frequentazioni e/o atteggiamenti minano nel profondo e nell’immaginario collettivo la fiducia verso l’istituzione che si rappresenta.
Appare quindi inopportuno, ma non obbligatorio o assolutamente vietato, che poliziotti frequentino locali di dubbia moralità come possono essere i night club o che consumino la loro vita sessuale con avvenenti prostitute magari raccattate lungo le strade del piacere di cui le nostre città sono spesso afflitte.
Se però il sesso può essere considerata una sfera assolutamente privata e personale della propria vita e quindi ingiusto è stare qui a fare i moralisti diverso è forse scegliere certe distrazioni che andrebbero ad ingrassare economicamente le organizzazioni criminali che quotidianamente cerchiamo di contrastare…e in questo vi è, o vi sarebbe, una contraddizione in termini.
Diversi sono però gli altri vizi dell’umano essere e dell’umano esistere che poco si conciliano con la figura che ogni giorno qui cerchiamo di esaltare ma spesse volte anche criticare.
Perché se è vero che forse il sesso non fa male a nessuno l’alcol o la droga, ad esempio, non possono avere, in un ottica di dipendenza e/o abuso, altrettanta positiva capacità.
Sconveniente all’immaginario collettivo la visione di un poliziotto che frequenta il mondo della prostituzione ma inaccettabile pensarlo invischiato tra righe di “neve” o quotidiani fiumi di alcol.
Se quella dell’alcol, forse, nella nostra polizia non può essere letta o vista come una piaga forse per la natura della sostanza o forse per la capacità di avere semplicemente effetti transitori per la maggioranza degli abusanti diverso è invece il consumo di sostanza psicotrope che per loro natura, forse, sono più inclini a diventare elementi pericolosi della vita di un individuo.
Non è ben chiaro perché, anche tra chi dovrebbe aborrire l’uso di certe sostanze, sia così facile cadere nella trappola della droga ma appare chiaro che il problema esiste e, probabilmente, vi è una strisciante volontà da alcune frange delle istituzioni mettere la testa sotto la sabbia.
La cronaca degli ultimi anni ci ha fatto spesso leggere di poliziotti, ma anche di altri appartenenti alle forze dell’ordine, rimasti invischiati in giri di droga anche di un certo rilievo.
L’ultimo ha visto tristemente e tragicamente coinvolta la questura di Genova che purtroppo paga ancora pesantemente un prezzo enorme per pochissimi elementi definiti marci.
Uno scempio che non paga solo Genova ma che paghiamo sempre tutti in tutta Italia.
Un problema, quello della dipendenza da sostanze stupefacenti, così diffuso nella popolazione tanto tra gli appartenenti alle forze dell’ordine che della società ne sono, giocoforza, una parte viva e integrata e che delle storture della stessa non possono non risentirne.
Una logica ferrea che va però contrastata perché se è pur vero che è fisiologico avere individui socialmente integrati, poliziotti, che finiscono per le più svariate ragioni nel dramma degli stupefacenti, inaccettabile è che si metta la testa sotto la sabbia e si gridi allo scandalo se qualcuno, giustamente, vuole porre fine o almeno un rimedio a questa piaga sociale che in maniera minima deve coinvolgere i custodi della legalità quali sono gli appartenenti alle forze dell’ordine.
In questi anni si è parlato spesso di sottoporci tutti ai test, questione che non ha mai trovato il favore delle organizzazioni sindacali che, recentemente, hanno dichiarato essere “Oltraggiosa dello spirito di abnegazione” come se invece fosse rispettoso per tutti gli onesti poliziotti essere additati, a seguito di alcuni fatti di cronaca sempre più frequenti, come drogati.
Se permettete, signori del sindacato tout court, io non voglio lavorare con al fianco una persona che per il suo vizio, lontano da occhi indiscreti e da quelli dell’onesto collega, potrebbe mettere a repentaglio anche la mia vita e non solo la sua che, egoisticamente, potrebbe anche non interessarmi….del resto si è drogati per scelta e non per costrizione.
Non è accettabile dare contro a queste iniziative davvero a tutela dei lavoratori da parte di chi dice di rappresentarci ai tavoli delle trattative…perché “male non fare, paura non avere!” e se sei un drogato, permettetemi, non puoi fare il poliziotto.
Basta quindi mettere la testa sotto la sabbia e consentire che la cronaca sempre di più e con cadenza regolare ci informi tristemente, facendoci fare a tutti una pessima figura, che sempre troppi sono i poliziotti che oltre a metterla sotto la sabbia, la testa, purtroppo, la mettono anche in mezzo alla “neve”.
…e se domani mi dovesse chiamare l’ufficio sanitario per fare l’analisi non avrei problemi … a parte un po di colesterolo alto.

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Michele Rinelli – Poliziotto – 15.06.2011