Poliziotti…esaltati e assassini!


Poliziotti…esaltati e assassini!

…perchè a Napoli non vi sono alternative!

Dovrebbero esserci parole, situazioni, fatti senza opportunità di commento perché lampanti, esatti, condivisibili nella loro interezza, senza possibili sbavature; sappiamo bene però che nel mondo dell’informazione l’incommentabile diventa commentabile e il “buono” diventa molto facilmente il “cattivo”.
Difficile quindi non sentirsi colpiti dalle parole della disperazione di una madre che ha visto morire, a seguito di una rapina, il proprio ragazzo di soli 17 anni in una tabaccheria di Napoli.
Disperazione e rabbia condivisibili che forse, però, non avrebbero dovuto trovare spazio, in certi termini, su talune testate giornalistiche.
La disperata madre a cui và senz’altro assoluto e totale rispetto per il suo dolore ha serenamente dichiarato che il poliziotto che ha sparato in testa al figlio è semplicemente un esaltato e che se non lo voleva uccidere non avrebbe dovuto mirare al capo.
Inutile dire che le opinioni si spaccano, la gente discute, “tutti tuttologi” e tutti pronti a giustificare non solo le parole di quella donna ma anche la vita di un poverino che, a dire della donna, non aveva scelta…. perché Napoli non concede alternative!
Gli organi di stampa, poi, non vedono l’ora di rincarare la dose, di instillare il tarlo specie se quello che per molti è un assassinio in piena regola viene commesso da un esponente delle forze dell’ordine.
Così succulenta è la notizia che “la Repubblica” edizione di Napoli nell’intervista al tabaccaio ha cercato di estrapolare all’esercente una nuova dinamica: il rapinatore era di spalle al poliziotto che ha sparato; non una tutela e una difesa all’inerme cittadino ma un vile agguato a chi in quel momento stava esercitando il suo diritto alla rapina.
Nelle chiacchiere da bar è facile criticare, supporre, ritenere un “come avrei fatto io”, troppo semplice; in certe situazioni, davanti ad una persona armata che ha già sparato contro il cane da guardia, bisogna trovarcisi per capire e, forse reagire.
Mi è stato chiesto apertamente da una persona, in quel caso, io dove avrei sparato…io lo dico sempre: io sarei morto.
Sarei morto perché prima di me è morto il diritto alla sicurezza, è morto il diritto di vivere sicuri dentro una tabaccheria, è morto lo stato che tutela l’onesto cittadino, è morto il diritto a vedere in gabbia per molto tempo i delinquenti e troppe sono le cose a cui devi pensare per essere autorizzato a sparare…e dopo averle pensate sei già morto…quindi figurati se riesci a mirare!
Morire, poi, che concetto assoluto!
Credete davvero che se si trovasse sempre il coraggio di azzardare, come ha fatto quel collega a Napoli, per poi subire la mannaia mediatica e giudiziaria dove tutti sono pronti a puntarti il dito contro sia meglio di finire in una bara ?
Credete davvero che quella decisione tra il vivere e morire, tra il tutelare il diritto alla sicurezza e quello di rimanere incolumi (il tabaccaio poteva anche essere ferito), il tutto deciso in una frazione di secondo, sia così semplice se in quella frazione non hai deciso per il meglio…agli occhi di chi dopo, con tutta la calma del mondo, dovrà leggere solo delle carte ?
Sembra quindi un delitto ritenere che ciò che è accaduto è semplicemente il frutto di ciò che sta a monte: credete davvero che se quel ragazzo non avesse cercato di meglio da fare a quest’ora saremmo qui a parlarne ?
E’ normale, secondo voi, garantire a livello di opinione, il diritto a delinquere ?
Crediamo davvero giusto, in un estremo senso di diritto di cronaca, dare voce a quella madre che definisce i poliziotti degli spregevoli esaltati ?
A Napoli non esistono alternative ?
Può darsi ma io chi si è tirato fuori dalla facilità di delinquere l’ho conosciuto non solo tra le file della delinquenza ma chi, nato e cresciuto tra le “Vele” di Scampia, ha deciso che la sua strada non era tra i camorristi rapinatori ma nei ranghi della Polizia di Stato.
Questo collega, che personalmente conosco e non è il solo, credete davvero che non mi abbia raccontato le difficoltà nel rimanere puliti crescendo in quei quartieri ?
Credete davvero che è sempre e solo colpa degli altri se non esistono alternative ?
Pur rispettando il dolore di una madre, pur ritenendo indicibile la sofferenza che ora quella donna sta vivendo chiedo però agli organi di opinione, quali sono gli organi di stampa, semplicemente un po di decenza.
Operare in un contesto sociale dove la magistratura prima fagocita se stessa e poi i propri operatori e non agisce in concreto contro chi non esita a sparare per una rapina è già molto difficile se ci si mettono anche i giornali a distruggere ulteriormente la percezione di disvalore che tali fatti reato costituiscono dobbiamo rassegnarci al fatto che, il prossimo sbirro morto, sarà solo l’ennesima icona dello sfascio in cui questa società lentamente si sta portando.
…però…la mia pelle, cari pennivendoli, non ve la farò masticare così facilmente sperando che chi tanto scrive senza sapere possa subire e provare cosa significa decidere tra “la borsa o la vita”.

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Michele Rinelli – Poliziotto – 07.01.2011