Vale ancora l’adagio “Meglio un brutto processo che un bel funerale ” ?


Vale ancora l’adagio “Meglio un brutto processo che un bel funerale ” ?

A Saturnia un Carabiniere massacrato a botte…è in fin di vita!

A chi interessa la vita degli appartenenti alle forze dell’ordine ?
A chi sta a cuore l’incolumità di chi ogni giorno si spende sulle strade della penisola al solo e unico scopo di preservare la legalità e la civile convivenza ?
Di certo chi fa questo mestiere sa perfettamente a chi non interessa.
Solitamente non interessa ai galeotti che negli andirivieni dentro e fuori dalle galere di certo nulla importa se e quando torniamo a casa; di certo non importa a molte fette della popolazione che non vede l’ora di vederci tutti sofferenti e malconci perché rappresentati del bieco potere assassino e repressivo, di certo non è interessato a quei quattro giovani che di ritorno da un rave party, nei pressi di Saturnia, hanno massacrato a botte, riducendo in fin di vita, uno dei due carabinieri che hanno avuto l’ardire di fermare la loro vettura per un controllo.
Il militare dell’Arma, che lotta tra la vita e la morte, forse si chiede come sia successo, perché tanta foga assassina nei loro confronti, per quale motivo tanta violenza nei confronti di persone che stavano svolgendo normalmente il loro servizio e che di certo nulla hanno inteso fare per nuocere alla vita di chi stavano controllando: armare la beretta 92 e esplodere colpi all’indirizzo di chi in quel momento si stava trasformando nel tuo carnefice doveva essere un diritto….che questa società ti nega.
Esplodere colpi all’indirizzo di quei poveri e onesti cittadini in preda ai fumi dell’alcol e degli stupefacenti avrebbe forse salvato l’incolumità di quei carabinieri ma avrebbe anche messo fine ai sogni delle loro famiglie, alla serenità delle loro mogli, alla certezza di poter pagare il mutuo a fine mese, passando irrimediabilmente e senza sconti da vittime a carnefici senza possibilità alcuna.
Perché in quei attimi ragionare in termini di legittimità e proporzione della difesa significa semplicemente morire…perché di certo non hai il tempo delle aule dei tribunali per decidere cosa fare.
Un Tam Tam mediatico, quello del “Day after”, che avrebbe generato accuse, atti dovuti, enormi fascicoli sul tavolo del PM che il giorno dopo guardandoti in faccia ti avrebbe chiesto, senza sconti, il perché di tale agire, come mai tanta inaudita violenza, per quale motivo utilizzare con tanta foga e senza che ne ricorressero i presupposti …l’arma in dotazione!?!?
Perché è facile leggere le carte, è facile leggere quei verbali con gli occhi di chi, comodamente seduto al caldo della propria scrivania, legge “una storiella di cronaca”, senza sapere cose significhi rischiare la vita in quel modo…ma se la vita a rischio è quella del povero cittadino di ritorno dal Rave quel verbale diventa troppo spesso una spada di damocle che troppe volte finisce per farti crollare i progetti di tutta una vita.
Gli atti dovuti fanno a cazzotti con i nostri vertici, che non vedono l’ora di fare “pulizia”, gli atti dovuti fanno a cazzotti con i nostri debiti, con le nostre vite, con la certezza di tornare a casa sereni di aver fatto bene tutto ciò che andava fatto perché l’anarchico da rave party ha mille e mille giustificazioni in più del pubblico ufficiale che incontra sul proprio cammino.
Ne vale quindi la pena rischiare la vita per strada ogni giorno quando il prodotto che la maggioranza dei cittadini vuole acquistare in edicola deve raccontare per forza lo sbirro bieco assassino e servo del potere ?
E’ giusto quindi che quel carabiniere e il suo socio, se mai se la caveranno, abbiano rinunciato ai sogni della loro vita, come fossero dei martiri, per salvaguardare la serenità delle loro famiglie escludendo a priori la possibilità di usare la pistola d’ordinanza per paura di massacri mediatici, sanzioni disciplinari, provvedimenti di allontanamento e per non perdere la certezza che comunque quel mutuo, qualcuno, anche senza di loro, riuscirà a pagarlo ?
A chi interesserà la loro vita, se mai ne avranno una, dopo questo episodio ?
Quanti ringraziamenti riceveranno dai loro vertici per non aver creato un lutto tra gli onesti cittadini di questa Repubblica ?
Quanti morti ancora dovremo contare per la maggiore facilità di gestire il lutto di una famiglia “dello Stato” che quello di una comune famiglia che allo stato paga forse solo le tasse ?
Quanta amarezza ancora dovremo rovesciare verso quei figli che alla bandiera hanno giurato onestà e fedeltà perché troppo difficile è tutelarli, crescerli, curarli come fossero davvero prole ?
Amaro pensiero questo, quello di un Poliziotto che è semplicemente vicino a quei Carabinieri e a quelle famiglie che mai verranno ripagate per quanto questa società è stata in grado di togliere loro.
Perché i nostri morti non valgono nulla….dopo i funerali di stato.

Commenta nel forum QUI

Michele Rinelli – Poliziotto – 25.04.2011