Una Tranquilla Giornata d’Ufficio


La mattina passa veloce tra un giro al supermercato per rifinire la spesa e quelle due o tre piccole cose che ti sei lasciato da fare “appena avevi tempo” . Visto che sono in perfetto orario, decido di arrivare un po’ prima in ufficio. Con calma posso pranzare e trattenermi per un caffè a fare due chiacchiere con amici e colleghi gustandomi il passeggio dei turisti prima di immergermi tra le scartoffie.

Arrivo quindi, un’ ora prima, sono le tredici passate da poco, la giornata che prometteva acqua e vento sembra essersi ravveduta e lascia trasparire i primi raggi di sole, quasi a volerci preparare un aperitivo della imminente primavera. Non sempre le buone intenzioni vengono premiate e appena metto piede nel polveroso e incasinato mio ufficio noto subito il collega in agitazione che sta pisticchiando nervosamente le vecchie mattonelle del consumato pavimento: “C’è un morto, dobbiamo andare……”; sono le tredici e 20, mancava poco più di mezz’ora e poi il week end gli si sarebbe aperto con tutti i suoi piacevoli impegni. Vedo dagli occhi che sta imprecando furiosamente, già sa che tutti gli impegni del sabato pomeriggio saranno sostituiti da mille problemi che dovranno necessariamente essere risolti nel più breve tempo possibile e nella maniera migliore possibile, a scanso di non volersi rovinare anche il sabato sera. In teoria potrei anche andarmene al bar e lasciargli l’incombenza, che se la sbrighino in due, sappiamo che questo fa parte del “gioco”, che poi si dice così ma “gioco” non è di certo.

Sono buono e ovviamente prendo la patata e me la metto in tasca; almeno un collega se ne torna a casa in orario. Prendo la mia cartellina, controllo che ci siano tutti i verbali che mi servono. Dovrebbe trattarsi di una persona che ha avuto un malore ed è deceduta in una stanza d’albergo; è un fatto che accade non di rado e siamo quindi già preparati, ma sappiamo anche bene che niente deve essere lasciato al caso e tutto deve essere rigorosamente eseguito con cura e precisione. Prendiamo la macchina, come sempre sta con il livello della benzina al minimo, vabbè decido di non arrabbiarmi, sono appena montato di servizio, non ho fatto in tempo a pranzare, non ho preso il caffè e mi aspetta un pessimo pomeriggio, meglio rimandare le incazzature a più tardi. In poco tempo arriviamo all’albergo, prendiamo contatti con i proprietari, ci facciamo raccontare i fatti e procediamo all’ispezione del luogo; un tranquillo albergo del centro storico, pulito e preciso. “La camera era chiusa dall’interno”, così almeno ha dichiarato il proprietario che su richiesta dei parenti era andato a svegliare la persona, accorgendosi quindi dell’accaduto. Probabilmente, anzi sicuramente un evento naturale, gli angeli lo hanno preso nel sonno senza neanche svegliarlo, i cellulari sopra il comodino sono pieni di chiamate senza risposta e uno preannuncia la fine della batteria con il solito fastidioso bip-bip. I vestiti sono in ordine, la finestra è regolarmente chiusa, nel cestino del bagno troviamo il resto di uno spuntino consumato in camera, insomma tutto è normale, se non fosse per l’innaturale sonno della persona distesa nonostante la nostra presenza in camera.

Proseguiamo verbalizzando tutte le persone informate sui fatti. Ci facciamo raccontare per filo e per segno ogni minuto: ogni cosa deve incastrarsi al posto giusto, se ciò non accadesse non sarebbe un buon segno. Nel frattempo ci dividiamo i compiti, anche se nella pratica già sappiamo quali sono e non abbiamo bisogno di sottolinearli; informiamo il magistrato, chiamiamo il medico legale e l’agenzia di pompe funebri. La giornata sembra essersi definitivamente aperta, il sole ha preso il sopravvento incurante dell’aria di tristezza e di morte che aleggia in albergo. In attesa dell’arrivo del medico legale, chiudiamo la porta ed attendiamo fuori, faccio in tempo a prendere un caffè. Solitamente negli alberghi non è un gran che, ma sarà il sole che scalda l’aria o il profumo di una grande pianta di mimosa nel giardino sottostante, che tutta in fiore illumina la penombra, ma il caffè è buono. Mi sento un po’ in colpa, sorseggiando un caffè e godendomi il panorama, ma in fondo è un modo per apprezzare la vita e non penso che così facendo si manchi di rispetto ad un morto. Arriva il medico legale, un tipo simpatico ma ci incontriamo sempre in momenti poco felici. Dopo i saluti lo informo dei fatti e procediamo alla prima ispezione, tralascio i particolari anche se dovremmo imparare tutti quanti ad avere meno paura della morte. Comunque la prima ricognizione conferma l’evento naturale anche se per averne la certezza si dovrà procedere all’ autopsia. Il magistrato è propenso a farla e quindi si dovrà fare, calma calma…..non si fa subito!..Vi stavate già preoccupando, ovviamente non si fa subito, ma tale scelta obbliga chi sta operando, e cioè noi, a fare dei precisi atti. Una volta effettuati tutti gli accertamenti necessari, visto che l’intervento della Polizia Scientifica non sembra necessario, facciamo rimuovere la salma dagli addetti alle pompe funebri.

Prendiamo tutti gli oggetti della persona, firmiamo un po’ di verbali sia per il Medico Legale che per gli addetti alle pompe funebri e torniamo in ufficio in attesa dei parenti e per iniziare a scrivere tutto in maniera ufficiale. Il pomeriggio ha avuto poche pause e anche in ufficio siamo presi dal mettere ordine a tutto l’accaduto, facciamo il punto della situazione e vediamo se ciò che abbiamo fatto è giusto e soprattutto pianifichiamo il da fare successivo. Arrivano i parenti. E’ sempre difficile rivestire un ruolo nonostante gli eventi, è un momento tragico per le persone che abbiamo davanti, siamo consapevoli che questi attimi gli rimarranno per sempre impressi nelle loro vite. Ovviamente già sanno dell’accaduto, noi dobbiamo solo integrare il fatto con i particolari che abbiamo scoperto, cercando di rimanere in bilico tra ciò che umanamente si deve dire e ciò che umanamente si può fare a meno di dire. Veniamo a sapere che la persona soffriva di un disturbo cardiaco, ci affrettiamo a verbalizzarlo e ad identificare tutti i congiunti; dovremo poi notificarli degli atti in relazione ad accertamenti irripetibili che verranno effettuati sulla salma. In parole povere per dare luogo all’autopsia tutti i congiunti devono esserne preventivamente avvertiti ufficialmente. Perdonate se mi dilungo nell’aspetto tecnico ma purtroppo questo è legato a doppio filo con quello umano, l’abilità sta nel cercare di coniugare nella maniera migliore le esigenze imprescindibili della norma con quelli della coscienza e dell’umanità. In questi casi è bene dire poche parole, ma se possibile cercando di farle venire da dentro, provando ad invertire i ruoli per capire cosa si vorrebbe sentir dire. E allora dico : “ lo abbiamo trovato ancora sotto le coperte come se stesse dormendo, non si è accorto di nulla ed è passato dal sonno alla morte senza neanche svegliarsi”. Consegno ai congiunti tutti gli oggetti rinvenuti e controlliamo insieme che non ci sia niente di strano e che non manchi nulla, abbiamo preso con cura gli effetti personali e con la stessa cura li riconsegniamo. Il collega, che doveva smontare alle 14 finisce di sistemare le carte e scappa via salutando in fretta, il pomeriggio ormai è andato e forse riesce a recuperare la serata. Io mi siedo sulla sedia della mia scrivania e comincio a guardarmi intorno per riprendere in mano i fascicoli che ho trattato ieri, faccio mente locale su cosa avrei dovuto fare oggi, le telefonate, le notifiche gli inserimenti al terminale etc etc. Non faccio in tempo a prendere in mano il primo dei tanti fascicoli in mano che squilla il cellulare, è il numero della questura, rispondo e subito riconosco la voce di un mio collega d’ ufficio, non faccio in tempo a dire pronto che mi dice….”..hai impegni per stasera? “….cerco di rispondere beh si ho una cena con gli amici festeggiamo il compleanno di due di loro siamo una bella compagnia e ce ne andiamo al ristorante in allegria….ma credo che la risposta l’ho solo pensata perché lui non mi ha dato tempo….”alle otto in questura, stasera facciamo l’operazione….ci vediamo dopo..ciao”……click.

Con la chiamata si chiude anche la serata, rimango con il cellulare il mano, non ho neanche voglia di imprecare, non saprei con chi prendermela, mi toccherà chiamare casa e dire di non aspettarmi per cena, e poi penso un attimo e dico che non mi dovranno aspettare neanche per dormire. Prendo il telefono spiego un attimo la situazione e dico che forse ci vediamo domani per pranzo….se tutto va bene; sono le 18, 30 e forse faccio anche in tempo a mangiare qualcosa. Riesco a mangiare qualcosa e trovo pure una buona compagnia per scambiare quattro chiacchiere, anche pochi minuti di relax aiutano a ritrovare la forza e la determinazione giusta: staccare la spina aiuta a ritrovare quella lucidità che è sempre indispensabile. Torno in ufficio, controllo che il mio materiale sia tutto in ordine, pistola, manette, le chiavi delle manette ( non c’è mai nessuno che le porta…), il giubbetto antiproiettile, non servirà ma meglio averlo a portata di mano, i guanti in pelle, quelli in lattice, carta e penna per scrivere e un faro per illuminare la notte.. …facendo attenzione a prenderne uno che funziona e parto diretto in questura. Insieme a me iniziano ad arrivare tutti quanti, ci scambiamo i saluti e non si risparmiano le battute; il clima che si respira è quasi di euforia, si sta portando a termine il duro lavoro di mesi interi, si sta per tirare a bordo la rete con tutti i suoi “gustosi” pescetti e speriamo anche qualche squalo. L’attesa ha inizio, si aspetta che le carte vengano firmate, nel frattempo si approntano tutte le modalità, gli equipaggi , le strade da coprire, gli eventi da affrontare e anche quelli in cui potremmo incappare, si ipotizzano procedure e contro procedure cercando di lasciare il meno possibile al caso e all’improvvisazione. L’attesa si protrae più del previsto, non c’è mai niente di facile e di semplice e il magistrato è giustamente scrupoloso e preciso ogni oltre immaginazione……è un bene perché è riuscito a tirare fuori il meglio da tutti quanti. Si trova anche il tempo per una pizza, consumata in fretta sopra una scrivania, facendo attenzione a non sporcare niente per non sentire poi le giuste lamentele del collega. Il giorno sta quasi per chiudersi per dare l’inizio a quello successivo, siamo all’ennesimo caffè, dico ennesimo perché se dico il numero poi vi preoccupate!!. Ci siamo, si parte! Ultimo briefing per definire altri pochi particolari e poi via.

La notte è fredda e la grande umidità la rende ancora più fredda, il serpentone di macchine si muove lentamente, sono perlopiù vecchi cimeli come una favolosa Fiat Tempra berlina di color blu, una cosa orribile solo a vederla ma questo è quello che “passa il convento”. Facciamo poca strada insieme e poi ogni macchina prende una direzione diversa, in un attimo il serpentone si dissolve e le auto svaniscono nel buio della città. Noi arriviamo nei pressi dell’obiettivo e ci fermiamo, attendiamo che tutti gli altri siano arrivati al proprio posto, le cose vanno fatte in sincronia. Si lo so a che cosa state pensando al Commissario Lo Gatto alias Lino Banfi quando arriva fuori del ristorante con tutte le auto della Polizia e scendono tutti insieme sbattendosi gli sportelli addosso…”sincronizziemo gli orologi”…noi non abbiamo bisogno di sincronizzare…. adesso abbiamo i cellulari 😉 ! Una volta individuata la presenza dei soggetti interessati e qui tralascio le varie metodologie utilizzate, diamo il via alla parte operativa, che consiste nell’arresto di un paio di persone e nella perquisizione di quattro appartamenti/uffici fra i quali uno fuori regione, tutte cose da fare “subito” e possibilmente nello stesso tempo . La componente fondamentale in queste situazioni non è la professionalità, la preparazione, la tecnica, la tenacia o il coraggio….è solo il c u l o……perdonatemi la volgarità ma definirla” fortuna” non è sufficientemente esplicativo. E’ vero che le altre componenti sono importanti ma sapete quante volte la sfortuna ci ha messo lo zampino e ha mandato tutto a monte? Ci sono milioni di casualità che possono creare milioni di problemi che sono praticamente imprevedibili . Torniamo a noi. Procediamo ad identificare tutti, e diamo inizio alla perquisizione locale (dicesi perquisizione locale quella effettuata all’interno di un immobile) , qualcuno che ha alzato troppo il gomito sembra essere intollerante al controllo, non collabora e si sottrae più volte all’identificazione rifiutando di farsi perquisire. In questi casi non è possibile tollerare un simile comportamento anche in considerazione del fatto che il posto è pieno di gente e che se tutti iniziassero a fare cosi potrebbero crearsi seri problemi: per questo motivo procediamo come la Legge ci consente. Lo rendiamo inoffensivo e lo carichiamo in auto per essere accompagnato in questura, le manette ho cercato di non metterle strette anche se è stata una fatica, ma fortunatamente nessuno si è fatto male, tranne un collega che ha riportato una leggera contusione alla spalla nel momento in cui gli abbiamo messo le manette, ma niente di importante. Intanto negli altri obiettivi tutto procede secondo i piani, il puzzle si sta componendo con una facilità disarmante, la grande pignoleria precedente viene cosi premiata. Sono arrivate le tre di notte, stiamo rientrando a scaglioni in ufficio, c’è chi ha mazzi di documenti tra le mani e poi scatoloni pieni di corrispondenza, fatture e chi porta una collezione di mazze, bastoni e catene rinvenute chissà dove nel corso delle perquisizioni.

Ci si alterna nella vigilanza delle persone accompagnate in ufficio e di quelle arrestate. Questi sono momenti delicati nei quali bisogna cercare di cogliere lo stato d’animo della persona che si ha davanti per eventualmente calmarla se fosse agitata oppure confortarla se fosse preoccupata, vi sembra strano eh? ……..Ripenso per un attimo al caffè del pomeriggio, al giardino con la mimosa profumata, poi l’odore forte e acido di alcool misto a “allergia al sapone” dell’amico precedentemente ammanettato mi riporta subito alla realtà. Appena giunto in ufficio aveva ripreso un po’ di consapevolezza e abbiamo consolidato l’”amicizia” di fronte ad un buon thè, si è scusato ed ha compreso di aver sbagliato. Gli spiego che sono contento che si è reso conto dell’errore ma purtroppo noi dobbiamo procedere lo stesso nei suoi confronti, sarà poi il Giudice a valutare il tutto; l’unica cosa di cui si raccomanda è di non perdergli la sua licenza di pesca che era dentro il portafogli. Gli dico:” non perdiamo niente e se succederà ti ci porto io a pesca!”. La perquisizione più lontana ci riserva un’ ottima sorpresa, la pedina che mancava è saltata fuori, lo squalo è oramai nella stiva e l’acqua di mare non la rivedrà per un bel pezzo, dovrà accontentarsi di guardare il mondo da dentro un “acquario”. Sono momenti unici e irripetibili che rimangono nella storia di ognuno di noi e che di sicuro racconteremo mille volte fino a diventare noiosi. La stesura dei verbali procede abbastanza speditamente, le cose da fare sono tante, ma siamo pure tanti a farle e tutti interessati a finire nel più breve tempo possibile. Il sole inizia a fare capolino, il cielo si sta accendendo e il buio sta scappando via lasciando incustodito il cielo. Le stanze sono piene di fumo. Nonostante le finestre siano aperte l’odore acre e stagnante delle sigarette rimane come se fosse parte del mobilio; è vero che non si dovrebbe fumare ma siamo esseri umani e qualche piccola regola da infrangere dovete concedercela. Sono un ex fumatore ma sono tollerante e comprendo le necessità dei miei colleghi anche se li sprono a smettere sottolineando che tanto più di un cancro ai polmoni non può venire, la mia gentilezza e sensibilità sono molto note….. Oramai la notte ha decisamente lasciato il posto al giorno, qualcuno è uscito ed è tornato con un vassoio pieno di cornetti, ci dividiamo rapidamente le delizie mattutine nella speranza che una buona colazione ci dia più forza per tirare su le palpebre, che negli attimi di pausa cadono come macigni. Meglio non mettersi seduti e camminiamo in su e in giu per il corridoio, sembra quasi una corsia della neuro. Oramai nell’ufficio ci sono solo gli arrestati, ma sono talmente con il morale a terra che si possono tenere legati con un filo di lana, li abbiamo abbattuti.

Ci siamo! Il rito della firma suggella l’avventura, a turno tutti quanti apponiamo la nostra firma sopra i verbali, è l’atto finale. Rapidamente si decidono gli equipaggi per gli accompagnamenti al carcere, ne rimango fuori, meglio perché sono cotto come un pugile al ventesimo round. Raccolgo la mia roba, saluto gli “zombie” rimasti, non ricordo neanche se mi hanno risposto, imbocco l’ascensore e scendo nei sotterranei La mia macchina è ancora li, mi sembrava di averla lasciata solo un’ora fa, salgo accendo e parto, esco dal garage e un raggio di sole mi colpisce come un meteorite; c a z z o!! Avevo perso la cognizione del tempo non mi ricordavo più che momento della giornata fosse, inchiodo e a tentoni cerco gli occhiali da sole nel cassettino, li infilo, tiro un sospiro di sollievo e riparto, adesso posso uscire. Sono quasi le dieci, ancora mezz’ora e il sogno della mia vita s’avvera….un letto caldo e accogliente. Il sole non è più cosi nemico e mi illumina la strada, una bella giornata, peccato andarsene a letto…vabbè la prossima domenica porto tutti a fare una gita al lago…..speriamo.