La commozione di un Presidente


La commozione di un Presidente “Rumur sul cadavere del poliziotto Annarumma” Scriveva Giuseppe Grieco, giornalista di “Gente” sul suo periodico nelle ore successive a quel 19 novembre 1969; Sono sempre gli stessi” mi dice una donna spaurita,indicando i custodi della barricata eretta in fondo alla via Bergamini per chiudere l’accesso all’Università Statale. “Io li metterei tutti in galera”, grida un giovane operaio. “Ma li guardi che facce hanno, guardi i loro vestiti! Sono figli di papà che non hanno niente da perdere, che non sanno cosa vuol dire lavorare per sessantamila lire al mese,creano disordini e chi ci va di mezzo siamo noi. E’ una vergogna.”

Queste parole sono state estratte da un lungo articolo scritto a due mani, Grieco e Ciro Paglia, sul periodico “Gente” che raccontava la battaglia di quel giorno di novembre dove perse la vita Antonio Annaruma, che vedete in foto morto, mentre viene baciato dall’allora Presidente del Consiglio Mariano Rumor. Pezzi di quel giornale di allora che mi sono stati donati da un Poliziotto che quel giorno c’era ed oggi è in pensione. Fogli e ricordi sparsi di una sua giornata passata accanto ad un futuro morto, come forse facciamo noi ogni giorno, oggi, ma vi ricordo, che era il 1969!

Oggi, forse non ci sono più i presidenti del consiglio che si inchinano a baciare la salma di un mio collega, non ci sono più le “lire” , ma dopo 44 anni ci sono ancora le stesse parole e le stesse persone a fare gli “scontri” con la Polizia. “Sono sempre gli stessi quindi, highlander della violenza di piazza che di generazione in generazione vengono educati e cresciuti all’odio verso le FF.OO e lo Stato. Come diceva la signora rispondendo al giornalista. Sempre gli stessi, che creano disordini nelle pacifiche manifestazioni che la nostra Costituzione tutela e difende in nome di una libertà d’espressione che ha pochi eguali al mondo e nelle altre carte costituzionali. “Sempre gli stessi che in nome di un’ideologia politica, portano avanti solo battaglie che devono per forza concludersi con il morto. Un corpo lasciato in terra, possibilmente in divisa, dove vedere il sangue che fuoriesce dalla testa – la parte preferite per uccidere – per poter, rivendicare quel diritto di “manifestare”, uccidendo. E sono sempre gli stessi. “Dopo 44 anni, ancora sento queste parole, nei moderni servizi giornalistici le parole sono sempre quelle, in tutti questi anni, la classe politica – che non si inchina più verso chi indossa i simboli dello Stato democratico, ma forse si inchina verso altri – non sono riusciti a cambiare le norme per tutelare al meglio i suoi difensori. Quei ragazzi di 20-25 anni, che oggi sono in piazza come ieri a difesa delle Istituzioni. A difesa della libertà. A difesa del bene comune di tutti i cittadini onesti. Difensori di tutti quei deboli che vengono quotidianamente soprafatti da criminali disonesti che dovrebbero andare in galera.Già, la galera. Quel luogo dove non si possono mettere le persone, quel posto dove non è giusto far stare chi si è macchiato di un delitto. Quel posto che viene visitato dai politici, per denunciarne lo stato di “barbarie” in cui chi ha deciso di delinquere è costretto a stare. Mentre chi ha deciso fieramente di stare dalla parte degli onesti, dei deboli ed anche degli operai, oggi come allora, merita di morire. Ancora oggi, dopo 44 anni. I miei 44 anni di cui 25 passati in Polizia, tre soli di più di quelli che aveva Annarumma. (Roberto VILLANI – Poliziotto )