Ricorderai questo giorno


Ricorderai questo giorno Ognuno di noi lo porta nel cuore. Io per esempio ricordo quel giorno di febbraio, perché legato alla mia domanda per entrare in Polizia.
Ricordo bene che era mattino, ed avevo detto a mia madre che non sarei andato a scuola perché molti professori non erano presenti, ma che sarei andato a via Statilia, all’ufficio concorsi della Polizia, per fare domanda per far parte della Polizia.


Dopo essere arrivato, in quella fredda giornata, ma tutto sommato bella climaticamente, notai subito volti un po’ tristi , qualcuno che parlava animatamente, altri che organizzavano non so quali servizi – per me allora sconosciuti – ma capii subito che non era una giornata tranquilla, per loro. Chiesi al Poliziotto alla porta, dove fosse l’ufficio e lui gentilmente mi diede l’indicazione.Entrando nel palazzo che si trova nel cuore di San Giovanni, tra antiche rovine, la basilica di Santa Croce in Gerusalemme ed a pochi passi dal Colosseo, trovai subito l’ufficio attratto da quel desiderio, senza ulteriori indicazioni. Entrai nella stanza, chiesi il modulo dopo aver salutato tutto il personale in divisa, e mi dissero subito questa bella frase. “vuoi entrare anche tu a far parte della famiglia?” “Certo” risposi, con un pizzico d’orgoglio misto a timore reverenziale per quel mio futuro collega di lavoro. Dopo questo breve dialogo, egli aggiunse. “Ricorderai questo giorno!”.Per anni, dopo che prestai giuramento, ho ripensato a quella frase, che in quel momento sembrava un augurio, perché il dubbio che il collega voleva proteggermi da quel gesto mi è sempre rimasto.  Una protezione, simile a quella che un genitore rivolge ad un figlio quando questi decide il suo futuro. Quel senso di vulnerabilità che assale un genitore perché il giovane vuole, desidera, si getta, tuffandosi in un mondo sconosciuto, che forse lo segnerà per sempre, ed un genitore non vuole che suo figlio sia segnato. Nessun genitore lo vuole. Ma come un figlio, testardo, incosciente, deciso, e sognatore, riempii tutti gli spazi di quel modulo e presentai la mia domanda. Presa la ricevuta firmata e timbrata, dal futuro collega, ed il classico “in bocca al lupo” riprendevo la strada di casa.Uscendo, dopo che avevo fatto vedere agli amici che mi avevano accompagnato la ricevuta e dopo un bel giro per Roma, rientrai a casa trovando il  genitore non in divisa, a casa che piangeva mentre guardava la TV.>Ricordo che era quasi l’ora di pranzo, ed il TG delle 13 era il primo che dava le notizie, il volto del giornalista che annunciava la notizia quasi guardava quello di mio padre che con le lacrime agli occhi ascoltava quella terribile notizia.“Questa mattina a Roma un commando delle Brigate Rosse, ha compiuto un attentato in via Prati dei Papa a Roma, uccidendo due poliziotti di scorta ad un furgone postale e ferendone gravemente un altro!”Secca, fredda, senza emozioni, la notizia usciva dalla TV, e si scontrava con la mia ricevuta in mano. Un pezzo di carta in cui vi era la mia felicità per un desiderio immenso, che veniva stracciato dalle parole di un giornalista pronunciate all’ora di pranzo del 14 febbraio 1987.

Cosi mentre io andavo a via Statilia, deciso a fare la domanda per entrare in Polizia e d’accordo con i miei genitori che non sarei andato a scuola, a quella stessa ora due ragazzi con quella stessa divisa da Poliziotto che desideravo indossare, di 26 e 23 anni, venivano uccisi in strada ed un terzo ferito gravemente.
Ricordo quel giorno, perché ognuno di noi Poliziotti per desiderio, volontà, amore per la divisa, conserva nel suo cuore il giorno che ha deciso di entrare. Come conserva il ricordo di quanti lo hanno preceduto e sono morti, caduti in servizio o no, perché appartenenti alla grande famiglia. Quindi fratelli. (Roberto VILLANI – Poliziotto )