Emergenza Ordine Pubblico


In Italia vi sono diverse “EMERGENZE” legate a materie/settori di cui lo Stato dovrebbe occuparsi ma che non è in grado di risolvere : l’emergenza lavoro, l’emergenza sbarchi (immigrati), l’emergenza carceri, l’emergenza ambiente, l’emergenza scuola, l’emergenza patrimonio archeologico, l’emergenza sanità e via di seguito.La gravità di questi fenomeni è evidente, legata all’importanza delle materie trattate, molte delle quali oggetto di diritti costituzionali che dovrebbero godere della massima protezione.


Pur essendo presente da tempo nel nostro panorama, da poco è assurta agli onori della cronaca, anche se in silenzio ed in maniera quasi dimessa, un’altra “emergenza”, quella dell’ordine pubblico, alla quale vorremmo dedicare alcune riflessioni, tenuto conto delle finalità istituzionali del Sito.
Poche e celeri riflessioni dicevamo, tenuto conto che l’argomento merita uno spazio ed un tempo ben più vasti, che al momento non è facile recuperare.
E’ accaduto, e sta accadendo ogni giorno, che la Repubblica Italiana non è in grado di controllare – e se del caso reprimere, o contenere come stabilito dalle leggi vigenti – fenomeni di associazionismo non lecito, attraverso i quali gruppi di soggetti (la cui composizione sociale sarà esaminata più avanti) si ripropongono di creare disordine di piazza, anche di carattere assai violento, strumentalizzando asserite libertà di manifestazione del pensiero (definite “di dissenso”), o la partecipazione ad eventi sportivi.
Gli ultimi fatti sono noti : disordini il 1° maggio scorso a Torino; le  tristi vicende di sabato 3 maggio a Roma in occasione di una partita di calcio, per passare attraverso il filo rosso che pare infinito delle proteste in Val Susa.
Si tratta in tutti i casi di violentissime guerriglie urbane, che contrappongono le Forze di Polizia (la Polizia di Stato, inispecie i Reparti Mobili; i Carabinieri, inispecie i Battaglioni Mobili) ai soggetti che scendono in piazza al solo fine di assalire le prime.
Sono bollettini pesanti, poiché i criminali che scatenano la guerriglia usano armi contundenti (non da fuoco) assai pericolose, quali bombe carta, mazze, spranghe, parti di ricambio di autoarticolati, razzi, petardi, a volte anche coltelli ed altri strumenti simili.
A fronte di questi strumenti di violenza, le Forze dell’Ordine si trovano costrette a reagire (a dire il vero il più delle volte a difendersi) adoperando gli sfollagente ed i lacrimogeni (gli idranti sono autorizzati in Val di Susa ed a Roma sono stati impiegati per fronteggiare i gravissimi incidenti di Roma 2013).
Se è vero che i reparti impiegati sono specializzati, per cui dotati di protezioni – anche innovative e recenti – che diminuiscono il rischio di lesioni personali gravi, è altrettanto vero che è divenuto ordinario assistere a lanci di oggetti – molti dei quali molto pericolosi  – contro le Forze di Polizia, nell’assoluto silenzio dei vertici dello Stato, della politica, dell’opinione pubblica (salvo qualche voce fuori dal coro che per tale ragione è emarginata).