Manifestazione 24/09/2014


24 settembre 2014: cronaca ordinaria di una giornata straordinaria “24 settembre io c’ero” Nella mia vita non ho mai preso parte, direttamente o indirettamente, a iniziative di protesta su piazza. Non ho mai preso parte a cortei, scioperi, sit-in, volantinaggi ecc., né quando andavo a scuola né dopo. Sono un poliziotto dunque non mi si riconosce il diritto di scioperare, e anche se questa mancanza non mi pesa più di tanto ciò non esclude che anch’io, come tutti, possa esprimere civilmente e democraticamente il mio dissenso qualora sia necessario. Lo faccio scrivendo, il più delle volte leggendo, cercando insomma di informarmi il più possibile su quanto mi accade intorno.

“Per farla breve, ho seguito sin dagli esordi alcuni gruppi di discussione creati da colleghi su Facebook, interessanti sotto molti aspetti anche se il più peculiare è stato quello di aver contribuito a presentare gli uomini delle Forze dell’Ordine sotto una luce diversa, certo molto più “umana” e reale. Una cosa scontata per tutti noi che facciamo questo lavoro, ma assolutamente inedita per gran parte della cittadinanza, il più delle volte obbligata a vedere gli uomini in divisa solo attraverso la lente distorta dei mass-media. Non so perché ma spinto dalla curiosità (o forse più dalla rabbia per aver subìto l’ennesima ingiustizia) decido di organizzarmi e partecipare alla manifestazione del 24 settembre a Roma t;Parto alle sei e mezzo dopo aver dormito due ore o poco più. Il turno di servizio precedente si è protratto più del previsto, ma va bene lo stesso… fa parte del mestiere. Solo che non sento la sveglia e per fortuna c’è mia moglie che mi butta giù dal letto e mi accompagna alla stazione. Salgo sul treno come un fantasma, resisto e cerco di non cascare dal sedile dell’intercity mentre arrivo a Roma in perfetto ritardo. Metto il naso fuori dalla stazione… sta piovendo. Di bene in meglio. Allora mi riparo sotto una pensilina insieme ai tanti venditori abusivi di ombrelli. Mentre guardo nervosamente il cielo in attesa di uno spiraglio i miei vicini si affrettano alla ricerca di clienti, sperando in cuor loro che la pioggia duri il più possibile. Ma per fortuna il cielo mi aiuta e smette di piovere. Do una rapida occhiata al navigatore e mi dirigo verso il luogo della manifestazione, piazza Santi Apostoli. Da piazza dei Cinquecento percorro tutta via Nazionale e poi, dopo un paio di traverse, arrivo a destinazione. È ancora presto ma sono già presenti dei colleghi della Penitenziaria che si “scaldano” con cori e fischietti. Lo spazio riservato ai manifestanti è piuttosto ampio anche se ben delimitato: da una parte il Reparto Mobile e dall’altra il Battaglione dei Carabinieri. Insomma, non possiamo scappare. Attendo per un po’ fuori dalle transenne e poi finalmente entro nel gruppo dei manifestanti. È la prima volta. Per uno come me che è sempre stato dalla parte “opposta” fa ora un certo effetto ritrovarsi a fianco di chi protesta in una piazza presidiata da Polizia e Carabinieri. Lentamente il numero dei partecipanti cresce e tra i “colleghi” che arrivano capto al volo cadenze siciliane, sarde, campane, marchigiane, insomma un patchwork da ogni parte d’Italia, e tutti organizzati con bandiere tricolore e magliettine bianche con su stampate le frasi già in circolazione sui social network. “SBLOCCO SUBITO” è quella che va per la maggiore. Il mio timore più grande è ridurmi a strumento del solito sindacato o sindacalista o del solito partito o politico in cerca di visibilità. Infine la manifestazione prende il via e mi basta poco per accorgermi che lì accanto non ci sono “professionisti” della piazza, anzi… non abbiamo neanche un megafono degno di questo nome. Si formano capannelli di persone che discutono più o meno animatamente, c’è chi intona cori, chi si mette in mutande rappresentando in modo inequivocabile la nostra situazione economica e c’è chi rilascia interviste ai pochi giornalisti presenti. Questa scarsa organizzazione è la conferma di quanto sia genuina l’iniziativa, che tuttavia potrebbe essere inquinata da personaggi in agguato e pronti a scalare la vetta con ogni mezzo. È un fatto fisiologico ma comunque non è certo questo il problema. Do un’occhiata in giro: non ci sono facce che conosco, probabilmente molte di queste persone le avrò incrociate decine di volte su Facebook e ci avrò pure scambiato due commenti, ma di fatto non c’è conoscenza diretta, come sempre uno dei limiti maggiori del più famoso social network e di questo tipo di manifestazioni nate dal web. Il gruppo più consistente e fisicamente più “robusto” è quello dei colleghi dei tanti Reparti Mobili della Penisola, compreso ovviamente quello della Capitale. Alla fine la piazza è piena, non siamo una folla incontenibile ma oggi portare gente in piazza è un’impresa ardua anche per i cosiddetti “sindacatoni”, che per paura di fallire non esitano a unirsi in cartelli infiniti dove il numero delle sigle per paradosso supera talvolta il numero dei partecipanti. L’inesperienza degli organizzatori, o meglio, la spontaneità degli organizzatori li spinge erroneamente a ipotizzare di lasciare la piazza per raggiungere Montecitorio in corteo. Non è permesso ma non tutti masticano a dovere le leggi del Testo Unico di P.S. Beh, a qualcuno ciò servirà di esperienza per la prossima volta A questo punto, dopo più di un’ora la manifestazione sembra sciogliersi ma a tutti viene la stessa idea e allora il caso vuole che poco più tardi ci si ritrovi in molti davanti alla sede del Parlamento, dove già da tempo è in atto un presidio del Sap contro il blocco degli stipendi. Qui la situazione cambia, la piazza piano piano si fa compatta, i colleghi dei Reparti si stringono insieme a tanti altri colleghi del comparto sicurezza presenti anch’essi numerosi e l’evento prende una piega diversa. A cantare ora è il cuore e a dare voce sono la rabbia e l’indignazione dirette soprattutto a quei politici che dovrebbero garantire un intero comparto solo per tutelare se stessi. Personaggi che sono i massimi rappresentanti delle istituzioni, ma che denigrano, minacciano e trattano con arroganza gli uomini dello stesso Stato che rappresentano. Le transenne in fondo alla piazza di Montecitorio trattengono a stento il gruppo eterogeneo di manifestanti, ma nulla possono invece quando si leva nell’aria l’inno nazionale. Le voci si colgono forti e distinte ovunque, e riecheggiano in piazza davanti al Palazzo. È un richiamo all’onestà, al coraggio, alla lealtà, simili alla preghiera di un esorcista di fronte a un posseduto, con la differenza che tale operazione è più semplice che redimere un politico. I cori poi si susseguono incessanti, potenti, coinvolgenti, travolgenti come quando intonano “siamo tutti Raciti”, “i tutori dello Stato siamo noi”, “siamo tutti celerini>”, “Giangrande uno di noi>”. Gli unici momenti di tensione si hanno quando in mezzo ai manifestanti sopraggiunge Maurizio Gasparri, forse invitato dai sindacalisti del SAP nel presidio che ci stava occasionalmente ospitando. Al suo indirizzo il coro intona con lucidità e determinazione: “la rovina dell’Italia siete voi”. Vista la situazione non certo collaborativa Gasparri si allontana. La Sora Lella avrebbe detto: “… non c’è trippa pe’ gatti”. Poi il gruppo si scioglie e la soddisfazione è che tutto si sia svolto senza alcun problema, merito degli inediti manifestanti e delle Forze dell’Ordine in servizio, che in pratica oggi erano la stessa cosa.   Mentre mi dirigo verso la stazione il sole ha ormai preso il sopravvento, la giornata è diventata calda e piacevole, di quelle a cui Roma deve la sua fama di città accogliente. Metto subito mano allo smartphone e inizio a scorrere i primi commenti, i primi flash d’agenzia, i primi video, le interviste, tutto. Come al solito c’è chi cerca di sminuire e chi tenta di esaltare; chi recrimina sugli assenti e chi se la prende con coloro che in tutti i modi hanno provato a boicottare l’iniziativa. C’è anche chi si scaglia contro i sindacati a prescindere o lancia invettive contro l’onnipresente “collega medio” che quando lo si incontra il giorno dopo ti fa spallucce e chiede “ma tanto, a che cosa è servito?”. Quello che dobbiamo ritrovare non è un nuovo sindacato o un nuovo partito, e neppure un nuovo referente. Non possiamo certo pensare di fare piazza pulita di ogni sindacato solo perché sono oggettivamente venuti meno al loro mandato, al loro compito primario. Abbiamo invece necessità di un sindacato che ci rappresenti legalmente e lo faccia come si deve. Iniziative spontanee come questa sono un ottimo momento di espressione ma non bastano. Per sedersi a “quei tavoli” dove si discute di soldi e diritti c’è bisogno di ben altro. Noi per primi non dobbiamo permettere che i colleghi che abbiamo delegato a rappresentarci diventino espressione del nostro egoismo e malumore, perché altrimenti agiranno di conseguenza. È vero, siamo invecchiati, i problemi quotidiani ci sfiancano e ci rendono troppo cinici. Invece dovremmo ritrovare l’unità e la compattezza di quel coro appena ascoltato, e ricordarci di come eravamo quindici anni fa, vent’anni fa, per tornare allo spirito che ci univa e ci rendeva un tutt’uno con il collega al nostro fianco. Ritrovare quello spirito che oramai sembra dimorare solo nei Reparti Mobili. Occorre buttarsi alle spalle i pretesti e le animosità che servono solo a dividerci, ed è giunto il momento di recuperare ciò che ci ha unito a lungo, che ci ha fatto crescere e maturare e ora sembra svanito. Alla fine di questa giornata non vale la pena di guardarsi con sospetto, tra “colpevoli” che non sono venuti alla manifestazione ed “eroi” che hanno fatto più o meno sacrifici per essere presenti. Io ero lì anche per i miei colleghi che magari non ci credono o non ci credono più – non mi interessa – ma poi il pensiero corre subito agli altri colleghi che in passato sono scesi in piazza, e lo hanno fatto per se stessi ma anche per me, che in piazza non ci andavo perché forse a quel tempo non ero così consapevole. Siamo noi, non altri, che possiamo decidere di cambiare, ma non certo litigando. A mancare sono i valori, i contenuti, il rispetto, la dignità, la lealtà, la coerenza… poi vanno bene anche mille sindacati. Inutile cercare incredibili accuse di presunte manipolazioni, ingerenze, complotti. Chi era in quella piazza manifestava liberamente per un diritto negato. Si potrà eccepire sul metodo ma non certo sui contenuti, perché fino a oggi, di fatto, abbiamo ottenuto solo promesse da parte di quegli stessi personaggi che mesi fa assicuravano che il blocco stipendiale non sarebbe mai stato prorogato. Mi auguro che il buon senso e la ragione prevalgano sui personalismi, che chi ha sbagliato faccia un passo indietro per il bene di tutti, altrimenti tutti ne pagheremo le conseguenze. Tutti, nessuno escluso. Quanto a me, a evento concluso, mi è spiaciuto solo per chi non era presente e non ha potuto vivere insieme a noi una splendida giornata, di quelle che conservi a lungo dentro di te, nel ricordo e non solo. P.Grassi, Poliziotto