Cop Shoot la caccia è aperta.


Cop Shoot la caccia è aperta.

 

E di qualche giorno fa la notizia, l’ennesima, di un collega che è stato morso da una persona, affetta da epatite C,  che ha pensato bene di reagire così ad un semplice controllo di Polizia.

Questi casi sembrano moltiplicarsi in modo esponenziale, la cronaca ci riempie di episodi violenti che scaturiscono quasi sempre da un semplice controllo, addirittura nei confronti degli addetti al controllo dei biglietto di viaggio sui mezzi pubblici.

La cosa che salta all’ occhio quindi, a chi gli occhi ce li ha, è la palese esistenza di un problema.  Non  è un nuovo problema,  ma la frequenza con la quale questi episodi stanno avvenendo dovrebbe in qualche modo far suonare qualche campanello.

E’ altresì evidente che la preoccupazione maggiore riguarda solo chi sta sulla strada, ad oggi in Italia stiamo ancora sperimentando il Pepper Spry (lo spray irritante), come se fosse una nuova invenzione e non uno strumento in uso da tempo immemore tra le tante polizie del mondo. Un po’ come se dovessimo sperimentare un’auto perché noi non l’abbiamo mai usata benché nel mondo sono cinquant’anni e più che tutti la usano. Noi abbiamo sempre a che fare con questo termine “sperimentare”,  che serve soprattutto per affondare ogni innovazione, per mettere il freno ad ogni miglioramento. Non sia mai che adottassimo nell’immediato uno strumento utile per la sicurezza dell’operatore e del cittadino senza attendere i canonici vent’anni di “sperimentazione”, che in parole povere non sono altro che il tempo necessario per far “avanzare ad altro incarico” gli “innovatori”. Nel caso l’idea abbia qualche controindicazione si ha sempre l’alibi ripararandosi dietro al fatto che era in “sperimentazione”; nel caso invece funzioni, non sia mai,  saranno stati loro gli “innovatori” senza quindi caricarsi di inutili e dannosi rischi, che inficerebbero sugli avanzamenti.

La realtà è come sempre diversa, avremmo bisogno di gente in grado di guardare avanti, ma non solo pensando a quale poltrona occupare domani, ma in grado di prendere decisioni importanti, per la vita dei poliziotti e per la sicurezza dei cittadini. Abbiamo bisogno di strumenti nuovi, taser, telecamere, radio realmente portatili e funzionanti ovunque, giubbetti sottocamicia, guanti antitaglio, sedie contenitive, maschere per gli sputi, caschi per gli autolesionisti, insomma tutto quello che può servire e che la tecnologia, oggi avanzatissima,  mette a disposizione per svolgere questo lavoro in sicurezza e con la massima efficacia, senza bisogno di tentennamenti, ma solo di coraggio, competenza e capacità. Oggi conosciamo perfettamente l’efficacia di una taser, ci sono strumenti innovativi che potrebbero mettere al riparo l’operatore da rischi inutili e la persona controllata in condizioni di non nuocere a se stesso e agli altri. Non è più tempo di lasciare tutto alla capacità risolutiva del singolo operatore, fornito di manette, di una pistola e di un manganello, con lo spauracchio del codice penale e dell’atto dovuto che nei nostri confronti gode sempre di una corsia preferenziale abbattendo i lunghi tempi di cui invece godono i nostri “clienti”.

Quando accadono gli episodi di violenza nei nostri confronti sarebbe ora di chiamare in causa, per responsabilità oggettive,  anche il nostro datore di lavoro che non ci mette in condizioni di operare in sicurezza non fornendoci di mezzi idonei a svolgere questo lavoro escludendo la maggior parte dei rischi che possiamo incontrare.

Abbiamo bisogno di norme scritte con le mani e da persone competenti, non da politici pregni di ideologie morte e sepolte, norme chiare che non danno adito a fantasiose interpretazioni, perché ciò che affrontiamo sulla strada già supera ogni fantasia e di tutto abbiamo bisogno fuorché  di estrose sentenze. Insomma siamo indietro, molto indietro, non so perché continuo  a scrivere queste cose ben sapendo che nulla mai di quanto sopra accadrà, però insisto, non vorrei che qualcuno “cascasse dal pero” dicendo di non sapere nulla.

 

P.Grassi – Poliziotto