Un giorno di ordinario Ufficio Immigrazione


Immigrazione, sorpasso dopo anni: più italiani all'estero che stranieri in Italia

Un giorno di ordinario Ufficio Immigrazione

 

C’è qualcosa che non va in questo cielo (cit.). La mia giornata inizia alle 6.30, doccia, colazione e al massimo alle 7.15 arrivo in ufficio. Non mi occupo di permessi di soggiorno, ma di ricorsi ex art. 31 del cosiddetto T.U.I. (Testo Unico Immigrazione, cioè la L. 286/98 c.d. Bossi/Fini e successive modifiche). So già prima di arrivare nelle immediate vicinanze dell’Ufficio vedrò la solita interminabile coda di persone, stranieri provenienti da ogni angolo del mondo o quasi e i colleghi addetti al servizio di vigilanza impegnati a disciplinare e far rispettare, cioè a svolgere un servizio che non é di loro stretta competenza, ma in presenza di una situazione simile non badano troppo all’ordine di servizio e si prestano a collaborare col personale dell’Ufficio Immigrazione, cioè gli specialisti della materia. Non posso fare a meno di incazzarmi con loro perché spesso i parcheggi riservati al personale dell’Ufficio sono occupati da veicoli non autorizzati ma…come fai a prendertela con loro, sarebbe assurdo e paradossale. Caffè alla macchinetta prima di accendere quello stramaledetto pc obsoleto, bottiglietta d’acqua, sigaretta, se tutto va bene il pc si é avviato. Nel salone dove si ammassano lentamente in coda decine di persone si sentono chiacchiere, polemiche e insulti facilmente intuibili dal tono anche se non parli Lingala (si fa per dire, i congolesi ex Zaire praticamente si contano sulle dita di una mano e uno ogni tre o quattro mesi; strana questa cosa però, in Congo D.R. dalla caduta del regime di Mobutu Sese Seko é in atto la più feroce guerra dopo il secondo conflitto mondiale -si stimano oltre 5 milioni di morti- ma sono veramente pochi quelli che scappano e di quei pochi la stragrande maggioranza verso la Francia o il Belgio). Decine di persone in coda da ore per fare una coda di ore. Pochi poliziotti che si ingegnano per sopperire alle carenze dell’Ufficio, impiegati civili dell’Amministrazione che con passione e dedizione fanno altrettanto. Non di rado conflitti tra poliziotti e impiegati civili, un caos. Non più tardi di due giorni fa uno straniero ha ritirato il permesso di soggiorno rinnovato…già scaduto e ha inveito. Ha dovuto rifare domanda di rinnovo e fortuna sua (e nostra) il collega che era lì (casualmente, incidentalmente, perché preso e sbattuto lì causa emergenza per carenza di personale ma che da anni è addetto alla Squadra Espulsioni…vabbé, espulsioni, stendiamo un velo pietoso) ha cercato di mettere la classica pezza. Nel frattempo Windows XP sul mio pc antidiluviano ha finalmente concluso la fase di avvio. Ok, vediamo di avviare l’applicativo intranet e visualizzare la lista dei files/ pratiche che mi sono state assegnate, nel frattempo che l’operazione si compie (sempre se non il pc non si pianta) posso fumare un’altra sigaretta e prestare un occhio alla situazione nel salone degli utenti. Ma anche fare il “cane da guardia” per rispedire fuori dall’area riservata i furbastri, quelli che fanno gli gnorri, che non vedono o fanno finta di non vedere o di non capire che oltre quella porta a vetri non si deve passare. Stranieri ? Non solo. Avvocati, rappresentanti delegati delle più disparate associazioni che accompagnano i richiedenti protezione internazionale (ex asilo politico), etc. Di tutto un pò. Ah, già, l’”asilo politico” aka “protezione internazionale, giusto qualche osservazione per dare un’idea. L’ultima novità (moda) in materia é l’essere perseguitati dalle Pandillas. Avete presente, anche solo per sentito dire la “MS13” o il “Barrio18” ? No ?! Beh, basta poco, un pò di buona volontà e conoscenza dell’inglese o spagnolo e su www.insight.org troverete tutto il materiale documentale che occorre per farvi un’idea e, volendo, approfondire. Se ritenete che non é sufficiente, potete soddisfare la vostra curiosità visitando www.borderlandbeat.com che però é maggiormente orientato alla criminalità organizzata Mexicana, cioè ai Càrteles dei Narcos che gestiscono il traffico (non la produzione) di cocaina dalla Colombia, dal Perù, dalla Bolivia verso gli USA e la UE (dove il referente privilegiato é la ’n Drangheta). Ma torniamo alle “cose di casa nostra”, per dire che come per incanto si registra un’onda (anomala) di cittadini centroamericani che improvvisamente, dopo aver trascorso tre, quattro, cinque anni illegalmente (cioé privi di qualsiasi titolo autorizzativo ex legem) nel territorio nazionale, improvvisamente si ricordano di essere perseguitati nel Paese di origine dalle suddette Pandillas. E io continuo a chiedermi: ma com’è che dal Congo non scappa nessuno o quasi ? Ma sono abbastanza adulto e ho sufficiente esperienza in Giacca Blu, oltre trentanni, per capire che Scribi e Farisei decidono, caricando le spalle altrui di un peso che si guardano bene dal portare sulle proprie. Però, un dubbio mi resta: un anno di attesa per ritirare un permesso di soggiorno che al momento della consegna é già scaduto ? C’è qualcosa che non va, non sta a me dire cosa, ma ha un che di machiavellico. O forse no, forse sarebbe sufficiente riscrivere le norme e non indugiare nell’individuare precise responsabilità in capo a chi palesa dei limiti nella gestione di un Ufficio, senza però farne un capro espiatorio.

Tore Baiocchi – Ideatore e Fondatore di Poliziotti.it