Poliziotti – Scrittori del passato.


Le pubblicazioni dei poliziotti in Età liberale 

I numerosi commenti di diverso segno sul recente fenomeno del poliziotto-scrittore, del quale propongo una velocissima e incompleta carrellata (Alba Arte Cultura Società del 4 novembre 2018; Lettera43 del I giugno 2014 – «Libri, i poliziotti scrittori fanno tendenza»; Vice del 28 maggio 2015 – «Il meglio della letteratura dei poliziotti italiani») scalzano un aspetto di non poco conto che desidero proporvi. Anche perché dimostrerò che questo tema trova ben salde radici nel passato .
L’attenzione dei poliziotti nostrani per pennino, carta e calamaio nasce nell’Ottocento e si accentua in quegli Anni Ottanta.
Tempi in cui le qualità culturali per dare alla luce un (seppur modesto) testo erano affatto diffuse tra poliziotti, limitandosi pertanto il fenomeno del poliziotto-scrittore a pochi volenterosi funzionari, che quel pugno di studiosi di polizia – in cui milito – non può trascurare.
Limitandosi alle opere del “mondo polizia”, posso abbozzare una prima distinzione nel genere: manualistica e precettistica; saggi e trattati; memorie e testimonianze di servizio.
La manualistica è il più visibile frutto dell’impegno di alcuni Ufficiali di P.S. per la professionalizzazione del poliziotto di tutti i ranghi.
Allora come oggi in continuo aggiornamento, la normativa utile al servizio richiedeva pubblicazioni aggiornate, da abecedari e prontuari tascabili da custodire nella tunica delle guardie a voluminosi repertori, dizionari, commentari – anche in talvolta di più tomi – ospitati negli uffici di questori e ispettori. Pubblicazioni aggiornate con dispense tratte da periodici in abbonamento, o pubblicate in più edizioni.

Tra gli autori di questo genere Isacco Vincenzo, Salvarezza Carlo, Giuseppe Loggero, Giorgio Sandri, Ferdinando Giovine, Vito Angelo Savino, Alessandro Cuniberti; provate a interrogare il Sistema Bibliotecario Nazionale (www.sbn.it) con questi nomi e ne leggerete i titoli delle opere.
Tra i periodici per l’aggiornamento delle pubblicazioni il «Manuale del funzionario di sicurezza pubblica e di polizia giudiziaria», detto Manuale Astengo.   
Un quindicinale in abbonamento iniziato nel 1863 – quindici anni dopo il natale dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza -, chiuso nel 1908, e ininterrottamente diretto da Carlo Astengo.
Un funzionario del Ministero dell’interno dalla brillante carriera: prefetto, magistrato, consigliere di Stato e infine senatore del Regno, che garantiva al Periodico la natura di voce “libera” (vista l’ingerenza di Palazzo Braschi sulla P.S.), generosa di temi, contributi e proposte.
Pagine ingiallite oggi indispensabile fonte di studi storici sulla Polizia nell’arco cronologico considerato, anche per la firma di uno dei suoi direttori, Francesco Leonardi, che nel 1898 salirà alla Direzione Generale della P.S.
Concludo questo genere con il capitano Giovanni Zumpano e il Manuale di polizia pratica, del 1905; un volume adottato dalla Scuola Allievi guardie di città e studiato anche per il concorso da vicebrigadiere, ricco di immagini e preziosi consigli per il poliziotto.
Passando ai saggi e trattati, una semplice riflessione: la molteplicità e preminenza delle funzioni dell’Amministrazione della P.S. comportava per i funzionari un ampio bagaglio culturale e professionale.

Molti questori e ispettori, laureati in legge, possedevano cultura, formazione e sensibilità tali da dilatare gli orizzonti professionali oltre l’ambito prevalentemente tecnico-giuridico: non pochi erano stati personalità di rilievo del Risorgimento, o appartenevano alla dirigenza statale piemontese, nella quale avevano iniziato la lunga e brillante carriera prima dell’Unità.
Professionisti, anche con il titolo di avvocato, che si distinguevano per zelo, spirito filantropico, capacità di esercitare le importanti responsabilità d’ufficio.
Per il costante contatto con il crimine questi poliziotti, attratti dalle emergenti teorie criminologiche, si davano al calamaio per testimoniare le loro riflessioni da sociologi “sul campo”. Consapevoli che la conoscenza socio-scientifica della devianza e delle forme di criminalità ampliava la funzione preventiva della P.S., sapevano che i loro inchiostri stavano proponendo considerazioni sulle politiche preventive e repressive, consolidate nella pratica del servizio di cui erano direttori.
In questo senso nel ‘66 Salvatore CORREA, firmando La Sicurezza Pubblica nel Regno d’Italia (2 vv.), inaugurava la figura del poliziotto-criminologo.
Egli pone una prima pietra per comprendere le diversità di uno stato ancora profondamente marcato dalla secolare divisione del territorio, ciascuno con una propria “vocazione” criminale.
Nel ‘71 il questore di Roma Giovanni Bolis (presidierà lo scranno di Palazzo Braschi dal ‘79 all’83) dava alle stampe La Polizia in Italia e in altri stati d’Europa e le classi pericolose per la società, di oltre novecento pagine. Un trattato di sociologia criminale, con puntate nell’organizzazione del lavoro degli uffici della giovanissima Questura di Roma e dei suoi “questurini”.
Per i due autori il servizio era una fonte di ispirazione eccellente sia sul piano teorico che pratico “interpretato” incarnando la cultura dell’emarginazione e del sospetto, tipica della borghesia urbana, dei ceti medi, delle elites liberali. Tratteggiavano le forme di illegalità e criminalità più diffuse e aggressive con considerazioni, di marca positivista sui più ricorrenti tratti caratteriali e comportamentali dei relativi protagonisti, le classi pericolose e i delinquenti.
Nel ‘76 l’ispettore Paolo Locatelli firmava Sorveglianti e sorvegliati – Appunti di fisiologia sociale presi dal vero; nell‘84 Miseria e beneficenza – Ricordi di un funzionario di pubblica sicurezza.
Miseria confermava il filone della memorialistica, aperto due anni prima da Federico Giorio che, con Ricordi di Questura, narrava la sua esperienza nella Polizia, conclusasi con l’espulsione (e una breve detenzione; ne parleremo in futuro).

Intanto il filone criminologico camminava a pennino spedito con Giuseppe ALONGI: La mafia nei suoi fattori e nelle sue manifestazioni: studio sulle classi pericolose della Sicilia, dell’86, e Polizia e delinquenza in Italia, dell‘87.

Proprio il nuovo genere trovava con Giuseppe Manfroni e la sua opera postuma (1920) Sulla soglia del Vaticano, 1870 – 1901(2 vv.) una dimensione più ampia dei “soli” servizi di polizia.

Infatti, con l’Unità d’Italia, era necessario impiantare la P.S. anche a Roma; il Commissariato Borgo veniva situato a ridosso di S. Pietro per raccogliere notizie e informazioni dagli artigiani che vivevano nel quartiere e lavoravano nei Palazzi Apostolici.

Borgo era il commissariato più “caldo” della città perché di fatto curava i rapporti “diplomatici” tra Governo e Palazzi Vaticani, nei quali si era autorecluso Pio IX per protestare contro l’annessione di Roma.

Il Pontefice era sospettato di tramare disegni reazionari con le nazioni cattoliche, in particolare il Regno di Spagna e l’Impero Austro-ungarico, e Manfroni, per evitare imbarazzi, lasciò alla sua morte il manoscritto nelle mani dei suoi familiari con l’impegno di pubblicarli solo quando fossero decedute tutte le personalità citate.
Ritornando alla dura legge della cronologia, nel 1892 il maggiore Domenico Cappa firmava Memorie – trentadue anni di servizio nella polizia italiana e, nel 1913, Augusto Bondi Memorie di un Questore (25 anni nella polizia italiana).
Lo stesso ‘13 apre l’arco cronologico dell’impegno editoriale di Cesare Bertini, Ai tempi delle Guarentigie – ricordi di un funzionario di polizia (1913-1918), pubblicato nel ‘32.
Bertini e Manfroni, entrambi dirigenti di Borgo, sono preziosi testimoni di fatti di cronaca della Capitale, cronaca politica e dei rapporti tra Regno e Santa Sede, anche durante la Grande Guerra, quando mons. Gerlach della curia romana sarà protagonista di una spy story smascherata da Giovanni Gasti, funzionario alla Scuola di Polizia scientifica, poi direttore dell’Ufficio Centrale d’Investigazione, nato durante la Grande guerra contro lo spionaggio nemico e i reati di guerra.
Gasti, personaggio di punta della Polizia italiana, nel ’10 firmava L’identificazione dei delinquenti e la funzione di polizia nell’attuale momento giuridico (un’opera tra la criminologia e la criminalistica). Gasti e il commissario Giovanni Rizzo (all’Ufficio Informazioni del Comando Supremo durante la guerra) ne dopoguerra si incontreranno alla Questura di Milano; colleghi di Ufficio e di calamaio avendo Rizzo firmato I segreti della polizia, pubblicato nel 1953.

Per approfondimenti sull’evoluzione della cultura professionale della Polizia di Stato, per altre opere di poliziotti (opportunamente affrontate) e per numerosi altri temi rimando al personale studio Da sbirro a investigatore. Polizia e investigazione dall’Italia liberale alla Grande guerra.

Chiedete il volume direttamente all’editore: avianifulvio@gmail.com; Aviani & Aviani editori (c/o Arti grafiche Fulvio srl) Viale Tricesimo 184/7, 33100 Udine, tel. 0432 884057 fax 0432 479918; www.avianieditori.com