Cosa sta succedendo alle Forze di polizia ?


Molti pensano che non é il momento opportuno per porre questa domanda, per mettere la questione sul piatto; il timore di prestare il fianco a facili e comode strumentalizzazioni, di renderci utili idioti è giusto e fondato, basta guardare per
pochi minuti uno dei tanti talkshow che affollano le reti televisive, farsi una passeggiata sui social per capire che aria tira.
Ebbene, noi crediamo che invece il momento é propizio, che vale la pena correre il rischio di esporsi a critiche anche feroci che peraltro non ci hanno mai spaventato e, anzi, hanno sempre rappresentato uno stimolo ulteriore (semmai ce ne fosse
bisogno) per interrogarci nell’interesse della collettività.
Poiché siamo da sempre #LiberiDiEsserlo, non essendo legati o vincolati a interessi di parte, ci possiamo permettere il lusso di buttarci nella mischia.
Partiamo dalla tragica vicenda di #DanieleMacciantelli: 36anni, Assistente della #Polizia in servizio presso il #RepartoPrevenzioneCrimine Liguria: alle 23.45 del 25 settembre 2008 fu accoltellato a morte in un appartamento a Genova da un ragazzo con seri problemi psichici, mentre operava nell’abitazione dei genitori che avevano richiesto l’intervento della #Polizia perché seriamente spaventati e preoccupati per il comportamento violento del figlio.
Cosa ha a che fare con l’omicidio di #MarioCercielloRega, ViceBrigadiere dell’Arma dei Carabinieri accoltellato a morte da un ragazzetto a Roma pochi giorni fa ? Apparentemente niente, ma andiamo avanti, ci torneremo.
Genova, il 9 di giugno 2018: lite feroce in casa tra madre e figlio, la madre terrorizzata dal comportamento violento del figlio chiede l’intervento di una #Volante della #Polizia, che viene subito inviata.
Il ragazzo accoltella uno dei #Poliziotti più volte, costringendo l’altro a fare usodella pistola di ordinanza, esplodendo sei colpi, attingendo mortalmente l’accoltellatore e, incidentalmente, anche il collega che a causa delle coltellate
viene ricoverato d’urgenza e sottoposto a intervento chirurgico.
La sera prima era toccato a una pattuglia del N.O.R.M. dei CC. Intervenire nella stessa abitazione e per gli stessi motivi, sempre su richiesta dei familiari del ragazzo che si erano barricati in altra stanza per proteggersi dalla sua furia.
Risultato: per il G.I.P. é vero che l’Agente che uccise Tomalà “stava temendo per la vita del collega ferito dal giovane” ma é anche vero che la sua azione “denota notevole imprudenza e imperizia”. Una “pur minima professionalità avrebbe dovuto
imporre l’esplosione di un solo colpo e verso parti non vitali.

Tutti i colpi furono diretti in zone vitali e esplosi a distanza così ravvicinata da consentire una mira
pressoché esatta. Il comportamento denota il prevalere di una componente emotiva che mal si concilia con l’uso professionale dell’arma”.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/29/genova-sparo-a-un-uomo-durante-il-tso-poliziotto-a-processoil-gip-uso-larma-con-imprudenza-bastava-un-colpo/5073166/Il  #Poliziotto rinviato a giudizio, i familiari del quasi omicida, poi ucciso, parte civilenei suoi confronti.
Cominciate, voi lettori a intravedere un collegamento con quanto scritto da #PaoloGrassi in queste pagine pochi giorni fa ? http://www.poliziotti.it/2019/07/27/chidice-meglio-un-brutto-processo-che-un-bel-funerale-non-e-mai-passato-per-le-aule-di-giustizia/
Se non l’avete letto, fatelo, vi sarà molto di aiuto per comprendere.
Continuando, in seguito a quest’ultimo tragico episodio, il Capo della Polizia annunciò che presto saremmo stati dotati di Taser.
Apriti cielo, l’avesse mai detto, i soliti noti insorsero, vero é che ad oggi il Taser è ancora in via di sperimentazione, per cui le opzioni per #Poliziotti e #Carabinieri restano due: la pistola di ordinanza Beretta mod. 92SF cal. 9 P.B. (arma da guerra),
o le mani nude.
In verità ce ne sarebbe una terza, lo sfollagente, più volgarmente detto “manganello” che però spesso e volentieri non viene utilizzato siccome politicamente scorretto (!!!).
Ma, attenzione, non sfugga ciò che (neanche troppo) tra le righe, l’ordinanza di rinvio a giudizio di quel G.I.P. inconsapevolmente offre come sponda: il #Poliziotto potrebbe utilizzare in sede dibattimentale a sua difesa e persino versus
l’Amministrazione (intesa vertici della #Polizia), la mancanza di un addestramento specifico e di strumenti idonei, anche a sua tutela (esiste pur sempre il diritto a lavorare in sicurezza).
Immaginiamo quale “voragine” si aprirebbe (e qui arriviamo anche al caso del povero #MarioCercielloRega), una sentenza che assolve il #Poliziotto sulla base delle argomentazioni del G.I.P. Sarebbe rivoluzionaria.
Non sarebbe più l’Amministrazione o il Corpo da cui dipendi a chiederti i danni (se non in caso di dolo comprovato), ma lo stesso Stato a doverti risarcire.
Credo che sia arrivato il momento di unirsi davvero, #Poliziotti e #Carabinieri e di passare all’azione, non si può più tollerare di essere usati come tappabuchi.
Così come sono sempre più fermamente convinto che il #SistemaSicurezza necessita di una vera, seria e profonda riforma, che sia inderogabile istituire una Commissione Affari Interni.
Tore Baiocchi, Poliziotto
Ideatore e Fondatore di Poliziotti.it