AutoreTopic: Donne poliziotto che aiutano donne e madri vittime di violenza  (Letto 1606 volte)


Offline G.P.G. 3

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« il: 26 Settembre 2013, 10:47:57 »
Donne poliziotto che aiutano donne e madri vittime di violenza

Una giornata alla Seconda Sezione della questura. Il personale, tutto femminile, indaga su stalking e maltrattamenti

di Cecilia Morello

 
Pisa, 26 settembre 2013 - QUINDICI anni fa nessuno conosceva il significato del reato di stalking e la parola femminicidio non faceva parte del linguaggio comune. Eppure, nel 1998, nasceva all’interno della Questura di Pisa (e nel resto d’Italia) una sezione all’interno della Squadra Mobile dedicata a quei reati ignobili contro la persona: violenze sessuali, maltrattamenti in famiglia su donne e minori, stalking, prostituzione. Un sostituto commissario, un sovrintendente capo e un assistente capo. Ma soprattutto tre donne, mamme, di cui non riveleremo i nomi né i volti per chiari motivi. Il loro compito è entrare in azione quando arriva una denuncia o anche solo una segnalazione di violenza e maltrattamento verso un minore o una donna. «Anche se ci sono casi in cui la vittima è un uomo, come in alcuni casi di stalking».

In una delle ultime indagini seguite dalla sezione ad esempio l’autore delle persecuzioni era, appunto, una donna. «Le molestie in questo caso sono completamente diverse — spiegano —. L’uomo-stalker minaccia anche fisicamente, si fa vedere, ci sono liti, urla. Una donna è più sfuggente, e forse può fare anche più paura. In questa indagine il difficile è stato individuarla, perché non si era mai fatta vedere né identificata». Spesso sono indagini lunghe, lunghissime, le poliziotte devono vestire un po’ i panni della confidente e un po’ quelli della psicologa. «E capita che si risolvano in un nulla di fatto, ma il nostro compito è anche assicurarci che il comportamento magari un po’ strano di un bambino non sia legato a delle violenze subite». E sono questi quasi sempre i casi più delicati, quelli da cui non riesci a staccare la testa quando torni a casa e tavolta neanche quando l’indagine è chiusa. «Vedi immagini, senti racconti che difficilmente potrai dimenticare: ricordo un bambino che si sdraiò piangendo sul mio tavolo dicendomi ‘quanto mi picchia babbo’, o una bambina che aveva subito una violenza e non riuscivamo a fargliene parlare. Alla fine si sbloccò, ma non a parole: riuscì a disegnare il maltrattamento. Ed è un disegno che non dimenticherò mai».

CON I MINORI soprattutto, ma anche con le donne vittima di violenze, il rapporto con la vittima viene prima di tutto. «Con i bambini ad esempio servono molti colloqui conoscitivi prima di arrivare ad affrontare l’argomento maltrattamenti. Colloqui che non avvengono mai nei nostri uffici ma in luoghi protetti in cui possono sentirsi a loro agio, non durano mai più di 40 minuti e quasi sempre avvengono alla presenza di psicologi». I bambini vengono considerati in grado di testimoniare anche molto piccoli ma sono sempre gli ultimi ad essere sentiti. «La segnalazione può arrivare dalla famiglia, dalla scuola, da tutti coloro che hanno a che fare con i minori. Sono dubbi che noi provvediamo ad accertare o smentire, parlando con chi li conosce e solo alla fine, solo ne necessario e solo con l’ok del magistrato parliamo con il bambino».

E PROPRIO i bambini spesso sono il motivo che spinge le donne a chiedere aiuto. «Quando si rendono conto che anche i loro figli sono in pericolo allora scatta qualcosa dentro di loro». E la richiesta di aiuto può tradursi in un intervento immediato. «Quante donne abbiamo portato via di casa in pigiama e ciabatte...». Poliziotte, un po’ psicologhe, e anche trait-d’union con i servizi sociali e le associazioni del territorio che entrano in gioco quando si tratta di accogliere donne in fuga o in cerca di protezione. O aiutarle nel percorso successivo all’allontanamento dal compagno violento. Anche qui le indagini si basano quasi sempre sulla raccolta di testimonianze, spesso non c’è neanche un referto medico a confermare le violenze. «Allora parliamo con i vicini, cerchiamo di ricostruire la personalità della vittima e del ‘carnefice’ per capire quanto il pericolo sia reale e imminente, dobbiamo tracciare un profilo per decidere quali misure adottare. Con gli autori dei reati gli unici contatti spesso sono quando li arrestiamo». Uomini abituati a vedere le donne come una proprietà, quasi un oggetto, ad usare contro di loro violenze fisiche e psicologiche che poi si trovano ad essere ammanettati proprio da delle donne poliziotto, quasi una sorta di contrappasso degno dell’Inferno di Dante Alighieri.

UN LAVORO, quello della Seconda Sezione, che è cambiato molto negli anni ma non perché la violenza sulle donne sia aumentata. «Quella c’è sempre stata. Lo stalking esisteva anche prima che lo rendessero reato, ma non c’erano gli strumenti per perseguirlo». Quello che è cambiato davvero è la capacità delle donne di dire basta. L’attenzione che i media dedicano a questo argomento, le campagne di sensibilizzazione a qualcosa sono servite. «Ma forse più di ogni altra cosa è servita l’emancipazione femminile: la donna prima non lavorava, fuori dall’ombra del marito non sarebbe stata in grado di ricominciare. Ora hanno un’indipendenza economica, più consapevolezza, hanno i mezzi per uscire di casa. E denunciano di più». C’è la storia delle vittime, c’è la loro sofferenza che ti rovesciano addosso, c’è la delusione di quando le vedi entrare al processo a braccetto con ‘lui’, e c’è chi grazie a queste tre donne e a tutta la rete che viene attivata riesce a rimonciare. E c’è chi non se lo dimentica e a Natale manda sempre un biglietto di auguri. «Grazie per avermi salvata».
cecilia.morello@lanazione.net

http://www.lanazione.it/pisa/cronaca/2013/09/26/955942-donne-poliziotto-seconda-sezione-stalking.shtml
" Impunitas semper ad deteriora invitat "" Non esistono altezze troppo grandi,ma solo ali troppo corte. "

Offline celeste

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« Risposta #1 il: 26 Settembre 2013, 18:12:53 »
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Offline diabolik

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« Risposta #2 il: 27 Settembre 2013, 11:38:35 »
una delle poche cose belle e sensate  [54] [54] [54].

Offline nera65

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« Risposta #3 il: 27 Settembre 2013, 14:27:10 »
La bella solidarieta' femminile. [52]
chi ve lo fa fare?

bope

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« Risposta #4 il: 05 Ottobre 2013, 08:51:43 »
a cui si contrappongono però casi diametralmente opposti

Offline celeste

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« Risposta #5 il: 14 Ottobre 2013, 17:32:01 »
...cioè? [34]

Offline nera65

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« Risposta #6 il: 14 Ottobre 2013, 18:24:32 »
chi ve lo fa fare?

Offline dago113

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« Risposta #7 il: 14 Ottobre 2013, 18:26:25 »
Suspence....
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