AutoreTopic: Domanda su una questione delicata...  (Letto 2257 volte)


Offline Gridblinth

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« il: 17 Novembre 2007, 17:24:31 »
Qualcuno mi saprebbe dare qualche consiglio su una questione spinosa? Si tratta di maltrattamenti in famiglia, un crimine odioso e complesso a mio avviso...
Vi pongo un esempio per capire come si possa trovare una soluzione in determinate situazioni.
Diamo alle parti in causa alcuni nomi fittizi: Anna, la moglie; Mario, il marito; Giovanni, amico di Anna; Franco, amico di Giovanni.

Anna e Mario sono sposati e hanno uno o più figli minori.
Mario, per vari motivi (alcool, depressione, droga, ignoranza, possessività,...), si diverte a picchiare Anna durante i litigi che possono accadere.
Anna ne parla con Giovanni, suo amico, e gli confessa che non riesce a reagire denunciando i maltrattamenti subiti perché si sente in colpa (la classica sindrome di cui soffrono le vittime di determinati reati come la violenza sessuale) e ha paura che gli assistenti sociali le portino via i figli, cui tiene più della propria vita, a causa della sua denuncia.
Giovanni cerca di convincere Anna a reagire denunciando il bastardone e cerca di rassicurarla sulla sorte dei bambini, che non le verranno tolti (anzi...), ma senza risultati.
Giovanni, allora decide di parlare con Franco, un suo amico appartenente alle FF.OO., per chiedere alcuni consigli sulla questione.
Franco gli dice che purtroppo lui (Giovanni) personalmente non può effettuare una denuncia nei confronti di Mario in quanto non è la parte lesa e che Anna si dovrebbe far refertare al più presto, rifugiarsi a casa dei suoi genitori e contattare al più presto un ufficio di polizia per sporgere querela. L'ideale, per Franco (anche se la meno consigliabile), sarebbe che durante una di queste liti Anna riuscisse a divincolarsi dal suo aggressore e nascondersi in bagno assieme ai bambini, barricarsi dentro e chiamare 112 o 113 e aspettare l'arrivo di una volante o di una gazzella. Però ci sarebbero troppe cose da far coincidere rischiando così di lasciare in balìa di un pazzo i bambini o aggravando comunque la situazione di Anna se non riuscisse a sottrarsi a Mario.
Secondo voi, cosa altro può fare Franco per cercare di tutelare ulteriormente Anna, che non conosce e non sa nemmeno dove abiti, basandosi perciò di informazioni di seconda o terza mano e senza avere riscontri oggettivi su quanto "dichiarato" da Anna?

Quello esposto è un fatto esemplificativo che può tranquillamente essere accaduto o accadere, perciò sarebbe inutile inserire ulteriori informazioni circa lo stato sociale della famiglia coinvolta, età di uno qualsiasi dei componenti, località dove potrebbe essere avvenuto. Del resto se sia o meno accaduto è ininfluente visto che cose simili capitano più spesso di quanto i nostri "cari" organi d'informazione menzionino (se non quando scaturiscono in tragedia [56])
Grazie dell'attenzione e dei consigli professionali (a noi servono solo quelli, anche perché altri del tipo "vai a casa di Mario e lo gonfi come una zampogna a Natale" sarebbero forse più efficaci ma possono essere anche chiamati "istigazione a delinquere")

«The wicked flee when no one pursueth, but the righteous are as bold as a lion.»
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Offline lukas

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« Risposta #1 il: 17 Novembre 2007, 18:05:03 »
E' una situazione difficile e delicata. E' difficile da provare in mancanza di referti e denunce. Giovanni dovrebbe provare a convincere la sua amica a farsi refertare e presentare denuncia. Se non ci riesce che provi a farla contattare un centro antiviolenza ce ne sono in ogni città d'Italia.
Ci sono anche dei siti specifici ad esempio http://freeforumzone.leonardo.it/forum.aspx?c=83888&f=83888. Ad ogni modo è la sua amica che deve prendere consapevolezza che non può stare li
Molto spesso fare ciò che vi fa star bene non significa fare ciò che è giusto

Offline leone17

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« Risposta #2 il: 17 Novembre 2007, 18:19:50 »
nel ribadire che la questione è delicata, dipende dal tipo di reati che si possono ravvisare perché come saprai "La denuncia è un atto con il quale chiunque abbia notizia di un reato perseguibile d'ufficio ne informa il pubblico ministero o un ufficiale di polizia giudiziaria."
  Certo la mancanza di referti e la volontà della parte lesa di sporgere denunzia potrebbe essere problematica pero cmq si potrebbe aprire un indagine con dei rsicontri oggettivi, anche se in questo caso le notizie di seconda e terza mano possono essere pericolose

postman78

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« Risposta #3 il: 17 Novembre 2007, 20:17:13 »
è triste rilevare nella mia mente come non conosco, forse perchè non esiste, un metodo per salvare anna e i suoi bambini. Un metodo davvero efficace, immediato e risolutorio si può avere se e solo se il marito dovesse conciarla sull'orlo della morte (ammesso che si arrivi in tempo e che invece non la ammazzi) così da poterlo arrestare e gettare in cella per un pò per tentato omicidio, del resto in Italia non vi sono strumenti, o forse non li conosco, per togliere questa donna da una situazione insostenibile. I servizi sociali sono un entità di cui conosco solo il nome, cosa fanno davvero non lo so ma, così a sentimento, mi esprimono una fiducia quantificabile al sottozero!
Uno dei problemi che incontriamo maggiormente nella risoluzione di queste controversie è che, oltre alla non volontà di denunciare situazioni che nulla hanno da invidiare a quelle di veri e propri crimi efferati, è anche il fatto che il tetto coniugale è residenza documentata di entrambi i coniugi, se non interviene un giudice a stabilire che uno dei due deve andare via da quella casa, una volta riappacificate "apparentemente" le parti a noi tocca levare le tende e compiere gli atti di rito che  il più delle volte rimangono lettera morta in virtù del fatto che le vittime spesso non denunciano.
La soluzione migliore è che se ha ancora una madre e un padre, anna torni da loro scappando da quell'inferno al costo di rinunciare a lavoro e alla sua indipendenza....e i figli sarà poi un giudice a stabilire che cosa devono fare...ma questa fuga, per me, è solo l'ennesimo fallimento della nostra società.

Offline Cleanhead

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« Risposta #4 il: 17 Novembre 2007, 22:06:00 »
..non si puo salvare chi non vuol essere salvato.... [02] [02] [02]
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Offline TROGLOFOX

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« Risposta #5 il: 17 Novembre 2007, 23:25:19 »
Non conosco il motivo che tri spinge a fare la domanda ma ecco la risposta "sbirresca":

In primo luogo, il comportamnento del marito potrebbe integrare il reato di MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA, reato procedibile d'ufficio ma difficilmente dimostrabile "nella flagranza". Quindi una prima soluzione sarebbe quella di esporre la situazione ad un UFFICIO MINORI della Questura o ad una STAZIONE CARABINIERI; sulla base delle dichiarazioni del soggetto la PG potrà iniziare un'attività preliminare di accertamento che, se le ipotesi venissero confermate, sfocerebbe in una vera e propria notizia di reato. A questo punto, serebbe possibile richiedere la misura cautelare dell'allontanamento del marito dalla casa famigliare e, se necessario, del versamento di un assegno di mantenimento se la moglie e i figli rimangano "privi di mezzi adeguati".

 ... continua ...

Offline WebCop

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« Risposta #6 il: 19 Novembre 2007, 14:42:29 »
Quoto JakeBlues. Un esposto può farlo anche "Giovanni".
Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l'abisso scruterà dentro di te. (F.Nietzsche)

Offline Cleanhead

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« Risposta #7 il: 19 Novembre 2007, 15:03:05 »
..si gli esposti li puo fare anche il vicino di casa che sente litigare..ma in pratica se non c'è la collaborazione di chi le subisce queste violenze diventa impossibile fare qualcosa materialmente....
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Offline Mike

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« Risposta #8 il: 19 Novembre 2007, 19:41:05 »
se posso indrodurmi in punta di piedi in questa discussione per dire la mia...
io consiglierei a Franco di mandare una Collega donna a parlare con Anna (una brava Collega che sia in grado di entrare in confidenza con Anna) per convincerla a scappare di casa coi figli e denunciare il "marito" ma SOPRATTUTTO a convincerla che lei non ha nessunissima colpa
io la penso così
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Offline deepa

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« Risposta #9 il: 20 Novembre 2007, 17:59:33 »
Gridblinth

Un caso quasi analogo a quello che hai detto tu mi è già successo:

Famiglia con padre balordo, drogato ecc, madre e due figli minori.
La donna si lamenta a scuola con le madri dei compagni del figlio. Si lamenta anche con i professori, si confida con la suora e il parroco ma non trova il coraggio di denunciare il marito per paura.
I genitori di due bambini amici di scuola del figlio piccolo, sono pure due poliziotti.
Non riuscendo a convincerla a sporgere denuncia, relazionano i fatti che saranno rappresentati all'AG, comprese le SIT delle persone informate sui fatti.
Il PM delega l'ufficio ad escure a SIT la parte lesa, che alla domande risponde: nonostante tutte le percosse ed altro, non ho mai ritenuto di dover sporgere denuncia.
Tutti gli atti al PM.
Nel giro di una settimana, ordinanza di custodia cautelare in carcere. Si trova ancora a San Vittore ed il PM ha detto che probabilmente ci rimarrà per un pò di tempo.

Se questo può servirti.

Offline deepa

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« Risposta #10 il: 20 Novembre 2007, 18:08:42 »
Eseguita l'OCC e prima che il GIP lo interrogasse, il PM ha voluto sentire personalmente la parte lesa.
Davanti al PM ha detto tutto ed ha fornito date, circostanze e addirittura certificati medici.
Meglio di così!!!