AutoreTopic: Mi presento con anneddoto  (Letto 2409 volte)


Offline Braveheart

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« il: 15 Aprile 2015, 01:19:33 »
Salve a tutti,

sono nuovo del forum, mi chiamo Daniele, di Roma, civile con zio carabiniere (pensionato) e cognato poliziotto.

Vorrei raccontarvi una cosa che mi è capitata a ottobre. In pratica in casa avevamo un quadro firmato Lorenzo Delleani che era posseduto da mio nonno. Io francamente non sapevo nulla di questo autore, ma quest'estate ho deciso, per puro caso, di fare delle ricerche su internet e ho scoperto che Delleani è un pittore stimato e i suoi quadri hanno sempre avuto un buon valore economico (che ovviamente con la crisi si è ridotto fortemente). Dopo aver fatto ricerche su ricerche, appurato che dietro al quadro c'era il timbro con firma di Leonardo Bistolfi (colui che autenticava i quadri di Delleani dopo la sua morte), e avendo chiesto molti pareri a varie casa d'aste del nord mostrando online , di cui alcuni negativi, altri positivi e qualcuno neutro (ho provato pure a cheidere una perizia a profssori privati ma, ovviamente, costava parecchio!) ho deciso di togliermi defitivamente il dubbio portando l'opera a una casa d'aste a Roma per capire, finalmente, se questo quadro fosse autentico e, di conseguenza, vendibile. Il responsabile, che già nutriva dubbi, mi ha detto comunque che il parere definitivo sarebbe stato dato da un professore torinese cui, una volta esaminato il quadro per bene, avrebbe stabilito se fosse autentico e di conseguenza, vendibile.

Dopo qualche giorno ricevo la chiamata del responsabile della casa che mi comunica che, purtroppo, il professore ha dato parere negativo e che, di conseguenza,  l'opera non poteva essere messa in vendita. Dispiaciuto poiché speravo  che il quadro fosse autentico, mi rassegno e comunico al responsabile che a giorni mi sarei venuto a riprendere il quadro. Qualche settimana dopo vado alla casa d'aste, ma non mi fanno entrare perché mancava il magazziniere e non sapevano dove avesse sistemato l'opera.

Ecco cosa accade poi una settimana dopo.

Alle cinque del mattino mi bussano alla porta i carbinieri con un mandato di perquisizione da parte di un PM a motivo del quadro. Sull'atto ci sono scritte cose assurde: che io ho provato a vendere un quadro contraffatto CONSAPEVOLE che il quadro fosse tarocco, commettendo il reato di ricettazione; inoltre secondo questa pm, io avrei falsato il quadro in concorso con altra persona nota (a chi si riferisca è un mistero, perché questa persona nota semplicemente non esiste...o forse magari er Bistolfi?!).

Il bello è che una volta entrati in casa, avendo visto da chi è abitata, ma sopratutto dopo non aver trovato nulla (perché secondo questa pm, io sarei stato un esperto trafficante di pittori piemontesi), i carabinieri stessi hanno capito che si è trattato di un grosso equivoco. Dopo li ho accompagnati alla casa d'aste per riprendere il quadro, che però era già stato prelevato il giorno prima da altri carabinieri senza che avessero avvisato i colleghi.

Ora quello che non capisco è questo: è plausibile che uno erediti un oggetto d'antiquariato, vada a farselo stimare, scopre che sia un falso di poco valore, e si ritrovi qualceh tempo dopo i carabinieri con un mandato di perquisizione dove, in pratica, c'è scritto che è un delinquente? Ma quante persona fanno ciò? E tutte ricevono mandati di perquisizione?

Vista poi la vicenda, ho dovuto mettere l'avvocato cui ho consegnato le mail dove chiedevo informazioni sul quadro, ma, sopratutto, ho ritrovato una vecchia foto dove c'è mio zio da giovane (deceduto nel 2012) dove si vede chiaramente il quadro incriminato. Quindi come potrei averlo falsificato, se quando era in circolazione nemmeno ero nato?

Quello che mi chiedo a questo punto, poi, è un'altra cosa: su quali basi, quali premesse, il pm ha fatto queste accuse? Su quanto è stato detto da chi ha denucniato la cosa? Ma poi questa PM non ha pensato che se davvero fossi stato un malintenzionato che voleva tratte profitto con un quadro falso, l'avrei portato a una casa d'aste dove gli oggetti vengono sottoposti a perizia? Non a caso l'ho portato lì proprio perché la perizia non si paga (viene pagata solo in caso sia positiva e la vendita sia effettuata).

Grazie a tutti in anticipo per le risposte, vorrei capire se è una prassi normale, se sono io scemo, o sono stato semplicemente sfortunato (i carabinieri per fortuna mi hanno creduto). Certo non dovrei sorprendermi più di tanto in questa Italia, dove c'è gente che si è fatta la galera da innocente, però credetemi che non sono cose piacevoli!
« Ultima modifica: 15 Aprile 2015, 01:23:34 da Braveheart »

Offline Cleanhead

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« Risposta #1 il: 15 Aprile 2015, 08:07:24 »
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Offline Alby

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« Risposta #2 il: 15 Aprile 2015, 09:22:50 »
In pratica in casa avevamo un quadro firmato Lorenzo Delleani

 [08] [08] [08]

Scusa se mi intrometto nella questione. Ti dico subito che non mi esprimo sulla vertenza giudizaria che hai subito (perquisizione, mandato del PM) perché non ho titolo per farlo. Anche se a naso mi sembra ingiusta.

Ti segnalo però una cosa che mi è balzata all'occhio e ho percepito all'istante come parecchio anomala… Non so come spiegarti… un dato che stride.
È questo:

In pratica in casa avevamo un quadro firmato Lorenzo Delleani che era posseduto da mio nonno. Io francamente non sapevo nulla di questo autore,

Lorenzo Delleani è un autore (paesaggista) piemontese di una certa importanza, alcune sue opere sono conservate ed esposte alla GAM di Torino (Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, che è la sezione moderna del Museo Civico di Torino, mentre la sezione antica è a Palazzo Madama). Quindi la sede che lo accoglie ti fa già capire l’importanza.
Delleani rientra in una cerchia di autori che hanno lavorato molto e lasciato un solco profondo e inconfondibile nella pittura (e in genere nella cultura) piemontese del secondo Ottocento (tra questi c’erano Enrico Reycend, Vittorio Avondo, Antonio Fontanesi ecc.).

Insomma, qui in Piemonte Delleani è un nome.

Poi fai cenno all’autentica di Bistolfi: altro personaggio di rilievo, anzi, di grande notorietà: a Casale Monferrato (dove Bistolfi era nato) annessa al Museo Civico c’è la Gipsoteca Bistolfi, ossia la raccolta di terrecotte e bozzetti in gesso che servivano come fase preparatoria alle sue sculture.

http://www.comune.casale-monferrato.al.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/664



Ecco… è qui il succo della storia. Dire «ho un Delleani in casa (con autentica di Bistolfi) e non so nulla di questo autore» è qualcosa che stride un po’.

Un oggetto di famiglia, specie se di valore e prezioso, in genere si accompagna alla storia della sua tradizione (nel senso etimologico di “tradere”, cioè la storia dei suoi passaggi, di come è stato tramandato): qualcuno ti avrà pur spiegato la storia di questo dipinto, come, quando e in che occasioni è entrato in casa… come è stato acquistato, o se forse a sua volta era un lascito, una donazione... ecc.

Probabilmente nasce da qui l’equivoco che ha portato alla perquisizione (ingiusta, lo ripeto). Qualcuno si sarà insospettito di un Delleani saltato fuori così. Senza storia.

È tutto quello che mi viene da pensare.

Offline Braveheart

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« Risposta #3 il: 15 Aprile 2015, 12:54:47 »
Grazie innanzitutto per il benvenuto.

Sì certo, ora ti spiego tutto (e anzi sono felice di farlo a un ragazzo piementose che conosce bene l'autore, di cui anch'io, dopo aver scoperto il suo talento, sono diventato un suo "fan").

In pratica c'era questo quadro che noi avevamo. Mia madre ha detto che mio nonno lo acquistò a un'asta, perché gli piaceva comprare quadri.

Io però non mi sono mai interessato d'arte, e a parte quanto studiato alle medie, non conosco granché.

Poiché c'è la crisi, e purtroppo anche la nostra situazione economica non è rosea, anzi, la scorsa estate mia madre ha detto: papà (mio nonno) aveva comprato questo quadro, prova a vedere se tante volte vale qualcosa. A questo punto vedo l'autore, Lorenzo Delleani (un emerito sconosciuto fino a quel momento) e facendo le ricerche su internet scopro che si tratta di un autore molto importante. Da qui inizia pure l'entusiasmo: e chi se lo aspettava che il nonno ci avesse lasciato un quadro di un autore così pregiato? Allora inizio le ricerche, vedo che la firma dell'autore dei vari quadri somiglia a quellad el mio, scopro la storia del Bistolfi e delle sue autentiche, e una sera provo a mettere il retro del quadro sotto luce e, tadaan, viene fuori a matita la firma del Bistolfi (confrontata con altre autentiche di quadri ufficiali e sembra proprio la sua).

Ovvio però che, seppur abbastanza fiducioso e ottimista, l'ultima parola spetta a chi lavora nel campo. Giro quindi le foto del quadro a varie gallerie (tra cui quelle piemontesi) per avere una stima e ricevere pareri sull'autenticità dell'opera: molti non si esprimono, qualcuno mi dice che è falso, mentre una galleria piemontese dice che l'autentica di Leonardo Bistolfi è falsa (l'avrebbe fatta il figlio che imitava la firma del padre), ma il quadro sembra autentico (e francamente mi sembra un giuduizio un po' contradditorio). A questo punto decido di togliermi ogni dubbio: vado a una casa d'asta a Roma e sentiamo cosa dicono, così concordo l'appuntamento con il responsabile.  All'incontro, il responsabile di primo acchito dice che secondo lui, purtroppo, il quadro non è autentico. Facciamo poi pure una prova con il laser sulla firma, e sembra che anche questa sia apocrifa perché quando ci si passa sopra con il laser si continua a leggere chiaramente (quindi è sovraimpressa). A questo punto mi sembrava evidente che noi un Delleani vero non l'abbiamo mai avuto. Tuttavia con il responsabile mettiamo a confronto il mio quadro con alcuni dipinti uffiicali sui siti delle aste, e il professore nota che, cmq, alcuni dipinti a livello tecnico ricordano il mio, anche per il soggetto (nel mio caso un porto veneziano, e Delleani ne ha dipinti). Magari poteva essere di un suo allievo che, per fare il figo, ha poi messo la firma del maestro. Quindi si decide per la prova definitva: si manda il quadro in Piemonte dal professore che autentica Delleani e ci si toglie ogni dubbio.

Dopo qualche settimana il resposanbile mi telefona e mi comunica che il noto professore ha confermato la non autenticità del quadro, e che di conseguenza non poteva essere messo all'asta. Assodato quindi che quello da noi posseduto è l'opera di chissà chi, ho detto al responsabile che sarei tornato a riprendere il quadro.

A dire la verità, deluso di questa scoperta (avendo speso ben 300 euro per restaurarlo...pensa che pirla!), rimandavo spesso il viaggio per il ritiro del quadro, considerando la cosa di poco conto.

Quello che è successo dopo penso che tu lo sappia:)

Il bello è che quando ho deciso di portare la foto di mio zio ai carabinieri, il maresciallo che aveva capeggiato la squadretta venuta a casa mia mi ha detto queste testuali parole: "Ma tu non sapevi nemmeno chi era Delleani, lo hai scoperto dopo facendo ricerche su internet". Con queste parole penso sia chiaro cosa intenda dire il maresciallo.

PS. Che poi, prima di portare il quadro alla casa d'aste, mi ero rivolto a professori per una perizia ufficiale, ma ovviamente era a pagamento e non potevo permetterla. Alla casa d'aste invece questo servizio viene fatto gratuitamente, ecco perché mi sono rivolto lì.

Una cosa è certa: quando e se avrò la possibilità, acquisterò un quadro VERO di Delleani.

Offline Alby

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« Risposta #4 il: 15 Aprile 2015, 14:29:05 »
Sai qual è l’anello debole che, secondo me, può aver creato dei sospetti? Il fatto che la perizia, il parere valutativo fossero esclusivamente finalizzati a una vendita. Cioè, il fatto che l’interesse da parte tua nei confronti del dipinto fosse dovuto più a un motivo venale che non artistico.

Cioè, per saltare un passaggio (la valutazione da parte di periti, a pagamento) sei andato alla casa d’aste, dove la valutazione era volta alla vendita.
In questo caso sarebbe stato meglio rivolgersi a una galleria d’arte (seria, beninteso) dove personale qualificato (certo, dietro compenso) fa una valutazione, avvalendosi anche di consulenti che ne hanno titolo (professori ecc.) e poi in caso di esito positivo procedono all’archiviazione dell’opera, rilasciando un certificato di archiviazione. In primo luogo l’opera viene inserita nel catalogo generale della produzione di quell’autore. Inoltre, così schedata – munita di questo pedigree, che è un riconoscimento ufficiale – l’opera acquista ancor più valore, perché il mondo dell’arte (esperti, mercanti ecc.) è a conoscenza del fatto che essa c’è, che esiste, quindi può essere richiesta per mostre, esposizioni al pubblico ecc.
È il caso di quei quadri che, in una mostra, recano la dicitura "Collezione privata".
Insomma, se si ha un oggetto di valore, è bene tutelarlo così.

Nel tuo caso, invece, la tua richiesta a qualcuno potrà essere suonata pressappoco così: «Io ho questo oggetto. Mi dite se è autentico? Se sì, quanto vale? Se vale tanto allora ve lo vendo».
Un oggetto di cui, gli esperti nel campo, danno per scontato che il proprietario sia consapevole del valore e dell’importanza.
Probabilmente qualcuno si sarà domandato: «Ma come, i proprietari non hanno un certificato di archiviazione di questo quadro? Sono proprietari di un bene e non sanno neppure se è autentico o no? Ma allora da dove salta fuori questo quadro? Qual è la sua storia? Perché viene allo scoperto solo ora?».
E di lì a pensare che fosse il prodotto di un falsario che si vuole piazzare come autentico il passo è stato breve.

Bisognerebbe sapere – mi rendo conto che è difficile, visto che è passato del tempo – quale era la casa d’aste (tu parli di un’asta) presso cui il nonno si era aggiudicato il dipinto. Come minimo avrebbero dovuto trasmettere là, al momento dell’acquisto del quadro, la documentazione che ne attesta l’autenticità.


Offline Braveheart

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« Risposta #5 il: 15 Aprile 2015, 17:31:28 »
Ciao Alby.

Su quanto dici sono d'accordo con te. Nel senso che vendere un quadro di Delleani è un peccato perché si tratta di un grande artista. Certo, il mio quadro era moltoooooo meno bello di tanti altri, però se fosse stato suo sarebbe stato cmq un buon pezzo da collezione. Io volevo provare a vendere per sanare qualche buco, altrimenti me lo sarei tenuto (senza sapere però che fosse un falso!). D'altronde l'abbiamo avuto tenuto per un sacco di anni in casa (29!).

Tuttavia tanti quadri di autori pregiati vengono venduti all'asta: lo stesso Delleani, ma un sacco di altri pittori. Tante persone magari li ereditano, non sanno cosa farsene, e se ne disfano. Quindi da questo punto di vista io non volevo commettere nessun illecito penale (vendere quadro di un artista pregiato). Che poi, per dirla tutta, non ci avrei fatto nemmeno granché: massimo massimo 2500 euro, visto che le opere del piemontese si sono svalutate.

Però forse queste tue considerazioni può averle fatte il perito professore (definito, chissà perché, dal reponsabile dalla casa d'asta un professore antipaticissimo), che sentendosi offeso da ciò ha voluto farmi questo scherzetto. Ovviamente non posso averne la certezza, però noi siamo convinti che ad aver smosso tutto sia stato lui poiché i carabinieri della nostra zona hanno ricevuto l'incarico dal PM che, a sua volte, ha ricevuto la notizia di reato dal nucleo dei carabinieri in Piemonte. Però certo, sono tutte ipotesi, e il mio avvocato ancora non sa dirmi nulla di certo al riguardo. Cmq ho parlato della cosa alla casa d'aste che però, chissà perché, è estata completamente in silenzio. E quindi questo mi fa pensare che loro sanno qualcosa.

Sul fatto della storia del quadro, purtroppo è un'impresa davvero ardua: io so solo che apparteneva  a mio nonno che lo acquistò a una casa d'aste (e secondo mia madre c'era pure un certificato di autenticità sul retro che però poi si è staccato). Poi ho trovato questa foto con mio zio con dietro il quadro. Per il resto, purtroppo, non so altro.

Sulla valutazioni: infatti io davanti a certi giudizi mi ero pure un po' stizzito, perché mi chiedevo su quali basi e quali titoli certi galleristi dicano che un quadro sia vero o falso. Ecco perché ho optato per la casa d'aste. D'altronde, sono stati proprio alcuni galleristi a consigliarmi di rivolgermi a una casa d'asta locale per stabilirne l'autenticità e il valore.
« Ultima modifica: 15 Aprile 2015, 17:33:51 da Braveheart »

Offline Braveheart

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« Risposta #6 il: 15 Aprile 2015, 19:52:28 »
ma cmq se si volesse parlare con il PM, si può fare?

Offline Braveheart

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« Risposta #7 il: 15 Aprile 2015, 19:54:36 »
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Grazie, ma con niente di nuovo intendi dire che son cose che capitano spesso?

Offline fatality

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« Risposta #8 il: 20 Aprile 2015, 12:02:51 »
che a giocare con il fuoco ci si scotti...

Offline Braveheart

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« Risposta #9 il: 20 Aprile 2015, 12:34:57 »
non capisco dove vuoi andare a parare.

Offline Cleanhead

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« Risposta #10 il: 20 Aprile 2015, 13:30:49 »
Niente di nuovo. Benvenuto.


Grazie, ma con niente di nuovo intendi dire che son cose che capitano spesso?

non esiste una casistica di gente indagata "erroneamente". Tutti si sentono "innocenti" e quindi è difficile avere una idea. Certi meccanismi non sono di nostra conoscenza e finisce che ci si trova in mezzo pur essendo in "buona fede". La Buona fede però non è una scusante, siamo tenuti a conoscere la Legge. Io mi metto dalla parte della Galleria che vede arrivare un tizio con un quadro che asserisce essere vero ma non è sicuro. Il direttore della galleria di situazioni "sospette" ne vede arrivare di continuo e quindi mi pare logico che segnali a "prescindere" alle autorità competenti, senza indagare oltre per scoprire la "buona fede" dei tanti interlocutori. Di solito tutti si dichiarano innocenti e in buona fede è una costante, sia quelli che lo sono davvero sia quelli che non lo sono quindi capisci che sia difficile stabilirlo a priori. Da qui scatta l'indagine, l'avviso di garanzia e tutti gli atti necessari compreso la perquisizione, da qui appunto nulla di nuovo. Le indagini sono fatte a garanzia dell'indagato, cosi si dimostra la sua eventuale estraneità ai fatti contestati.
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Offline Braveheart

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« Risposta #11 il: 20 Aprile 2015, 14:11:28 »
Ok, il discorso in sè non fa una piega.

Quello che però stona è questo: se uno eredita un quadro o qualsiasi cosa, va a una casa d'aste per sapere se è autentico e quindi venderlo, e si sente rispondere di no, se lo riprende e finisce lì. Non vedo cosa ci sia di male in questo. Lo stesso responsabile mi ha fatto un altro quadro di un noto autore che però è risultato falso: allora pure quel proprietario sarà stato denunciato! Cmq io un'idea me la sono fatta: è successo sto macello perché l'autore in questione è Delleani che fa parte dell'archivio di autori importanti che fanno parte del patrimonio culturale (o una cosa del genere, me lo ha detto pure il maresciallo). Se si fosse trattato di qualche autore minore, non sarebbe successo nulla.

Cmq io dal canto mio mi sono già mosso tramite avvocato.

Offline Alby

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« Risposta #12 il: 20 Aprile 2015, 14:22:35 »
è successo sto macello perché l'autore in questione è Delleani che fa parte dell'archivio di autori importanti che fanno parte del patrimonio culturale (o una cosa del genere, me lo ha detto pure il maresciallo). Se si fosse trattato di qualche autore minore, non sarebbe successo nulla.

Infatti. Credo che sia questo il punto. A mio avviso è la firma di Delleani e l'autentica di Bistolfi che creano il problema.
Ammettiamo che tu avessi avuto il quadro senza firma e privo di altri segni di riconoscimento: lo portavi a valutare, qualcuno riconosceva di primo acchito nel soggetto e nella tecnica pittorica quell'autore, però dopo un'esame più approfondito se ne escludeva l'attribuzione e si bollava come una copia o opera nello stile di. Tutto finiva lì. Qui invece c'è un quadro che ha due segni di riconoscimento (firma e autentica) ma non risulta essere di Delleani. Di per sé è un falso.
Chi lo ha valutato dice: cosa mi rappresenta questa operazione qua?

Offline G.P.G. 3

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« Risposta #13 il: 20 Aprile 2015, 14:23:32 »


Cmq io dal canto mio mi sono già mosso tramite avvocato.

....mi sembra cosa buona e giusta  [69]
" Impunitas semper ad deteriora invitat "" Non esistono altezze troppo grandi,ma solo ali troppo corte. "

Offline Braveheart

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« Risposta #14 il: 20 Aprile 2015, 16:38:17 »
è successo sto macello perché l'autore in questione è Delleani che fa parte dell'archivio di autori importanti che fanno parte del patrimonio culturale (o una cosa del genere, me lo ha detto pure il maresciallo). Se si fosse trattato di qualche autore minore, non sarebbe successo nulla.

Infatti. Credo che sia questo il punto. A mio avviso è la firma di Delleani e l'autentica di Bistolfi che creano il problema.
Ammettiamo che tu avessi avuto il quadro senza firma e privo di altri segni di riconoscimento: lo portavi a valutare, qualcuno riconosceva di primo acchito nel soggetto e nella tecnica pittorica quell'autore, però dopo un'esame più approfondito se ne escludeva l'attribuzione e si bollava come una copia o opera nello stile di. Tutto finiva lì. Qui invece c'è un quadro che ha due segni di riconoscimento (firma e autentica) ma non risulta essere di Delleani. Di per sé è un falso.
Chi lo ha valutato dice: cosa mi rappresenta questa operazione qua?

già. Infatti, ora che ci penso, secondo me la PM ha scritto "in concorso ad altra persona" riferendosi proprio a queste due firme.

Offline Alby

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« Risposta #15 il: 20 Aprile 2015, 17:31:04 »

già. Infatti, ora che ci penso, secondo me la PM ha scritto "in concorso ad altra persona" riferendosi proprio a queste due firme.

Ma non credo proprio che sia così.


io so solo che apparteneva  a mio nonno che lo acquistò a una casa d'aste (e secondo mia madre c'era pure un certificato di autenticità sul retro che però poi si è staccato).

Anche qui c'è qualcosa che non torna: se c'era un certificato di autenticità, quel quadro doveva per forza essere stato ricompreso in qualche registro: cioè, al certificato di autenticità (trattandosi di quell'autore) doveva corrispondere l'iscrizione nel catalogo generale delle opere dell'autore. Che dovrebbe indicare dove è l'opera: museo, privato... E nel catalogo quel quadro risulta? Non penso, perché è un dato facilmente riscontrabile, per cui chi di dovere lo avrà già verificato.

Offline Braveheart

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« Risposta #16 il: 20 Aprile 2015, 18:23:04 »

Citazione
già. Infatti, ora che ci penso, secondo me la PM ha scritto "in concorso ad altra persona" riferendosi proprio a queste due firme.

Ma non credo proprio che sia così.


io so solo che apparteneva  a mio nonno che lo acquistò a una casa d'aste (e secondo mia madre c'era pure un certificato di autenticità sul retro che però poi si è staccato).

Anche qui c'è qualcosa che non torna: se c'era un certificato di autenticità, quel quadro doveva per forza essere stato ricompreso in qualche registro: cioè, al certificato di autenticità (trattandosi di quell'autore) doveva corrispondere l'iscrizione nel catalogo generale delle opere dell'autore. Che dovrebbe indicare dove è l'opera: museo, privato... E nel catalogo quel quadro risulta? Non penso, perché è un dato facilmente riscontrabile, per cui chi di dovere lo avrà già verificato.

ma io infatti credo che mia madre si sia sbagliata, probabilmente non c'è mai stato nessun certificato d'autenticità se non la firma apocrifa del Bistolfi (fatta cmq a regola d'arte).