AutoreTopic: tossicodipendenza  (Letto 4852 volte)


bope

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« il: 03 Aprile 2015, 18:41:12 »
un mio conoscente si sta ammazzando con la cocaina
non è seguito da nessuno e non ha intenzione di farsi curare
siccome credo che sia giunto al limite vorrei sapere se esiste la possibilità di segnalarlo a qualche servizio di assistenza e farlo ricoverare.

Offline Cleanhead

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« Risposta #1 il: 03 Aprile 2015, 18:59:21 »
Strana domanda la tua ! Non eri per la libertà Dell uso degli stupefacenti ? Lascialo pure essere felice in fondo che c é di male ? Uno diventa solo un po psicopatico con sintomi depressivi !
Non puoi fare proprio nulla se non convincerlo a curarsi ma poi sarebbe anche tempo perso perché non ne uscirebbe lo stesso. Auguragli una fine rapida e possibilmente senza che si porti nessuno innocente con lui.
Sopra le nuvole c'è sempre il sole. Ciao Ale.
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Offline atlas

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« Risposta #2 il: 03 Aprile 2015, 20:13:26 »
Auguragli una fine rapida e possibilmente senza che si porti nessuno innocente con lui.

non essendo un esperto del sociale, assistenze. dolcezze, tenerezze e sensibilità se non con la parte più bella dell' altro sesso, non posso che concordare  [70]
USI OBBEDIR TACENDO E TACENDO MORIR

Offline kronos

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« Risposta #3 il: 04 Aprile 2015, 17:43:53 »
Purtroppo ha ragione Clean non c'è nulla da fare. Peccato sopratutto per la famiglia che dovrà sopportare un vero calvario.

Offline Jason

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« Risposta #4 il: 04 Aprile 2015, 18:20:04 »
Chi è causa del suo mal pianga se stesso........
Meglio morire in piedi, che vivere una vita in ginocchio.

Offline Braveheart

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« Risposta #5 il: 17 Aprile 2015, 19:08:40 »

Non puoi fare proprio nulla se non convincerlo a curarsi ma poi sarebbe anche tempo perso perché non ne uscirebbe lo stesso. Auguragli una fine rapida e possibilmente senza che si porti nessuno innocente con lui.

NO COMMENT.

Offline Braveheart

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« Risposta #6 il: 18 Aprile 2015, 02:10:55 »
Auguragli una fine rapida e possibilmente senza che si porti nessuno innocente con lui.

non essendo un esperto del sociale, assistenze. dolcezze, tenerezze e sensibilità se non con la parte più bella dell' altro sesso, non posso che concordare  [70]

ah beh, allora se girano queste mentalità, non c'è da sorprendersi se quando un detenuto s'impicca  qualcuno scrive su Facebook: "Uno di meno".

Offline Cleanhead

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« Risposta #7 il: 18 Aprile 2015, 08:07:40 »
Auguragli una fine rapida e possibilmente senza che si porti nessuno innocente con lui.

non essendo un esperto del sociale, assistenze. dolcezze, tenerezze e sensibilità se non con la parte più bella dell' altro sesso, non posso che concordare  [70]

ah beh, allora se girano queste mentalità, non c'è da sorprendersi se quando un detenuto s'impicca  qualcuno scrive su Facebook: "Uno di meno".


si chiamano reazioni umane. Probabilmente tu non hai mai avuto a che fare con un tossicodipendente e hai una concezione molto "teorica" . Questa è la realtà, poi, se per comodità tua ti piace credere che tutti siano recuperabili e che tutti siano  bravi e buoni, è una scelta tua. Di fatto per il caso descritto da Bope, cosi in maniera generale, ma come ce ne sono migliaia e che ogni poliziotto conosce perfettamente, non c'è nulla da fare e di esempi potrei portartene un mucchio. La disperazione di madri, sorelle, mogli, fidanzate, figli, purtroppo questa scoietà fa finta di niente e quando parla di droga lo fa tramite MOrgan di maria de filippi e fiorello. Insomma una cosa chic che fa male ma non troppo. Peccato che non è così.
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Offline celeste

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« Risposta #8 il: 18 Aprile 2015, 08:31:53 »
Credimi, non e' cattiveria.....tu non immagini l'inferno che vivono le famiglie dei tossicodipendenti che spesso diventano violenti e ovviamente se la prendono con madri mogli fidanzate. A volte sono loro stsse che sperano nella morte del soggetto perche' l'agonia finisca.....

Offline Braveheart

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« Risposta #9 il: 18 Aprile 2015, 15:31:12 »
Ahimé, invece abbiamo avuto a che fare con tossicodipendenti.

E sono anche sul d'accordo sul fatto che qualcuno non sia recuperabile. Ma nel caso del nostro amico noi non possiamo saperlo perché non conosciamo, quindi se quella persona vuole fare un tentativo, nessuno ha il diritto di dirgli lascia stare.

Quindi io segnalerei la cosa ai servizi sociali per un TSO. POi si vedrà.

Offline dago113

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« Risposta #10 il: 18 Aprile 2015, 16:18:47 »
In questo caso, il TSO mi lascia perplesso. Non si tratta di una persona affetta da disturbi che con una adeguata terapia possono (oppure no) essere contenuti.

Non mi risultano infatti nella mia esperienza casi di tossicodipendenti costretti a guarire a seguito di TSO, anche se non escludo che ciò possa avvenire in altre località. Il Trattamento Sanitario Obbligatorio infatti presuppone la richiesta da parte del medico personale del soggetto e l'accompagnamento presso struttura idonea previo parere del sindaco della località di residenza. Ripeto, pur non escludendo che in alcune località ciò possa accadere (francamente però deve trattarsi di una località minuscola. Non ce lo vedo il sindaco di Milano o di Roma, ma nemmeno quello di Mereto di Tomba, Badia Tedalda o Calascibetta firmare i ricoveri coatti di tossicodipendenti), non ho mai sentito di un simile provvedimento applicato ad un tossicomane.

Concordo su una eventuale obiezione, cioè che alla base della tossicodipendenza esistono certo dei problemi psicologici ma il drogato, esattamente come l'alcolista, deve essere il primo artefice della propria cura cioè deve essere consapevole di avere un problema e della volontà di uscirne. Gli alcolisti (e per favore, non mi si dica che l'alcolista è diverso dal tossicomane) con i quali ho parlato mi dicono di essersi resi conto del proprio problema solo una volta toccato il fondo della propria vita. Parlo di gente cui il bere ha fatto perdere il lavoro, gli amici e la famiglia.

Da quello che ho capito, l'amico di Bope non ha ancora toccato il fondo ed obbligarlo forzatamente a seguire una terapia sarebbe del tutto inutile. Se, come è successo a tanti alcolizzati e tossicomani, arriverà al punto di comprendere di essere arrivato sull'orlo del baratro e troverà in sè una scintilla dell'uomo che era prima, allora potrà arrivare ad un percorso di guarigione, una ripresa che però non potrà mai essere definitiva perchè, come insegnano tragedie accadute anche a persone di fama internazionale, il bicchiere ed il pippotto saranno sempre in agguato sino all'ultimo giorno della loro vita.
« Ultima modifica: 18 Aprile 2015, 16:29:33 da dago113 »
" hoc est sic est aliut fieri non licet"  Iscrizione latina.

"Preferisco i cattivi ai cretini, poichè ogni tanto i primi si riposano" Talleyrand

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Offline celeste

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« Risposta #11 il: 18 Aprile 2015, 18:11:26 »
Mah...l'unico caso di TSO che mi ricordi, e' quello di un tizio tossicomane e con forti disturbi psichiatrici che stalkizzava una vicina di casa e terrorizzava il quartiere. Non credo che bope possa fare molto, se l' amico non decide da solo di chiedere aiuto.

Offline Braveheart

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« Risposta #12 il: 18 Aprile 2015, 18:15:03 »
In questo caso, il TSO mi lascia perplesso. Non si tratta di una persona affetta da disturbi che con una adeguata terapia possono (oppure no) essere contenuti.

Non mi risultano infatti nella mia esperienza casi di tossicodipendenti costretti a guarire a seguito di TSO, anche se non escludo che ciò possa avvenire in altre località. Il Trattamento Sanitario Obbligatorio infatti presuppone la richiesta da parte del medico personale del soggetto e l'accompagnamento presso struttura idonea previo parere del sindaco della località di residenza. Ripeto, pur non escludendo che in alcune località ciò possa accadere (francamente però deve trattarsi di una località minuscola. Non ce lo vedo il sindaco di Milano o di Roma, ma nemmeno quello di Mereto di Tomba, Badia Tedalda o Calascibetta firmare i ricoveri coatti di tossicodipendenti), non ho mai sentito di un simile provvedimento applicato ad un tossicomane.

Concordo su una eventuale obiezione, cioè che alla base della tossicodipendenza esistono certo dei problemi psicologici ma il drogato, esattamente come l'alcolista, deve essere il primo artefice della propria cura cioè deve essere consapevole di avere un problema e della volontà di uscirne. Gli alcolisti (e per favore, non mi si dica che l'alcolista è diverso dal tossicomane) con i quali ho parlato mi dicono di essersi resi conto del proprio problema solo una volta toccato il fondo della propria vita. Parlo di gente cui il bere ha fatto perdere il lavoro, gli amici e la famiglia.

Da quello che ho capito, l'amico di Bope non ha ancora toccato il fondo ed obbligarlo forzatamente a seguire una terapia sarebbe del tutto inutile. Se, come è successo a tanti alcolizzati e tossicomani, arriverà al punto di comprendere di essere arrivato sull'orlo del baratro e troverà in sè una scintilla dell'uomo che era prima, allora potrà arrivare ad un percorso di guarigione, una ripresa che però non potrà mai essere definitiva perchè, come insegnano tragedie accadute anche a persone di fama internazionale, il bicchiere ed il pippotto saranno sempre in agguato sino all'ultimo giorno della loro vita.

Sottoscrivo in pieno.

Offline fatality

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« Risposta #13 il: 20 Aprile 2015, 11:53:51 »
Credimi, non e' cattiveria.....tu non immagini l'inferno che vivono le famiglie dei tossicodipendenti che spesso diventano violenti e ovviamente se la prendono con madri mogli fidanzate. A volte sono loro stsse che sperano nella morte del soggetto perche' l'agonia finisca.....

però quando intervieni in quelle circostanze e ti serve una firma sotto un verbale di sommarie informazioni o sotto una denuncia, la percentuale di chi la mette è bassissima.
senza capire che quando si è dipendenti da alcune sostanze (cocaina ed eroina su tutte) non c'è sert o psicologo che tenga.
ci vuole solo il carcere (anzi alcune carceri) come primo impatto e poi una seria comunità di recupero (di quelle dove non fai quel che ti pare).
perché se si vuol arrivare alla risocializzazione non si possono saltare le tappe dell'afflizione della pena e della comprensione del male inferto a se stessi e agli altri.
ma siamo nel periodo dello svuotacarceri, delle coscienze pulite e dell'occhio non vede, cuore non duole

Offline Braveheart

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« Risposta #14 il: 20 Aprile 2015, 17:08:16 »
Credimi, non e' cattiveria.....tu non immagini l'inferno che vivono le famiglie dei tossicodipendenti che spesso diventano violenti e ovviamente se la prendono con madri mogli fidanzate. A volte sono loro stsse che sperano nella morte del soggetto perche' l'agonia finisca.....

però quando intervieni in quelle circostanze e ti serve una firma sotto un verbale di sommarie informazioni o sotto una denuncia, la percentuale di chi la mette è bassissima.
senza capire che quando si è dipendenti da alcune sostanze (cocaina ed eroina su tutte) non c'è sert o psicologo che tenga.
ci vuole solo il carcere (anzi alcune carceri) come primo impatto e poi una seria comunità di recupero (di quelle dove non fai quel che ti pare).
perché se si vuol arrivare alla risocializzazione non si possono saltare le tappe dell'afflizione della pena e della comprensione del male inferto a se stessi e agli altri.
ma siamo nel periodo dello svuotacarceri, delle coscienze pulite e dell'occhio non vede, cuore non duole

ci vuole solo il carcere, sapendo quali sono le condizioni in cui versano le patrie galere, mi sembra un'affermazione poco condivisibile. Anceh perché come tu hai detto, il drogato fa del male anzitutto a se stesso, quindi non vedo che senso abbia punirlo

Offline fatality

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« Risposta #15 il: 21 Aprile 2015, 09:05:49 »
finchè fa male a se stesso niente carcere.

ma quando fa male ad altri, è li che merita di finire almeno in prima battuta.

poi se accetta un programma di recupero il giudice può decidere di affidarlo a questo tipo di programmi.

Offline altairV

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« Risposta #16 il: 21 Aprile 2015, 20:50:39 »
La maggioranza dei detenuti con problemi di tossicodipendenza, che ho visto in prima persona, ha preferito sempre il carcere alla comunità di recupero.
Se non è sintomo di poca volontà di essere recuperati questo...

Offline gluca

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« Risposta #17 il: 22 Aprile 2015, 00:45:32 »
Credimi, non e' cattiveria.....tu non immagini l'inferno che vivono le famiglie dei tossicodipendenti che spesso diventano violenti e ovviamente se la prendono con madri mogli fidanzate. A volte sono loro stsse che sperano nella morte del soggetto perche' l'agonia finisca.....

però quando intervieni in quelle circostanze e ti serve una firma sotto un verbale di sommarie informazioni o sotto una denuncia, la percentuale di chi la mette è bassissima.
senza capire che quando si è dipendenti da alcune sostanze (cocaina ed eroina su tutte) non c'è sert o psicologo che tenga.
ci vuole solo il carcere (anzi alcune carceri) come primo impatto e poi una seria comunità di recupero (di quelle dove non fai quel che ti pare).
perché se si vuol arrivare alla risocializzazione non si possono saltare le tappe dell'afflizione della pena e della comprensione del male inferto a se stessi e agli altri.
ma siamo nel periodo dello svuotacarceri, delle coscienze pulite e dell'occhio non vede, cuore non duole

ci vuole solo il carcere, sapendo quali sono le condizioni in cui versano le patrie galere, mi sembra un'affermazione poco condivisibile. Anceh perché come tu hai detto, il drogato fa del male anzitutto a se stesso, quindi non vedo che senso abbia punirlo
Credo che Fatality avesse fatto riferimento al carcere in quanto struttura protetta all'interno del quale il tossicodipendente è (o dovrebbe) essere impossibilitato ad entrare in possesso di droghe e quindi farne uso. In questo modo si disintossicherebbe almeno fisicamente (mentalmente purtroppo è un altra cosa e molto più difficile)

Offline gluca

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« Risposta #18 il: 22 Aprile 2015, 00:50:13 »
Auguragli una fine rapida e possibilmente senza che si porti nessuno innocente con lui.

non essendo un esperto del sociale, assistenze. dolcezze, tenerezze e sensibilità se non con la parte più bella dell' altro sesso, non posso che concordare  [70]

ah beh, allora se girano queste mentalità, non c'è da sorprendersi se quando un detenuto s'impicca  qualcuno scrive su Facebook: "Uno di meno".

piccola parentesi per Braveheart....si chiama sindrome da "burn out"..è semplicemente un meccanismo di difesa.... se cerchi in internet trovi sicuramente info.

Offline atlas

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« Risposta #19 il: 22 Aprile 2015, 01:08:55 »
Auguragli una fine rapida e possibilmente senza che si porti nessuno innocente con lui.

non essendo un esperto del sociale, assistenze. dolcezze, tenerezze e sensibilità se non con la parte più bella dell' altro sesso, non posso che concordare  [70]

ah beh, allora se girano queste mentalità, non c'è da sorprendersi se quando un detenuto s'impicca  qualcuno scrive su Facebook: "Uno di meno".


egregio/a 'bravehearth', purtroppo è un mio limite, non sono in grado di mentire  [69]

anzi ti scriverò di più, piuttosto che mentire evito di scrivere DI PIU' ...  [45]

è quello che stò facendo  [04]

purtroppo lo Stato delega ad altri altre incombenze sociologiche, che di certo non riguarderanno mai invece nessuno in divisa di polizia ...  [04]

per la mia precessata attività mi dava solo il compito che mi spettava, quello di NON reprimere in questo sistema come avrei potuto

poi con le dita si può scrivere quello che si vuole, l' esperienza si fa col contatto, sulle strade, non con la tastiera ...

sempre e solo stesse retoriche?  [43]
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Offline Braveheart

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« Risposta #20 il: 22 Aprile 2015, 13:19:18 »
Auguragli una fine rapida e possibilmente senza che si porti nessuno innocente con lui.

non essendo un esperto del sociale, assistenze. dolcezze, tenerezze e sensibilità se non con la parte più bella dell' altro sesso, non posso che concordare  [70]

ah beh, allora se girano queste mentalità, non c'è da sorprendersi se quando un detenuto s'impicca  qualcuno scrive su Facebook: "Uno di meno".

piccola parentesi per Braveheart....si chiama sindrome da "burn out"..è semplicemente un meccanismo di difesa.... se cerchi in internet trovi sicuramente info.

io non ci vedo nessuna giustificazione in dichiarazioni simili, mi dispiace. Anche perché tanti poliziotti penitenziari salvano i detenuti che tentano i suicidi , quindi chi ha detto frasi del genere non è giustificabile.


Offline gluca

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« Risposta #21 il: 22 Aprile 2015, 14:10:52 »



[/quote]

io non ci vedo nessuna giustificazione in dichiarazioni simili, mi dispiace. Anche perché tanti poliziotti penitenziari salvano i detenuti che tentano i suicidi , quindi chi ha detto frasi del genere non è giustificabile.
[/quote]
Perchè tu credi veramente che chi ha detto questa frase nn si getterebbe in una cella per slegare un laccio al collo di un detenuto,? oppure che i "poliziotti penitenziari che salvano i detenuti " come hai detto tu prima nn pensano la medesima cosa????
« Ultima modifica: 22 Aprile 2015, 14:18:02 da gluca »

Offline gluca

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« Risposta #22 il: 22 Aprile 2015, 14:20:44 »
In ogni caso noto che nn ti sei minimamente informata su cosa sia il "burn out" [32] [32]

Offline celeste

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« Risposta #23 il: 22 Aprile 2015, 14:40:16 »
Il b.o sicuramente esiste ed e' un grave problema
...ma nn possiamo certo sapere se e chi ne e' affetto veramente.

Offline Braveheart

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« Risposta #24 il: 22 Aprile 2015, 15:12:57 »
concordo con celeste.

PS. Sono un maschiaccio a dispetto dell'avatar:D