AutoreTopic: L’affondo del capo della polizia sui grandi eventi.  (Letto 481 volte)


Offline leone17

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« il: 19 Gennaio 2018, 09:57:28 »
L’affondo del capo della polizia: “Stufi di fare le foglie di fico sui grandi eventi”
La reazione della procura generale di Torino per le parole di Gabrielli su piazza San Carlo: non facciamo indagini a caso. La replica della polizia: nessuna interferenza con i pm

La sera del 3 giugno in piazza San Carlo ci furono un morto e oltre 1.500 feriti


Pubblicato il 18/01/2018
Ultima modifica il 19/01/2018 alle ore 07:27
ANDREA ROSSI
TORINO
«Siamo stanchi di fare le foglie di fico rispetto a responsabilità che non sono le nostre». L’attacco è durissimo. E assume maggior valenza perché arriva dal capo della polizia ed è rivolto ai sindaci e anche alla magistratura. Dice Franco Gabrielli che «la famigerata circolare (le nuove regole sugli eventi in piazza diffuse a giugno, ndr) contiene semplicemente un elenco più o meno indicativo di quelle che sono le disposizioni di legge». Insomma, nulla di nuovo. Invece i sindaci da mesi - dopo i fatto di piazza San Carlo - cancellano eventi di piazza in serie spiegando che le regole sono cambiare e la loro applicazione richiede procedure e costi notevolmente superiori a prima. «Il fatto che oggi qualcuno non faccia gli eventi perché non ha i soldi, mi fa sorgere il fondato sospetto che prima si facevano le cose così, perché si è sempre fatto», spiega il capo della polizia, a Vercelli per un convegno.

E poi ci sono le conseguenze di fatti come piazza San Carlo: disposizioni non rispettate, il caos, i feriti, una donna morta. Una indagine che vede coinvolti anche i responsabili dell’ordine pubblico, a cominciare dall’allora questore di Torino Sanna e dai dirigenti di piazza. «Nel momento in cui avvengono fatti gravi, il magistrato va a cercare una posizione di garanzia, e molto spesso il questore è il soggetto a cui riferire le responsabilità. Torino docet. Quindi noi abbiamo detto basta, siamo stanchi di fare le foglie di fico rispetto a responsabilità che non sono le nostre», sbotta Gabrielli, innescando la reazione altrettanto dura del procuratore generale di Torino Francesco Saluzzo.

«Affermazioni non condivisibili e non accettabili. La Procura della Repubblica di Torino non ha individuato posizioni che possano avere rappresentato la cosiddetta foglia di fico, tanto che anche altri soggetti istituzionali e di enti pubblici politici sono stati indagati. La Procura della Repubblica di Torino non ha cercato a caso né la posizione del Questore né la posizione di altri. Prima ha condotto una serie di indagini e di approfondimenti molto meticolosi, a quel che è dato sapere a chi scrive (che non ha competenze nell’investigazione), e poi ha individuato i soggetti a cui contestare quei reati». Il caso però è aperto. E dal punto di vista di Gabrielli le carte in tavola non cambiano. La responsabilità degli eventi di piazza non tocca alle forze di polizia, bensì ai comuni. Il capo della polizia cita il caso di Ferrara: «Ho scoperto che molto prima della famigerata circolare l’amministrazione aveva stilato una check list che sottoponeva agli organizzatori: la concessione del suolo pubblico, ad esempio, veniva data solo se erano stati rispettati determinati requisiti». Esattamente quel che il 3 giugno scorso a Torino non è successo.

LA NOTA DELLA POLIZIA 

«In riferimento a quanto riportato da alcuni organi di stampa relativamente alle dichiarazioni rese dal Capo della Polizia, a margine del convegno svoltosi oggi a Vercelli dal titolo Etica per le Istituzioni, che hanno suscitato la reazione da parte del Procuratore Generale di Torino, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza precisa che queste non avevano la benché minima intenzione di polemizzare o interferire con l’attività dell’Autorità Giudiziaria verso la quale la Polizia di Stato ha massima fiducia e rispetto; né si è voluto far riferimento all’attività svolta dal Sindaco di Torino. Il tema ricorrente, ormai da mesi, è l’applicazione della circolare Gabrielli con la quale si è voluto tentare di definire le responsabilità che sono a monte dell’intervento dell’Autorità Giudiziaria, al fine di evitare che ci sia un’esposizione da parte delle Autorità di Pubblica Sicurezza per compiti non propri. Di questo il Capo della Polizia ha reso edotto il Procuratore Generale di Torino, ribadendo che non c’era alcun riferimento alle funzioni dell’Autorità Giudiziaria, riscontrando comprensione».

http://www.lastampa.it/2018/01/18/cronaca/laffondo-del-capo-della-polizia-studi-di-fare-le-foglie-di-fico-sui-grandi-eventi-PTP9TtRTPc8IibFjlEdIAL/pagina.html

A mio parere, il discorso del Capo era piu' sulla situazione in generale, ma la piccata risposta del Procuratore evidenzia in questo caso una eccessiva sensibilità della Magistratura di Torino,  che abbiano la coda di paglia?

Offline Sertorius

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« Risposta #1 il: 19 Gennaio 2018, 17:55:44 »
Concordo sulla coda di paglia ed anche sul fatto che non si rende conto (l'A.G.) che continuare ad iscrivere nel registro degli indagati l'intera catena gerarchica dalle Alpi alla Sicilia è una perdita di tempo, di denaro e di risorse.
Un'arte che ti insegna a vivere è più simile alla lotta che non alla danza, se si considera la necessità di trovarsi pronti a colpi subitanei e non prevedibili, saldi e sempre in piedi - Marco Aurelio, I ricordi, VII, 61

Offline marco14628

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« Risposta #2 il: 11 Febbraio 2018, 03:40:37 »
Noto invece la differenza di reazione che c'è nei vertici. Quando indagano "la base" o quest'ultima viene messa sulla graticola mediatica ci sono le solite frasi di circostanza sulla fiducia nella a.g, quando il silenzio totale o lo scaricamento diretto. Quando invece si indagano gli altissimi vertici ecco che invece si va in copertura e in critiche pragmatiche alla stessa a.g.
Come se gli agenti potessero essere indagati ad ogni soffio per atto dovuto, tanto con lo stipendio che hanno oltre alle rate del mutuo e dell'auto quelle dell'avvocato ci escono sempre, gli altissimi vertici invece devono poter lavorare in serenità.

Offline Gerard

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« Risposta #3 il: 06 Marzo 2018, 17:09:46 »
..........purtroppo è così.........in ogni caso, come ho già scritto in altri posts.......sarebbe stato meglio tacere. E' evidente la differenza di stile con gli altri vertici delle Forze di Polizia ad ordinamento militare. A che è servito in questo caso irritare il Procuratore Generale?