AutoreTopic: Perché serve educare i poliziotti  (Letto 525 volte)


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« il: 24 Ottobre 2018, 06:25:21 »
Perché serve educare i poliziotti
Cambiare la cultura nelle forze dell’ordine è una sfida enorme. Ma indispensabile per la protezione di tutti

DI FLORIANA BULFON

Indagine su cittadini al di sopra di ogni sospetto, quelli con la divisa, che dovrebbero tutelare la legge e invece riescono a violarla senza correre rischi.

Tra pochi giorni dalle scuole allievi usciranno quasi tremila Carabinieri pronti a raggiungere le stazioni in ogni parte del Paese. «Hanno avuto una formazione di 11 mesi e quest’anno per la prima volta, nel programma che prevede tecniche investigative, diritto, attività fisiche e tirocini, sono state introdotte 60 ore dedicate all’etica del comportamento», spiega il generale Michele Sirimarco.

Punto centrale è il rapporto con le persone, in particolare con chi entra in custodia dello Stato: «Norme fondamentali come quelle del rispetto dei diritti umani, come dichiarare inagibili le camere di sicurezza che non hanno i requisiti. Tutti i giorni all’alza bandiera si legge un articolo della Costituzione, si sottolinea il rispetto dei diritti umani e si ricorda che il silenzio è illegittimo. Di fronte a un ordine che viola i principi costituzionali si è obbligati a denunciare. In questa scuola abbiamo parlato di quello che è accaduto a Stefano Cucchi, l’abbiamo fatto per stigmatizzare comportamenti che rifiutiamo e trarne insegnamento».

La lezione da ricavare non riguarda solo la verità tradita sulla morte di Cucchi. Questo è solo l’ultimo episodio di una serie nera. Diciassette anni dopo le brutalità del G-8 di Genova, ci troviamo davanti alla stessa catena di violenze e omertà che pongono domande fondamentali per una democrazia. Anzitutto il rispetto delle regole da parte di chi ne è custode. E quell’abitudine a costruire muri di gomma fino a negare l’evidenza, «una malattia contratta durante l’uso permanente e prolungato del potere», come diceva il commissario interpretato da Gian Maria Volontè nel film di Elio Petri “Indagine”. «Una malattia professionale, comune a molte personalità che hanno in pugno le redini della nostra società».

La società, appunto: «Come cittadini rinunciamo a una parte dei nostri diritti per essere protetti dalle forze dell’ordine. Ma nel momento in cui un agente compie un atto di violenza contro un cittadino, com’è avvenuto nel caso Cucchi, che era inerme nelle mani del più forte, non è solo quel singolo agente a perdere legittimità. È lo Stato che diventa illegittimo. E se lo Stato abusa del potere, si incrina inevitabilmente la fiducia dei cittadini. Gli effetti negativi investono la democrazia», spiega Donatella Di Cesare.

Lei, docente di filosofia teoretica alla Sapienza di Roma ha scritto di recente un libro sulla tortura, uno sulla violenza globale, intitolato “Terrore e modernità”, e uno sulla migrazione. «La polizia agisce in quei casi di oscurità giuridica, in cui, appellandosi alla sicurezza, interviene sulla vita del cittadino. È ambivalente, si situa in quella sfera dove è abolita la separazione tra violenza che pone il diritto e violenza che lo mantiene. In breve, il diritto sconfina nella violenza, e la violenza nel diritto. È la continuità inquietante tra il sovrano e il boia. Il mutamento recente della figura del boia da aguzzino spietato ad agente-eroe, carismatico e leale, non cambia i termini della questione. Semmai li aggrava».

Non si tratta solo di un’anomalia italiana, sono coinvolte anche le altre democrazie occidentali. «Primi tra tutti gli Stati Uniti. L’uso eccessivo della forza e delle torture si concentra spesso contro le persone considerate marginali, quelle rispetto alle quali non ci si aspetta una critica dell’opinione pubblica», sottolinea Donatella Alessandra Della Porta sociologa alla Scuola Normale Superiore, autrice con Herbert Reiter di “Polizia e protesta” (Il Mulino, 2013) uno dei saggi più noti sul G-8 di Genova, dove evidenzia «il ruolo di una cultura che tende a privilegiare l’efficacia rispetto ai valori democratici, orientata alla chiusura verso l’esterno e per questo legata a un forte senso dell’impunità».

Ogni potere ha bisogno di contrappesi e per contrastare il rischio di devianze serve l’innesto di valori diversi: «Formare spiegando che per svolgere bene il loro ruolo hanno bisogno di legittimazione da parte del cittadino, introdurre la trasparenza e la riduzione delle gerarchie interne, aprirsi alla società», evidenzia la professoressa Della Porta. I modelli ci sono, come quelli introdotti in Scandinavia o in Inghilterra. E anche la polizia italiana ha cercato di imparare dagli errori. Dopo la “macelleria messicana” della Diaz è nata la scuola per l’ordine pubblico: insegna ad agire usando “meno fumogeni e più etica”. «Deve essere chiaro che chi denuncia non è mai un traditore, e che chiunque compie un reato, a maggior ragione se è una persona in divisa, deve essere perseguito in maniera tempestiva», sottolinea Antonio Patitucci, segretario generale del sindacato Silp Cgil. Per lui le forze di polizia sono istituzioni sane, ma suggerisce: «Per migliorare nella difficilissima professione che svolgiamo sarebbe opportuno arricchire i corsi con una formazione sul piano psicologico».

C’è però un’altra questione, che va ben oltre la mentalità del poliziotto o del carabiniere. Dopo la ferocia, dopo le botte contro i sovversivi o contro lo spacciatore, sono arrivati i depistaggi. Mattone su mattone, falso su falso, il sistema ha costruito il suo muro di protezione grazie alle coperture delle gerarchie. Una menzogna di Stato che nel caso Cucchi è durata nove anni. «Con le dichiarazioni del carabiniere Francesco Tedesco il muro si è abbattuto per la prima volta. Non era mai successo che qualcuno protagonista e sotto processo parlasse. C’è stato sempre uno spirito di corpo granitico, che non si poteva scalfire», spiega Fabio Anselmo, l’avvocato della famiglia Cucchi.

Alle istituzioni devono gestire quella che Max Weber definiva “violenza legittima”, cioè usare la forza per la sicurezza comune rispettando però le leggi. «Con un mandato così particolare è necessaria molta coesione interna, identificazione con il compito, altruismo con i colleghi. Doti che possono degenerare, se non c’è un rigoroso controllo da parte dei superiori», analizza Fabrizio Battistelli dell’Università Sapienza di Roma, che ha compiuto molte ricerche sulla sociologia dei militari. Un deficit quindi nella gerarchia. Eppure i codici interni sono chiari. Era il 1822 quando il Regolamento dei Carabinieri Reali definiva “da delinquente” infliggere percosse e maltrattamenti a un prigioniero. «L’ostentazione della prepotenza non può mai essere il volto di una democrazia» si legge oggi su “L’Etica del Carabiniere” diventato il testo di riferimento delle scuole dell’Arma.

Ha contribuito a scriverlo Stefano Semplici, docente di etica sociale e filosofia morale a Tor Vergata. Lui carabiniere ausiliario nel 1982 ricorda con emozione la prima volta che ha varcato un portone di una caserma a pochi giorni dall’omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa: «I meccanismi più efficaci per rompere l’omertà sono la certezza che i muri del silenzio sono destinati a crollare. E poi la consapevolezza che le istituzioni sono, al fianco dei cittadini per scoprire la verità e non per occultarla».

Ma i cittadini cosa vogliono? Dal 2001 si ha la sensazione che la paura abbia generato una tolleranza verso gli abusi di potere delle forze dell’ordine. «Dall’11 settembre il modello dello “Stato di sicurezza” ha finito per imporsi modificando dall’interno la democrazia» constata Di Cesare. Bisognerebbe però chiedersi come si traduce poi questa sicurezza. «Molti pensano semplicemente alla propria difesa contro gli altri, non riflettono alla possibilità di essere vittime di un abuso di violenza».

Secondo Battistelli «da particella oscura oggi l’insicurezza si sta trasformando in una massa che ci sovrasta»: una costruzione della minaccia che tutto giustifica in nome della logica dell’emergenza. E per la Di Cesare, si arriva così «al crimine che si annida nel cuore di tenebra di ogni potere»: la tortura, che nel nostro Paese non era riconosciuta fino a poco tempo fa nemmeno come reato. «Il contesto politico in cui viviamo oggi in Italia - nota Di Cesare - è quello di una vera e propria fobocrazia. Con questo termine intendo un dominio della paura». Il governo della paura, quello che può farci accettare la negazione dei diritti umani. Un esempio? «Il decreto Salvini, dove la migrazione viene trattata come una questione di sicurezza e spacciata per un crimine. Il Ministro dell’Interno riduce il caso Cucchi a due mele marce, evitando di commentare quella complicità gerarchica che ha permesso di occultare la verità». Colpa anche dei modelli trasmessi dai media e dalla tv: «Penso a tante celebri serie poliziesche: da una parte il poliziotto eroe e dall’altra i “nemici”, dipinti sempre a caratteri foschi, il terrorista, il criminale. Il poliziotto-eroe, il torturatore gentiluomo, non è un carnefice, ma quasi una figura salvifica, e può permettersi di infrangere ogni regola, pur di garantire sicurezza. La violenza appare allora quasi purificatrice. Come ciò possa coniugarsi con la democrazia è difficile da comprendere».

Sembra di tornare alle parole di Kafka: «Qualunque impressione faccia su di noi, egli è un servo della legge, quindi appartiene alla legge e sfugge al giudizio umano».

http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/10/22/news/perche-serve-educare-i-poliziotti-1.328024

Offline Cleanhead

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« Risposta #1 il: 24 Ottobre 2018, 11:20:30 »
Ripetono la parola Cucchi, Genova macelleria decine di volte. Nessun dato ulteriore se non un ribadire in modo univoco e per nulla obbiettivo un evento di portata nettamente maggiore al fatto contestato. Per affermare che esiste un tale problema è un po poco considerando che i poliziotti e i carabinieri sono quasi 200.000 che lavorano tutti i giorni. Oramai la politica non sa piu dove attaccarsi o meglio insiste a cavalcare dogmi gia sepolti dal tempo e dalla realtà. I problemi esistono e sono reali e vanno affrontati con pragmatismo non con l approccio politicizzato . Questi personaggi sono fuori del tempo
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Offline celeste

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« Risposta #2 il: 24 Ottobre 2018, 15:00:59 »
Ma piu" che educare I poliziotti, il fatto e" che bisognerebbe educare tutti, nel rispetto dell"altro....qui non e"l'unico problema, quello riscontrabile in degli operatori di Polizia
Siamo una societa' malata....in generale, sarebbe bene partire da tale presupposto.

Offline celeste

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« Risposta #3 il: 24 Ottobre 2018, 15:14:06 »
Andrebbero educati pure badanti, insegnanti di scuole materne,  operatori socio-sanitari che operano in strutture di anziani ecc...pure li'abbiamo spesso assistito a scene impietose....


Offline altairV

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« Risposta #4 il: 25 Ottobre 2018, 13:57:36 »
Siamo una societa' malata....in generale, sarebbe bene partire da tale presupposto.

No...che dici...

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Offline WebCop

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« Risposta #5 il: 27 Ottobre 2018, 00:23:52 »
Educare le persone, direi.
A partire da certi giornalisti che in quanto a etica e deontologia professionale lasciano piuttosto a desiderare.
Non so se abolire l'Ordine cambierebbe qualcosa, non sono del mestiere quindi non posso esprimere un giudizio sufficientemente valido, ma so leggere e questo articolo mi fa letteralmente schifo.
Ho la presunzione di dire che farebbe schifo anche a Kafka.
Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l'abisso scruterà dentro di te. (F.Nietzsche)

Offline marco14628

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« Risposta #6 il: 30 Ottobre 2018, 17:01:02 »
Articolo ideologico.
Su un foglio altrettanto schierato e ideologico.
Non lo leggo, e non lo compro.

Offline Gerard

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« Risposta #7 il: 08 Novembre 2018, 11:30:50 »
Non c'è che dire...un bell'approccio ideologico....Lo stato è torturatore per definizione...mi sembra di rileggere le farneticazioni conseguenti al caso PINELLI con il Commissario CALABRESI definito torturatore........ quindi? Quindi io dovrei credere che vi siano colleghi che per ideologia opposta e per inclinazione alla violenza, ogni tanto? spesso? si abbandonano a picchiare gratuitamente questo o quel soggetto? E per ottenere cosa, poi? Io non so se chi scrive si rende conto di ciò che scrive......Che nel degrado sociologico in cui ci ha fatto precipitare proprio la fazione che oggi parla così di noi, con la rivoluzione culturale del '68, ci possano essere persone che sbagliano per grossolanità culturale ed educativa può essere. Che questi vadano perseguiti è ovvio e non sarà mai diversamente, ma da qui ad affermare che ci sia un problema culturale di tendenza antidemocratica all'interno delle Istituzioni mi pare un'enormità che non trova riscontri....

Offline Gerard

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« Risposta #8 il: 08 Novembre 2018, 11:41:05 »
Vorrei poi anch'io polemizzare con certe affermazioni.....ma questa società così educata, libera, democratica come si ritiene e che ritiene di dover educare i poliziotti, quale educazione esprime quando rifiuta di testimoniare pur avendo assistito alla commissione di reati anche gravi?
Ed ancora......siamo sinceri.....tutti abbiamo sentito....diciamo barzellette anche pesanti su finanzieri. Non ci vogliamo credere ma se non fossero solo barzellette perché nessuno ha mai il coraggio di proporre la stessa rieducazione che propone per poliziotti o carabinieri, versi i finanzieri? Forse perché, ripeto se quelle barzellette non fossero solo barzellette, sarebbe (usiamo sempre il condizionale) più conveniente mettersi d'accordo piuttosto che denunciare e pagare regolarmente le tasse?
Ma allora che razza di società è mai questa?
 

Offline vic_mackeyLA

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« Risposta #9 il: 13 Marzo 2019, 17:08:00 »
Ciò che è successo a Genova è disgustoso... Degli agenti di polizia che si comportano in una maniera simile dovrebbero essere ingabbiati senza sé e senza ma e lo stesso vale per chi ha dato l'ordine di entrare in quella scuola e ha depositato prove costruite ad arte. Lo stesso vale per chi ha assassinato Chucchi. Per carità, io non mi scandalizzo se vedo un poliziotto pestare un criminale, non me ne frega nulla, però certe cose vanno condannate. Poi riguardo ai giornalisti che dicono che viviamo in dittatura e bisogna ridare credibilità alla democrazia e alle fdo, comincino loro a ridargli credibilità smettendo di buttare fango su chiunque indossi una divisa. Sentire loro sembra che i poliziotti/carabinieri siano criminali legalizzati

Offline vic_mackeyLA

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« Risposta #10 il: 13 Marzo 2019, 17:08:51 »
Ma piu" che educare I poliziotti, il fatto e" che bisognerebbe educare tutti, nel rispetto dell"altro....qui non e"l'unico problema, quello riscontrabile in degli operatori di Polizia
Siamo una societa' malata....in generale, sarebbe bene partire da tale presupposto.
D'accordo su tutto ciò che hai detto

Offline celeste

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« Risposta #11 il: 13 Marzo 2019, 19:57:21 »
Ciò che è successo a Genova è disgustoso... Degli agenti di polizia che si comportano in una maniera simile dovrebbero essere ingabbiati senza sé e senza ma e lo stesso vale per chi ha dato l'ordine di entrare in quella scuola e ha depositato prove costruite ad arte. Lo stesso vale per chi ha assassinato Chucchi. Per carità, io non mi scandalizzo se vedo un poliziotto pestare un criminale, non me ne frega nulla, però certe cose vanno condannate. Poi riguardo ai giornalisti che dicono che viviamo in dittatura e bisogna ridare credibilità alla democrazia e alle fdo, comincino loro a ridargli credibilità smettendo di buttare fango su chiunque indossi una divisa. Sentire loro sembra che i poliziotti/carabinieri siano criminali legalizzati
QUali cose vanno condannate secondo te? DOve sta la differenza tra certe cose come le chiami tu e il poliziotto che pesta il criminale? Non lo afferro

Offline celeste

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« Risposta #12 il: 13 Marzo 2019, 19:58:34 »
....direi che in quel caso da te citato, il termine assassinio è azzardato.

Offline vic_mackeyLA

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« Risposta #13 il: 13 Marzo 2019, 20:09:53 »
Ciò che è successo a Genova è disgustoso... Degli agenti di polizia che si comportano in una maniera simile dovrebbero essere ingabbiati senza sé e senza ma e lo stesso vale per chi ha dato l'ordine di entrare in quella scuola e ha depositato prove costruite ad arte. Lo stesso vale per chi ha assassinato Chucchi. Per carità, io non mi scandalizzo se vedo un poliziotto pestare un criminale, non me ne frega nulla, però certe cose vanno condannate. Poi riguardo ai giornalisti che dicono che viviamo in dittatura e bisogna ridare credibilità alla democrazia e alle fdo, comincino loro a ridargli credibilità smettendo di buttare fango su chiunque indossi una divisa. Sentire loro sembra che i poliziotti/carabinieri siano criminali legalizzati
QUali cose vanno condannate secondo te? DOve sta la differenza tra certe cose come le chiami tu e il poliziotto che pesta il criminale? Non lo afferro
Effettivamente mi sono espresso male... Se dovesse capitare, per esempio, che uno stupratore o un assassino prendono le botte sinceramente li posso anche capire. Non lo dovrebbero fare comunque, ma è una cosa che si può capire visto che sono esseri umani anche loro dopotutto

Offline celeste

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« Risposta #14 il: 13 Marzo 2019, 20:19:03 »
...ah ok, quindi ladri e spacciatori sono immuni. Ma per capirci, quante randellate sono concesse a stupratori ed assassini?
E se uno esagera e il malcapitato passa a miglior vita?
No scusa se faccio ironia, ma io certi discorsi non li accetterò mai. Ritengo che la violenza vada sempre e comunque condannata, senza se e senza ma, verso chiunque sia perpetrata e da chiunque venga commessa.
Qui dentro infatti non mi capiscono [13] [13]

Offline Cleanhead

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« Risposta #15 il: 13 Marzo 2019, 23:07:05 »
Si ti capisco ma non siamo mai noi i.primi a cominciare....:-)
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« Risposta #16 il: 14 Marzo 2019, 16:13:38 »
Dipende....
Ma poi che significa scusa?

Offline Cleanhead

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« Risposta #17 il: 14 Marzo 2019, 21:54:20 »
Dipende....
Ma poi che significa scusa?

Significa che alla violenza non si puo rispondere con i fiori e i baci....
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« Risposta #18 il: 15 Marzo 2019, 13:47:13 »
Si va beh, buonanotte
Stavamo parlando di tutt altre situazioni

Offline vic_mackeyLA

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« Risposta #19 il: 15 Marzo 2019, 17:30:51 »
Si va beh, buonanotte
Stavamo parlando di tutt altre situazioni
Perché evidentemente anche lui avrà fatto lo stesso mio ragionamento: se vengono aggrediti o se capite arrestino qualcuno di pericoloso che magari provoca pure, può capitare che qualcuno perda la pazienza. Vero che sono cose da non fare perché contro regolamento ma sono umani prima che poliziotti, non si può pensare ragionino come macchine solo perché hanno pistola e distintivo

Offline Cleanhead

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« Risposta #20 il: 16 Marzo 2019, 06:30:48 »
Ma no alle provocazioni rispondiamo con una risata, il problema è che non ti provoca piu nessuno ti mettono direttamente le mani addosso e se poi reagisci sei violento....io cerco di prenderle quanto basta per stare a casa piu possibile....;-)
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« Risposta #21 il: 16 Marzo 2019, 14:57:18 »
Si ok. Ribuonanotte....

Offline Cleanhead

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« Risposta #22 il: 16 Marzo 2019, 18:08:40 »
Si ok. Ribuonanotte....

Cara Celeste per noi è questione di pecunia, una bella causa di setvizio ci aumenta la pensione del 10% ...
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« Risposta #23 il: 16 Marzo 2019, 18:23:54 »
Si, direi che non fa una piega come discorso. [13]

Offline altairV

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« Risposta #24 il: 16 Marzo 2019, 20:09:32 »
Ma no alle provocazioni rispondiamo con una risata, il problema è che non ti provoca piu nessuno ti mettono direttamente le mani addosso e se poi reagisci sei violento....io cerco di prenderle quanto basta per stare a casa piu possibile....;-)

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Visto che anche se lo "contenessi" come previsto e lui dopo avrebbe mal di pancia le cure per il suo mal di pancia saranno certamente a carico tuo...