AutoreTopic: I giornalai italiani  (Letto 92 volte)


Offline vic_mackeyLA

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« il: 10 Maggio 2019, 06:22:43 »
Buongiorno a tutti, vi lascio qui sotto un articolo trovato stamattina. Secondo voi questo è giornalismo?

https://www.fanpage.it/perche-la-risposta-della-polizia-a-saviano-dovrebbe-farci-paura-sul-serio/amp/


Citazione
Perché la risposta della Polizia a Roberto Saviano dovrebbe farci paura sul serio
Se la risposta dell’account ufficiale della Polizia di Stato a Roberto Saviano non vi causa alcun tipo di ansia e non vi mette a disagio, allora avete un problema. Anzi, abbiamo un problema. Perché la questione non riguarda Saviano, ma la nostra sicurezza di manifestare il dissenso, di criticare e lottare per ciò che riteniamo giusto.

Adriano Biondi  9 maggio 2019, 17:08


COMMENTA

“La polizia di Stato serve il Paese e non è piegata ad alcun interesse di parte. Chi sbaglia paga nelle forme prescritte dalla legge. Che pena leggere commenti affrettati e ingenerosi per dispute politiche o per regolare conti personali”. Se la risposta dell’account ufficiale della Polizia di Stato a Roberto Saviano non vi causa alcun tipo di ansia e non vi mette a disagio, allora avete un problema. Anzi, abbiamo un problema. Non solo, non tanto, per l’oggetto del contendere, ma per ciò che questa risposta rappresenta, per il precedente gravissimo che costituisce e per il clima che contribuisce a determinare.


Breve premessa: da qualche tempo alcune “scelte e comportamenti” di rappresentanti della Polizia di Stato destano perplessità (eufemismo), in (parte degli) ambienti giornalistici e politici. I mutati equilibri di potere e la presenza al Viminale di un ministro come Matteo Salvini sembrano aver influenzato in maniera sensibile anche le scelte comunicative e l’approccio all’opinione pubblica (nelle piazze reali e virtuali) di chi rappresenta le istituzioni e detiene il monopolio della forza. L'insistenza con cui Salvini si presenta con la divisa della Polizia e la tendenza ad ampliare il raggio di ciò che considera "decisione politica" (si veda il caso Diciotti), rafforzano poi la sensazione di un mutamento strutturale del rapporto fra politici, istituzioni e forze di polizia. In questo contesto, dunque, la critica verte sul rischio della “politicizzazione” delle FFOO e delle istituzioni in generale, che non è tanto o soltanto adesione alla linea politica di un partito o di un esponente del governo, ma soprattutto adesione a un modello comunicativo, replica di un frame narrativo, legittimazione di uno schema di rappresentazione della realtà che divide, alimenta tensione e odio.


Il caso del video di Manduria, sollevato da ValigiaBlu, e la gestione delle critiche successive, sono estremamente esplicativi. Come si legge qui, il 2 maggio VB pubblicava “un articolo critico sulla scelta della polizia di pubblicare sui propri account social due video delle aggressioni a Manduria, dove una persona anziana e con problemi mentali è stata picchiata, torturata, bullizzata da un gruppo di ragazzi tra cui alcuni minorenni”. La scelta, che evidentemente non aveva alcuna valenza di tipo investigativo (semmai giornalistico, ma questo è chiaramente un altro discorso), determinava la nascita di “un'ondata di odio, sete di vendetta, violenza inaudita, commenti spaventosi tranquillamente ospitati sugli spazi social della polizia di Stato”. Il tutto con una moderazione praticamente inesistente. Peraltro, come notato su Wired, la pubblicazione di tale video “contrasta(va) con le stesse policy social della polizia di stato, che in teoria dovrebbe usare i social per comunicare “informazioni utili per la prevenzione di reati” (si legge nelle linee guida), oltre che notizie che c’entrano direttamente con le attività del corpo”. La Polizia riteneva giusto mostrare immagini crude e provocare una risposta univoca nei cittadini: sdegno, indignazione e gogna pubblica per i presunti colpevoli. Il merito della questione (l'efferatezza dell'episodio di cronaca), attenzione, non c'entra nulla: è il metodo e il senso dell'intera operazione il vero problema.

Le risposte ufficiali alle critiche sono state ancora peggio. Dopo aver scelto l’interlocutore cui affidare la risposta a domande poste da altri, il giornale di Mentana OPEN, la Polizia si limitava a generiche considerazioni sull’impossibilità di moderare tutti i commenti e tagliava corto: “Non vorremmo che tutta questa polemica fosse la tragica riproduzione della metafora del dito e della luna”. Una linea sposata in pieno dal capo della polizia Franco Gabrielli, che attaccava “le anime belle e i puristi della sensibilità” che avevano osato muovere critiche. Un linguaggio tranchant che sembra perfetto per il tempo in cui viviamo: vittimismo, rifiuto della complessità, allergia al dissenso e delegittimazione del ruolo dei giornalisti e degli intellettuali. Mancava solo la chiosa “bacioni” e avremmo avuto la versione in divisa della comunicazione social del ministro dell’Interno.

Tutto ciò, per giunta, in un momento in cui appaiono più che legittime le critiche nei confronti della gestione dell’ordine pubblico durante le manifestazioni di dissenso nei confronti delle politiche del governo e degli stessi membri dell’esecutivo. L'agibilità e la sostanziale impunità garantita a Casapound per i fatti di Casal Bruciato gettano un'ulteriore ombra su quanto il "clima" che si respira al Viminale possa incidere nelle scelte operate da questure e prefetture. Nel caso romano, tollerare per giorni e giorni la presenza di un gazebo dei militanti di Casapound (che incitavano all'odio e diffondevano materiale contro la legittima assegnazione di una casa popolare a una famiglia rom), mentre i manifestanti antirazzisti e antifascisti venivano confinati in una piazzetta adiacente, è un segnale chiarissimo.

Con la risposta a Roberto Saviano, però, si è passati addirittura al livello successivo. La Polizia di Stato (che non ha ancora chiarito chi gestisce quell'account) non solo sceglie di rispondere direttamente alle critiche di uno scrittore (che per inciso è sotto protezione…), ma lo fa in modo aggressivo e minaccioso, delegittimando gli argomenti di un cittadino ("che pena"!) e parlando di "regolamento di conti". Un linguaggio da baruffa politica, che con il ruolo e la complessità dei compiti della Polizia di Stato non c'entra nulla, ma che soprattutto apre prospettive inquietanti. Che piaccia o meno al Viminale, la Polizia di Stato ha il compito di proteggere e tutelare Saviano "anche" quando muove critiche alla Polizia di Stato o alle istituzioni. E ogni cittadino deve sentirsi libero di criticare le istituzioni e le stesse Forze dell'ordine, senza reprimende intimidatorie o gogna pubblica.



Il punto è che nelle democrazie moderne la separazione dei poteri e il principio di uguaglianza servono anche a modellare il concetto stesso di sicurezza. Che non è solo “sicurezza da…” (ovvero tutela dell’incolumità personale, della proprietà e via discorrendo), ma è anche “sicurezza di…” (ovvero garanzia di poter esercitare i diritti garantiti dagli ordinamenti costituzionali). La sicurezza che è chiamato a garantire chi detiene il monopolio della forza, rappresenta le istituzioni o riveste incarichi pubblici, investe anche concetti come la libertà di espressione, di dissenso, di opinione e manifestazione. Un compito che mal si concilia con un linguaggio aggressivo e allusivo nei confronti di un cittadino che aveva legittimamente espresso una sua valutazione personale. Che quel cittadino fosse Roberto Saviano importa poco. Perché la questione riguarda tutti noi.
« Ultima modifica: 10 Maggio 2019, 08:11:33 da Cleanhead »

Offline Cleanhead

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« Risposta #1 il: 10 Maggio 2019, 08:15:31 »
libertà di opinione e dissenso ma non per la Polizia....fanpage non ha nulla a che fare con il giornalismo, è appunto una fanpage di saviano in questo caso.
Sopra le nuvole c'è sempre il sole. Ciao Ale.
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Offline vic_mackeyLA

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« Risposta #2 il: 10 Maggio 2019, 08:42:42 »
Guarda fanpage è scandaloso, dei giornalai veramente... Se guardi poi la loro pagina facebook o il canale Youtube (peggio ancora) ti rondo conto che sono proprio gli ultimi a potersi permettere di dire che non c'è libertà di informazione. Dire che le persone che hanno gridato ti stupro alla zingara non sono state denunciate è disinformazione bella e buona visto che su i giornali, quelli veri, è stato riportato che la questura li ha denunciati. Poi ancora non riesco a capire come la vostra risposta su twitter dovrebbe preoccupare il popolo...
Sono a dir poco ridicoli

Offline Cleanhead

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« Risposta #3 il: 10 Maggio 2019, 09:09:58 »
infatti..basta non leggerli.... [06] [06] [13] [13] [45] [45] [44] [44]
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Offline vic_mackeyLA

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« Risposta #4 il: 10 Maggio 2019, 09:39:05 »
Ma infatti leggerli non mi passa per l'anticamera del cervello, solo che purtroppo stamattina era la prima notizia su Google

Offline leone17

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« Risposta #5 il: 11 Maggio 2019, 15:01:52 »
Il capo della polizia Gabrielli a Saviano: "Da lui accuse ingiuste e false"
Il capo della polizia Franco Gabrielli: "Salvini ha sempre rispettato la legge"

Gabriele Laganà - Sab, 11/05/2019 - 10:57

“Noi siamo la polizia di Stato, non una polizia privata al servizio di questo o quel ministro”. Lo ha affermato il capo della polizia Franco Gabrielli in una intervista al Corriere della Sera rispondendo, così, in modo diretto a quanti, come Saviano, accusano le forze dell’ordine di essere divenuti una sorta di servizio d’ordine di un partito o di Salvini.


Gabrielli è consapevole che l’Italia stia attraversando un periodo particolare, fatto di tensioni politiche e sociali accentuante dalle imminenti elezioni europee che potrebbero lasciare strascichi nel governo. Per questo “credo sia interesse di tutti non contribuire ad alimentarle, né coinvolgere nelle dispute quotidiane istituzioni di garanzia come la nostra, tirandole da una parte o dall’altra”.

Il capo della polizia ha tenuto a precisare poi che quanto accaduto a Salerno (lo striscione contro la Lega rimosso da agenti, ndr) non è un caso unico. Già in passato, infatti, si sono verificati episodi in cui sono stati tolti striscioni o simboli che potevano provocare turbative durante le manifestazioni perché esiste una norma posta a garanzia del loro svolgimento senza provocazioni.

Ciò non significa, però, zittire il dissenso. Infatti, fa notare Gabrielli, “in questi giorni non c’è comizio di Salvini senza contestazioni, e non mi risulta si sia impedito di manifestare”. Nel caso del cellulare sequestrato alla ragazza che s’è ripresa con il ministro mentre lo apostrofava sui terroni la situazione è diversa. Il capo della polizia, dopo aver visionato il video, ha dato disposizione al questore e all’ufficio ispettivo di avviare accertamenti, attivando una procedura disciplinare in quanto potrebbero esserci profili di illiceità nel comportamento degli agenti. Però, sottolinea, aspettiamo l’esito delle indagini prima di fare una valutazione.

Gabrielli non ha timori di dire la sua sulle pesanti dichiarazioni di Saviano che, nei giorni, scorsi, ha attaccato la polizia perché ridotta ad una sorta di servizio d’ordine di un partito.

“Si è trattato di accuse ingiuste e ingenerose, perché coinvolgono la polizia in una polemica politica che non ci appartiene- ha affermato Gabrielli – “Io come vertice di questa amministrazione posso provare fastidio e preoccupazione quando il ministro dell’Interno viene definito “ministro della Malavita”, ma non mi sono mai permesso di interloquire”.

“Se però la mia amministrazione viene chiamata in causa con affermazioni false”, ha inoltre dichiarato il capo della polizia “ho il dovere, oltre che il diritto, di reagire e di chiedere rispetto”.

Gabrielli, con orgoglio, precisa di essere un servitore dello Stato e che,per questo, lavora nell’interesse dei cittadini. “Ricevo le direttive del governo, sono sottoposto alla legge... In undici mesi di permanenza del ministro Salvini al Viminale, non ho mai avuto da lui indicazioni contrarie a questi principi. E le direttive ricevute sono tutte contenute in documenti pubblici, espliciti, ricorribili davanti alla giustizia amministrativa”.

Il capo della polizia ha voluto sottolineare con forza che il ministro non ha mai chiesto nulla di contrario alla legge. In caso contrario, il dovere sarebbe quello di rassegnare immediatamente le dimissioni.

Anche sulle continue polemiche in merito alle divise utilizzate da Salvini, Gabrielli è stato molto chiaro affermando che sono solo attacchi pretestuosi perché il ministro non ha bisogno di indossarle per dimostrare a tutti di essere l’autorità politica nazionale di pubblica sicurezza.

Lo stesso capo della polizia, però si dice preoccupato per il clima di scontro che si respira in Italia. “Credo che anche nelle valutazioni di quello che accade dovremmo mantenere le giuste proporzioni, ma detto ciò io sono sempre preoccupato. Soprattutto in prospettiva, considerando le dinamiche economiche e lavorative a cui potremmo andare incontro”.

“Sono perfettamente consapevole di segnali inquietanti di nuove forme di razzismo e xenofobia, l’antisemitismo di ritorno, rigurgiti di neofascismo che vanno monitorati con attenzione e repressi quando ci sono gli estremi”, ha dichiarato Gabrielli.

Quest’ultimo ha ammesso che “oggi la criminalità organizzata sia la priorità che questo Paese si trova a dover affrontare sul piano della sicurezza”. Da nord a sud i problemi ci sono, magari anche lì dove non avvengono episodi eclatanti che attirano l’attenzione dell’opinione pubblica ma la polizia fa “il possibile nei limiti e nella limitatezza dei mezzi a disposizione”.

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/gabrielli-polizia-servizio-dello-stato-e-non-qualcuno-1692801.html

Offline vic_mackeyLA

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« Risposta #6 il: 20 Maggio 2019, 10:19:02 »
È una bella risposta, intelligente ed educata. Mi piace