AutoreTopic: CARNE DA CANNONE(il Corpo della Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza)  (Letto 2731 volte)


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« il: 13 Ottobre 2009, 14:55:12 »
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« Ultima modifica: 13 Ottobre 2009, 19:16:14 da cadutipolizia.it »

Offline (pantera113)

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« Risposta #1 il: 13 Ottobre 2009, 15:49:44 »
I tuoi articoli, accrescono il nostro sapere.  [47]  [52]  [54]

Offline Falco

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« Risposta #2 il: 13 Ottobre 2009, 16:43:59 »
  [26] come al solito  [54]  [52]

 [23]
Verum et probitas super omnia.

Offline sabi

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« Risposta #3 il: 13 Ottobre 2009, 17:15:22 »
[54] [54] [54]
Se non ci sono cani in paradiso, quando muoio voglio andare dove sono andati loro.

Offline cadutipolizia.it

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« Risposta #4 il: 13 Ottobre 2009, 19:17:08 »
Per un problema tecnico di visualizzazione riproponiamo l'articolo in versione integrale, scusate per l'inconveniente  [52]

CARNE DA CANNONE

(il Corpo della Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza 1919-1923)

  L’Italia nel 1918 vince la Grande Guerra ad un prezzo atroce: quasi 700.000 morti,milioni di feriti e mutilati,  intere regioni devastate, le finanze a pezzi. A questo si deve aggiungere il difficile reinserimento nella vita civile di oltre cinque milioni di reduci, feriti nel corpo e nell’anima dall’orrore del fronte e ora a casa, umiliati dalla disoccupazione, dalla delusione e dai maltrattamenti e dal disprezzo spesso subiti da parte degli estremisti di sinistra, perché ora i socialisti pacifisti del 1915 che hanno cercato con coraggio ma inutilmente, di impedire la catastrofe dell’ingresso in guerra, si scontra con i fanatici  eccitati dai successi della Rivoluzione russa, i quali vedono nei reduci, specialmente negli ufficiali, dei guerrafondai. Molti ex combattenti iniziano così ad ascoltare le pericolose sirene dell’estremismo di destra, che parlano di “vittoria tradita” e seguono così la spedizione di D’Annunzio a Fiume e guardano con interesse al partito fascista, fondato da un giovane giornalista, Benito Mussolini.

Esplodono violentissimi scontri di piazza, con morti da entrambe le parti. A destra le spedizioni delle squadre d’azione fasciste sono feroci e spietate e lasciano dietro di loro una scia di morti e di feriti che ancora oggi rende allibiti e sconvolti, ma anche a sinistra non si scherza affatto: gli omicidi di oppositori politici e di militari, spesso linciati da folle inferocite, sono perpetrati con una malvagità tale da farti perdere le illusioni su eventuali “buoni” in quegli anni.

Per il governo di Francesco Saverio Nitti è chiaro che il vecchio corpo delle Guardie di Città non è più adatto a rispondere al clima prerivoluzionario del Dopoguerra, quindi il 4 Ottobre 1919 decide la riforma della P.S.. Se ne parla da anni e ormai non è più rimandabile, peccato però che come tante altre succedutesi nella storia unitaria del nostro Paese, anche questa riforma sarà organizzata in modo raffazzonato e disordinato.

Si creano due distinti corpi di Polizia, quello degli Agenti d’Investigazione (più noti come “ agenti investigativi”)  ad ordinamento civile, impiegato appunto nei servizi d’indagine, e la Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza, a struttura militare, i cui compiti sono quelli dell’impiego nell’ordine pubblico.

Sulla carta l’organizzazione di quest’ultima è ben strutturata. Viene creato un Comando Generale sul modello di quello di Carabinieri e Finanza e la struttura territoriale è articolata sulle Legioni, come quelle delle altre forze di polizia militare. A inquadrare il nuovo Corpo sono chiamati ufficiali sia del Regio Esercito che di Carabinieri e Finanza, ai quali viene garantito uno scatto di carriera in più, fatto che scatena ire ed invidie dei loro colleghi dei Corpi di provenienza.

Si arruolano decine di migliaia di guardie, per la maggior parte reduci di guerra, molti provenienti dal Sud (e proprio questa origine etnica sarà causa di molti apprezzamenti razzisti), i quali senza un serio addestramento vengono trasformati in poliziotti, intabarrati con una uniforme grigioverde e l’elmetto del Regio Esercito e impiegati nell’ordine pubblico come se si trattasse di unaguerra .

Il primo Caduto è il vicebrigadiere Angelo Serra, della Legione di Torino, colpito alla testa il 2 Ottobre 1919 in un agguato e morto in ospedale il 2 Gennaio 1920, appena tre mesi dopo la fondazione del Corpo. E’ l’inizio di uno spaventoso stillicidio. Il 28 Aprile dello stesso anno, a Roma, esplodono violentissimi  scontri nei pressi del Colosseo. La guardia Umberto Basciani è in sella al proprio cavallo e partecipa alle cariche, quando un dimostrante lo afferra e lo scaraventa a terra, finendolo a coltellate. Appena tre giorni dopo, a Torino le manifestazioni del 1° Maggio degenerano in guerriglia urbana e anche qui scorre il sangue. Muiono le guardie Umberto Panetta ed Ettore Polito, quest’ultimo dilaniato dall’esplosione di una bomba a mano che gli è stata scagliata contro dai manifestanti. La tensione sale alle stelle tra le guardie regie, le quali si rendono conto di essere state spedite al massacro senza nessuna preparazione ed addestramento. Nemmeno un mese dopo, il 24 Maggio in via Nazionale a Roma c’è una manifestazione nazionalista degli esuli dalmati. E’ piuttosto accesa, ma non trascende sino a che alcuni dei partecipanti non cercano di sfondare il cordone di guardie regie. La cronaca del “Corriere della Sera” del giorno successivo, racconta ciò che accade. Nel parapiglia un ufficiale delle Guardie Regie si becca da un dimostrante un robusto pugno sul naso. A questo punto un brigadiere, visto il proprio superiore in difficoltà accorre in suo soccorso e, per disperdere l’assembramento, ha la geniale idea di estrarre la pistola e di sparare in aria. Poche decine di metri più in  là c’è un gruppo di guardie regie che sente i colpi di pistola, vede l’ufficiale aggredito e la sua faccia coperta di sangue, pensa che sia stato colpito dai dimostranti e, senza attendere gli ordini degli ufficiali, inizia a sparare nel mucchio, sulla folla e sugli stessi agenti che si trovano al di là di essa.

E’ peggio di un crimine: è una follia. Muoiono otto persone, tra le quali le guardie regie Ottavio Blatti, Torquato Ciccarelli, Luigi Tondo, Pasquale Trio e Antonio Violante e tre civili. Lo scandalo è terribile e porta dinanzi  al Tribunale Militare gli agenti responsabili della strage e getta una macchia sull’intera Regia Guardia, una macchia che viene sfruttata da tutti coloro che sono interessati a  screditare il Corpo.

In giugno le guardie regie sono nuovamente gettate allo sbaraglio, questa volta ad Ancona dove si è ammutinato un intero reggimento di bersaglieri. A questi si sono uniti centinaia di estremisti di sinistra che hanno gettato il capoluogo marchigiano nel caos. Le guardie regie intervengono insieme ai carabinieri e ai militari lealisti e si ritrovano in una vera e propria guerriglia urbana che sembra il prodromo di una guerra civile, come quando il treno che porta ad Ancona qualche centinaio di militari e guardie viene attaccato a raffiche di mitragliatrice. Muoiono il tenente Umberto Rolli e il vicebrigadiere Sante Fargioni. Prima che la rivolta si concluda moriranno anche il vicecommissario Pier Antonio D’Aria, l’agente investigativo Luigi Cristallini  e la guardia Eugenio Masotto.

Ma non è finita qui. Se ora l’ordine regna ad Ancona, non si può dire lo stesso del resto d’Italia dove nella tarda estate del 1920 le fabbriche vengono occupate dagli operai di sinistra armati sino ai denti, le Guardie Rosse, come a Milano, Genova e Torino, ma anche nelle altre città. Il governo riesce a fatica a riportare la calma, ma a prezzo durissimo. Muoiono in tanti e tra questi vi sono altre guardie regie.

Uno di loro si chiama Giovanni Giuffrida, ed appartiene alla Legione di Trieste. L’8 Settembre e’ in uniforme ma fuori servizio, quando il tram sul quale viaggia viene bloccato da una folla di militanti di sinistra coinvolti in violentissimi scontri. Giovanni viene riconosciuto come poliziotto, scaraventato giù dalla vettura, disarmato, picchiato a calci e pugni. Ormai è a terra, gravemente ferito, ma al branco impazzito non basta. Qualcuno afferra la pesante sbarra di bronzo del manovratore del tram e la cala più volte con forza sulla testa di Giovanni, fino a fargli a pezzo il cranio.

Il 23 Settembre, la guardia regia Luigi Santagata, della Legione di Venezia ma aggregata a Torino, rimane isolata e cerca di tornare in caserma, ma viene sorpresa dalle guardie rosse che la inseguono sino ad una garitta ferroviaria. Luigi vi si barrica e spara sino a che esaurisce il caricatore della pistola, ed è allora che decine di guardie rosse attaccano eroicamente il giovane poliziotto rimasto disarmato e coraggiosamente lo linciano a calci, pugni e bastonate sino a che Luigi è solo un mucchio informe di carne e ossa senza più vita. Il corpo viene abbandonato sulla massicciata ferroviaria dagli “eroi” che si allontanano. Circa un’ora dopo giunge una pattuglia di poliziotti per recuperare il corpo del collega, ma un cecchino dei miliziani, appostato in un edificio vicino apre il fuoco, freddando con un colpo di fucile la guardia regia Matteo Crimi.

Le cronache dell’epoca sono piene di orrori simili a questi e, credimi, dopo averne consultate alcune, perderai molte illusioni sulla bontà del genere umano.

Anche la struttura della Guardia Regia subisce dei durissimi attacchi. L’umiliazione peggiore, paradossalmente avviene al momento della consegna della Bandiera di Guerra il 4 Giugno 1920. Per un Corpo Militare dello Stato è un momento speciale, il più importante, un battesimo vero e proprio. Ma per la Regia Guardia è diverso. Di tutte le autorità militari invitate giunge solo il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, presenza importantissima certo, ma di fatto l’unica.

La verità è che la Regia Guardia non è particolarmente amata tra le gerarchie militari, non solo per le invidie suscitate dalle rapide promozioni interne che, in un ambiente basato sull’anzianità e non sulla meritocrazia, come quello statale italiano (non solo quello militare), non porta proprio a sentimenti di amicizia interforze, ma anche per l’orgoglio di Corpo ai limiti dell’arroganza di molti ufficiali della Guardia, specie i più giovani i quali dopo due anni  di scontri di piazza pressocchè interrotti si considerano i difensori dello Stato e si mettono in contrapposizione con l’Arma dei Carabinieri, che della difesa dello Stato si è sempre considerato il cultore supremo.

Oggi vi sono storici che considerano i militari della Regia Guardia come antifascisti di sinistra. Parere che, con tutto il rispetto mi permetto di non condividere. Certo tra le guardie regie ci sono antifascisti e simpatizzanti di sinistra (così come vi sono fascisti, ma anche popolari, nazionalisti e addirittura repubblicani), ma non così tanti da definire politicamente il Corpo. Si enfatizza l’episodio di Modena del 26 settembre 1921, quando gli squadristi aggrediscono un funzionario di Polizia e le guardie regie intervengono in suo soccorso aprendo il fuoco sui fascisti uccidendone otto. Scusami, ma ugualmente non così convinto dell’ antifascismo delle guardie regie, le quali avrebbero sparato senza esitare anche se ad aggredire il proprio superiore fossero stati socialisti e comunisti. E poi non è che la sinistra abbia fatto molto per accattivarsi le simpatie delle guardie regie e più in generale delle Forze di Polizia. Uno dei fondatori del PCI, Antonio Gramsci sul giornale “Ordine Nuovo” il 30 Agosto 1921 scrive così “ …Questa gente [gli appartenenti alle Forze dell’Ordine]  odia, dopo averne disertato le file, la classe lavoratrice con un accanimento che supera ogni immaginazione (…). ..” “ (…) Ho compreso allora perché nelle caserme e nei posti di polizia, carabinieri, guardie regie ed agenti gareggino nel bastonare gli operai arrestati, nel rallegrarsi delle loro torture. E' un odio di lunga data. Gli agenti dello Stato addetti al mantenimento dell'ordine pubblico sentono attorno a sé il disprezzo che tutta la classe lavoratrice ha per i rinnegati, per quelli che sono passati nell'altro campo, per i mercenari che impegnano ogni loro energia per soffocare qualsiasi movimento del proletariato (…)” “(…) sono i più umili agenti, i più modesti carabinieri, l'ultima delle guardie regie. Sono cioè gli agenti del governo usciti dalle file del proletariato più arretrato (…)”…ti dirò, se Gramsci non fosse di origine sarda, mi sarei aspettato che l’articolo si concludesse con un sonoro “sbirri terroni!” .

In realtà la Guardia Regia a partire dal 1920 si comporta come le altre Polizie e Forze Armate del Regno. In più occasioni le guardie (come d’altra parte i carabinieri ed i militari) girano gli occhi dall’altra parte in occasione delle spedizioni delle camicie nere e anzi, in alcuni casi vi sono ufficiali che a queste forniscono loro armi e mezzi. Perché lo fanno? Sono d’accordo con te, è ingiustificabile, ma i singoli ufficiali ormai annusano l’aria che tira e non se la sentono di rischiare la carriera ostacolando chi viene visto come il più probabile vincitore nella guerra civile strisciante che percorre l’Italia da Nord a Sud. Per guardie e sottufficiali c’è invece l’ostilità istintiva verso chi sulle piazze ha riservato per loro solo odio, violenza e disprezzo razzista.

Sbagliano di grosso. Se sommi l’ostilità da parte dei vertici delle Forze Armate e dei partiti antifascisti, la progressiva dissoluzione dello Stato liberale che le ha create e lo strapotere dei fascisti che sfruttano le Guardie Regie, ma che per loro non hanno alcuna simpatia dopo l’episodio di Modena, per il Corpo si prepara la fine.

E’ il 29 Ottobre 1922, il giorno dopo la Marcia su Roma. A Bologna il maresciallo Paolino Vitalone è fuori servizio quando incappa in un camion carico di fascisti che stanno festeggiando la conquista del potere e che, quando vedono il poliziotto, si esaltano ancora di più: chi oserà contrastarli? Di sicuro non uno sfigato di sbirro. Qualcuno strilla “Ehi! Freghiamo la pistola alla guardia !”.Vitalone si limita a rivolgere uno sguardo sprezzante agli squadristi, alcuni nemmeno ventenni, e risponde sarcastico “ Voialtri non sapete ancora di stare al mondo e volete portare le armi?”. Queste parole sconvolgono nel loro onore gli squadristi i quali, offesi nella loro dignità di guerrieri, sparano in faccia al poliziotto, il quale morirà durante il trasporto in ospedale.

Quando sale al potere Mussolini inizia il conto alla rovescia per il Corpo. E’ l’unica Polizia che può essere toccata, i Carabinieri e la Finanza sono di stretta osservanza monarchica e intervenire su di loro significa porsi in attrito con il Re e l’Esercito. La Guardia invece, è soltanto la creazione dell’Italia liberale ormai scomparsa. Può morire con lei.

Il Duce nomina Capo della Polizia uno dei suoi fedelissimi, il generale Emilio De Bono. E’ l’uomo adatto per farla scomparire, con il pretesto della riorganizzazione delle Polizie.

Si approfitta delle festività natalizie per eliminare il Corpo. Basta un Regio Decreto per distruggere i sacrifici ed il sangue dei tre anni precedenti. Il testo piomba come una mazzata nelle caserme sparse in tutto il Regno e dall’oggi al domani si ritrovano disoccupati…. Ebbene sì, perché lo scioglimento della Guardia non significa l’assorbimento automatico dei militari e degli agenti nel neonato Ruolo Specializzato dell’Arma dei Carabinieri. Gli ufficiali ritorneranno nei Corpi di provenienza o verranno ammessi nell’Arma con il grado precedente ed alcune altre facilitazioni, ma sottufficiali e guardie sono ammessi a domanda, una domanda che non è certo venga accettata, tanto che è previsto il licenziamento e il collocamento a riposo dei militari che non corrispondono ai requisiti per l’ammissione al Ruolo Specializzato.

Ed è così che, dopo tanto sangue, migliaia di guardie si trovano in mezzo ad una strada senza lavoro.

L’agenzia giornalistica “Stefani” (l’antenata dell’ANSA) il 2 Gennaio 1923 scrive che la decisione dello scioglimento, spiegata dagli ufficiali alle guardie in nome dei superiori interessi della Patria,  è stata accolta in silenzioso rispetto e addirittura con sollievo… ma certo, come no…in realtà nelle caserme serpeggia quello che solo con un eufemismo può essere chiamato malumore. No, tra le giovani guardie c’è rabbia e disperazione e protestano vivacemente. Hanno sofferto, hanno lottato, hanno versato sangue e hanno visto morire i loro colleghi e ora non ci stanno ad essere allontanati così, con un regio decreto che ha tutto il sapore di un umiliante benservito...  a Parma, Pisa e Genova i militari vengono faticosamente calmati dai propri ufficiali, a Napoli un paio di centinaia di guardie attacca la sede del Fascio, causando molti danni. Ma è a Torino, dove era morta la prima guardia regia, che il Corpo scompare in un’ esplosione di violenza

(avvertenza: quello che segue è tratto dalle cronache della “Stampa” e della “Gazzetta del Popolo” del 31 Dicembre 1922, per le quali ringrazio il prof. Milo Julini . Personalmente considero estremamente credibili questi resoconti giornalistici, sia perché ben scritti da cronisti testimoni dei fatti ma anche perchè il governo sequestrò la maggior parte delle copie dei due quotidiani, all’evidente scopo di cancellare una versione indipendente degli avvenimenti)

E’ dal pomeriggio del 30 Dicembre che centinaia di guardie regie si sono chiuse nelle caserme dell’antica Capitale. La rabbia è feroce, la sensazione del tradimento è dolorosa. I fascisti vengono visti come i principali responsabili dello scioglimento e dalle caserme giungono urla che fanno paura “ABBASSO MUSSOLINI!” e “VIVA LENIN!”. Sì, “Viva Lenin!” perché le guardie regie, ingannate ed umiliate, inneggiano al leader bolscevico russo in contrapposizione al Duce, ma non è una presa di posizione politica bensì un grido di sfida rivolto a chi li ha traditi.

Ma alle 21,15 dalla caserma “Carlo Emanuele” di via Giuseppe Verdi escono a gruppi centinaia di giovani guardie regie, armate sino ai denti e decise sia a protestare dinanzi alla Prefettura che a dar battaglia ai fascisti. Su Torino cade neve mista a pioggia, che d

Gli ufficiali delle guardie regie e quelli dei carabinieri cercano di fermare quello che minaccia di diventare un ammutinamento e in molti casi ci riescono. Uno di loro, il capitano Guerra, insieme al vicecommissario Ramella fa desistere molti dei suoi ragazzi convincendoli a rientrare nei ranghi, per evitare il massacro fratricida tra Uomini dello Stato «Avete fatto la vostra dimostrazione - dice - ed ora bisogna che finisca perché questi spari disordinati potrebbero colpire qualche pacifico cittadino. La vostra protesta è fatta, incolonnatevi e seguite il comando». Guerra è un Comandante rispettato ed amato e i suoi ragazzi gli obbediscono anche se dal loro gruppo giunge un grido carico di amarezza “ABBIAMO FATTO LA GUERRA ED ORA CI MANDANO VIA!”. Ad ogni buon conto, davanti alle caserme “Carlo Emanuele” e “Cernaia” arrivano carabinieri, alpini e cavalleggeri provvisti di autoblindo e mitragliatrici,  che bloccano gli ingressi. Come si suol dire, con le buone e con le cattive…ugualmente però i militari non aprono il fuoco sulle guardie. Anche se il Corpo non ha mai ispirato grandi simpatie nelle altre strutture militari, a soldati e carabinieri ripugna uccidere altri Italiani in divisa. Le cronache lasciano capire chiaramente che si cerca di trovare una soluzione pacifica per evitare un eccidio ed è così che funzionari di P.S., ufficiali delle Guardie Regie, carabinieri ed esercito rastrellano per tutta la città le guardie regie che partecipano all’ammutinamento e che si arrendono senza opporre resistenza, ad eccezione di un gruppo di 200- 300 giovani che marciano verso Piazza Castello e la Prefettura.

Ma ai fascisti la soluzione pacifica non basta. A comandare le camicie nere di Torino è il “ras” cittadino Piero Brandimarte, un fanatico assassino che meno di due settimane prima si è reso responsabile di una carneficina ai danni di socialisti e comunisti e ora le urla che sente provenire dai poliziotti  in marcia offendono la sua sensibilità “VOGLIAMO LA NOSTRA BANDIERA!” “VIVA LA GUARDIA REGIA!” “ABBASSO I FASCISTI!” “ABBASSO MUSSOLINI!”. Con centinaia di squadristi armati di tutto punto si presenta in Questura, a quel tempo in piazza San Carlo. Il Questore in quel momento si trova all’interno della caserma “Carlo Emanuele” dove calma gli animi dei poliziotti rimasti che, per quanto non abbiano preso parte all’ammutinamento sono delusi e furibondi. Altri funzionari e ufficiali stanno convincendo i gruppi di ammutinati nel centro di Torino a ritornare nei ranghi. I dragoni del Nizza Cavalleria si stanno dirigendo verso Piazza Castello, dove bloccheranno il folto gruppo di poliziotti che si sta dirigendo verso la Prefettura, Palazzo Reale e Palazzo Madama, che lì si trovano. Quando le guardie regie si troveranno dinanzi ai soldati lanceranno qualche grido di protesta, poi una volta raggiunti dai propri ufficiali torneranno in caserma, come tutti gli altri. Finirà tutto bene, pensano i pochi funzionari rimasti in Questura che quindi non hanno tempo da dedicare ai formidabili guerrieri delle squadre d’azione fasciste e al loro condottiero assetato di sangue. Male, perché poco prima delle 23, sentendo le grida delle guardie regie avvicinarsi alla vicina Piazza Castello, gli eroici squadristi dopo avere berciato qualche “alalà” scompaiono e si dirigono di corsa verso Piazza Castello, prima che venga raggiunta dall’Esercito, ed è qui che si appostano,armati con  fucili e pistole, attendendo che le guardie regie escano dalle vie laterali.

La loro attesa viene premiata pochi istanti dopo.

Quando le guardie regie escono allo scoperto nella piazza si trovano dinanzi non a degli avversari, ma ad un autentico plotone di esecuzione, una gragnuola di colpi che abbatte la prima fila dei poliziotti, uccidendo le guardie Fortunato Arcuri, di 21 anni, Alfredo Leone, di 22, Antonio Correnti, di 25 e Vincenzo Pagliano, di 21.  Altri tre poliziotti rimangono feriti nell’agguato. Muore anche una giovanissima camicia nera, forse colpita dai pochi proiettili sparati dalle guardie regie, forse uccisa per errore dai suoi stessi camerati così entusiasti di ammazzare.

La Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza scomparve così, in una notte di fine dicembre. Decine di poliziotti vennero arrestati e deferiti dinanzi al Tribunale Militare per la loro partecipazione agli scontri, altre migliaia vennero licenziati e buttati sulla strada, ad ingrossare le file dei disoccupati. Quando, nelle settimane ed i mesi successivi, vennero definitivamente congedati, spesso i loro convogli diretti verso il Sud vennero attesi alle stazioni ferroviarie dalle camicie nere, che riservavano agli ormai ex poliziotti dileggi ed insulti terribili. Altrettanto spesso, però le guardie regie, che non avevano più nulla da perdere, scendevano dai treni ingaggiando violente risse con i fascisti, risse dalle quali le guardie uscirono sempre vincitrici.

Ma furono delle magre soddisfazioni per quei ragazzi che avevano rischiato la vita per uno Stato che li aveva poi ringraziati tradendo le loro speranze ed i loro sacrifici.

Le guardie regie ritornarono alle loro esistenze nel difficile Meridione italiano degli anni ’20 e ’30.

Non so che cosa sia stato di loro, come siano sopravvissuti, come il Regime li abbia trattati, se siano stati riassunti al momento della rifondazione della Polizia nel 1925 oppure se delusi abbiano preferito restare ai campi che avevano lasciato appena pochi anni prima o se addirittura abbiano abbandonato l’Italia in cerca di un avvenire migliore.

Ma so che meritavano molto di più dal loro Paese.

(per la redazione di Cadutipolizia.it Fabrizio Gregorutti)
« Ultima modifica: 16 Novembre 2011, 17:53:08 da dago113 »

giacal

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« Risposta #5 il: 14 Ottobre 2009, 01:21:13 »
@ Dago: inseriscilo anche su Polizianellastoria!

Davvero ottimo!  [26]

Offline harryb

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« Risposta #6 il: 15 Ottobre 2009, 22:07:02 »
Bello... e tristissimo.
Ci sono dei parallelismi inquietanti tra quel momento ed oggi... Speriamo bene!

Offline G.P.G. 3

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« Risposta #7 il: 16 Ottobre 2009, 11:49:34 »
.... [54].... [47]
" Non esistono altezze troppo grandi,ma solo ali troppo corte. "

Offline Gridblinth

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« Risposta #8 il: 17 Ottobre 2009, 03:30:13 »
Un'altra delle tristi pagine della storia della Polizia italiana.
Veramente complimenti, Fabrì.
Gli episodi dell'8 e del 23 settembre 1920 mi hanno chiuso lo stomaco e fatto accapponare la pelle [10]

«Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio.»
William Shakespeare

Offline daniele63

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« Risposta #9 il: 18 Giugno 2010, 22:08:11 »
 :sti: Puntualizzo e per onor di cronaca...

Ad Ancona Regia Guardia degli Agenti per la Pubblica Sicurezza a cavallo rifiutò di caricare i portuali ed i contadini che protestavano per l'aumento del macinato (1869), guadagnandosi le simpatie dei manifestanti.

A Torino Regia Guardia degli Agenti per la Pubblica Sicurezza subì l'esecuzione come descritta. Furono sventolate bandiere rosse dalle Guardie che uscirono dalla Caserma assediata dall'esercito e dai carabinieri.

La Regia Guardia degli Agenti per la Pubblica Sicurezza di Genova si asserragliò nella caserma di Brignole sulla quale sventolò una bandiera rossa fino a che fu espugnata dall'artiglieria a fine settembre 1920.


Storia della polizia di A. PAOLOSCIA ed.1989

La considerazione di A. GRAMSCI é profondamente diversa e vorrei porla alla Vostra attenzione

La smorfia di Gwynplaine
di Antonio Gramsci
"L'Ordine Nuovo", 30 agosto 1921

Ogni volta che la politica manda a effetto una operazione contro la classe operaia, i primi a gioirne o, "meglio", i primi a dare manifestazioni esteriori della loro contentezza non sono i "pezzi grossi", commissari di polizia od ufficiali delle regie guardie o dei carabinieri, ma sono i più umili agenti, i più modesti carabinieri, l'ultima delle guardie regie. Sono cioè gli agenti del governo usciti dalle file del proletariato più arretrato, costretti a questo passo dalla miseria o dalla speranza di trovare, abbandonando il campo o l'officina, una vita migliore, dalla persuasione di divenire qualche cosa di più di un povero contadino relegato in un paesetto sperduto fra i monti, di un manovale abbruttito dal quotidiano lavoro d'officina.

Questa gente odia, dopo averne disertato le file, la classe lavoratrice con un accanimento che supera ogni immaginazione. "Ecco le armi", urlò trionfante non so se un agente investigativo od un carabiniere in borghese, scoprendo una rivoltella durante la perquisizione all' "Ordine Nuovo". E rimase stupito, spiacente che nonostante tutta la buona volontà non si riusciva a trovare nulla di compromettente per il nostro giornale.

Pochi minuti dopo, un altro agente udendo uno scambio di parole tra il commissario ed un nostro redattore, esclamò: "Finiremo per arrestarli tutti! Li arresteremo tutti!" A questo pensiero la sua bocca si aprì ad un riso tanto cattivo da sbalordire chiunque non sia abituato a questo genere di fratellanza umana.

Ho compreso allora perché nelle caserme e nei posti di polizia, carabinieri, guardie regie ed agenti gareggino nel bastonare gli operai arrestati, nel rallegrarsi delle loro torture. E' un odio di lunga data. Gli agenti dello Stato addetti al mantenimento dell'ordine pubblico sentono attorno a sé il disprezzo che tutta la classe lavoratrice ha per i rinnegati, per quelli che sono passati nell'altro campo, per i mercenari che impegnano ogni loro energia per soffocare qualsiasi movimento del proletariato.

E al disprezzo del proletariato s'aggiunge quello di gran parte della borghesia che guarda con occhio diffidente tutta questa puzza di questura. Perché? Perché questa è la sorte di tutti i mercenari: al disprezzo e all'odio degli avversari s'aggiunge quasi sempre il disprezzo dei padroni.


Ed è naturale, è umano che nell'animo di questa gente mal pagata, che non sempre riesce a procurarsi quanto occorre per una vita piena di stenti e di privazioni e che si sente circondata da una barriera che la divide dagli altri uomini, che la mette quasi fuori dalla società, germogli l'odio, metta radici la crudeltà: odio contro quelli che prima erano i fratelli, i compagni di lavoro e che ora disprezzano con maggior forza, crudeltà che si esplica contro di essi sotto mille forme diverse. Così, arrestare un operaio è una gioia, un trionfo, bastonarlo e malmenarlo, una festa, rinchiuderlo in carcere una rivincita. Solo nel momento in cui essi tengono un uomo fra le mani e sanno di poter disporre della sua libertà, della sua incolumità, sentono di possedere una forza che in qualche momento della vita li rende superiori ai loro simili.

La gioia di acciuffare un uomo non proviene dalla consapevolezza di servire la legge, di difendere l'integrità dello Stato: è una piccola bassa soddisfazione personale, è la gioia di poter dire: "Io sono più forte".

Quale altra gioia possono essi provare? Quanti di essi sono in grado di formarsi una famiglia senza che la vita di stenti diventi vita di patimenti?  Non è forse vero che a molti di questi transfughi del proletariato la vita non riserva altre soddisfazioni che qualche umile offerta di una passeggiatrice notturna in cerca di protezione?

Noi li abbiamo visti pochi giorni or sono nella nostra redazione. Moltissimi, dall'abito, potevano benissimo essere scambiati per operai in miseria. E' certo che erano umilmente, più che umilmente vestiti non solo per introdursi tra gli operai, per raccoglierne i discorsi, per spiarli, ma anche perché non potrebbero fare diversamente. E guardavano con odio gli operai veri, quelli che si dibattono tra la reazione e la fame e cercano affannosamente la via della liberazione.

Essi comprendevano, sentivano che chi lotta è sempre superiore a chi serve.

E quando hanno ammanettato i giovani che difendevano il giornale del loro partito, il giornale della loro classe, il loro giornale, gli agenti hanno avuto un lampo di trionfo, hanno riso. Ma non era un riso spontaneo, giocondo. Era un riso a cui erano costretti dalla rabbia, dal disprezzo degli altri, dalla loro vita, dal destino a cui non potevano sottrarsi. Quel riso era la smorfia di Gwynplaine.


Cordialmente

Daniele63
« Ultima modifica: 18 Giugno 2010, 22:20:44 da daniele63 »

Offline dago113

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« Risposta #10 il: 18 Giugno 2010, 22:59:55 »
Ti ringrazio per la cortese puntualizzazione, Daniele63, estremamente interessante come tutti i tuoi intelligenti commenti.

Noto che tu accenni dell’esistenza nel 1869 del Corpo della Regia Guardia degli Agenti per la Pubblica Sicurezza a Cavallo ,  formazione della quale ignoravo addirittura l’esistenza poiché in buona fede sapevo solo della presenza negli anni post-unitari di due distinte strutture note come Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza (che comunque, come tu sai bene, nel periodo tra il 1852 ed il 1890 non ha mai goduto dell'appellativo di Regio Corpo) e del Corpo dei Militi a Cavallo (questi ultimi peraltro limitati alla Sicilia agli anni tra il 1860 ed il 1877) struttura quest’ultima alla quale successe il Corpo delle Guardie di PS a Cavallo (anche questo limitato alla Sicilia tra il 1877 ed il 1892) . Potresti parlarci per favore di questa Regia Guardia degli Agenti per la Pubblica Sicurezza a Cavallo, che deve avere una storia interessantissima, anche se nessun autore nè cronaca dell'epoca ne parla ? (dato che per il sito consulto molto spesso i quotidiani ed i libri del 1800 mi potresti aiutare a cercare meglio le notizie relative a questo Corpo?).
Già che ci siamo, mi potresti parlare di questa solidarietà tra agenti e manifestanti ad Ancona nel 1869? Se tu potessi indirizzarmi verso il testo dal quale hai ricavato l’informazione te ne sarei molto grato, dato che mi piacerebbe conoscere meglio la vicenda di cui ignoravo tutto, purtroppo (eh!nessuno è perfetto!).

Noto con umiltà la tua cortese puntualizzazione riguardante il fatto che la Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza del 1919-1923 si chiamava in realtà Regia Guardia degli Agenti per la Pubblica Sicurezza. Ammetto che ignoravo del tutto la denominazione da te indicata, dato che nessun testo da me consultato (e ti posso assicurare che non mi sono limitato ai testi, peraltro interessantissimi, del Paloscia) fa cenno dell’esistenza all'epoca della denominazione di tale Corpo come da te segnalata, nominando soltanto la Regia Guardia per la PS alla quale, come tu mi insegni, segue il Ruolo Speciale dell’Arma dei Carabinieri del 1923-25 e quindi il Corpo degli Agenti di Pubblica Sicurezza del 1925-44.
Mi puoi quindi aiutare indicandomi un testo, una cronaca, un documento che riporti la denominazione da te indicata di Regia Guardia per gli Agenti di PS del 1919-23 così potrò correggerla ed indicarla magari anche ad altri Uffici?

Riguardo alle bandiere rosse sulla caserma di Brignole a Genova del settembre del 1920, mi potresti informare per favore su quella vicenda? È estremamente interessante, specialmente la parte in cui si parla dell'intervento dell'artiglieria.... mi potresti precisare se la caserma venne bombardata o se ci si limitò ad una misura "psicologica"? hai notizie di vittime o di arresti?. Puoi essere così cortese da parlarmene, precisandomi i testi e magari gli articoli della stampa dell'epoca dai quali senza dubbio hai ricavato l’informazione?

Infine, potresti dirmi su quale pagina di "Storia della Polizia" (la prima edizione Newton Compton del 1989 si intitolava "i segreti del Viminale") di  Paloscia cercare gli episodi da te sopra descritti? purtroppo nella mia copia del libro del Paloscia non riesco a trovare traccia dell'episodio di Ancona, nè di quello di Genova. Sicuramente mi sono sfuggiti ma confido nella tua cortesia per indicarmi dove reperire i due episodi. Ah, già che ci siamo, sempre in merito al libro di Paloscia, mi potresti indicare dove è scritto che le guardie regie di Torino del 30 Dicembre 1922 uscirono dalla caserma sventolando la bandiera rossa? purtroppo a pagina 56 e 57, dove si parla dello scioglimento della Guardia Regia non cita lo sventolio della bandiera rossa di cui tu parli. Bandiera rossa di cui non si parla nelle uniche due cronache giornalistiche di Gazzetta del Popolo e Stampa del 31 Dicembre 1922, delle quali sono in possesso, cronache in cui si accenna agli "Evviva Lenin!" ma non alle bandiere rosse, e che vennero bloccate dalla censura perchè davano una versione giornalistica diversa da quella ufficiale. Mi potresti aiutare?

Ti ringrazio per aver postato integralmente l’articolo di Gramsci riguardante la considerazione della sinistra nei confronti delle Forze di Polizia del tempo, articolo che non avevo postato per intero, per non appesantire ulteriormente la lettura del testo.
Grazie al tuo gentile inserimento ora ogni lettore si potrà fare la propria idea sul pensiero di Gramsci sulle Forze dell’Ordine, che a mio opinabile parere è ancora più violento, classista e razzista di quanto traspare dai pochi brani da me riportati nel mio articolo.

Avrei infine una richiesta, e ti prego di venirmi incontro.

Potresti evitare di inserire certi emoticon nei tuoi interventi su questa cartella dedicata ai Caduti?
Qui si parla di Colleghi che hanno dato la loro vita per l’Italia, non mi sembra quindi elegante e rispettoso inserire questo tipo di faccine, soprattutto da parte di un Poliziotto.

Ti ringrazio.

« Ultima modifica: 19 Giugno 2010, 11:42:29 da dago113 »
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postman78

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« Risposta #11 il: 19 Giugno 2010, 01:38:41 »
Bhe effettivamente se si potessero avere documentati riscontri di certi eventi sarebbe un buon modo per aggiungere un valore in più al serio lavoro che da anni conduciamo, ciascuno per la sua parte, nel ricordare attraverso i caduti anche la storia della Polizia Italiana di cui si sa davvero troppo poco...così poco che qualcuno potrebbe aver letto cose che non esistono se non per sentito dire!
Negli anni ho imparato ad apprezzare la completezza e la serietà di chi gestisce la ricerca vera e non quella che qualche volta mi diletto a fare io da povero caprone quale sono e, su certe tematiche, me ne tengo alla larga per evitare di vedere il buon Dago113 mettermi con le spalle al muro.... [13] [13] [09] [09]

giacal

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« Risposta #12 il: 19 Giugno 2010, 06:58:20 »
Citazione
Puntualizzo e per onor di cronaca...

 [08] [08] [08]

Offline Charlie Parker

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« Risposta #13 il: 01 Agosto 2012, 20:07:29 »

Ti ringrazio per aver postato integralmente l’articolo di Gramsci riguardante la considerazione della sinistra nei confronti delle Forze di Polizia del tempo, articolo che non avevo postato per intero, per non appesantire ulteriormente la lettura del testo.
Grazie al tuo gentile inserimento ora ogni lettore si potrà fare la propria idea sul pensiero di Gramsci sulle Forze dell’Ordine, che a mio opinabile parere è ancora più violento, classista e razzista di quanto traspare dai pochi brani da me riportati nel mio articolo.


Caro Dago, ovviamente non sono Daniele 63 ma come promesso qulache settimana fa nella discussione storica avviata all'interno delle "riflesioni sulle modalità operative" riprendo un attimo questa discussione solo per qualche osservazione.

Gramsci. Trovo un pò ingeneroso il tuo commento su questo passaggio. Gli scritti di Gramsci bisogna sempre contestualizzarli all'interno dell'urgenza politica che lo guidava. Tutto ciò che Gramsci scrive dai passi sulla letteratura o sul folklore fino all'ultima citazione erudita sulla storia americana si muovono in un contesto in cui spesso l'analisi è in subordine rispetto ad un discorso egemonico.

Anche questo scritto è da inquadrare  all'interno di una lotta politica che aveva come obiettivo un unione di classe (sono d'accordo quando dici che il suo è un discorso classista): il richiamo al disprezzo che la borghesia avrebbe nutrito per le Guardie Regie prima e poi per il Corpo degli Agenti, dovrebbe illuminare bene le motivzioni per l'urgenza politica di cui ti parlavo. L'obiettivo di Gramsci, che poi fu anche l'obiettivo di comunisti e socialisti dopo la Liberazione nella volontà di inquadramento dei partigiani in polizia (che Scelba vanificò nel girò di qualche mese), era quello di interrompere quel ruolo di delega che (mi scuso per il linguaggio vetero) nella visione delle sinistre le classi proprietarie affidavano alle forze dell'ordine utilizzate appunto come carne da cannone nella repressione dei movimenti sovversivi. Ma allo stesso tempo era un forte richiamo alle comuni origini di classe.

Il tono che tu definisci violento e razzista, a mio parere, è un tentativo di sfogo unitario (di certo parziale, interessato e durissimo) il cui messaggio è: invece di farvi gettare nella mischia e morire per niente partite dal fatto che le vostre umili condizioni non sono naturali ma sono state "naturaliazzate". Qualcuno vi ha detto che voi siete poveri per natura invece dovete capire che poveri e anti-proletari vi ci fanno. E che vi danno come soddisfazione saltuaria e quasi come contentino brutale quella di massacrare impunemente contadini e operai, portuali e braccianti.

La dimostrazione di questa attività politica di questa urgenza politica (che nulla ha a che fare con violenza e razzismo ma tanto ha a che fare col classismo) la si riscontra anche nei documenti. E che riscontro aveva questo tentativo di alleanza fra sinistra politica e Guardie di PS?

Di propoaganda filo bolscevica e comizi di socialisti molto frequentati dalle guardie di P-S. se ne trova traccia in ACS, Ministero dell’Interno [MI], Direzione Generale della Pubblica Sicurezza [DGPS], Divisione Affari Generali e Riservati [DAGR], 1919, cat. C2, b. 82, fasc. Milano;oppure ACS, MI, DGPS, DAGR, 1919, b. 82, fasc. Mantova.

Si parla poi, interrogando le carte d’archivio, di un “Comitato d'agitazione tra funzionari ed impiegati di P. S.” uno dei cui documenti  contiene rivendicazioni economiche e sociale, parla di  “Compagni”, ed esorta al sabotaggioverso l'autorità governativa ; questo comunicato (che si trova in ACS, MI, DGPS, DAGR, 1919, cat. D1, b. 87, fasc. Personale militare e di polizia – Agitazioni)parte dalle forze  di P. S. di Milano, , di Napoli, L'Aquila, Firenze, Pisa, Livorno, e leggendo le carte si nota che è un movimento diffuso e non centralizzato che parte da rivendicazioni economiche ma arriva anche ad alcune prese si posizione politica vicine alle rivendicaioni socialiste.

Di contatti fra i socialisti e le Guardie si parla anche in ACS, MI, DGPS, DAGR, 1919, cat. B12, b. 61, fasc. Agitazioni delle guardie carcerarie in cui si trova una lettera arrivata alla  Questura milanese su carta intestata della Camera dei Deputati, firmata da «Un gruppo di guardie di città della capitale», dove esse affermavano di essere «in buoni rapporti con una maggioranza di socialisti ufficiali, postelegrafonici e ferrovieri». Verso la metà del ‘19, gli Agenti di P. S. costituirono una commissione per la propaganda, centralizzata a livello nazionale, in cui si parlava di contatti coi socialisti, di rivendicazioni salariali e persino di modalità operative differenti rispetto a chi si aveva di fronte.

Altre notizie si possono trovare in:


A.   FIORI, Orlando, Colosimo e l’ordine pubblico nella primavera del 1919, in «Clio», 2004, n. 1, pp. 27- 65.
A. FIORI, Polizia e ordine pubblico nel 1919, in «Italia contemporanea», n. 242, Marzo 2006, pp. 5-21


Per tornare a Gramsci che quando  scrive sui Quaderni costretto dal carcere fascista smette i panni del militante e ri-indossa quelli dell’analista si noti la sua dichiarazione che inquadra:
“la occulta lotta svoltasi nel 1922 tra nazionalisti e democratici intorno ai carabinieri e alla guardia regia. I liberali sotto la maschera di Facta volevano ridurre il corpo dei carabinieri o incorporarne gran parte (il 50%) nella guardia regia. I nazionalisti reagiscono e al Senato il generale Giardino parla contro la Guardia Regia, e ne fa sciogliere la Cavalleria”; questo insieme ad altre osservazioni si trova in A. Gramsci, Quaderni dal carcere, Torino, Einaudi, 2001, Quaderno I, § 116, p. 105.

Tra l'altro a Ottobre, vado a memoria,  del 1921, l'«Avanti!» pubblicò un opuscolo dal titolo Guardia Regia! Opuscolo di verità e di schiettezza dedicato da un giovane socialista ai proletari irreggimentati per la loro incoscienza contro le masse lavoratrici perché lo leggano e attentamente lo meditino, Milano, Società Editrice Avanti!, 1921.

E infine lo stesso Nitti che confidava:
«tumulti e conflitti, con chi andrà la truppa? Non certo contro i proletari. [...] Che sulla truppa non si possa fare assegnamento lo prova quanto avviene nel Lazio ove i reparti, che sono mandati a mantenere l’ordine là dove i contadini invadono le terre dei proprietari, debbono essere cambiati ogni tre giorni o quattro perché i soldati si affiatano perfettamente
con i contadini».

Insomma contatti fra sinistre e polizia nella storia ce ne sono sempre stati a partire dalle brutali condizioni materiali comuni che guardie contadini e operai avevano. Quello scritto di Gramsci effettivamente forte deve però essere anche sotto altri aspetti alcuni dei quali ho provato a richiamare.
Mi scuso per gli appunti sparsi spero se vorrai, di poterci tornare con più calma in futuro.
« Ultima modifica: 01 Agosto 2012, 20:09:09 da Charlie Parker »
L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza. (G. Falcone)

Offline dago113

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« Risposta #14 il: 01 Agosto 2012, 22:43:17 »
Intanto ti ringrazio per l'intervento, che del resto mi aspettavo   [03].

La tua analisi dell'articolo di Gramsci è interessante, ma non mi convince su alcuni punti (ovviamente si tratta esclusivamente del mio punto di vista).

Tu ne parli come se essa fosse rivolta alle menti ed ai cuori del proletario che sbaglia (passami anche tu il termine vetero), io la vedo più che altra come una spiegazione intellettuale del tradimento del proletario in divisa nei confronti della propria classe di provenienza. Non c'è un'analisi serena, un modo per convincere (ovviamente dal punto di vista gramsciano) il poliziotto/carabiniere a ritornare in seno al popolo,  e dopotutto non è nemmeno al poliziotto/carabiniere che si rivolge il durissimo articolo ma proprio al movimento di sinistra al quale si indica il "tradimento" dell'appartenente alla classe lavoratrice, un mercenario, un perdente odiato dalla propria parte d'origine e disprezzato dai padroni (anche qua, chiedo scusa per il vetero)  che lo usano come carne da cannone, giusto per rifarmi al titolo.

Un'altra cosa però, e ti prego di non prendermi per uno che spacca il capello in quattro. Una cosa sono le Guardie Regie, sottoposte a struttura e ordinamento militare, per la maggior parte reduci di guerra (e in ordine pubblico purtroppo si vede), molti dei quali addirittura semianalfabeti,  ed un'altra sono gli Agenti Investigativi la cui struttura è civile e la cui base è formata per la maggior parte dalle guardie di città del periodo prebellico, per la maggior parte sottufficiali o graduati anziani, con una base culturale piuttosto ampia (se lo desideri provo a rintracciare sull'archivio online della Stampa una lettera al direttore in cui le ex guardie di città criticano con durezza la riforma Nitti del 1919).

Sono completamente d'accordo sulla frequentazione da parte di appartenenti alle Guardie Regie e agli Agenti Investigativi dei circoli socialisti. Se ne trova traccia nei documenti delle questure e delle prefetture da te citati, a tratti allarmati, a tratti allarmistici, ma ciò avviene a livello di camere del lavoro e di contatti con sedi periferiche del PSI e del PC d'I. L'opuscolo da te citato (che mi piacerebbe leggere) è poco più di un faro nel buio. Non c'è alcun tentativo altro tentativo noto (almeno per quanto mi consta) da parte di sindacati e partiti a livello nazionale per favorire la nascita di un movimento sindacale di Polizia (cosa che non esisteva comunque nemmeno negli altri Paesi. Negli USA, ad esempio, sono gli anni del leggendario Boston Strike, lo sciopero dei poliziotti di Boston stroncato dal governatore del Massachussets). Diciamo che sono dei contatti lodevoli, ma bisogna vedere quanto gli interlocutori vi credevano. A mio parere non bastano per sostenere la tesi di una simpatia per la sinistra da parte dei membri del corpo della Guardia Regia di PS e viceversa. Nelle guardie regie (e negli agenti investigativi) c'erano comunisti e socialisti, esattamente come c'erano liberali, popolari, nazionalisti e fascisti.

Una per tutti, basta vedere l'elenco delle guardie regie e degli agenti investigativi uccisi in ordine pubblico dal 1919 al 1923: 46 su 71, cinque dei quali addirittura linciati e tre di questi ultimi riconosciuti ed uccisi mentre si trovavano fuori servizio.
Per fare un raffronto esplicativo con il periodo degli anni di piombo, allora vi furono "solo" sette uccisi in  ordine pubblico ( Annarumma, Bellotti, Marino, Reggioli, Passamonti, Custra, Onofri. Tralascio le vittime di malori in quelle situazioni) tra il 1969 ed il 1982. Di questi, "solo" uno venne linciato dalla folla. Ritengo il raffronto estremamente significativo per definire il rapporto tra sinistra e guardie regie in quegli anni, considerando che la maggioranza pressochè assoluta delle vittime è addebitabile a membri della sinistra del tempo (dei rimanenti, sei sono vittime dei fascisti, cinque di "fuoco amico" ed una dei nazionalisti). E, dall'altra parte non voglio pensare alle vittime civili degli scontri con le forze dell'ordine, che certo superarono le centinaia.... comportamenti che non contribuiscono certo ad un rapporto di simpatia, da entrambe le parti. A questo punto probabilmente mi prenderai per il solito sbirraccio rozzo (e non sbaglieresti  [03]) ma mi chiedo quante delle guardie regie che frequentavano i circoli di sinistra e le camere del lavoro erano appartenenti ai reparti da ordine pubblico e quante addette ai servizi di caserma.

Qualche dubbio mi viene.

P.S. Mi interessa quell'opuscolo dell'Avanti. Se ce l'hai disponibile e se non è di dimensioni colossali, mi interesserebbe leggerlo.
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« Risposta #15 il: 01 Agosto 2012, 23:15:13 »
Allora l'opuscolo penso tu lo possa trovare in Nazionale a Firenze (se dalla tua isoletta non ci puoi arrivare dimmelo che un modo si trova.....), che io ricordi l'ho consultato lì alcuni anni fa, però lo cerco e ti dico.

Sui contatti tra le sinistre (anche ufficiali!) e i poliziotti/carabineri devo dirti che  non furono affatto sporadici ,anzi c'è sempre stato (a volte esplicito a volte un pò più carsico) un movimento di avvicinamento ai "proletari in divisa" che parte dalle compagnie d'armi e dai  militi a cavallo pre e post unitari e arriva fino allamicizia fra Pio La Torre e Carlo Alberto Dalla Chiesa....che fra i Carabinieri non era neanche il più garantista; oltre ai fondi che ti ho citato e ai lavori di Fiori, qualcosa si può trovare anche in

G. TOSATTI, La repressione del dissenso politico tra l’età liberale e il fascismo. L’organizzazione della polizia, in «Studi storici», anno 38, n. 1, Gennaio-Marzo 1997, pp. 217-56; G. PROCACCI, Osservazioni sulla continuità della legislazione sull’ordine pubblico tra fine Ottocento, prima guerra mondiale e fascismo, in P. DEL NEGRO, N. LABANCA, A. STADERINI (a c. di), Militarizzazione e nazionalizzazione nella Storia d’Italia, Milano, Unicopli, 2005, pp. 83-96
, e poi anche il classico lavoro del Neppi Modona che conoscerai.

ma mi riservo una risposta un pò articolata appena posso

D'accordissimo sul fatto che contatti ce ne fossero con tutte le forze politiche e che ovviamente i morti tra le FFOO in OP fossero da imputare soprattutto alle sinistre, ma questo anche va contestualizzato col fatto che dal loro punto di vista (le sinistre) si stavano risvegliando da decenni di dominio brutale violento con il campanello del '17 sovietico....ma accanto a quei poveri uccisi ne vanno contati altrettanti salvati dalla responsabilità di molti dirigenti delle camere del lavoro e da chi reggeva i cortei (questa sembra una difesa un pò ideologica ma invece abbiamo relazioni prefettizie molto interessanti su questi aspetti)
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« Risposta #16 il: 02 Agosto 2012, 10:58:41 »
Per l'opuscolo penso di riuscire a combinare... prima o poi salirò sulla nave postale per Southampton  [03]. intanto grazie per la dritta  [47]

Tornando sull'argomento, non ci perdiamo. Ti ringrazio per i titoli segnalati (di uno ero uscito a leggere dei brani, ma a mia vergogna mi erano sfuggiti la maggior parte degli altri) e che cercherò di approfondire dopo l'estate, ma qualche dubbio sui contatti nel periodo 1919-23 tra partiti di sinistra e gli appartenenti alle forze dell'ordine ho qualche dubbio. Non sul fatto che vi siano stati, questo è indiscutibile, ma sul fatto che questi facessero parte di  una strategia di avvicinamento o dell'attenzione (non saprei come altrimenti chiamarla) da parte della sinistra nei confronti dei poliziotti/carabinieri quantomeno paragonabile a quella del PCI nel corso degli anni '70. Ripeto, non ho dubbi sulla loro esistenza, ma dubito che questi contatti instaurati da funzionari di partito o delle camere del lavoro con agenti o militari di ogni ordine e grado rispondessero ad un programma preciso da parte della direzione centrale o della segreteria del sindacato.

Sui contatti precedenti ho qualche dubbio. I militi a cavallo, per quanto di origine "rivoluzionaria" nel corso della loro storia non hanno dato prova di grande progressismo (l'inchiesta di Leopoldo Franchetti docet, a quetso proposito) e non basta la presenza di uomini onesti come Silvio Spaventa e di individui come Nicotera per qualificare come di "sinistra" o quantomeno progressista l'orientamento del Ministero degli Interni.
Su quelli successivi non ho alcun dubbio, ma a mio modestissimo parere l'avvicinamento data molto più avanti, ad essere ottimisti dall'immissione dei poliziotti partigiani tra il 1945 ed il 1947 .
L'amicizia tra Dalla Chiesa e La Torre che tu hai portato ad esempio è Storia, indubbiamente, ma appartiene all'iniziativa dei singoli, nata  tra un giovane ufficiale di provincia ed un altrettanto giovane funzionario di partito e tollerata per ovvi motivi dai vertici di entrambe le strutture di riferimento. E' più che naturale comunque che siano nati simili rapporti che all'origine abbiano visto la necessità di evitare scontri nel corso di manifestazioni e che si siano poi trasformati in amicizia.

Sui colleghi salvati dai dirigenti delle camere del lavoro e della sinistra durante le manifestazioni non ho alcun dubbio, succede ancora oggi in più di qualche occasione e se ne trova traccia già durante la tragedia della strage di Piazza Santa Croce in Gerusalemme nel 1891, costata la vita a cinque persone ed in alcuni episodi precedenti, ma a me viene il dubbio che possa essersi trattato di una elementare combinazione di umanità e di cervello "Non posso lasciare massacrare quell'uomo!" e "Se non li fermo, la Forza aprirà il fuoco su di noi!" .
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« Risposta #17 il: 02 Agosto 2012, 12:05:59 »
Benissimo fai a citare Franchetti, quel conservatore toscanaccio se venisse letto oggi ci risparmieremmo un sacco di baggianate. Noto però che questo si può dire, a mio parere, sulla parte analitica della sua relazione, perchè per quanto riguarda la proposta ('sti siciliani il clientelismo ce l'hanno nel sangue meglio mandare sempre e solo funzionari esterni e nordici il più possibile.... semplificazione massima scusami.....) egli sceglie la strada più facile e culturalista (non razzista ma culturalista che è il passo precedente....)

Sul periodo appena pre-unitario fino all'avvento del fascismo mi propongo, se può essere utile alla discussione storica, qualcosa di più articolato in futuro anticipando però un'osservazione di metodo storico più generale che forse tu condividi già (o forse no) ma mi permetto di esplicitarla con un piccola digressione magari banale e scontata (in questo caso mi scuso) ma che mi serve per esprimere i miei dubbi sulla tua affermazione rispetto al fatto che ci sarebbero state lodevoli iniziative fra singoli (tipo Dalla Chiesa La Torre) ma poco altro e su come si arriva a questa osservazione.

Ci sono vari modi per intendere la storia: alcuni, come March Bloc sostengono che è paragonabile all'arte venatoria (lo storico è come l'orco delle fiabe fiuta carne umana e ne segue le tracce) altri come Carlo Ginzburg vanno oltre e dicono che assomiglia al percorso di un'investigatore alla Sherlock (paradigma indiziario) ma la prima cosa da dire è che la storia NON è lineare: non potremo mai trovare, per tornare in topic, una continuità di progetto fra le sinistre (o i nazionalisti, o i conservatori o i fascisti) e la polizia/carabinieri come non potremo mai trovare una storia del militarismo in polizia semplicemente perchè la storia, nel lungo periodo, è un gomitolo di sedimentazioni diversificate più che un filo ordinato (evolutivo o involutivo non importa).
"militare" ha assunto significati diffrenti, così come "polizia".

Tutta questa pappardella per dire cosa? Che magari non troveremo anno per anno delle relazioni ordinate sullo stato del progetto di avvicinamento delle sinistre alla PS: anche solo perchè sia "sinistre" che "polizia" sono state via via anche al loro interno cose diversissime dalla metà dell'ottocento fino al fascismo. I valori sono cambiati continuamente anche all'interno di uno stesso paradigma politico e a seconda dell'area geografica. Dunque come l'orco di marc Bloch dobbiamo fiutare non i papelli, o non solo, ma le pratiche, gli uomini, quelle tracce, quei rami spezzati, che contraddistinguono le fonti involontarie, quelle più sporche e opache ma quelle più illuminanti.

Ti faccio un esempio e poi chiudo questo noioso OT.
Quando ammazzarono Chinnici il PCI siciliano fece a proprie spese alcune stampe  dei manifesti mortuari dei carabinieri Trapassi e Bartolotta (ora si può anche pensare che si volesse sfruttare politicamente quella strage vigliacca certo...) questo gesto a qualche chilometro più a nord era impensabile. Ma quindi cosa vuol dire? che viene dimostrata la tesi per cui al massimo i contatti, la solidarietà, la strategia di avvicinamento, i tentativi di saltare steccati culturali assurdi erano di tipo periferico?

A mio parere no perchè la Storia è periferica, non si fà (solo) coi documenti ufficiali delle segreterie politiche centrali ma con l'anaisi attenta delle pratiche reali: che provengano dal centro o dalla periferia: l'importanza, l'incidenza reale, l'efficacia di quelle pratiche in termini di diffusione, successo o insuccesso la darà via via il risultato della ricerca.
 Certo è molto più difficile e rischioso, perchè il cattivo storico è tentato dalle lusinghe della più grande e bellissima e malefica delle nemiche della Storia: Madame Generalizzazione.... ah! ho trovato questo evento e questo opuscolo!!!!! dunque era così!!!!....

però l'incrocio delle fonti serve proprio a questo (testimonianze orali, resoconti giornalistici di tutti gli orientamenti, relazioni fiduciarie, documenti ufficiali,ecc): a non generalizzare e a seguire tutte le tracce anche non ufficiali, anche periferiche per capire quando e quanto e in che modo un progetto, un'azione una pratica incide su un pezzo di società
chiuso Ot
« Ultima modifica: 02 Agosto 2012, 12:09:39 da Charlie Parker »
L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza. (G. Falcone)

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« Risposta #18 il: 02 Agosto 2012, 22:31:17 »
Diciamo che come dilettante appassionato di Storia mi riconosco nella definizione di Bloch. O forse ancora meglio in quella più daghiana di un cane da tartufi che spera sempre di scovare il prezioso tubero in mezzo a tonnellate di terra improduttiva  [03].

Sono però, tanto per cambiare, ancora una volta perplesso sulla tua citazione dei manifesti dedicati ai carabinieri Trapassi e Bartolotta da parte del PCI siciliano ma non tanto sui manifesti, che vanno a completo onore del senso civico e della democrazia del PCI siciliano ma sulla tua affermazione che .....questo gesto a qualche chilometro più a nord era impensabile...... permettimi di non essere d'accordo. Anche se in quegli anni ero un bambino ricordo bene le immagini alla televisione delle bandiere rosse presenti ai funerali di carabinieri e poliziotti assassinati dai terroristi al Nord e non ho alcun dubbio che si trattasse di gesti sinceri esattamente come quelli dei manifesti dedicati ai carabinieri Bartolotta e Trapassi e non  di mero atto di presenza o di opportunismo politico da parte del PCI ( Charlie, sicuramente mi sbaglio, ma mi pareva un accenno di provocazione da parte tua  [03]) oppure posso ricordare i leader del PCI che sempre nelle piazze di Milano e Torino (uno per tutti Diego Novelli, non certo un burocrate da quattro soldi) rendevano omaggio  agli appartenenti alle forze dell' ordine caduti. Ma erano anni diversi e uomini diversi, dall'una e dall'altra parte, il ponte è stato gettato. L'Italia degli anni di piombo non è più quella della guerra civile del Biennio Rosso.

Come hai detto tu, gli uomini non sono statici nè le definizioni sono sempre eterne. Entrambi si evolvono.
Sono solo quelli che chiami giustamente i cattivi storici, per intenderci quelli dei libri e dei documentari "a tema" ( ne ho conosciuto uno, che passava come grande storico revisionista.... [64])   che pontificano sulla immutabilità della Storia e delle ideologie.... che tristezza pensare a quanta gente si abbevera al loro "sapere".....

Tornando ai militi a cavallo (e' in OT, lo so) , a parte la critica severa al rapporto Franchetti, in che cosa vedi (se le vedi) delle critiche ingiuste al Corpo?
« Ultima modifica: 03 Agosto 2012, 11:36:37 da dago113 »
"Il sindacalismo in polizia è morto. Ridatemi le stellette" Dago113

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« Risposta #19 il: 03 Agosto 2012, 00:39:14 »
Diciamo che come dilettante appassionato di Storia mi riconosco nella definizione di Bloch. O forse ancora meglio in quella più daghiana di un cane da tartufi che spera sempre di scovare il prezioso tubero in mezzo a tonnellate di terra improduttiva  [03].

"Cercatori di tartufi e paracadutisti"!!! Nicola Gallerano uno dei più grandi storici italiani definiva così i due modi di fare storia presenti nella storiografia sociale americana......se vuoi te lo cerco è un'articolo bellissimo.

Sono però, tanto per cambiare, ancora una volta perplesso sulla tua citazione dei manifesti dedicati ai carabinieri Trapassi e Bartolotta da parte del PCI siciliano ma non tanto sui manifesti, che vanno a completo onore del senso civico e della democrazia del PCI siciliano ma sulla tua affermazione che .....questo gesto a qualche chilometro più a nord era impensabile...... permettimi di non essere d'accordo. Anche se in quegli anni ero un bambino ricordo bene le immagini alla televisione delle bandiere rosse presenti ai funerali di carabinieri e poliziotti assassinati dai terroristi al Nord e non ho alcun dubbio che si trattasse si trattava di gesti sinceri esattamente come quelli dei manifesti dedicati ai carabinieri Bartolotta e Trapassi e non  di mero atto di presenza o di opportunismo politico da parte del PCI ( Charlie, sicuramente mi sbaglio, ma mi pareva un accenno di provocazione da parte tua  [03]) oppure posso ricordare i leader del PCI che sempre nelle piazze di Milano e Torino (uno per tutti Diego Novelli, non certo un burocrate da quattro soldi) rendevano omaggio  agli appartenenti alle forze dell' ordine caduti. Ma erano anni diversi e uomini diversi, dall'una e dall'altra parte, il ponte è stato gettato. L'Italia degli anni di piombo non è più quella della guerra civile del Biennio Rosso.


Allora intanto nessuna provocazione mi scuso se ti ho dato questa impressione (l'ho scritto per fugare dubbi ideologici e per fingermi un cinico osservatore dei fatti.......ma mi hai sgamato)

Sull'affermazione secondo cui era impensabile (effettivamente un pò tranciante) una cosa del genere qualche kilometro più a nord mi spiego meglio:i ponti venivano gettati ovunque e per fortuna; su questo hai ragione, ma qualcosa di speciale c'era in sicilia e in calabria tra la polizia/carabinieri/ magistratura e le forze che si opponevano al potere mafioso in quegli anni identificabili maggiormente nei partiti e nelle associazioni della sinistra da Impastato a La Torre e prima ancora Carnevale, Rizzotto, ecc ecc ecc; Cesare Terranova è un altro emblema di questo rapporto ma se ne potrebbero fare moltissimi altri.

Sperando di non scivolare in OT (tipo l'antmafia la faceva solo la sinistra ecc ecc ecc che tra l'altro non è vero) era solo per dire che paradossalmente in sicilia e in calabria tante generazioni di progressisti si sono formati con le figure di Rizzotto, Dalla Chiesa, La Torre, il capitano Basile, i poliziotti Zucchetto, Cassarà e Montana e Peppino Impastato. E non era solo una questione di percezione era una realtà di rapporti. Al nord i progressisti si trovavano di fronte i poliziotti e i carabinieri che fronteggiavano in manifestazione: Calabresi non era un eroe per la sinistra metre Montana si. Dalla Chiesa era un carabiniere che non andava tanto per il sottile a Torino e a Genova mentre a Palermo era la speranza dei siciliani onesti ed era stimatissimo dal PCI e dalla sua base (basta leggere le pubblicazioni dei circoli antimafia al suo arrivo a Palermo).


Come hai detto tu, gli uomini non sono statici nè le definizioni sono sempre eterne. Entrambi si evolvono. Sono solo quelli che chiami giustamente i cattivi storici, per intenderci quelli dei libri e dei documentari "a tema" ( ne ho conosciuto uno, che passava come grande storico revisionista.... [64])   che pontificano sulla immutabilità della Storia e delle ideologie.... che tristezza pensare a quanta gente si abbevera al loro "sapere".....

Tornando ai militi a cavallo (e' in OT, lo so) , a parte la critica severa al rapporto Franchetti, in che cosa vedi (se le vedi) delle critiche ingiuste al Corpo?

E chi è questo storico revisionista?

però non ho capito Dago la tua ultima domanda: mi hai chiesto di confutare le critiche di Franchetti? Perdonami...
L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza. (G. Falcone)

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« Risposta #20 il: 03 Agosto 2012, 06:32:11 »


E chi è questo storico revisionista?

Una delle fonti di Pansa.

però non ho capito Dago la tua ultima domanda: mi hai chiesto di confutare le critiche di Franchetti? Perdonami...

Scusami tu, in poche parole sono riuscito a essere più contorto di un politicante. Quello che intendo dire (in OT) è se riconosci validità alle critiche rivolte da Franchetti, ma anche da altri uomini politici e studiosi del tempo, al corpo dei militi a cavallo siciliani (non mi riferisco al resto della relazione).
« Ultima modifica: 03 Agosto 2012, 11:29:34 da dago113 »
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« Risposta #21 il: 03 Agosto 2012, 11:43:56 »

E chi è questo storico revisionista?

Una delle fonti di Pansa.


ah...., Pansa, mah, ho letto tutti i suoi libri e trovo che il rigore storico ceda spesso il passo al sensazionalismo e poi non c'è nulla che non fosse già stato scritto da Claudio Pavone nel suo "Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità della resistenza",Torino Bollati Boringhieri, 1991.
Un capolavoro assoluto che per me sta insieme a Moby Dick, ai Re Taumaturghi e ad Angelus Novus.


però non ho capito Dago la tua ultima domanda: mi hai chiesto di confutare le critiche di Franchetti? Perdonami...

Scusami tu, in poche parole sono riuscito a rendermi più contorto di un politico. Quello che intendo dire (in OT) è se riconosci validità alle critiche rivolte da Franchetti (ma anche da altri uomini politici e studiosi del tempo) al corpo dei militi a cavallo siciliani.

Premettendo che sui militi a cavallo non si può sparare a zero o fare un discorso unico per tutti che comprenda tutto il periodo (60 77 e poi 77-92); bisognerebbe fare una ricerca approfondita sui 32 anni: per aree della sicilia, per provincia e per compagnia. Riconosco però estrema validità a quelle critiche anche perchè individuano uno degli aspetti storici delle origini del potere mafioso (consiglio se non le hai già guardate anche le relazioni dei delegati di polizia Alongi e Cutrera, e l'inchiesta Bonfadini -  che ha una conclusione tremenda "la mafia è soltanto un particolare fenomeno delinquenziale, retaggio dei tempi borbonici; i ceti benestanti dell'isola ne sono le principali vittime (SIC!!!!!!!)"....ma è molto interessante lo stesso).
I militi a cavallo, come le compagnie d'armi in precedenza sono spesso dei campieri legalizzati, scelti tra gli svelti di mano, che fanno da esercito personale al signorotto che vede perdere gradualmente il suo potere con la centralizzazione in atto a causa del lento processo unitario, che in Sicilia e ancora più lento.
Figure dello Stato che svuotano di senso sin dal'inizio il loro essere tali. Ma che Stato è quello dei primi trent'anni dall'unità?
Rispetto ai contatti fa sinistre e polizia (dell'epoca) ecco che il governo Depretis con ministro dell'interno Nicotera ci vengono incontro come esempio illuminante.

La sinistra storica che va al potere è una sinistra ultrproprietaria e meridionale diversissima dalla sinistra che si troveranno di fronte le guardie regie e gli agenti investigativi 25 anni dopo. L'ex Garibaldino e catanzarese Nicotera (non avevo capito se nel tuo post precedente ne davi un giudizio positivo) è un'esperto di clientelismo nel senso che lui per primo ha usato queste tecniche per stare al potere (Raimondo Catanzaro L'economia mafiosa; Salvatore Lupo, Storia della mafia) e paradossalmente organizza una grande repressione nei confronti dei facinorosi (che siano elementi sovversivi, che siano mafiosi o proto mafiosi) tentando però di mantenere le sue clientele e dunque colpendo un pò qua e un pò la. La sinistra storica di Nicotera fu pronta a usare le leggi di ps ancor più della destra perchè allora sinistra, semplicemente, voleva dire altre cose: per esempio voleva dire sud dei grandi proprietari e delle grandi baronie. In questo caso ad esempio la strategia dell'avvicinamento fra sinistre e polizia assume connotati complessi: da un lato inquietanti per le forme clientelistiche di come viene portata avanti la repressione a macchia di leopardo e per come vengono fuori certi torbidi contatti fra militi facinorosi e politici, dall'altro speranzose perchè c'è una prima svolta in un ordine pubblico che in precedenza era ancora più disastroso.


ps
spero di essere stato un pò più chiaro, nel post di ieri, sulla questione sud-antimafia-polizia che ti suscitava dei dubbi per come l'avevo descritta....che dici?
« Ultima modifica: 03 Agosto 2012, 11:46:25 da Charlie Parker »
L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza. (G. Falcone)

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« Risposta #22 il: 03 Agosto 2012, 13:52:17 »
Concordo con la tua definizione dei militi a cavallo, una delle strutture di polizia più affascinanti (almeno per me) nella storia del nostro Paese.

Riguardo Nicotera ne ho una cattiva opinione. A parte il banderuolismo tipicamente italiano, da Pisacane a Mazzini, da Garibaldi al governo regio, fu il classico esemplare di politico clientelista come da te più sopra accennato e l'organizzatore di uno spionaggio telegrafico e postale destinato a grandi sviluppi nel secolo successivo. Spettacolare ad esempio l'episodio della "gamba di Vladimiro"* che gli costò la cadrega di ministro dell'interno nel 1877 (* per i non addetti agli studi, si trattò di una vicenda grottesca, tipicamente italiana. Un addetto ai telegrafi che lavorava nello spionaggio del ministro Nicotera violò la corrispondenza telegrafica di un cittadino russo residente in Italia il quale aveva ricevuto la notizia che un familiare di nome Vladimiro era stato ferito in guerra contro i turchi. Nicotera ritenne che il ferito fosse un nipote dello zar con lo stesso nome e passò la notizia ai giornalisti che teneva a servizio. Quando si scoprì la verità il ministro venne travolto dallo scandalo e sommerso da un uragano di risate). riguardo al clientelismo rimane leggendaria l'assunzione in massa nell'amministrazione di PS di un iradiddio di nuovi delegati, noti come "nicoterini" quasi tutti senza titoli di studio per i loro compiti e nella maggioranza gente di dubbia moralità. Infine è da rimarcare la cattiva organizzazione (ad essere benevoli) del servizio per la manifestazione del 1° maggio 1891 a Roma, costato la vita a cinque persone, tra le quali un agente di polizia.
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« Risposta #23 il: 03 Agosto 2012, 16:15:14 »
Tra la fine di dicembre '22 e l'inizio di gennaio '23 le rivolte delle Regie Guardie per lo scioglimento del corpo, come hai ben scritto nell'articolo, si diffondono in tutta la penisola. Gli slogan che accompagnano queste rivolte sono di tutti i tipi ma comunque antifascisti (non per ideologia ma semplicemente perchè Mussolini li aveva buttati per strada): "Abbasso Mussolini", "Viva il Re", "Abbasso il fascismo", "Viva lenin", "Viva Nitti", "Viva il socialismo" persino....

Ora è vero che in un momento del genere le passioni sono forti e tutto ciò che si grida deve essere preso con le pinze: ma un'attenta analisi dei documenti dimostra come la diffusione di questi slogan non sia casuale, contingente e puramente rabbiosa, ma cambia per area geografica

Ad esempio a Potenza il grido era "Viva il Re", a Lecce "Viva Nitti"
A Napoli e Torino dove era viva l'azione politica di socialisti e comunisti era "Viva Lenin" e "Viva il socialismo"

Queste notizie si trovano anche a Roma in

1) ACS, MI, DGPS, DAGR, 1923, cat. B11, b. 50, fasc. Regia Guardia – soppressione corpo e ammutinamento.
2) ACS, MI, Gabinetto, Archivio del sottosegr. di Stato A. Finzi, b. 1, fasc. 9 Guardie Regie. Soppressione del corpo. Ammutinamenti.

tu scrivi

Sì, “Viva Lenin!” perché le guardie regie, ingannate ed umiliate, inneggiano al leader bolscevico russo in contrapposizione al Duce, ma non è una presa di posizione politica bensì un grido di sfida rivolto a chi li ha traditi.


Però forse non è solo volere contrapporre un leader (lenin) ad un'altro che si sente come nemico (mussolini): bisogna indagare a fondo ma le corrispondenze fra i movimenti politici e le zone dove essi sono influenti e la caratterizzazione della protesta deve per lo meno indurci ad approfondire storicamente questi aspetti.
« Ultima modifica: 03 Agosto 2012, 16:18:36 da Charlie Parker »
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« Risposta #24 il: 03 Agosto 2012, 18:12:56 »
Però forse non è solo volere contrapporre un leader (lenin) ad un'altro che si sente come nemico (mussolini): bisogna indagare a fondo ma le corrispondenze fra i movimenti politici e le zone dove essi sono influenti e la caratterizzazione della protesta deve per lo meno indurci ad approfondire storicamente questi aspetti.
Concordo con il tuo ragionamento, ma aggiungo che purtroppo questo approfondimento manca.
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