Ti ringrazio per aver postato integralmente l’articolo di Gramsci riguardante la considerazione della sinistra nei confronti delle Forze di Polizia del tempo, articolo che non avevo postato per intero, per non appesantire ulteriormente la lettura del testo.
Grazie al tuo gentile inserimento ora ogni lettore si potrà fare la propria idea sul pensiero di Gramsci sulle Forze dell’Ordine, che a mio opinabile parere è ancora più violento, classista e razzista di quanto traspare dai pochi brani da me riportati nel mio articolo.
Caro Dago, ovviamente non sono Daniele 63 ma come promesso qulache settimana fa nella discussione storica avviata all'interno delle "riflesioni sulle modalità operative" riprendo un attimo questa discussione solo per qualche osservazione.
Gramsci. Trovo un pò ingeneroso il tuo commento su questo passaggio. Gli scritti di Gramsci bisogna sempre contestualizzarli all'interno dell'urgenza politica che lo guidava. Tutto ciò che Gramsci scrive dai passi sulla letteratura o sul folklore fino all'ultima citazione erudita sulla storia americana si muovono in un contesto in cui spesso l'analisi è in subordine rispetto ad un discorso egemonico.
Anche questo scritto è da inquadrare all'interno di una lotta politica che aveva come obiettivo un unione di classe (sono d'accordo quando dici che il suo è un discorso classista): il richiamo al disprezzo che la borghesia avrebbe nutrito per le Guardie Regie prima e poi per il Corpo degli Agenti, dovrebbe illuminare bene le motivzioni per l'urgenza politica di cui ti parlavo. L'obiettivo di Gramsci, che poi fu anche l'obiettivo di comunisti e socialisti dopo la Liberazione nella volontà di inquadramento dei partigiani in polizia (che Scelba vanificò nel girò di qualche mese), era quello di interrompere quel ruolo di delega che (mi scuso per il linguaggio vetero) nella visione delle sinistre le classi proprietarie affidavano alle forze dell'ordine utilizzate appunto come carne da cannone nella repressione dei movimenti sovversivi. Ma allo stesso tempo era un forte richiamo alle comuni origini di classe.
Il tono che tu definisci violento e razzista, a mio parere, è un tentativo di sfogo unitario (di certo parziale, interessato e durissimo) il cui messaggio è: invece di farvi gettare nella mischia e morire per niente partite dal fatto che le vostre umili condizioni non sono naturali ma sono state "naturaliazzate". Qualcuno vi ha detto che voi siete poveri per natura invece dovete capire che poveri e anti-proletari vi ci fanno. E che vi danno come soddisfazione saltuaria e quasi come contentino brutale quella di massacrare impunemente contadini e operai, portuali e braccianti.
La dimostrazione di questa attività politica di questa urgenza politica (che nulla ha a che fare con violenza e razzismo ma tanto ha a che fare col classismo) la si riscontra anche nei documenti. E che riscontro aveva questo tentativo di alleanza fra sinistra politica e Guardie di PS?
Di propoaganda filo bolscevica e comizi di socialisti molto frequentati dalle guardie di P-S. se ne trova traccia in ACS, Ministero dell’Interno [MI], Direzione Generale della Pubblica Sicurezza [DGPS], Divisione Affari Generali e Riservati [DAGR], 1919, cat. C2, b. 82, fasc.
Milano;oppure ACS, MI, DGPS, DAGR, 1919, b. 82, fasc.
Mantova.
Si parla poi, interrogando le carte d’archivio, di un “Comitato d'agitazione tra funzionari ed impiegati di P. S.” uno dei cui documenti contiene rivendicazioni economiche e sociale, parla di “Compagni”, ed esorta al sabotaggioverso l'autorità governativa ; questo comunicato (che si trova in ACS, MI, DGPS, DAGR, 1919, cat. D1, b. 87, fasc.
Personale militare e di polizia – Agitazioni)parte dalle forze di P. S. di Milano, , di Napoli, L'Aquila, Firenze, Pisa, Livorno, e leggendo le carte si nota che è un movimento diffuso e non centralizzato che parte da rivendicazioni economiche ma arriva anche ad alcune prese si posizione politica vicine alle rivendicaioni socialiste.
Di contatti fra i socialisti e le Guardie si parla anche in ACS, MI, DGPS, DAGR, 1919, cat. B12, b. 61, fasc.
Agitazioni delle guardie carcerarie in cui si trova una lettera arrivata alla Questura milanese su carta intestata della Camera dei Deputati, firmata da «Un gruppo di guardie di città della capitale», dove esse affermavano di essere «in buoni rapporti con una maggioranza di socialisti ufficiali, postelegrafonici e ferrovieri». Verso la metà del ‘19, gli Agenti di P. S. costituirono una commissione per la propaganda, centralizzata a livello nazionale, in cui si parlava di contatti coi socialisti, di rivendicazioni salariali e persino di modalità operative differenti rispetto a chi si aveva di fronte.
Altre notizie si possono trovare in:
A. FIORI, Orlando, Colosimo e l’ordine pubblico nella primavera del 1919, in «Clio», 2004, n. 1, pp. 27- 65.
A. FIORI, Polizia e ordine pubblico nel 1919, in «Italia contemporanea», n. 242, Marzo 2006, pp. 5-21
Per tornare a Gramsci che quando scrive sui Quaderni costretto dal carcere fascista smette i panni del militante e ri-indossa quelli dell’analista si noti la sua dichiarazione che inquadra:
“la occulta lotta svoltasi nel 1922 tra nazionalisti e democratici intorno ai carabinieri e alla guardia regia. I liberali sotto la maschera di Facta volevano ridurre il corpo dei carabinieri o incorporarne gran parte (il 50%) nella guardia regia. I nazionalisti reagiscono e al Senato il generale Giardino parla contro la Guardia Regia, e ne fa sciogliere la Cavalleria”; questo insieme ad altre osservazioni si trova in A. Gramsci, Quaderni dal carcere, Torino, Einaudi, 2001, Quaderno I, § 116, p. 105.
Tra l'altro a Ottobre, vado a memoria, del 1921, l'«Avanti!» pubblicò un opuscolo dal titolo
Guardia Regia! Opuscolo di verità e di schiettezza dedicato da un giovane socialista ai proletari irreggimentati per la loro incoscienza contro le masse lavoratrici perché lo leggano e attentamente lo meditino, Milano, Società Editrice Avanti!, 1921.
E infine lo stesso Nitti che confidava:
«tumulti e conflitti, con chi andrà la truppa? Non certo contro i proletari. [...] Che sulla truppa non si possa fare assegnamento lo prova quanto avviene nel Lazio ove i reparti, che sono mandati a mantenere l’ordine là dove i contadini invadono le terre dei proprietari, debbono essere cambiati ogni tre giorni o quattro perché i soldati si affiatano perfettamente
con i contadini».
Insomma contatti fra sinistre e polizia nella storia ce ne sono sempre stati a partire dalle brutali condizioni materiali comuni che guardie contadini e operai avevano. Quello scritto di Gramsci effettivamente forte deve però essere anche sotto altri aspetti alcuni dei quali ho provato a richiamare.
Mi scuso per gli appunti sparsi spero se vorrai, di poterci tornare con più calma in futuro.