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Autore Discussione: LEGGENDE METROPOLITANE (di G. Calore)  (Letto 361 volte)
giacal
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« inserita:: 08 Marzo 2010, 12:43:31 »

LEGGENDE METROPOLITANE
Saga semiseria di come una storia possa cambiare nel tempo

di Gianmarco Calore


Questa storia si svolge in una città affascinante e misteriosa del nord Italia: Torino.
Città affascinante, dicevo, perchè ricca di storia e cultura. Dotata di una viabilità tra le più particolari, tra viali e controviali, è anche l'orgoglio eno-gastronomico nel Nord Ovest del nostro Paese.
Città misteriosa soprattutto per il fatto di non avere mai smentito quella sorta di aura magica che, assieme a Praga e a Lione, la pone al crocevia di uno dei pentacoli esoterici riportati in testi di massoneria e magia nera. Si narra di chilometri e chilometri di cunicoli sotterranei in realtà mai esplorati: cunicoli che costituivano una intricata via di fuga per i monarchi quando Torino era la capitale del Regno d'Italia. Cunicoli che celerebbero alcuni tra i più inconfessati segreti della città. Si dice anche che all'interno del vecchio tribunale vi fossero alcune statue in pietra che di notte misteriosamente... si muovevano! A testimonianza di ciò – ma qui la vox populi è la sola a confermarlo – i segni dei proiettili esplosi da alcuni poliziotti di guardia notturna all'interno.
Questi ingredienti concorrono in maniera molto rilevante a completare la storia che vi sto per raccontare.

^^^^^^^^

Torino, sera qualunque dei primi anni Novanta.
La sala operativa della questura invia una volante sul Monte dei Cappuccini. La segnalazione riguarda strani movimenti notati da un cittadino all'interno di una casa che risulta attualmente abbandonata: si tratta di una di quelle vecchie case sulle quali gravano da decenni le eterne beghe legali derivanti da eredità contese. Case così in Italia ce ne sono a migliaia e l'unica soluzione possibile da parte dei proprietari è sempre quella di chiuderle e mandarle al macero con tutto ciò che contengono piuttosto che vederle spartite o assegnate ad altri.
L'Alfa 33 con a bordo i tre agenti arriva sul posto. Mentre l'autista rimane a fare la guardia al mezzo, il capo pattuglia e il gregario effettuano il sopralluogo all'interno di questo vetusto maniero controllando stanza dopo stanza che tutto sia in ordine. I due poliziotti si muovono tra mobili impolverati, sedie impilate le une sulle altre, tappeti arrotolati; sussultano a ogni scricchiolio puntando la lampada jodolux nell'una o nell'altra direzione; le fondine di tipo chiuso sono già state aperte e spesso la tentazione di impugnare l'arma diventa un'impellenza. Mentre fuori in strada l'autista rimane in ascolto radio, i due perlustrano tutti i piani, dalla cantina al solaio.
Nessuno sa cosa trovano all'interno i due agenti. Sta di fatto che, quando escono, risalgono in macchina:
“Rientriamo in questura” ordina il capo pattuglia.
L'autista obbedisce diligentemente, anche se mancano più di tre ore alla fine del turno. In macchina nessuno parla e l'autista, percependo l'improvvisa tensione che ha sostituito la cameratesca atmosfera di poco prima, non si azzarda a chiedere nulla.
Una volta rientrati in questura, il capo pattuglia redige una corposa relazione di servizio che poi stranamente imbusta e sigilla scrivendo sull'involucro le parole “Riservata al sig. Dirigente”. Dopodichè dichiara chiusa la pattuglia e avvisa il coordinatore che per quel giorno sarebbero andati a casa prima del solito.
Il capo pattuglia è un vecchio assistente capo: a Torino tiene famiglia e viene descritto da tutti come uno con la testa sulle spalle. Rientra a casa, si intrattiene con i suoi cari, discute del più e del meno e poi, anziché andare a letto, prende la Beretta d'ordinanza, stermina la famiglia e si piazza un calibro 9 nel cranio.
Quasi contemporaneamente il gregario, un giovane poliziotto proveniente dal Meridione e da poco destinato alla Città della Mole, rientra al suo alloggio presso il Reparto Mobile e, prima di andare a letto, si spara in bocca.
Si narra che l'autista, subito convocato dall'alta dirigenza della Questura, abbia per sempre mantenuto la bocca cucita su quei fatti, al pari del dirigente destinatario della riservata. Riservata che poi negli anni è andata misteriosamente perduta.


Questa è una storia “noir” che chi lavora a Torino di sicuro conosce. O che ha sentito almeno una volta, magari con tutti i rimaneggiamenti che ognuno ci mette di suo: c'è chi dice che sia avvenuta a Superga, chi sul Monte dei Cappuccini; c'è chi giura di avere parlato con l'autista il quale si è “sbottonato” confidandogli la verità e facendolo giurare di stare zitto. C'è chi ambienta questa storia alla fine degli anni Settanta, chi a metà degli anni Ottanta, chi dopo ancora. C'è chi si vanta di dire “io c'ero” quando quella riservata è stata redatta; c'è ancora chi dice di essere riuscito a leggerla...

Quando nella ricerca di alcune notizie su certi Caduti del Torinese mi sono imbattuto in questa storia, dapprima l'ho reputata una delle tante voci che Radio Scarpa mette in giro. Quando però la stessa mi è stata narrata da più persone che tra loro manco si conoscono, magari con l'aggiunta di particolari che però non toccavano la struttura fondamentale dei fatti, ho cercato di saperne di più. E allora, giù a consumare diottrie sui quotidiani di più di 20 anni della storia cittadina di Torino! Risultato: zero spaccato. Ho parlato con alcuni dei “vecchi” di quella città: molti la storia la conoscono e giurano e spergiurano che è assolutamente vera. Ma i giuramenti non sono fonti attendibili.
Fino al giorno in cui la storia è stata svelata in tutta la sua verità. E semplicità. Eccola a voi così come ricostruita grazie anche proprio a quella famosa “riservata” (che poi tanto riservata non era...).

Torino, sera qualunque dei primi anni Novanta.
La sala operativa della questura invia una volante sul Monte dei Cappuccini. La segnalazione riguarda strani movimenti notati da un cittadino all'interno di una casa che risulta attualmente abbandonata: si tratta di una di quelle vecchie case sulle quali gravano da decenni le eterne beghe legali derivanti da eredità contese. Case così in Italia ce ne sono a migliaia e l'unica soluzione possibile da parte dei proprietari è sempre quella di chiuderle e mandarle al macero con tutto ciò che contengono piuttosto che vederle spartite o assegnate ad altri.
L'Alfa 33 con a bordo i tre agenti arriva sul posto. Mentre l'autista rimane a fare la guardia al mezzo, il capo pattuglia e il gregario effettuano il sopralluogo all'interno di questo vetusto maniero controllando stanza dopo stanza che tutto sia in ordine. I due poliziotti si muovono tra mobili impolverati, sedie impilate le une sulle altre, tappeti arrotolati; sussultano a ogni scricchiolio puntando la lampada jodolux nell'una o nell'altra direzione; le fondine di tipo chiuso sono già state aperte e spesso la tentazione di impugnare l'arma diventa un'impellenza. Mentre fuori in strada l'autista rimane in ascolto radio, i due perlustrano tutti i piani, dalla cantina al solaio.
Nessuno sa cosa trovano all'interno i due agenti. Sta di fatto che, quando escono, risalgono in macchina:
“Rientriamo in questura” ordina il capo pattuglia.
L'autista obbedisce diligentemente, anche se mancano più di tre ore alla fine del turno. In macchina nessuno parla e l'autista, percependo l'improvvisa tensione che ha sostituito la cameratesca atmosfera di poco prima, non si azzarda a chiedere nulla.
Una volta rientrati in questura, il capo pattuglia redige una corposa relazione di servizio che poi stranamente imbusta e sigilla scrivendo sull'involucro le parole “Riservata al sig. Dirigente”. Dopodichè dichiara chiusa la pattuglia e avvisa il coordinatore che per quel giorno sarebbero andati a casa prima del solito.
Il capo pattuglia è un vecchio assistente capo: a Torino tiene famiglia e viene descritto da tutti come uno con la testa sulle spalle. Rientra a casa, si intrattiene con i suoi cari, discute del più e del meno e poi....
va a nanna bello come il sole, mettendosi a russare fragorosamente, pronto per tornare al lavoro e imbarcarsi in altre fantastiche avventure!!!
Per quanto è dato sapere, oggi quell'assistente capo si sta godendo la meritata pensione con i gradi di Sovrintendente!
Stessa cosa per il gregario, che oggi è tornato a prestare servizio al paesello d'origine!!

Ma cosa c'era scritto di così “sconvolgente” in quella relazione?
Udite, udite: i due poliziotti hanno regolarmente terminato il controllo all'interno della casa. Tra polvere e mobili accatastati hanno rinvenuto in una stanza una sorta di piccolo altarino coperto da un drappo nero, alcune candele usate e tutto il necessaire per una messa nera o per qualche rito esoterico. Questo ha potuto creare sì un leggero turbamento negli operatori. Tuttavia, il rientro in questura fu dovuto al fatto che la relazione che venne redatta fu estremamente corposa e indirizzata al dirigente la Squadra Mobile per l'attivazione degli opportuni servizi di controllo.


Tutto qui.

Ecco come da una normale vicenda di servizio la fantasia di alcuni, attraverso voli pindarici, abbia fatto scaturire una trama stile Stephen King: ci mancava Jack Nicholson con la mannaia in mano, pronto a sfondare una porta chiamando “Wendy!!!!”.
Ed ecco come l'emittente “Radio Scarpa” sia sempre perennemente in funzione, pronta a stupire, meravigliare, sconvolgere e adattare le cose alle esigenze del momento: fare colpo su una ragazza, accentrare su di sé l'attenzione della compagnia, mettersi in mostra con i colleghi o più semplicemente ingrassare ad arte le saghe infinite che concorrono a integrare la storia anche semi-seria della nostra Polizia.
Non possiamo fare che una cosa: ridiamoci sopra!!

Per le redazioni Cadutipolizia e Polizianellastoria: Gianmarco Calore
« Ultima modifica: 08 Marzo 2010, 16:29:30 da giacal » Registrato

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« Risposta #1 inserita:: 08 Marzo 2010, 19:27:13 »

Mi chiedevo proprio se e quando e chi avrebbe svelato il mistero... o meglio, sul CHI non c'erano dubbi, bravo Gianmarco!  47
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« Risposta #2 inserita:: 08 Marzo 2010, 21:26:31 »

Bellissima, Gianmarco!  51 51 51 incredibile come le "vox populi" si possano ingigantire nel nostro ambiente, specialmente quando nascono in un ambiente come Torino che ha dalla sua quel non so che di mysterioso che sembra fatto apposta per dare esca alle voci più improbabili......
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« Risposta #3 inserita:: 08 Marzo 2010, 21:32:00 »

TORINO E' UNA DELLE CAPITALI EUROPEE DELL'ESOTERISMO, secondo alcuni,con  LIONE E PRAGA costituisce il triangolo nero..sotto la GRAN MADRE dovrebbe esserci seppellito il  SANTO GRAAL;comunque anche come satanismo non scherza, purtroppo
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« Risposta #4 inserita:: 08 Marzo 2010, 22:18:44 »

LEGGENDE METROPOLITANE
 Si dice anche che all'interno del vecchio tribunale vi fossero alcune statue in pietra che di notte misteriosamente... si muovevano! A testimonianza di ciò – ma qui la vox populi è la sola a confermarlo – i segni dei proiettili esplosi da alcuni poliziotti di guardia notturna all'interno.


Per le redazioni Cadutipolizia e Polizianellastoria: Gianmarco Calore


mi era colpevolmente sfuggita questa che mi ha fatto ritornare alla memoria un racconto del mio primo capopattuglia,  Quintino, detto "il Piccolo" per la sua stazza simile a quella di un grizzly...  09 anche se non tratta di mysteri, si tratta di una bellissima leggenda metropolitana

Fine anni '70 inizio anni '80.
Un giovane agente viene messo di servizio in una certa ambasciata di un importante Paese NATO che all'epoca è vittima del terrorismo e dove è alloggiato un importante uomo di governo straniero. E' notte e il nostro eroe, armato di mitra M12, ha il compito di vigilare il perimetro esterno della sede diplomatica, che dà sul giardino di un'altra bella villa. Il Nostro, conscio del proprio dovere, vigila con tutti i sensi attivati quando all'improvviso ode un fruscio tra i cespugli.... il Nostro si ferma e rimane in ascolto.... niente..... con una alzata di spalle riprende a camminare, si sa il buio fa brutti scherzi, soprattutto ad un giovanissimo poliziotto neo arruolato poi.... altro fruscio....eh, no! stavolta l'ha proprio sentito! il Nostro si ferma di colpo..... altro fruscio e stavolta c'è anche un rumore strano che il Nostro non capisce ma che lo inquieta..... il giovane agente si toglie silenziosamente il mitra dalla tracolla e cercando di imporsi la calma apre la gruccia dell'arma, mentre i goccioloni di sudore iniziano a colargli lungo la fronte e la sua mente immagina legioni di brigatisti, terroristi di Settembre Nero, della Baader meinhof tedesca, dell'IRA e dell'ETA tutti appostati dietro quei dannati cespugli ed armati fino ai denti.
Il Nostro imbraccia l'arma e la punta verso la siepe "POLIZIA! MANI IN ALTO!" i fruscii e i rumori continuano "POLIZIA! VENITE FUORI CON LE MANI IN ALTO!" . Nessuna risposta, anzi, da dietro ai cespugli il fruscio ed i rumori continuano, sempre più inquietanti...."POLIZIA! VENITE FUORI CON LE MANI IN ALTO O SPARO!" .... niente da fare.... i rumori ed i fruscii fanno presagire la tragedia che sta ormai per precipitare sulla testa del nostro giovanissimo eroe al quale sembra di scorgere qualcosa che spunta dalle fronde e che è puntato proprio contro di lui  .
Il giovane agente, spaventatissimo e ritenendo di essere ormai prossimo a salire verso il Walhalla,  preme il grilletto... una lunga raffica falcia letteralmente i cespugli.... ora il fruscio è cessato, per sempre. Nel giardino si fa un silenzio terribile, che gela il sangue nelle vene del Nostro e che dopo pochi istanti viene interrotto dalle grida degli altri poliziotti in servizio i quali stanno accorrendo sul luogo degli spari e dall'urlo lacerante, terribile ed inumano del custode della villa

"LI MORTACCI VOSTRI!!! E' LA QUARTA GALLINA CHE M'AMMAZZATE!!!!!"   51 51 51 51


.... sempre secondo la versione del "Piccolo" la relazione di servizio, almeno prima che il capoturno la scaraventasse in faccia al povero pinguinazzo, recitava così "..... lo Scrivente, dopo avere inutilmente intimato per ben 3 volte a chi era nascosto dal cespuglio di uscire allo scoperto, esplodeva a scopo intimidatorio nr. 11 colpi della propria arma Beretta M12 all'indirizzo della siepe, attingendo nr 1 gallina intenta a razzolare ..."  51 51 51 51 36 36 36 36
« Ultima modifica: 09 Marzo 2010, 23:21:11 da dago113 » Registrato

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« Risposta #5 inserita:: 09 Marzo 2010, 23:06:47 »

Tutto qui.

Ecco come da una normale vicenda di servizio la fantasia di alcuni, attraverso voli pindarici, abbia fatto scaturire una trama stile Stephen King: ci mancava Jack Nicholson con la mannaia in mano, pronto a sfondare una porta chiamando “Wendy!!!!”.

 08 08 08
beh che dire..rimane una storiella da raccontare intorno al camino
la vox populi a volte... 28

lo Scrivente, dopo avere inutilmente intimato per ben 3 volte a chi era nascosto dal cespuglio di uscire allo scoperto, esplodeva a scopo intimidatorio nr. 11 colpi della propria arma Beretta M12 all'indirizzo della siepe, attingendo nr 1 gallina intenta a razzolare ..."[/i][/b]  51 51 51 51 36 36 36 36

non ci posso credere  51 51 51
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