@ diabolik
05/05/2012 - il caso
Pensioni, primo round sulle forze dell'ordine.Cambiano le pensioni anche per le forze armate e di polizia
FRANCESCO GRIGNETTI
Roma
Li hanno visti entrare alla chetichella a palazzo Chigi e poi uscirne, due ore dopo, senza un commento. Riunione informale di ministri alla presenza di Mario Monti: c’era Elsa Fornero, e poi Annamaria Cancellieri (Interno), Giampaolo Di Paola (Difesa) e Paola Severino (Giustizia).
Si sono incontrati per parlare di pensioni. Pensioni molto particolari, però. Quelle di chi lavora nelle forze armate e di polizia. Una galassia di quasi 450 mila dipendenti pubblici che vestono una divisa, portano un’arma, e se fino ad oggi andava in pensione mediamente cinque anni prima degli altri dipendenti pubblici, con la riforma dovrebbe andare in quiescenza molto più tardi.
E’ stata una riunione informale e non risolutiva. «Un primo giro di tavolo», s’è lasciato sfuggire uno dei partecipanti. Fonti della Difesa sono laconiche: «Si è esaminata l’applicazione di misure passate nei diversi settori». Il punto è che le posizioni tra i ministri sono molto lontane e si rischia la lite pubblica.
Entro il 30 giugno il governo deve emanare un regolamento per le pensioni di questo comparto. I sindacati sono in fibrillazione. In vista dell’incontro di palazzo Chigi, ieri mattina è arrivata una nota congiunta dei sindacati di polizia Siap, Silp-Cgil, Coisp e Anfp che ha il tono dell’ultimatum: «Si ribadisce con forza - scrivono - l’esigenza della salvaguardia della specificità del comparto, riconosciuta per legge. Specificità che significa riconoscimento professionale e previdenziale del lavoro degli operatori delle forze di polizia e delle forze armate».
È appunto questa specificità nel lavoro del poliziotto o del soldato che Elsa Fornero fatica ad ammettere. Secondo gli schemi elaborati dal ministero del Welfare tutti, ma davvero tutti i dipendenti pubblici, dovranno andare in pensione a 62 anni (oggi) e a 67 anni (tra breve). Ma è immaginabile, si interrogano i ministri, i vertici di queste forze armate e di polizia, e anche i singoli restare in servizio a 62 anni? Spiega Claudio Giardullo, segretario del sindacato di polizia affiliato alla Cgil: «L’età media in polizia è già troppo alta.
Siamo oltre i quarant’anni. Si sono visti reparti di ordine pubblico, in piazza a Roma, con personale di 47 anni che insegue i ragazzini. Vogliamo avere agenti ancora in servizio a sessant’anni? Io pongo questa domanda: al governo interessano solo i conti o qualcuno ha anche a cuore il servizio? Se il problema è solo quello della ragioneria, e non quello dell’efficienza, lo dicano apertamente». Analoghi discorsi si sentono al ministero della Difesa dove ridono alla sola idea di mandare in un futuro Afghanistan soldati di cinquanta-sessanta anni.
Eppure i nodi non sono facilmente risolvibili. I militari hanno un istituto pensionistico, la cosiddetta «ausiliaria» (che fu cancellato per i poliziotti con la riforma Dini), che nei primi cinque anni da ex permette di richiamare in servizio il vecchio dipendente e in cambio gli garantisce un incremento sulla pensione pari al 75% degli aumenti salariali di chi è ancora in armi.
Questo meccanismo consiste in un assegno integrativo e un ricalcolo della pensione «vera» del 24%. I poliziotti e i carabinieri hanno un altro meccanismo - il cosiddetto «moltiplicatore» - che di fatto regala 1 anno di contributi ogni 5 anni di servizio effettivo. Questo per i pensionamenti anticipati. In caso di pensioni di vecchiaia, il «moltiplicatore» scatta all’ultimo anno e di fatto regala cinque anni di contributi al neopensionato.
Finora la Fornero è stata severa sull’ausiliaria, che vorrebbe abolire a partire dal 2018, e tagliando drasticamente il «regalo» del moltiplicatore da 5 a 2 anni di contributi figurativi. Questo brutale taglio sulle pensioni non soltanto sta scatenando l’ira di 450 mila persone che per lo Stato si sacrificano con un lavoro duro e sporco, però, ma spaventa i vertici della Difesa che contano su un esodo anticipato di 30 mila tra ufficiali e sottufficiali. Se salta l’ausiliaria, addio piani.
http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/452916/