AutoreTopic: E’ tornata la banda della Magliana .Anche un prestanome di Nicoletti tra gli sce  (Letto 1144 volte)


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« il: 16 Aprile 2013, 16:41:17 »
E’ tornata la banda della Magliana .Anche un prestanome di Nicoletti tra gli sceriffi negli ospedali

Pubblicato da Redazione il 16 aprile 2013
Nella sezione Cronaca, Primo piano
A proposito di: Banda della Magliana, Enrico Nicoletti, ospedali, vigilantes di Valeria Di Corrado

Gli ex della banda della Magliana fanno affari con la sicurezza. Potrebbe sembrare un paradosso, ma a Roma succede anche questo. La vigilanza privata è business dalle uova d’oro. Un settore che frutta centinaia di milioni di euro.
Solo per i servizi di portierato e sicurezza armata negli ospedali e nelle Asl romane si arrivano ad ottenere appalti da 500 milioni della durata di tre anni. Gli ultimi in ordine di tempo (San Camillo Forlanini, Spallanzani, Sant’Andrea, Ares 118 e Policlinico Umberto I) sono stati assegnati all’associazione temporanea di imprese Città di Roma Metronotte, Roma Union Security, Securitas Metronotte e Flash & Capitalpol, sulla quale pendono due procedimenti amministrativi: l’accusa è di aver vinto la gara presentando false documentazioni. Dietro la capofila dell’Ati, Città di Roma Metronotte, si nasconde (e nemmeno troppo bene) il figlio dell’ex sottosegretario socialista Sebastiano Montali. Fabrizio è stato rinviato a giudizio per riciclaggio, corruzione, intestazione fittizia di beni con l’aggravante dell’associazione mafiosa poiché presunto prestanome di Enrico Nicoletti, cassiere della Banda della Magliana.

L’ascesa
I Montali fiutano che il settore della vigilanza privata può diventare un business redditizio nel 2007, quando, insieme all’ex senatore Sergio De Gregorio (attualmente agli arresti domiciliari per la vicenda dei finanziamenti all’Avanti) tentano, attraverso il consorzio Pegaso (di cui Fabrizio Montali era presidente), l’acquisizione di una parte dell’istituto di vigilanza Urbe, un colosso di mille dipendenti sull’orlo del fallimento. L’operazione inizialmente non va in porto. A gennaio 2008 Confcooperative rileva Città di Roma società cooperativa, costola dell’Urbe (faceva parte della sua finanziaria) che eredita un debito di 6 milioni di euro. A gestire l’acquisizione viene scelto un comitato di esperti composto, tra gli altri, dai professori Gambino, Marasco e De Bernardi. Con il passare dei mesi gli esperti vengono destituiti dal consiglio di amministrazione e al loro posto si inseriscono Carlo Mitra, vice presidente di Confcooperative, Sebastiano Montali e il figlio Fabrizio.
“Un giorno di marzo 2009 Fabrizio Montali viene nel mio ufficio di via Cavour – racconta Mauro Brinati, segretario di Fisascat Cisl Roma – Per conto di Carlo Mitra mi propone di smembrare la cooperativa Città di Roma affidando alcune delle sue attività accessorie (reception, area tecnologica e servizi) ad altre cooperative e l’attività principe, quella di vigilanza, a Securintel. Poi creare all’interno di Securintel un buco di 6 milioni di euro, da intascare subito, metterla in liquidazione, farla rilevare da una new coop e collocare i lavoratori in mobilità, con riassunzione a zero scatti e zero livelli. Quantificò il business complessivo in 32 milioni di euro, 2 milioni erano destinati a me e 30 a Carlo Mitra. Finsi di non capire e Montali mi fece uno specchietto del suo disegno criminale. Ovviamente non accettai, ma poi questo tentativo di corruzione si è di fatto realizzato in tutti i suoi passaggi. La vecchia società che hanno acquisito con tutti i debiti l’hanno spedita in Romania, i crediti invece se li sono tenuti loro”. Quando il sindacalista Brinati fece presente al vice presidente di Confcooperative quello che Montali gli aveva proposto, Mitra disse che l’avrebbe denunciato, salvo poi nominarlo responsabile sviluppo dell’azienda, mentre il padre ne era consigliere delegato. Incarico che Fabrizio Montali ha ricoperto fino al 2011, quando poi per un’incompatibilità etica con i suoi processi penali è stato costretto ad uscire dall’organigramma.

Deus ex machina
“In realtà continua a comandare lui all’istituto di vigilanza Nuova Città di Roma cooperativa – spiega Mauro Brinati – Sta dalla mattina alla sera nell’ufficio di presidenza, tanto Carlo Mitra è un presidente virtuale e complice”. Lo testimonia anche il reticolo aziendale. Sebastiano Montali detiene il 95% del capitale sociale di Città di Roma Service coop, che a sua volta è collegata a Nuova Città di Roma coop (i consiglieri sono sempre Carlo Mitra, Domenico Barrile e l’ex vicequestore di Roma Antonio Sannino). Quest’ultima cooperativa dettiene il 95% della proprietà di Città di Roma Metronotte Srl (quota pignorata tra l’altro da Natuna Spa, una società del gruppo Angelucci a cui i Montali sono evidentemente creditori). Ed è proprio a Città di Roma Metronotte che è stata affidata la sorveglianza del Policlinico Umberto I, dove, come ha raccontato La Notizia, si è creata una situazione paradossale. Da martedì scorso per ogni postazione di vigilanza ci sono due vigilantes, uno della vecchia società incaricata delle sicurezza (Security Service) e uno della nuova (l’associazione temporanea di imprese Città di Roma Metronotte, Roma Union Security, Securitas Metronotte e Flash & Capitalpol). Questo perché non è stata rispettata la procedura di “cambio d’appalto”, in base alla quale l’azienda che subentra è tenuta ad assorbire, alle stesse condizioni contrattuali, i lavoratori impiegati in quel sito. “Fabrizio Montali nei giorni scorsi si è recato al Policlinico ed è arrivato al punto di terrorizzare le guardie giurate di Security Service che non volevano lasciare le postazioni di vigilanza, minacciandole di fargli togliere il porto d’armi. A quale titolo? In teoria sarebbe un nullatenente, invece ha tre Bmw da corsa, un Audi da corsa e un tir per portarle sulla pista. Più un Hammer e un Audi con cui va spasso. A spese di chi? A spese di Città di Roma. Tanto a coprirli c’era la politica”.

TRATTO DA : http://www.lanotiziagiornale.it/e-tornata-la-banda-della-magliana/

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« Ultima modifica: 16 Aprile 2013, 16:43:25 da G.P.G. 3 »
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« Risposta #1 il: 16 Aprile 2013, 17:33:50 »
"La vigilanza privata è business dalle uova d’oro"  .....  [34]  ... .... il contratto nazionale fermo al 2008, con una ipotesi di aumento di 20 euro lordi al mese .... i sindacati dicono che è crisi profonda ...

e poi,se una guardia "ingiuriata" fa uno starnuto fuori posto gli levano decreto e porto d'armi .... mentre certi figuri riescono a mettere le mani sulle licenze .....
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« Risposta #2 il: 20 Aprile 2013, 08:18:03 »
CALCIO E APPALTI: ANCHE LOTITO NELLA CONNECTION DEGLI OSPEDALI       

Mercoledì 17 Aprile 2013 16:22 
Valeria Di Corrado per "La Notizia"

La Lazio, la Salernitana, le imprese di pulizia e di manutenzione, società immobiliari e... Roma Union Security. Anche Claudio Lotito si divide la torta del ricco business della vigilanza privata a Roma. E la fetta a sua disposizione non è di quelle che avanzano alla fine di un party.

La Roma Union Security fa parte della stessa associazione temporanea di imprese che, insieme a Città di Roma Metronotte della famiglia Montali (accusata di essere legata a ex boss della Banda della Magliana) si è aggiudicata l'appalto per la sorveglianza di diversi ospedali romani (San Camillo Forlanini, Spallanzani, Sant'Andrea, Ares 118 e Policlinico Umberto I). Appalto su cui il Tar del Lazio ha riscontrato delle anomalie nella presentazione dei documenti.

Anche se spesso lo nega, dietro Roma Union Security si nasconde un fitto reticolo di società che, direttamente o indirettamente, fanno capo al patron dei biancocelesti. Cominciamo dalla quota di maggioranza: il 90% dell'agenzia di vigilanza è di Rmc Srl, che a sua volta è detenuta la 90% da Immobiliare Appia Srl, il cui 60% è nelle mani di Lotito e il restante 40% è di proprietà di Immobiliare 03.

E chi sono i proprietari di Immobiliare 03? All'80% Claudio Lotito, al restante 20% Immobiliare Appia Srl (sempre del presidente della Lazio). Un cane che si morde la coda. E cambiando direzione il risultato non cambia. Il 10% di Roma Union security è di Linda Srl (società di pulizia e disinfestazione), detenuta a sua volta al 50% da Lotito e al restante 50% da Immobiliare 03.

D'altronde gli interessi della sua società di vigilanza Lotito ama curarli personalmente. Il 16 novembre scorso, all'incontro presso la Direzione territoriale del lavoro per decidere le sorti occupazionali delle guardie giurate della Italpol, dopo il cambio di appalto negli ospedali assegnato alla già citata associazione temporanea di imprese, è intervenuto in qualità di rappresentante di Roma Union Security.

"Ha reclamato un accordo raggiunto con la Prefettura che prevedeva l'assunzione di soli 65 vigilantes, invece dei 105 inziali - spiega Maurizio Brinati, segretario Fisascat Cisl Roma - A patto, tra l'altro, che tali lavoratori fossero prima messi in mobilità, per usufruire degli sgravi contributivi. Un accordo che scavalca legge e contratti. Tanto a pagare è la collettività. E proprio l'organo deputato a controllare i requisiti di agenzie di vigilanza e vigilantes tiene il terminale spento. Per questo ho deciso di denunciare Pecoraro alla Procura della Repubblica per omissione di atti di ufficio".

Un episodio che già aveva visto protagonista la Roma Union Security di Lotito è il giallo delle microspie alla Regione Lazio. Mauro Brinati, nella denuncia presentata insieme a Cgil e Uil, raccontava di due "intrusioni notturne sospette", avvenute il 3 e il 18 marzo 2011, nell'edificio di via Cristoforo Colombo, e puntava il dito contro Luca Fegatelli, direttore del dipartimento istituzionale della Regione. Fegatelli ha spiegato di essere estraneo ai fatti. E lo stesso ha fatto la Roma Union security, che gestiva e gestisce ancora la vigilanza all'interno della sede regionale. Brinati insisteva sugli appalti che "come sempre verranno assegnati ai soliti noti". E, a distanza di due anni, la storia non è cambiata.

"San Giovanni, Policlinico Tor Vergata, le sedi Rai di Saxa Rubra, Mazzini, Telauda, Enea, Poligrafico dello Stato... Vanno sempre ai soliti noti - commenta sfiduciato il sindacalista della Cisl - Fabrizio Montali può contare sulle sue conoscenze nel mondo della criminalità, essendo accusato di essere il prestanome di Enrico Nicoletti, e Claudio Lotito sulle conoscenze dell'indotto Lazio.

Nel frattempo continua con una gestione allegra della Roma Union Security. I dipendenti prendono lo stipendio quando gli capita, le quote di cessione del quinto vengono trattenute, le auto di servizio sono sotto sequestro e le guardie giurate sono costrette a utilizzare quelle personali, in cambio di un rimborso di 15 euro per la benzina. Senza contare che lavorano 16 ore al giorno".
 
TRATTO DA : http://www.etrurianews.it/cronaca/16536-calcio-e-appalti-anche-lotito-nella-connection-degli-ospedali.html
« Ultima modifica: 20 Aprile 2013, 08:21:11 da G.P.G. 3 »
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« Risposta #3 il: 26 Aprile 2013, 20:33:24 »
Il giudice che autorizzò l’appalto incriminato ora lavora con il prestanome di Nicoletti

La società che gestisce la vigilanza al Policlinico Umberto I è difesa in giudizio dallo stesso magistrato che la “favorì” quando era al Consiglio di Stato

Pubblicato da Redazione il 24 aprile 2013
 di Valeria Di Corrado

Giudice che si fa avvocato. Nella prima veste, di magistrato, emette una sentenza in favore della società che nella seconda veste, di legale, si ritrova a difendere. Accade anche questo in Italia. Il tutto ovviamente non avviene in contemporanea. Non sarebbe ammissibile nel nostro ordinamento giudiziario come, probabilmente, in quello di nessun altro Paese del mondo. Sarà una coincidenza, ma è innegabile che appare quantomeno strana. Specie se si considera che la società in questione è quella di Fabrizio Montali, accusato di essere il prestanome di Enrico Nicoletti (il famoso tesoriere della Banda della Magliana). E che i ricorsi alla giustizia amministrativa vertono tutti sulla regolarità nell’appalto sui servizi di vigilanza nel Policlinico Umberto I di Roma. Appalto da milioni di euro vinto da un’associazione temporanea di imprese, costituita da Città di Roma Metronotte srl (già Istituto di vigilanza Nuova Città di Roma, di cui Fabrizio Montali cura gli affari), Roma Union Security srl di Claudio Lotito, Security Metronotte srl e Flash & Capitalpol spa.

Cronologia della vicenda
Il protagonista di questa vicenda è il giudice Alessandro Botto. Per capire come la sua storia si sia incrociata con quella della società di vigilantes della famiglia Montali bisogna ricostruire l’iter processuale. Il 30 giugno 2011 la Regione Lazio assegna all’Ati con capofila l’Istituto di vigilanza Nuova Città di Roma l’appalto sui servizi di sicurezza, custodia e sorveglianza per il lotto 6 (quello in cui rientra appunto l’Umberto I). La società Security Service, che prima della gara gestiva il servizio insieme alla Union Delta srl, presenta ricorso al Tar del Lazio. Il 30 aprile 2012 la terza sezione del Tribunale amministrativo accoglie tale ricorso, annullando la validità dell’appalto concesso all’Ati capeggiata da Città di Roma. Quest’ultima impugna il provvedimento davanti al Consiglio di Stato che il 16 novembre 2012 le dà ragione: la sentenza di primo grado va riformata perché l’atto di aggiudicazione dell’appalto è legittimo. Il presidente del collegio della terza sezione di palazzo Spada che emette il provvedimento è Alessandro Botto. Fino a quel momento il legale rappresentante dell’istituto di vigilanza Nuova Città di Roma è l’avvocato Gian Michele Gentile. Ma le cose improvvisamente cambiano. Il 21 dicembre 2012 il giudice Botto lascia il Consiglio di Stato e la magistratura e diventa socio dello studio legale “Legance”. Nel frattempo Security Service fa di nuovo ricorso al Tar. Guarda caso, a due giorni dalla decisione, il presidente di Città di Roma Metronotte Carlo Mitra (nonché vicepresidente vicario nazionale di Confcooperative) dà la procura per la difesa della società proprio ad Alessandro Botto (che aveva appunto preferito la carriera forense a quella di magistrato). Il 12 aprile 2013 il Tribunale amministrativo di primo grado accoglie il ricorso, riscontrando gravi irregolarità nella documentazione con cui l’Ati aveva vinto l’appalto al Policlinico Umberto I e sospende l’assegnazione del servizo. Una sconfitta per un ex giudice amministrativo, ora avvocato. Ma l’ultima parola, ora, spetta proprio al Consiglio di Stato, di cui Botto fino a pochi mesi fa faceva parte. La pubblicazione della sentenza è atteso per oggi. Sarà interessante capire quale sarà il verdetto.

Un personaggio eclettico
Intanto vale la pena di ripercorrere i molteplici incarichi ricoperti dal giudice/avvocato Alessandro Botto. Praticamente si è seduto sulla poltrona di quasi tutti i dicasteri. Capo di gabinetto del ministero per la Funzione pubblica e di quello del Commercio con l’estero. Capo dell’ufficio legislativo del ministero della Pubblica Istruzione. Consigliere giuridico del ministero della Difesa e di quello degli Affari Esteri. Il suo nome è comparso anche tra i vertici delle più importanti authority italiane, come segretario generale dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni e componente dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici. In virtù di quest’ultima esperienza è diventato anche titolare della cattedra di diritto e regolamentazione dei contratti pubblici presso l’Università Luiss.
Se il Governo Monti avesse dato attuazione a quanto previsto nel testo della legge anticorruzione, Botto sarebbe stato uno di quei magistrati che non avrebbe più potuto ricoprire contemporaneamente doppi incarichi. Il decreto legislativo, con il quale il Parlamento aveva delegato l’esecutivo a imporre un aut aut ai giudici divisi tra tribunali e organi istituzionali o enti pubblici, è scaduto il 28 marzo, lasciando tutto com’era. Non c’è da stupirsi poi se si verificano storie come quelle dell “eclettico Botto”.

http://www.lanotiziagiornale.it/il-giudice-che-autorizzo-lappalto-incriminato-ora-lavora-con-il-prestanome-di-nicoletti/
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