AutoreTopic: registrazione conversazione tra privati  (Letto 63940 volte)


Offline frontiera

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« il: 13 Novembre 2007, 18:57:51 »
Può un privato cittadino registrare una conversazione con tizio ed usarla quale prova in un procedimento penale?
Mi spego meglio, A e B sono privati cittadini , A registra ( con un registratore ad esempio) la conversazione all'insaputa di B. Può A usarla quale prova in un procedimento o sta violando qualche norma penale?
ho imparato il silenzio dal ciarliero, la tolleranza dall'intollerante, la gentilezza dallo scortese; eppure, stranamente, non provo gratitudine per questi maestri.

Offline lukas

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« Risposta #1 il: 13 Novembre 2007, 19:24:31 »
Sono io che registro una mia conversazione e non sto infrangendo nessuna norma di legge se durante la conversazione emerge qualche fatto penalmente ravvisabile è utilizzabile come prova. Diverso sarebbe se andassi a registrare un colloquio tra mia moglie ed un suo amico
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Offline Cleanhead

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« Risposta #2 il: 13 Novembre 2007, 19:57:03 »
..la registrazione non ha alcuna valenza in sede penale e in più viola la privacy in quanto stai intercettando abusivamente comunciazione tra privati......sconsi glio vivamente di fare quete cose...
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Offline frontiera

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« Risposta #3 il: 13 Novembre 2007, 20:13:04 »
..la registrazione non ha alcuna valenza in sede penale e in più viola la privacy in quanto stai intercettando abusivamente comunciazione tra privati......sconsi glio vivamente di fare quete cose...
Io intendevo dire che A è presente mentre registra una sua conversazione con B. Confermi lo stesso quanto da te detto?
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Offline Cleanhead

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« Risposta #4 il: 13 Novembre 2007, 20:15:55 »
confermo e possiamo pure accenderlo!!!...se A porta una registrazione con cui parla con B il giudice ne prende atto e condanna A per intercettazione abusiva in quanto non aveva il consenso di B e cio che dice B non ha alcun valore penale...
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Offline lukas

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« Risposta #5 il: 13 Novembre 2007, 21:13:19 »
scusa cleahead quando registro un conversazione telefonica tra la mia utenza ed un'altra l faccio per tutelarmi

La registrazione di colloqui non è intercettazione
--------------------------------------------------------------------------------
 
di Anna Teresa Paciotti

 
Con la Sentenza n. 4847/2006, il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di una docente universitaria che, per dimostrare di essere oggetto di comportamenti persecutori e vessatori da parte del Direttore dell’Istituto in cui svolgeva il proprio servizio. Alla docente era stata comminata una sanzione disciplinare con sospensione dal servizio e dallo stipendio per due mesi, in quanto la medesima aveva registrato alcuni colloqui al fine di dimostrare che stava subendo pressioni e vessazioni. L’Amministrazione di appartenenza ha ritenuto il comportamento della docente, ossia l’effettuazione delle registrazioni, fosse scorretto e tale da ledere il decorso e l’immagine dell’istituzione accademica. Ma il Tar non è stato dello avviso, per cui ha annullato la sanzione disciplinare comminata alla docente, ribadendo che l’articolo 24 comma 1 lettera f) del D.Lgs 196/03 consente il trattamento dei dati personali senza il consenso dell’interessato qualora lo stesso sia necessario per la tutela del diritto di difesa giudiziale.
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Offline Cleanhead

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« Risposta #6 il: 13 Novembre 2007, 21:20:16 »
......ogni caso è a se...la sentenza ha annullato le sanzioni.....questo caso non si tratta di difendere un diritto..ma di accusare qualcuno...ed è obbiettivamente diverso...in linea generale non è possibile registrare le conversazioni ne tantomeno utiizzare tali regsitrazioni come prove...
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Offline lukas

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« Risposta #7 il: 13 Novembre 2007, 21:34:07 »
non posso dire che hai ragione ho torto io mi baso su fatti ai quali ho partecipato. Non è una intercettazione ma una registrazione tra me che probabilmente sto subendo un reato e l'autore del reato. Non vedo per che altri motivi potrei effettuare una registrazione.
dl 196 del 2003
Art. 24. Casi nei quali può essere effettuato il trattamento senza consenso
1. Il consenso non è richiesto, oltre che nei casi previsti nella Parte II, quando il trattamento:

f) con esclusione della diffusione, è necessario ai fini dello svolgimento delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 397, o, comunque, per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento, nel rispetto della vigente normativa in materia di segreto aziendale e industriale;

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Offline Cleanhead

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« Risposta #8 il: 13 Novembre 2007, 21:48:02 »
..prendo atto dell'articolo e posso essere d'accordo che non violi la privacy ma da qui a diventare fonte di prova ce ne passa...nessun giudice accetterà una registrazione come prova.....una registrazione che non sia stata fatta e verbalkizzata da uff ag di p.g.
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Offline vicesov

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« Risposta #9 il: 13 Novembre 2007, 22:40:13 »
Ho dei forti dubbi anch'io come Cleanhead: spesso,in sede dibattimentale, le nostre intercettazioni (preventivamente autorizzate e quindi legali) e i verbali che da esse scaturiscono sono punti decisivi di battaglia tra P.M. e difesa con tanto di periti e,spesso, sono vagliate in tutte le fasi e le operazioni condotte da noi polizia giudiziaria. Trovo alquanto difficile che le intercettazioni di cui tu parli possano essere  assunte a prove in un'aula di tribunale.  Comunque frontiere, se trovi altro materiale, postalo. E'un argomento interessante.

Offline TROGLOFOX

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« Risposta #10 il: 16 Novembre 2007, 09:16:02 »
il problema deve essere scisso in due parti:
- la registrazione della conversazione
- il suo utilizzo processuale

la registrazione della conversazione tra A e B,m effettuata da A all'insaputa dell'altrra persona è perfettamente legale in quanto esiste il consenso dell'avente diritto (A) il quale lo presta semplicemente premendo il tasto REC.

Diverso è l'uso che viene fatto delle registrazioni.

Un uso precessuale è sicuramente consentito, salvo le eventuali eccezioni dirette unicamente alla sua NATURA, come ad esempio registrazioni formate in modo artefatto con operazioni di taglia e cuci.

I problemi nascono per l'eventuale DIVULGAZIONE delle registrazioni; faccio un esempio: A registra la sua "conversaazione" con B mentre intrattiene un rapporto sessuale e, poi, fa ascoltare la registrazione agli amici del bar per farsi delle grasse risate e dimostrare come l'amichetta B sia disinibita. Qua il problema non sta nella realizzazione della registrazione (sempre lecita) ma nella sua divulgazione. In questo caso è astrattamnente configurabile il reato di DIFFAMAZIONE.

Offline Filippo 47

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« Risposta #11 il: 16 Novembre 2007, 18:44:20 »
confermo quello che jake ha appena spiegato.... [26]

Offline Cleanhead

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« Risposta #12 il: 16 Novembre 2007, 22:41:33 »
...dubito che ci siano giudici e soprattutto avvocati che permettano l'utilizzo di registrazioni che non sono state effettuate seguendo precisi disposizione di legge......il consenso deve essere di entrambi non solo di chi registra..ovviament e ...anche se qui è stato ben spiegato la'rticolo che consente la registrazione per determinati casi senza la necessita del consenso...
se fosse come dici tu basterebbe un registratore in ufficio che registra il cattivo che ammette il reato ed il gioco è fatto.....ma è solo una teoria perchè in rpatica la registrazione: primo non è databile, infatti non ha tempo ne luogo ne circostanze di registrazione; secondo non è fatta con i criteri previsti dalla legge...
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Offline TROGLOFOX

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« Risposta #13 il: 16 Novembre 2007, 23:53:18 »
Forse non è chiaro il punto di partenza:

 - A e B discutono animatemante. Ad un certo momento A accende un registratore all'insaputa di B e registra le offese proferite da quest'ultimo. E' processualmente utilizzabile.

 - la polizia arresta un delinquente. Quest'ultimo racconta quello che ha fatto. In questoi caso si tratta di SPONTANEE DICHIARAZIONI RESE DA PERSONE INDAGATA la cui assunzione è regolamentata dall'articolo 350 cpp. Devono essere verbalizzate (357 cpp). Se vengono anche registrate meglio ancora!!!! Queste dichiarazioni, rese dopo la consumazione del reato e nel corso delle quali la persona sostanzialmente confessa in crimine, hanno utilizzabilità piena nella fase delle indagini preliminari, in fase di udienza preliminare e nei riti alternativi quali patteggiamento e abbreviato. Non hanno utilizzabilità piena nel dibattimento.


Offline Cleanhead

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« Risposta #14 il: 17 Novembre 2007, 00:37:48 »
..mi rimetto alle tue dichiarazioni perchè non ho argomenti per controbattere...l'unico mio dubbio è che una registrazione non ha collocazione temporale e vale quanto la dichiarazione di A, ne piu ne meno..perchè B puo dire di aver detto quelle parole in altre mille occasioni diverse...

per quanto riguarda le dichiarazini dell'indagato non hanno nessun valore i sede dibattimentale appunto come hai detto...sia che siano scritte che registrate è la stessa cosa....
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Offline pacotom

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« Risposta #15 il: 17 Novembre 2007, 01:01:36 »
Giustissimo che ognuno dica cosa ne pensa, ma diamo un'occhiata alle norme:

Art. 617 - Cognizione, interruzione o impedimento illeciti di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche
Chiunque, fraudolentemente prende cognizione di una comunicazione o di una conversazione, telefoniche o telegrafiche, tra altre persone o comunque a lui non dirette, ovvero le interrompe o le impedisce è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

Art. 617 bis - Installazione di apparecchiature atte ad intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche
Chiunque, fuori dei casi consentiti dalla legge, installa apparati, strumenti, parti di apparati o di strumenti al fine d'intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche tra altre persone è punito con la reclusione da uno a quattro anni.

Il 617 punisce chi prende cognizione (cioè ascolta) fraudolentemente (cioè di nascosto) conversazioni a lui non dirette: basta essere sorpresi ad origliare dietro una porta, indipendentemente dal fatto che registriamo o meno.

Il 617 bis sanziona invece le pratiche d'intercettazione illegale (al di fuori dei casi espressamente autorizzati dall'A.G.), mediante apparecchiature all'uopo installate. Intercettare significa ascoltare tutti coloro che partecipano ad una conversazione alla quale siamo assenti.
Se installiamo abusivamente una derivazione o una cimice nel telefono, che ci fa ascoltare entrambi gli interlocutori, stiamo facendo un'intercettazione telefonica
Se ascoltiamo tramite microspia (in diretta) o registratore (in differita) una conversazione fra due o più persone presenti in una stanza o veicolo, si tratta di intercettazione ambientale.
Se invece piazziamo il microfono o il registratore nella stanza in cui un tizio fa una telefonata, così che sentiamo solo lui e non anche l'interlocutore, ricorre di nuovo l'ipotesi del 617 (non è intercettazione, ma cognizione di "mezza" conversazione). Fine del discorso.
Se ne deduce che, se registriamo una conversazione alla quale siamo legittimamente e visibilmente presenti o di cui siamo destinatari, per esempio via filo o chat vocale, NON è certo il registratore che ci permette di prendere cognizione o d'intercettare una conversazione, alla quale non avremmo dovuto partecipare: chi parla lo sa benissimo che stiamo ascoltando e, registrando, non commettiamo alcun reato. La registrazione è semplicemente un ausilio tecnico che ci permette di memorizzare quella conversazione per le finalità (lecite) che più ci aggradano (es. risentire una lezione, una conferenza, gli ordini impartiti ecc.). Quanto alla valenza probatoria, la registrazione del suono costituisce, al pari della riproduzione fotografica, fotomeccanica o cinematografica, una fonte di prova, che potrà essere ammessa dal giudice secondo il suo "prudente apprezzamento" (eventualmente dopo aver affidato ad un perito fonico un'analisi sull'assenza di eventuali manipolazioni). La legge sulla privacy, onnipresente, qua non ci dovrebbe entrare, essendo la voce captata durante una discussione (ripeto: a NOI diretta) cosa ben diversa dai dati personali oggetto di tutela della normativa. Sarebbe comunque buona norma avvertire il soggetto della nostra attività di "discografici", facendo attenzione a incidere anche questo nostro avviso, per provare sia che esso c'è stato, sia che la conversazione era rivolta proprio a noi e non è stata fraudolentemente captata mentre l'energumeno si rivolgeva ad altri. Addirittura ci metterei qualche frase da cui emergano chiaramente luogo, data ed ora. Il vero problema è che, se non capiamo subito con chi abbiamo a che fare, quel registratore potrebbe risultarci (letteralmente) indigesto!
Ho visto cose che voi astemi non potete neanche immaginare! 

Offline lukas

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« Risposta #16 il: 17 Novembre 2007, 08:28:56 »
Trovo un po difficile dire a uno che mi sta direttamente, e senza alcun testimone, minacciando di morte che lo sto registrando e se mi presta il suo consenso  [39]
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Offline WebCop

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« Risposta #17 il: 17 Novembre 2007, 08:43:46 »
Trovo un po difficile dire a uno che mi sta direttamente, e senza alcun testimone, minacciando di morte che lo sto registrando e se mi presta il suo consenso  [39]

A meno che non abbia intenzione di passare alle vie di fatto e distruggere successivamente le prove.  [09]
Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l'abisso scruterà dentro di te. (F.Nietzsche)

Offline vicesov

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« Risposta #18 il: 17 Novembre 2007, 10:01:55 »
Giustissimo che ognuno dica cosa ne pensa, ma diamo un'occhiata alle norme:

Art. 617 - Cognizione, interruzione o impedimento illeciti di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche
Chiunque, fraudolentemente prende cognizione di una comunicazione o di una conversazione, telefoniche o telegrafiche, tra altre persone o comunque a lui non dirette, ovvero le interrompe o le impedisce è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

Art. 617 bis - Installazione di apparecchiature atte ad intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche
Chiunque, fuori dei casi consentiti dalla legge, installa apparati, strumenti, parti di apparati o di strumenti al fine d'intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche tra altre persone è punito con la reclusione da uno a quattro anni.

Il 617 punisce chi prende cognizione (cioè ascolta) fraudolentemente (cioè di nascosto) conversazioni a lui non dirette: basta essere sorpresi ad origliare dietro una porta, indipendentemente dal fatto che registriamo o meno.

Il 617 bis sanziona invece le pratiche d'intercettazione illegale (al di fuori dei casi espressamente autorizzati dall'A.G.), mediante apparecchiature all'uopo installate. Intercettare significa ascoltare tutti coloro che partecipano ad una conversazione alla quale siamo assenti.
Se installiamo abusivamente una derivazione o una cimice nel telefono, che ci fa ascoltare entrambi gli interlocutori, stiamo facendo un'intercettazione telefonica
Se ascoltiamo tramite microspia (in diretta) o registratore (in differita) una conversazione fra due o più persone presenti in una stanza o veicolo, si tratta di intercettazione ambientale.
Se invece piazziamo il microfono o il registratore nella stanza in cui un tizio fa una telefonata, così che sentiamo solo lui e non anche l'interlocutore, ricorre di nuovo l'ipotesi del 617 (non è intercettazione, ma cognizione di "mezza" conversazione). Fine del discorso.
Se ne deduce che, se registriamo una conversazione alla quale siamo legittimamente e visibilmente presenti o di cui siamo destinatari, per esempio via filo o chat vocale, NON è certo il registratore che ci permette di prendere cognizione o d'intercettare una conversazione, alla quale non avremmo dovuto partecipare: chi parla lo sa benissimo che stiamo ascoltando e, registrando, non commettiamo alcun reato. La registrazione è semplicemente un ausilio tecnico che ci permette di memorizzare quella conversazione per le finalità (lecite) che più ci aggradano (es. risentire una lezione, una conferenza, gli ordini impartiti ecc.). Quanto alla valenza probatoria, la registrazione del suono costituisce, al pari della riproduzione fotografica, fotomeccanica o cinematografica, una fonte di prova, che potrà essere ammessa dal giudice secondo il suo "prudente apprezzamento" (eventualmente dopo aver affidato ad un perito fonico un'analisi sull'assenza di eventuali manipolazioni). La legge sulla privacy, onnipresente, qua non ci dovrebbe entrare, essendo la voce captata durante una discussione (ripeto: a NOI diretta) cosa ben diversa dai dati personali oggetto di tutela della normativa. Sarebbe comunque buona norma avvertire il soggetto della nostra attività di "discografici", facendo attenzione a incidere anche questo nostro avviso, per provare sia che esso c'è stato, sia che la conversazione era rivolta proprio a noi e non è stata fraudolentemente captata mentre l'energumeno si rivolgeva ad altri. Addirittura ci metterei qualche frase da cui emergano chiaramente luogo, data ed ora. Il vero problema è che, se non capiamo subito con chi abbiamo a che fare, quel registratore potrebbe risultarci (letteralmente) indigesto!

Ergo... la registrazione finalizzata ad "incastrare" qualcuno alle proprie responsabilità,magari penali, è nulla. 

Offline pacotom

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« Risposta #19 il: 17 Novembre 2007, 15:37:14 »
Ergo... la registrazione finalizzata ad "incastrare" qualcuno alle proprie responsabilità,magari penali, è nulla. 

Chi l'ha detto? Di sicuro non può essere ammessa come prova "ufficiale" perchè irritualmente acquisita, ma il giudice può decidere di acquisirla come elemento di valutazione, come se fosse una qualsiasi fotografia, fotocopia, documento ecc. e dal suo contenuto può trarre tutti gli elementi di convincimento che vuole. Anche acquisire una notizia criminis, se del caso.
Ho visto cose che voi astemi non potete neanche immaginare! 

Offline MINERVA

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« Risposta #20 il: 22 Dicembre 2009, 17:15:09 »
...dubito che ci siano giudici e soprattutto avvocati che permettano l'utilizzo di registrazioni che non sono state effettuate seguendo precisi disposizione di legge......il consenso deve essere di entrambi non solo di chi registra..ovviament e ...anche se qui è stato ben spiegato la'rticolo che consente la registrazione per determinati casi senza la necessita del consenso...
se fosse come dici tu basterebbe un registratore in ufficio che registra il cattivo che ammette il reato ed il gioco è fatto.....ma è solo una teoria perchè in rpatica la registrazione: primo non è databile, infatti non ha tempo ne luogo ne circostanze di registrazione; secondo non è fatta con i criteri previsti dalla legge...


Ho capito che la confusione regna sovrana.
E' perfettamente possibile registrare conversazioni tra presenti. Tali registrazioni possono certamente fungere da prova sia nel processo penale sia nel processo civile per tutelare un diritto proprio od altrui.
Non c'è nessuna illiceità se chi registra prende parte alla conversazione, in quanto chi conversa accetta il rischio che la conversazione sia documentata mediante registrazione.
Ovviamente si lede la privacy con conseguente obbligo a risarcire il danno se si diffonde la conversazione per scopi diversi dalla tutela di un diritto proprio o altrui.
Cosa completamente diversa sono le intercettazioni, che si svolgono nel caso in cui chi ascolta e registra non prende parte alla conversazione. In questo caso ci deve essere l'autorizzazione della autorità procedente che autorizza con decreto motivato, ecc....

Offline MINERVA

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« Risposta #21 il: 22 Dicembre 2009, 17:22:45 »
..la registrazione non ha alcuna valenza in sede penale e in più viola la privacy in quanto stai intercettando abusivamente comunciazione tra privati......sconsi glio vivamente di fare quete cose...
L'intercettazione è tutt'altra cosa, qui si parla di registrazione di conversazioni tra presenti per tutelare un diritto proprio o altrui. Le legge sulla privacy consente espressamente, in questo caso, le registrazioni e la divulgazione di dati sensibili.
La valenza in sede penale è pacifica, le registrazioni sono sempre ammesse (in caso di dubbi sulla ricognizione vocale o sulla geninuità della prova, il giudice nominerà un ctu).
Anche in sede civile c'è proprio un articolo che definisce prova la registrazione, ma la controparte, nel primo atto, può contestare la registrazione ed eventualnente chiedere una perizia.

Offline Cleanhead

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« Risposta #22 il: 22 Dicembre 2009, 17:35:01 »
..nessun giudice e nessun avvocato accetterà mai una registrazione che non sia stata fatta con i criteri di legge! i giudici e le difese a malapena accettano le registrazioni fatte dagli agenti e ufficiali di p.g.. Sarei proprio curioso di vedere cosa direbbero se la registrazione la produce una parte del procedimento! Teoricamente è tutto possibile, ma praticamente è quasi impossibile...forse è piuù probabile fare 6 al super enalotto...
Ciao!
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Offline Dppiavela

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« Risposta #23 il: 22 Dicembre 2009, 22:29:31 »
             La Registrazione tra presenti, non è reato ed è lecita
Le intercettazioni regolate dagli artt. 266 e ss. c.p.p. consistono nella
captazione occulta e contestuale di una comunicazione o conversazione tra
due o più soggetti che agiscano con l'intenzione di escludere altri e con
modalità oggettivamente idonee allo scopo, attuata da soggetto estraneo alla
stessa mediante strumenti tecnici di percezione tali da vanificare le
cautele ordinariamente poste a protezione del suo carattere riservato. Ne
consegue che la registrazione fonografica di un colloquio, svoltosi tra
presenti o mediante strumenti di trasmissione, ad opera di un soggetto che
ne sia partecipe, o comunque sia ammesso ad assistervi, non è riconducibile,
quantunque eseguita clandestinamente, alla nozione di intercettazione, ma
costituisce forma di memorizzazione fonica di un fatto storico, della quale
l'autore può disporre legittimamente, anche a fini di prova nel processo
secondo la disposizione dell'art. 234 c.p.p., salvi gli eventuali divieti di
divulgazione del contenuto della comunicazione che si fondino sul suo
specifico oggetto o sulla qualità rivestita dalla persona che vi partecipa.
*Cass. pen., sez. un., 24 settembre 2003, n. 36747 (ud. 28 maggio 2003) Ric.
Torcasio ed altro. (Cpp, art. 234; cpp, art. 266; cpp, art. 267). [RV225465]

È legittima l'utilizzazione, nel processo, del contenuto di una
conversazione privata (nella specie, tra presenti) registrata su nastro
magnetico da parte di uno degli interlocutori. (Nell'enunciare tale
principio, la S.C. ha ritenuto anche manifestamente infondata una questione
di legittimità costituzionale di numerose norme del codice di procedura
penale, prospettata in riferimento, tra gli altri, agli artt. 15 e 24 Cost.,
sul rilievo che la divulgazione del contenuto della registrazione non incide
sulla libertà e segretezza delle comunicazioni, non costituendo
un'intromissione dall'esterno in ambiti privati inviolabili, ma riguarda
solo l'interesse alla riservatezza, non tutelato costituzionalmente e, in
ogni caso, soccombente rispetto all'interesse pubblico all'accertamento
della verità).
*Cass. pen., sez. I, 8 giugno 1999, n. 7239 (ud. 2 marzo 1999) Ric.
Cavinato.

Le registrazioni di conversazione tra persone presenti da parte di uno degli
interlocutori non necessitano all'autorizzazione del Gip ai sensi dell'art.
267 c.p.p. in quanto non rientrano nel concetto di «intercettazioni»
telefoniche in senso tecnico, ma si risolvono sostanzialmente in una
particolare forma di documentazione, che non è sottoposta alle limitazioni e
alle formalità proprie delle intercettazioni.
*Cass. pen., sez. I, 19 maggio 1999, n. 6302 (ud. 14 aprile 1999) Ric.
Iacovone ed altro. (Cpp, art. 266; cpp, art. 267). [RV213458]

In tema di intercettazioni di conversazioni, la disciplina degli artt. 266 e
ss. c.p.p. è posta a tutela del diritto costituzionalmente garantito al
rispetto della vita privata da intromissioni estranee ed in particolare è
diretta ad evitare che terzi soggetti possano, attraverso appositi
strumenti, captare conversazioni che si svolgono tra altre persone ed in tal
modo venirne a conoscenza. Ne consegue che quando la registrazione venga
operata senza intervento di estranei, per effetto di apparecchio a
disposizione proprio di uno dei presenti, la garanzia prevista dalle
menzionate norme non opera: in tal caso invero non può parlarsi di
«intercettazione» in senso tecnico. (Fattispecie relativa alla registrazione
di frasi ingiuriose rivolte ad un malato, e captate dal registratore posto
nella stanza per ragioni terapeutiche).
*Cass. pen., sez. V, 25 febbraio 1999, n. 2486 (ud. 10 novembre 1998) Ric.
Poli ed altri. (Cpp, art. 266). [RV212721]

La registrazione di una conversazione - sia telefonica, sia tra persone
presenti - da parte di uno degli interlocutori, non necessita
dell'autorizzazione del Gip ai sensi dell'art. 267 c.p.p. In tale ipotesi,
infatti, viene meno l'esigenza di tutela della riservatezza ed ogni
interlocutore diventa lecitamente un potenziale testimone, che compie
attività di memorizzazione, mediante apposito strumento, di notizie che
apprende dall'altro. (Fattispecie in tema di custodia cautelare in ordine al
delitto ex art. 416 bis c.p., relativa alla registrazione di un colloquio
fra un boss mafioso ed un ufficiale di P.G., da questi effettuata).
*Cass. pen., sez. I, 18 giugno 1996, n. 3023 (c.c. 6 maggio 1996) Ric.
Scali. (Cpp, art. 267; cp, art. 416 bis). [RV205061]

La disciplina introdotta dagli artt. 226 bis ss. c.p.p. del 1930 mira ad
evitare che terzi estranei si pongano nella condizione di conoscere il
contenuto di conversazioni, in qualsiasi modo avvenute, che non li
riguardano e di utilizzarle per i loro fini. Essa, pertanto, non è
applicabile alla registrazione di un colloquio telefonico ovvero inter
praesentes, eseguita da uno degli interlocutori anche all'insaputa degli
altri, poiché ciascun soggetto ha il diritto di precostituire la prova delle
dichiarazioni da lui stesso poste in essere o di quelle rivoltegli da terzi.
Tale principio è valido, a maggior ragione, nei confronti della polizia
giudiziaria, la quale ha il potere di documentare, anche mediante
registrazione magnetica, le dichiarazioni ricevute da un testimone: tale
registrazione, una volta effettuata, costituisce un documento utilizzabile,
nel rispetto delle norme processuali, ai fini della decisione.
*Cass. pen., sez. VI, 11 febbraio 1994, n. 1793 (ud. 3 giugno 1993) Ric. De
Tommasi. (Cpp1930, art. 226 bis).

E poi:
- Sez. VI, 26 marzo 1997, in Giust.pen., 1998, c. 689; Sez. VI, 10 aprile
1996, in C.E.D. Cass., n. 205096;
- Sez. VI, 10 luglio 1995, Dell'Agnese, in Cass. Pen., 1996, p. 3378, n.
1890;
- Sez. II, 8 aprile 1994, Giannola, in Giust.pen., 1995, III, c. 67, con
nota di Murone, Note in tema di utilizzabilità delle registrazioni private
di conversazioni tra presenti;
- Sez. VI, 6 giugno 1994, n. 6633, in C.E.D. Cass., n. 198526;
- Sez. I, 22 aprile 1992, in Cass. Pen., 1993, p. 2588, n. 1582.

Offline Dppiavela

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« Risposta #24 il: 22 Dicembre 2009, 22:31:06 »
Il valore probatorio delle registrazioni tra presenti
Sovente accade che nell'ambito di un giudizio vi sia la mera dichiarazione della parte lesa, contrastante con quanto sostenuto dall'imputato.
Per determinati tipi di reati, spesso consumati all'interno di quattro mura, difficilmente sono reperibili testimonianze da poter sottoporre all'Autorità Giudiziaria, a sostegno dei fatti denunciati dalla persona offesa.
Capita, dunque, che taluno si possa determinare a registrare conversazioni o immagini, per precostituirsi un documento probatorio per il futuro.
Tale azione, così semplice ed immediata, anche alla luce della tecnologia a disposizione per il tramite di un semplice telefonino, sotto il profilo giuridico ha posto, nel tempo, una serie di importanti quesiti circa la liceità di tale registrazione, da un lato, e circa l'utilizzo in giudizio di essa, dall'altro.
Unitamente all'interesse relativo all'acquisizione della prova, assumono, infatti, rilevanza anche il diritto alla privacy di ciascuno e la tutela di quanto avviene in determinati luoghi privati (quali la propria abitazione).
L'art. 615 bis c.p., infatti, prevede il reato di " Interferenze illecite nella vita privata ", punendo con la reclusione da 6 mesi a 4 anni " chiunque, mediante l'uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie od immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell'art. 614 c.p .".
Trattasi di una ulteriore tutela e specificazione del principio di inviolabilità del domicilio (Art. 614 c.p.), in cui è ammessa interferenza da parte di terzi esclusivamente in casi previamente autorizzati e con particolari procedure cui la Polizia Giudiziaria si deve attenere, prima di procedere alla captazione. L'art. 266 del Codice di Procedura esplicitamente elenca casi e modi per l'ottenimento di tale "esenzione" dalla pena di cui all'art. 615 bis, per esigenze d'indagine. Pena l'inammissibilità della prova così raccolta.
Nel caso in cui venga presentata una denuncia alla Polizia Giudiziaria, pertanto, quest'ultima - in ragione della particolare gravità dei fatti reato denunciati - potrà ritenere di avanzare alla Magistratura competente opportune richieste autorizzative per poter procedere a registrazioni e videofilmature, poi utilizzabili nel processo.
Naturalmente, i tempi non sono brevi e, talvolta, viene persa l'immediatezza dei fatti denunciati.
La Cassazione, pertanto, nel tempo ha affrontato l'eventuale legittimità dell'ammissione nel processo penale di alcune registrazioni provenienti da privati, attraverso pronunce interpretative ed evolutive.
In particolare, è stato ritenuto che, qualora ad attuare la registrazione sia stato uno dei due interlocutori (che, dunque, legittimamente poteva apprendere quanto detto o visto, direttamente), tale registrazione possa venir utilizzata come elemento probatorio. In questo caso, il documento acquisito (audio o video cassetta), non rappresenterebbe, infatti, un ufficiale "mezzo di ricerca della prova", bensì un mero "documento" proveniente dalla parte e, come tale, ammissibile.
L'art. 234 c.p.p., infatti, nell'offrire la definizione di "prova documentale", precisa: " E' consentita l'acquisizione di scritti o altri documenti che rappresentano fatti, persone o cose mediante la fotografia, la cinematografia, la fonografia, o qualsiasi altri mezzo ".
In particolari casi, si è giunti a ritenere che la registrazione fonografica di conversazioni da parte di uno dei presenti, benché effettuata clandestinamente, costituisce una forma di memorizzazione di un fatto storico del quale l'autore può disporre legittimamente, anche ai fini di prova nel processo ai sensi dell'art. 234 c.p.p.
Ciò in quanto l'interesse alla riservatezza sarebbe in ogni caso soccombente rispetto al più importante interesse pubblico dell'accertamento della verità.
Resta sempre, il problema dell'art. 615 bis c.p., per cui, laddove la registrazione sia stata assunta "indebitamente", ovvero in luoghi privati, non aperti al pubblico, potrà essere contestata la responsabilità penale.
Detta responsabilità è stata esclusa in caso di registrazione di quanto avvenuto in luoghi comunque aperti al pubblico, pertanto in relazione a fatti che le stesse parti interessate hanno reso conoscibili (ad esempio poiché i fatti ed dialoghi sarebbero avvenuti per strada, ovvero su balconi, terrazze, ovvero giardini non oscurati da recinzioni o alte siepi).
D'altra parte, in un recente caso, la Cassazione ha avuto modo di escludere la punibilitàex art. 615 bis c.p. dell'imputato che aveva video-registrato quanto avvenuto tra lui e la ex convivente in quanto (Cass. Pen. 14 gennaio 2008 n. 1766) egli stesso a) era stato una delle parti coinvolte direttamente, b) era legittimato a permanere nel luogo di privata abitazione, c) non aveva diffuso la videocassetta.
Resta inteso che le modalità e le circostanze di ogni singolo caso, anche con riferimento alla gravità dei reati in questione, potranno trovare di volta in volta ulteriori e diverse giustificazioni.