@Presidente Camera : Goliardici ma fedeli al Giuramento
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http://www.asca.it/news-Omofobia__Boldrini__forze_dell_ordine_non_sottovalutino_aggressioni-1278540-POL.html
Omofobia: Boldrini, forze dell'ordine non sottovalutino aggressioni
17 Maggio 2013 - 13:49
(ASCA) - Roma, 17 mag - ''Molte donne vittime di violenza di genere hanno paura a denunciare. La stessa cosa accade, e qui anche in misura maggiore, per le persone colpite da violenze omofobe: c'e' la resistenza a denunciare. E' necessario che le forze dell'ordine sviluppino un'adeguata formazione e sappiano rispondere in maniera efficace anche alle vittime di questo tipo di aggressioni e di minacce, perche' troppo spesso le si sottovaluta, le si riduce a qualcosa di goliardico''. La sollecitazione arriva dalla presidente della Camera Laura Boldrini in occasione del suo intervento al Senato alla giornata mondiale contro l'omofobia.
Preso per buono (pur con il dovuto beneficio del dubbio) che tali affermazioni sono state riportate esattamente come espresse, mi chiedo e soprattutto chiedo a Lei, Signora Presidente della Camera On. Boldrini: quali sono gli elementi in base ai quali esprime questi giudizi ? Quali le prove che formano il suo convincimento ?
Intanto, é noto che nessun agente delle Forze di polizia può obbligare alcuna persona a presentare denuncia/querela ma solo invitarla ove il reato non é perseguibile di Ufficio (e questo Lei dovrebbe saperlo).
Non mi é chiaro, poi il concetto di ridurre a "qualcosa di goliardico" (ammesso e non concesso che la goliardia sia da condannare e sia espressione conclamata di indifferenza e conseguente inadempienza ai propri doveri -quindi omissione di atto di Ufficio- come si lascia intendere).
Signora Onorevole Presidente della Camera, La prego di dare uno sguardo al Forum di questo sito (che da molti anni nel suo piccolo si occupa anche di "femminicidio", veda il link al sito delle donne di Ciudàd Juarez in Mexico, nonché della gravissima questione dei bambini-soldato in Africa).
Signora Onorevole Presidente della Camera. mi pregio informarla che le Giacche Blu della Polizia sono da sempre a stretto contatto con le persone appartenenti alle fasce sociali più deboli, coi derelitti.
Mi onoro informarla che se c'é qualcuno con cui costoro hanno modo di stabilire relazioni sociali e umane é grazie alle Giacche Blu della Polizia che vivono la strada.
Mi onoro informarla che le goliardate sono momenti significativi e formativi assolutamente inclusivi e affatto negativi tra lo Stato e i suoi derelitti.
Signora Presidente della Camera, le sue appaiono parole in libertà che possono essere prese per quel che valgono se a pronunciarle sono io umile cittadino di questa Repubblica, "incidentalmente" Poliziotto di professione da 29 anni.
Diversamente, inaccettabili se fossi Presidente della Camera dei Deputati della Repubblica, terza carica dello Stato.
Il Presidente della Repubblica e il Presidente del Senato che ne pensano ?
Tore "WebCop" Baiocchi - Ideatore e Coordinatore di Poliziotti.it
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17 Maggio 2013 - 13:49
(ASCA) - Roma, 17 mag - ''Molte donne vittime di violenza di genere hanno paura a denunciare. La stessa cosa accade, e qui anche in misura maggiore, per le persone colpite da violenze omofobe: c'e' la resistenza a denunciare. E' necessario che le forze dell'ordine sviluppino un'adeguata formazione e sappiano rispondere in maniera efficace anche alle vittime di questo tipo di aggressioni e di minacce, perche' troppo spesso le si sottovaluta, le si riduce a qualcosa di goliardico''. La sollecitazione arriva dalla presidente della Camera Laura Boldrini in occasione del suo intervento al Senato alla giornata mondiale contro l'omofobia.
Che esista una diffusa (e deprecabile) “resistenza a denunciare” è notorio, è quanto sono giornalmente costrette a constatare le forze dell’ordine, che troppe volte hanno avuto cognizione di situazioni degradate, degenerate, ma mai denunciate prima. Ed è anche quanto, più volte, hanno scritto e detto gli organi d’informazione, veicolando un chiaro messaggio di sensibilizzazione: parlate, scrivete, denunciate, date allo Stato la possibilità di aiutarvi, prima che sia troppo tardi.
La disarmante ovvietà del concetto appena espresso cede, però, subito dopo il posto a considerazioni, ictu oculi, poco avvedute e, oserei dire, supponenti, per null’affatto sorrette da risultanze oggettive, documentali o, perlomeno, statistiche. Affermazioni sicuramente precipitose e, spero involontariamente, poco rispettose della sensibilità e professionalità di decine di migliaia di uomini e donne che, con tali argomenti, si confrontano in prima persona da decenni, tutti i giorni.
L’auspicio che essi “sviluppino un’adeguata formazione” sottintende (anzi, afferma decisamente) che la loro formazione è, a tutt’oggi, inadeguata. Può darsi. Di sicuro, i ministeri responsabili (interno e difesa) profondono fior di risorse, umane e materiali, nel costante adeguamento dei processi e percorsi formativi (in quello delle strutture non più, essendo queste da parecchio tempo destinatarie di tagli e “razionalizzazioni” imposti dalle notissime esigenze di bilancio). Ma mi risulta anche, per esperienza diretta, che, alle inevitabili carenze e lacune istituzionali, decine di migliaia di poliziotti suppliscono, ogni giorno, con doti di umanità, sensibilità e disponibilità che, in moltissimi casi, rasentano l’abnegazione.
Augurarsi poi che essi “sappiano rispondere in maniera efficace anche alle vittime di questo tipo di aggressioni e di minacce” presuppone che le risposte da essi fornite, tutti i giorni, efficaci non siano affatto e rivela una poco approfondita conoscenza di una realtà ben più complessa. Sarei curioso di sapere quali autorevoli fonti di cognizione l’illustre Presidente abbia doverosamente consultato, prima di lanciarsi in simili affermazioni. Pare di intuire che la “risposta” inadeguata sia quella dello Stato, dell’intero sistema penale e di prevenzione che, da tempo immemore, è sotto accusa. In definitiva, le dichiarazioni in esame assumono il sapore già troppo sentito di un esercizio dialettico artatamente volto a scaricare tutte le falle di un complesso di organi istituzionali (giudiziari, penitenziari, amministrativi e sociali, ma soprattutto politici) sulle spalle dell’apparato mediaticamente meno tutelato e storicamente più propenso a incassare reprimende da qualsiasi parte.
Ma la ciliegina deve ancora arrivare: “perche' troppo spesso le si sottovaluta, le si riduce a qualcosa di goliardico''. Sinceramente, stento a comprendere l’esatta valenza della frase. E vorrei respingere con forza l’interpretazione più immediata, cioè che, nei pochi casi in cui la vittima si rivolge alle forze di polizia, rappresentando il suo dramma e le sue angosce, venga bonariamente congedata con una pacca sulla spalla da un cameratesco ispettore che minimizza e riconduce tutto ad espressioni “goliardiche” di buontemponi in vena di scherzi. Una superficialità ed un’approssimazione che non dovrebbero trovare diritto di cittadinanza neanche in un giornalino a fumetti o nei film commedia ai quali siamo pur abituati. Purtroppo temo che, anche se il concetto, maldestramente espresso, voleva essere diverso, nell’immaginario collettivo quelle due righe avranno rievocato una scena di questo tenore.
Credo però che la Presidente abbia parlato con cognizione di causa e sia in possesso di accurate rilevazioni statistiche dei (quanti?) casi in cui situazioni palesemente drammatiche sono state oggetto di deliberata o colpevole sottovalutazione da parte DELLE FORZE DELL’ORDINE e ad esse non siano state dedicate tutte le attenzioni professionali che era lecito attendersi.
- Francesco (Pacotom ) Scinia poliziotto -
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Ricorderai questo giorno
Ricorderai questo giorno.
Ognuno di noi lo porta nel cuore. Io per esempio ricordo quel giorno di febbraio, perché legato alla mia domanda per entrare in Polizia.
Ricordo bene che era mattino, ed avevo detto a mia madre che non sarei andato a scuola perché molti professori non erano presenti, ma che sarei andato a via Statilia, all’ufficio concorsi della Polizia, per fare domanda per far parte della Polizia.
Dopo essere arrivato, in quella fredda giornata, ma tutto sommato bella climaticamente, notai subito volti un po’ tristi , qualcuno che parlava animatamente, altri che organizzavano non so quali servizi – per me allora sconosciuti – ma capii subito che non era una giornata tranquilla, per loro.
Chiesi al Poliziotto alla porta, dove fosse l’ufficio e lui gentilmente mi diede l’indicazione.
Entrando nel palazzo che si trova nel cuore di San Giovanni, tra antiche rovine, la basilica di Santa Croce in Gerusalemme ed a pochi passi dal Colosseo, trovai subito l’ufficio attratto da quel desiderio, senza ulteriori indicazioni.
Entrai nella stanza, chiesi il modulo dopo aver salutato tutto il personale in divisa, e mi dissero subito questa bella frase. “vuoi entrare anche tu a far parte della famiglia?” “Certo” risposi, con un pizzico d’orgoglio misto a timore reverenziale per quel mio futuro collega di lavoro. Dopo questo breve dialogo, egli aggiunse. “Ricorderai questo giorno!”.
Per anni, dopo che prestai giuramento, ho ripensato a quella frase, che in quel momento sembrava un augurio, perché il dubbio che il collega voleva proteggermi da quel gesto mi è sempre rimasto. Una protezione, simile a quella che un genitore rivolge ad un figlio quando questi decide il suo futuro. Quel senso di vulnerabilità che assale un genitore perché il giovane vuole, desidera, si getta, tuffandosi in un mondo sconosciuto, che forse lo segnerà per sempre, ed un genitore non vuole che suo figlio sia segnato. Nessun genitore lo vuole. Ma come un figlio, testardo, incosciente, deciso, e sognatore, riempii tutti gli spazi di quel modulo e presentai la mia domanda. Presa la ricevuta firmata e timbrata, dal futuro collega, ed il classico “in bocca al lupo” riprendevo la strada di casa.
Uscendo, dopo che avevo fatto vedere agli amici che mi avevano accompagnato la ricevuta e dopo un bel giro per Roma, rientrai a casa trovando il genitore non in divisa, a casa che piangeva mentre guardava la TV.
Ricordo che era quasi l’ora di pranzo, ed il TG delle 13 era il primo che dava le notizie, il volto del giornalista che annunciava la notizia quasi guardava quello di mio padre che con le lacrime agli occhi ascoltava quella terribile notizia.
“Questa mattina a Roma un commando delle Brigate Rosse, ha compiuto un attentato in via Prati dei Papa a Roma, uccidendo due poliziotti di scorta ad un furgone postale e ferendone gravemente un altro!”
Secca, fredda, senza emozioni, la notizia usciva dalla TV, e si scontrava con la mia ricevuta in mano. Un pezzo di carta in cui vi era la mia felicità per un desiderio immenso, che veniva stracciato dalle parole di un giornalista pronunciate all’ora di pranzo del 14 febbraio 1987.
Cosi mentre io andavo a via Statilia, deciso a fare la domanda per entrare in Polizia e d’accordo con i miei genitori che non sarei andato a scuola, a quella stessa ora due ragazzi con quella stessa divisa da Poliziotto che desideravo indossare, di 26 e 23 anni, venivano uccisi in strada ed un terzo ferito gravemente.
Ricordo quel giorno, perché ognuno di noi Poliziotti per desiderio, volontà, amore per la divisa, conserva nel suo cuore il giorno che ha deciso di entrare. Come conserva il ricordo di quanti lo hanno preceduto e sono morti, caduti in servizio o no, perché appartenenti alla grande famiglia. Quindi fratelli.
(Roberto VILLANI - Poliziotto )
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La commozione di un Presidente
La commozione di un Presidente.
Scriveva Giuseppe Grieco, giornalista di “Gente” sul suo periodico nelle ore successive a quel 19 novembre 1969;
“Sono sempre gli stessi” mi dice una donna spaurita,indicando i custodi della barricata eretta in fondo alla via Bergamini per chiudere l’accesso all’Università Statale.
“Io li metterei tutti in galera”, grida un giovane operaio. “Ma li guardi che facce hanno, guardi i loro vestiti! Sono figli di papà che non hanno niente da perdere, che non sanno cosa vuol dire lavorare per sessantamila lire al mese,creano disordini e chi ci va di mezzo siamo noi. E’ una vergogna.”
Queste parole sono state estratte da un lungo articolo scritto a due mani, Grieco e Ciro Paglia, sul periodico “Gente” che raccontava la battaglia di quel giorno di novembre dove perse la vita Antonio Annaruma, che vedete in foto morto, mentre viene baciato dall’allora Presidente del Consiglio Mariano Rumor. Pezzi di quel giornale di allora che mi sono stati donati da un Poliziotto che quel giorno c’era ed oggi è in pensione. Fogli e ricordi sparsi di una sua giornata passata accanto ad un futuro morto, come forse facciamo noi ogni giorno, oggi, ma vi ricordo, che era il 1969!
Oggi, forse non ci sono più i presidenti del consiglio che si inchinano a baciare la salma di un mio collega, non ci sono più le “lire” , ma dopo 44 anni ci sono ancora le stesse parole e le stesse persone a fare gli “scontri” con la Polizia.
Sono sempre gli stessi quindi, highlander della violenza di piazza che di generazione in generazione vengono educati e cresciuti all’odio verso le FF.OO e lo Stato. Come diceva la signora rispondendo al giornalista. Sempre gli stessi, che creano disordini nelle pacifiche manifestazioni che la nostra Costituzione tutela e difende in nome di una libertà d’espressione che ha pochi eguali al mondo e nelle altre carte costituzionali.
Sempre gli stessi che in nome di un’ideologia politica, portano avanti solo battaglie che devono per forza concludersi con il morto. Un corpo lasciato in terra, possibilmente in divisa, dove vedere il sangue che fuoriesce dalla testa – la parte preferite per uccidere – per poter, rivendicare quel diritto di “manifestare”, uccidendo. E sono sempre gli stessi.
Dopo 44 anni, ancora sento queste parole, nei moderni servizi giornalistici le parole sono sempre quelle, in tutti questi anni, la classe politica – che non si inchina più verso chi indossa i simboli dello Stato democratico, ma forse si inchina verso altri – non sono riusciti a cambiare le norme per tutelare al meglio i suoi difensori. Quei ragazzi di 20-25 anni, che oggi sono in piazza come ieri a difesa delle Istituzioni. A difesa della libertà. A difesa del bene comune di tutti i cittadini onesti. Difensori di tutti quei deboli che vengono quotidianamente soprafatti da criminali disonesti che dovrebbero andare in galera.
Già, la galera. Quel luogo dove non si possono mettere le persone, quel posto dove non è giusto far stare chi si è macchiato di un delitto. Quel posto che viene visitato dai politici, per denunciarne lo stato di “barbarie” in cui chi ha deciso di delinquere è costretto a stare.
Mentre chi ha deciso fieramente di stare dalla parte degli onesti, dei deboli ed anche degli operai, oggi come allora, merita di morire. Ancora oggi, dopo 44 anni. I miei 44 anni di cui 25 passati in Polizia, tre soli di più di quelli che aveva Annarumma.
(Roberto VILLANI - Poliziotto )
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Poliziotti, figli di un Dio minore
Poliziotti, figli di un Dio minore.
Parafrasando il titolo di un celeberrimo film della metà degli anni 80, vorrei porre l’attenzione su una serie oramai infinita di questioni anche delicate che concernono direttamente e indirettamente sia nell’attività professionale che nella vita privata di chi ha scelto di svolgere il mestiere del poliziotto.
La cronaca ci fornisce con ritmo quasi quotidiano, degli episodi caratterizzanti la questione che mi preme approfondire, spesso però queste notizie ci passano sotto gli occhi senza lasciare traccia .
A dicembre scorso a Ferlina di Bussolengo un collega fuori servizio interviene con coraggio e abnegazione per fermare una rissa tra extracomunitari. Con l’aiuto di una pattuglia di Carabinieri riescono a portare la calma ed arrestare gli autori, nel frattempo il collega è rimasto ferito e si reca al Pronto Soccorso per le cure del caso. Qui la sorpresa, il presidio sanitario gli chiede il conto di 51,60 per la prestazione. Ovviamente gli extracomunitari feriti ed arrestati e scarcerati il giorno successivo non hanno pagato alcuna prestazione.
Un Ispettore mentre era in servizio di ordine pubblico per una manifestazione di studenti riceve un colpo con un casco da motociclista in faccia che oltre a danneggiargli la mandibola gli fa perdere otto incisivi. Tutti noi purtroppo sappiamo le tariffe dei dentisti però non tutti sanno che il collega sta ancora aspettando di essere rimborsato e che la Commissione Medica non vuole riconoscergli il danno.
Un collega in servizio al CIE di Roma si reca all’estero per un accompagnamento di un cittadino straniero espulso dal nostro paese. Giunto a destinazione deve ricorrere, suo malgrado, alle cure mediche e quindi ad un ricovero per dei valori sballati. Rimane un paio di giorni e si paga le cure mediche di tasca propria. Giunto al rientro scrive una bella relazione e chiede il rimborso. La risposta è incredibilmente negativa, in quanto non sono contemplate queste tipo di spese, il collega avrebbe dovuto evitare di ammalarsi oppure avrebbe dovuto sapere che ammalandosi avrebbe dovuto pagarsi le cure da solo.
Nel forum presente in questo sito, da poco si è aperta una discussione per cercare di capire cosa prevede la normativa europea in merito all’armamento e alla dotazione delle polizie degli Stati membri. Tale ricerca al fine di trovare delle norme univoche che potessero far luce su di un argomento delicato e molto dibattuto, il primo è la sicurezza degli operatori delle forze dell’ordine (che per comodità discorsiva da ora in poi chiamerò “poliziotti”) e il secondo sono le procedure di intervento, sia sotto un profilo tecnico che burocratico/normativo.
La ricerca su scala “europea” pur fornendo notevole materiale da vagliare per ora non ha dato molti frutti concreti; incredibilmente, la ricerca in ambito normativo “nostrano” ha dato invece dei risultati molto interessanti. Il Decreto Legislativo 81/2008 in materia della tutela e della sicurezza nei luoghi di lavoro ci fornisce qualcosa di più concreto di un semplice spunto riflessivo. Il Decreto Legge tratta di sicurezza sui luoghi di lavoro e ovviamente dovrebbe anche trattare della nostra sicurezza. L’artifizio magico che ci esclude dai rigidi dettami dell’art. 30 di tale decreto, al quale ogni lavoratore si può appellare al fine di tutelare la propria incolumità e sicurezza e articolo che qualsiasi datore di lavoro deve tenere ben presente per tutelare i propri dipendenti, è l'articolo 3 comma 2 della medesima Legge. Infatti tale articolo recita: "Nei riguardi delle Forze armate e di Polizia,...











