grottesco


grottesco

Propone la “partita della pace” l’Ambasciatore turco a Roma, il signor Necati Utkan, ma nel tentativo di ridimensionare e spiegare le accuse del suo Ministro degli Esteri nei confronti dei poliziotti italiani non dimostra maggiore realismo e buonsenso, anzi, affonda i colpi in modo più sarcastico e nondimeno ambiguo.
Ecco alcuni passaggi riportati dall’intervista concessa al Corriere della Sera.

“…Seguo il calcio da tanti anni e certe cose non le avevo mai viste. Avevo visto in passato litigare i calciatori tra loro oppure con l’arbitro oppure con il pubblico, ma mai avevo visto scontri tra calciatori e poliziotti…”

C’è sempre una prima volta, sig. Ambasciatore, e per quanto scomodo e antipatico possa risultare non di scontri si è trattato, ma di aggressione e violenze perpetrate dai giocatori suoi connazionali contro agenti e funzionari della polizia, a meno che lei non abbia visto un’altra partita.

E la sensazione peggiore è che gli agenti intervenuti sul campo si siano sentiti più romanisti che poliziotti, insomma che in loro abbia prevalso la fede calcistica…».

Una interpretazione dei fatti che ha veramente del grottesco. Questo si, un ragionamento da tifoso piuttosto che da diplomatico.

Ieri, Necati Utkan ha inviato al nostro ministero degli Esteri una nota ufficiale per dire, in sostanza, che «i timori della vigilia erano fondati». «Avevamo chiesto prima della gara – spiega – la massima sicurezza per la squadra del Galatasaray e i suoi tifosi, ma un errore evidentemente l’abbiamo commesso: non avevamo chiesto alle autorità di vigilare pure sulle forze dell’ordine».

Siamo all’inverosimile. Parole pesanti, ancor più gravi dei luoghi comuni ai quali ha fatto riferimento i ministro degli Esteri turco, Ismail Cem. Un suggerimento, signor Ambasciatore, ce lo permetta. Si preoccupi, piuttosto, di spiegare ai calciatori suoi connazionali che il codice penale italiano prevede delle sanzioni per chi si rende responsabile di oltraggio, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, anche quando questo accade su un campo di calcio e da atleti o dirigenti di una squadra. Se proprio vuole vigilare su qualcuno e qualcosa, siamo certi che avrà motivi ben più importanti, validi e fondati per farlo e che niente hanno a che vedere con le forze dell’ordine italiane. Ad esempio, può cominciare a farlo per evitare che i suoi connazionali del Galatasaray possano ripetere in futuro lo spettacolo indegno offerto all’Olimpico, sarebbe già qualcosa.

Il ministro degli Esteri turco, Ismail Cem, ha bollato la polizia italiana, definendola «fascista». Addirittura ha fatto riferimento a Mussolini. Il deputato dei Verdi, Paolo Cento, gli ha prontamente risposto a distanza: «Perchè non si occupa delle carceri del suo Paese, piuttosto, dove i diritti civili vengono violati quotidianamente?».
L’ambasciatore Utkan è cauto: «Attenzione – dice – quelle del ministro sono parole pronunciate in un momento particolare, dopo aver ascoltato cose che gli sono state solo riferite, perchè non era allo stadio. Invece, vi posso dire che noi dobbiamo ringraziare la polizia italiana. Perchè prima e dopo la partita è filato tutto liscio. Però condanniamo il comportamento di quegli agenti che hanno usato i manganelli sui nostri calciatori. Ora, perciò, chiediamo alla magistratura italiana di fare luce sulle responsabilità.

Complimenti per la trasmissione, verrebbe da dire, ma soprattutto per la mistificazione. Quello di fare riferimento a pochi per accusare tutti è un ragionamento ambiguo che non è oltremodo accettabile. Qualunque poliziotto, in qualunque parte del mondo, si sarebbe comportato nello stesso modo in quella situazione. Rifletta, signor Ambasciatore, e consigli ai suoi calciatori di usare meno arroganza e meno “irruenza”, vedrà che i manganelli rimarranno al loro posto e non avrà motivi per lamentarne l’uso, che peraltro, è un dato di fatto, è stato veramente limitato nonostante la situazione ne autorizzava un uso più appropriato, non fosse altro che per autodifesa; a dimostrazione di un grande senso di responsabilità che gli uomini della Polizia di Stato hanno certamente evidenziato nella circostanza. La magistratura ? Stia tranquillo, conosce bene il proprio dovere, non ha certamente bisogno delle sue sollecitazioni. Le responsabilità ? Si riveda il filmato.

3 agosto 2002 S. Baiocchi