L SINDACato aD un bivio


L SINDACato aD un bivio

Le scelte, si sa, non sono sempre facili, da esse dipende talvolta il futuro e in questa prospettiva spesso risultano decisive nel bene o nel male, o in entrambi i casi. Ora, è ovvio che il rinnovo di un contratto non è cosa che cambia la vita di nessuno nè la compromette, ma certo un aumento retributivo dignitoso e adeguato e un rinnovamento normativo in senso moderno, con più rispetto per la dignità professionale e personale degli uomini in divisa, contribuisce a placare, almeno in parte, quello che l’Ambasciatore Sergio Romano definì “il malessere con la divisa” mentre commentava l’estate scorsa i fatti del G8.
Il ricordo di quei giorni brucia ancora, sia per l’amarezza per gli errori commessi e molto più per le accuse ignobili piovuteci addosso da ogni dove, ma abbiamo motivo di ritenere che quell’esperienza, tragica e assurda, non è stata vana.
Nonostante questo, però, il malessere rimane; “quel” malessere non è scomparso nei mesi successivi, è stato semplicemente soffocato, per l’ennesima volta, ingoiato amaramente perchè poi tutto va avanti nella speranza che il tempo, che è sempre galantuomo, renda onore alla verità e alla giustizia fino in fondo.
C’è da dire, e lo dicemmo già allora, che i nostri stessi sindacati non seppero o non vollero farsi ascoltare, tranne quei pochi che riuscirono a stare fuori dal quel festival della demagogia perfettamente inscenato da gran parte del mondo politico. Fu così che ci ritrovammo quasi completamente d’accordo con Sergio Romano e con quelle parole critiche che scrisse sul Corriere della Sera: “Alcuni sindacati delle forze dell’ordine hanno dimenticato la delicatezza della loro funzione e parlano come una qualsiasi lobby corporativa, minacciando scioperi e picchettaggi. Altri sindacati vogliono dialogare con i manifestanti, come se la polizia avesse il diritto di fare la propria politica anziché il dovere di obbedire al governo e al Parlamento.”
Per contro, però, tentammo di spiegare attraverso le pagine di questo sito web, che quelle reazioni, criticabili quanto si vuole, erano espressione di un malessere che da anni attraversa il mondo degli uomini in divisa, e che si, il sindacato in generale ne era in parte responsabile, ma non l’unico.
Quel minacciare sciopero e picchettaggi era “un modo di richiamare fortemente l’attenzione proprio su quel malessere colpevolmente trascurato da governi che si sono succeduti nel tempo senza porre al centro della propria attenzione, tra gli altri, anche i problemi di varia natura che esistono e condizionano l’Istituzione e i suoi uomini”.
Era un richiamo forte, un modo forse esagerato ma in quel preciso momento forse l’unico possibile, era il “segno che la disaffezione al loro lavoro non ha raggiunto livelli preoccupanti, ma ciò potrebbe accadere, con le conseguenze che sono facili da immaginare”, perchè “niente può far cessare la passione per il proprio lavoro quanto il mancato riconoscimento della propria identità e immagine professionale”.
Ecco, oggi se da un lato il governo ha la possibilità e il dovere di affrontare concretamente la questione urgente di una seria riforma del sistema sicurezza e di restituire dignità formale e sostanziale agli uomini della Polizia di Stato, dall’altro il sindacato ha la possibilità e il dovere di ridarsi una credibilità solida, di riprendere un percorso caratterizzato da una forte coerenza e di recuperare i valori persi strada con una scellerata e irresponsabile politica del compromesso sistematico che negli anni passati ha assunto il carattere di un “patteggiamento” nell’accezione peggiore del termine.
Questo modo di agire voltandosi dall’altra parte per non vedere e non sentire, imponendo la fredda logica dei numeri, talvolta con arroganza e superbia, ha provocato solo divisioni, frazionamenti, e innescato un progressivo e inesorabile processo di indebolimento generale a vantaggio esclusivo della controparte e della “concorrenza” nel caso dei vari “riordini” delle carriere che hanno penalizzato fortemente la Polizia di Stato e inciso negativamente sulla sua identità istituzionale.
Anche questa volta, l’ennesima, non sembra esserci niente di nuovo, sono già iniziate le solite schermaglie, le polemiche piccole, di basso profilo, tese solo ad affermare una credibilità che non si ha e che non si conquista con i numeri, con le tessere, con il conto degli iscritti, ma solo con i fatti, con l’impegno, la coerenza e la concretezza; non con la solita demagogia nè con la spartizione.
Attenzione, le trattative per il rinnovo del contratto si svolgono mentre ancora non si è riunito il Consiglio di Amministrazione che dovrà decidere sulle nuove promozioni e sui movimenti di Questori e funzionari, e il contratto rischia di risolversi in un’altra beffa in danno dei poliziotti se i sindacati maggioritari dovessero “patteggiare” ancora una volta. Ci auguriamo che ciò non debba accadere, in caso contrario, ognuno ne trarrà le proprie conclusioni, ma con le tasche vuote ancora una volta, fino al prossimo contratto, fra un riordino e un altro. Che il sindacato sia con noi.

3 agosto 2002 S. Baiocchi